Collettivo di Inchiesta Sociale "Ipazia"

Collettivo di Inchiesta Sociale "Ipazia" Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Collettivo di Inchiesta Sociale "Ipazia", Organizzazione politica, Naples.

Attraverso questa pagina vogliamo aprire uno spazio politico per la riflessione e l’intervento femminista rivoluzionario, sostenendo le lotte delle donne di ogni paese e contro ogni forma di violenza sessista, razzista e di classe

02/11/2025

SOLO SI VUOL DIRE SI
Ancora un'incredibile assoluzione in un processo per stupro!
La Gip di Milano ha accolto la richiesta di archiviazione della Procura delle accuse di violenza sessuale a carico di Leonardo Apache La Russa, figlio del presidente del Senato, e il dj Tommaso Gilardoni. Motivazione? Non ci sono "prove certe" di colpevolezza. C'era da aspettarselo, perché spesso abbiamo visto emergere nel nostro sistema giudiziario una forte empatia del giudice verso il maschio violento.
Ricordando l'accaduto, nella notte tra il 18 e il 19 maggio 2023, in un locale della movida tra i più frequentati dai rampolli della buona borghesia milanese, una giovane donna, ex compagna di liceo di La Russa jr., assume un cocktail di droga, alcool e psicofarmaci e si risveglia in casa di quello che credeva un amico senza ricordare nulla.
La Gip scrive nel provvedimento di archiviazione di non avere " motivo di dubitare della buona fede e della credibilità della ragazza", che è "molto sincera e profondamente turbata" ma, nonostante ciò, conclude che non è possibile "fondare un'accusa penale di violenza sessuale oltre ogni ragionevole dubbio". Scrive, inoltre, che il video girato e diffuso da La Russa - l'indagine continuerà per il reato di revenge p**n - mostra un comportamento di profonda superficialità dei due gjovani".
Anche la magistratura inquirente in precedenza aveva affermato che il filmato attestava una condotta nei confronti della ragazza "censurabile, superficiale e volgare", ma che non si vedevano "elementi specifici né prove che si fossero avveduti o comunque avessero percepito che la quantità di alcool e sostanze stupefacenti da lei assunti fosse tale da incidere sulla sua incapacità di prestare il consenso".
Due anni di indagine e, influenze familiari a parte, quello che si sta svolgendo è un copione consueto nei processi per stupro. Una giustizia che dovrebbe mettere al centro la vittima e il torto che ha subito, assume pregiudizialmente la buona fede dell'autore o degli autori della violenza, perché se lei non urla, piange e scalcia con tutte le sue forze si può credere che "ci sta": è l'idea patriarcale sempre usata per negare la responsabilità penale del maschio aggressore.
In Spagna la Ley Organica 1/2004 sulla violenza sessuale, che recepisce lo spirito della Convenzione di Istanbul, non chiede alla vittima di provare il suo diniego. "Il consenso - dice la legge - si intende prestato solo quando è stato liberamente e chiaramente espresso... Silenzio o passività non significano necessariamente consenso".
Solo si vuol dire si.
Anche in Italia la Cassazione nella sentenza n. 19599/2023 ha affermato che "non esiste il consenso implicito" e in un'altra del 2016 ha chiarito che "ai fini della consumazione del reato di violenza sessuale il consenso al rapporto sessuale deve essere esplicito e non equivocabile". Tuttavia nei processi italiani ancora oggi avviene il fenomeno della "rivittimizzazione" della donna. È lei che deve dimostrare di essersi opposta alla violenza, di non aver fatto niente per provocarla e spesso subisce un interrogatorio sulla sua vita e i suoi trascorsi sessuali.
Questo accade perché il patriarcalismo sopravvive alle società antiche che lo hanno prodotto, radicato nei rapporti sociali e nelle dinamiche del potere capitalista, nella cultura del profitto e dell'utilità individuale, nella diseguaglianza sociale in cui la parte più forte ha tutti i mezzi, istituzionali e materiali, necessari a custodire i suoi privilegi.
Il messaggio che la magistratura ha veicolato anche questa volta perpetua gli stereotipi che deresponsabilizzano gli uomini e colpevolizzano le donne. E così, mentre la ragazza vive in uno stato di profonda depressione, La Russa jr. - aspirante rapper con il nome "d'arte" Larus - insieme al dj suo sodale, può tornare in piena sicurezza ai suoi squallidi testi che recitano, ad esempio: "Sono tutto fatto, tutto matto ma ti fotto anche senza storie", senza che nesssuno veda in questo un segnale di misoginia che raggiunge, senza filtri né sanzioni, le menti in formazione dei più giovani.
Fino a quando continueremo a sopportare tutto questo in silenzio?

09/03/2025
02/02/2025

Le aggressioni ai lavoratori della GLS di Napoli e di Frattamaggiore, nel corso delle quali una compagna sindacalista è stata brutalmente malmenata mentre l'altro coordinatore provinciale del Si Cobas è stato fermato e portato in Questura, conferma la durezza dell'attacco padronale che si svolge con il sollecito concorso delle "forze dell'ordine".
Prima ancora dell'approvazione del famigerato "pacchetto sicurezza" del governo, si è già alzata l'asticella della repressione per impedire di difendere il diritto al lavoro e, con questo, ogni altra libertà e conquista sociale.
La nostra rabbia è grande!
Il femminismo partecipa ad ogni lotta contro l'oppressione di genere, di classe e di appartenenza etnica. Siamo a fianco dei lavoratori GLS, della compagna Mimi, del sindacato Si Cobas.

21/01/2025

Violenza sulle donne

Violenza sulle donne fisica, morale, psicologica: un fenomeno che permea diversi piani della vita privata e pubblica, delle politiche nazionali e internazionali e che sembra inestirpabile.
Per restare solo agli ultimi episodi, è difficile esprimere la nostra indignazione per il metodo "punitivo" che la polizia di Brescia ha usato nei confronti delle ragazze fermate in una manifestazione contro il militarismo e il disegno di legge "sicurezza" davanti ai cancelli della Leonardo spa, la più grande azienda italiana di armi e tecnologie di guerra. Insieme ai loro compagni di Extinction Rebellion, Ultima Generazione e "¶Palestina libera", sono state portate in caserma e obbligate - solo loro, non i maschi - a spogliarsi e a fare piegamenti sulle gambe, un metodo fino a qualche tempo fa non usato sulle persone fermate - ma ampiamente collaudate dalla polizia israeliana nei confronti delle donne arrestate - per umiliarle, distruggere psicologicamente, fiaccare la loro volontà di lotta.
Contro le donne le classi politiche dominanti, mediante il loro braccio armato preposto alla repressione degli oppositori, attuano sempre un di più di violenza per ricordare cosa capita a quelle che lottano, difendono la propria libertà di dissentire, si arrogano il diritto di difendere in piazza la propria condizione di esistenza, invece di starsene inchiodate disciplinatamente al ruolo passivo e riproduttivo tradizionale assegnato al loro genere.
In pace come in guerra... È così che la violenza sanguinaria di Israele si è scatenata contro l'intero popolo ¶palestinese ma le donne sono state un bersaglio speciale, insieme ai loro bambini, in quanto nucleo centrale della sopravvivenza della popolazione e del sumoud, la resistenza all'occupazione militare e coloniale della loro terra.
E intanto la destra reazionaria italiana strumentalizza alcuni casi di molestie sessuali solo per alzare il tiro contro gli immigrati, come fossero i nostri principali nemici da combattere, per rilanciare politiche migratorie criminali, mentre i campioni autoctoni del sessismo patriarcalista sono sempre all'opera. Dilagano nuove modalità di sopraffazione sessuale, come in Francia nel caso Gisele Pelicot, drogata e fatta stuprare dal marito nell'arco di decenni da almeno 80 uomini, a cui fanno eco in Germania, come ha denunciato un'inchiesta tedesca, gruppi telegram in cui 70 uomini si scambiano consigli per realizzare stupri clandestini con uso di narcotici.... Sarebbe davvero ora di riprendere più ampiamente discussioni e rilanciare iniziative di controinformazione e di protesta attiva, lanciando un appello alla lotta comune prima che diventi impossibile fermare la crescente ondata di violenza che ci sta investendo. Alziamo la testa!

25/11/2024

25 novembre 2024
Giornata internazionale di lotta contro la violenza sulle donne.

Lottiamo insieme alle donne e per le donne dell’Italia e del mondo intero.
Contro il femminicidio, lo stupro, le molestie sessuali che sembrano inarrestabili sotto tutti i cieli, come l’impunità aggressori.
Contro la violenza di genere che permea tutti i rapporti sociali: in famiglia, nel lavoro, a scuola, negli ospedali, dove si riflette il divario di potere tra uomini e donne, che la retorica istituzionale rispolverata una volta all’anno non serve a sradicare e neppure ad attenuare.
C’è violenza per noi nella disoccupazione, nel lavoro povero e il part time obbligatorio, nelle politiche di repressione dei movimenti previste dal ddl 1660, nella militarizzazione del territorio, nel riarmo per la guerra finanziato con il taglio della sanità, della scuola, dei servizi sociali indispensabili per l’autodeterminazione delle donne.

Lottiamo contro l’avanzare delle destre estreme in Italia e nel mondo, delle loro politiche reazionarie che attaccano le leggi sull’aborto legale, sovvenzionano i movimenti pro-life e rilanciano la visione della donna oggetto, possesso dell’uomo, subordinata alla religione, allo Stato, alla funzione biologica e domestica.
Lottiamo insieme e per le donne immigrate vittime di sfruttamento e di razzismo nei paesi dell’Occidente, e per quelle che combattono la difficile battaglia contro l’oppressione sessista di governi reazionari e di stati teocratici nel resto del mondo.

Oggi in particolare lottiamo insieme e per le donne palestinesi e i loro figli, bersaglio privilegiato dei bombardamenti quotidiani dell’esercito israeliano, del massacro genocida che si va estendendo al Libano e ai territori che il sionismo intende annettersi; e per le donne dell’Ucraina, la cui vita è stata sconvolta da una guerra d’invasione che impone pesantissime sofferenze e ha costretto all’emigrazione migliaia di loro.

A tutto questo non basta dire BASTA.
Organizziamo la lotta contro il sistema capitalista e patriarcalista che si fonda sull’intreccio tra proprietà e potere e produce in ogni luogo rapporti sociali e istituzionali malati, insieme alle guerre di dominio e di distruzione internazionale.
Combattiamo per difendere i diritti che abbiamo conquistato, e per quelli che ancora dovremo conquistare contro ogni altro sistema di oppressione politico e sociale.

11/10/2024
Noi c'eravamo. Palestina  libera  dalla terra al mare!
10/10/2024

Noi c'eravamo. Palestina libera dalla terra al mare!

20/09/2024

di Maria Giuseppina Izzo In discussione alla camera in questi giorni, il DDL 1660 rappresenta una tappa significativa nel salto di qualità nella repressione del conflitto sociale che questo governo, memore anche di quelli che lo avevano preceduto, sta operando per avviare una nuova stagione e una n...

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