LOSKA

LOSKA Laboratorio occupato per la Sperimentazione di Kultura Antagonista

In questi mesi sono cominciati i lavori nella zona della colmata dell’ex Italsider per le strutture che ospiteranno l’Am...
03/04/2026

In questi mesi sono cominciati i lavori nella zona della colmata dell’ex Italsider per le strutture che ospiteranno l’America’s Cup del 2027. Da anni le abitanti e gli abitanti, i comitati territoriali e le realtà di base chiedono una reale bonifica del mare, della spiaggia e una sua fruizione pubblica e gratuita. L'attuale amministrazione comunale ed il governo, ribaltando una legge del 2015 che prevedeva l'intera rimozione della colmata, ottenuta dopo anni di mobilitazioni, hanno invece optato per l’ennesima cementificazione: porto per gli yacht e strutture ricettive di lusso a discapito della necessaria bonifica. Alla faccia dei processi partecipativi e democratici!

Il tutto perfettamente in linea con le politiche del governo, che continua a disinvestire dalla spesa sociale ma trova sempre i soldi per grandi opere inutili e le spese militari. Dal ponte sullo Stretto alla TAV, dall’America’s Cup alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, grandi opere e grandi eventi diventano occasioni di profitto per l’imprenditoria e di visibilità per la classe politica, a spese di chi abita i territori e dell’ambiente. Così a Bagnoli, dove il comune ha brillato per incapacità, inefficienza logistica e comunicativa durante la crisi bradisismica, e adesso aggiunge ulteriore nocività con i lavori per l’America’s Cup: il trasporto di materiale nelle ultime settimane ha sollevato polveri sottili nell’aria, sforando regolarmente i limiti di sicurezza secondo i dati dell’ARPAC, e quando inizieranno gli interventi che coinvolgeranno il fondale costiero la movimentazione di metalli pesanti della colmata metterà a rischio il mare dell’intera città.

In una città ostaggio di processi predatori e di sfruttamento, dove la turistificazione selvaggia sta cacciando le persone dalle proprie case, dove i servizi sono ridotti all’osso o smantellati, non serve nuovo cemento per il profitto di pochi e sulla pelle – letteralmente – di chi abita i territori. Bagnoli interessa tutte e tutti, non solo la zona ovest: l’inquinamento prodotto avvelena l’aria e il mare di tutta la città. Ne parleremo con attiviste e attivisti dei comitati territoriali di Bagnoli

Il 27 febbraio, ore 20:00, dopo il corteo della Rete SET e dei comitati di quartiere in lotta per il diritto all’abitare...
22/02/2026

Il 27 febbraio, ore 20:00, dopo il corteo della Rete SET e dei comitati di quartiere in lotta per il diritto all’abitare a L.O.Ska si terrà un’iniziativa di autofinanziamento verso l’8 marzo in cui oltre alla socialità, alle musichette e alla cena vegana-gluten free, sentiremo degli interventi da lotte cittadine che ci posizioneranno come froce, donne e soggettività trans nella materialità dei conflitti sociali.

Interverranno Non Una Di Meno, lo Sportello per il diritto all’abitare e la rete No America’s cup

Viviamo in una fase storica cruciale in cui le ricette neoliberiste camminano di pari passo con l’avanzata di fascismi e...
06/02/2026

Viviamo in una fase storica cruciale in cui le ricette neoliberiste camminano di pari passo con l’avanzata di fascismi e autoritarismi quasi ovunque nel mondo occidentale: austerity e finanziarizzazione sembrano andare perfettamente d’accordo con schemi sociali sempre più reazionari e con una repressione ogni giorno più feroce. Tutto questo in uno scenario globale in cui la competizione per le risorse e la crisi dell’egemonia statunitense prospettano un’epoca di conflitti e di corsa al riarmo. La minaccia della de-dollarizzazione di ampi settori commerciali legati ai BRIICS+, del predominio energetico di paesi come la Cina e la Russia, e della spietata concorrenza cinese nel campo manifatturiero, nel controllo delle supply chains e nel supporto allo sviluppo come strumento di costruzione di relazioni diplomatiche sono tangibili: l’unica risposta possibile da parte degli USA sembra quella di mantenere la propria egemonia attraverso una politica di potenza militare. Una politica di potenza sempre più diretta, che non ritiene più necessario nemmeno l’utilizzo di mediazioni linguistiche o di giri di parole, di guerre “umanitarie” e di “esportazioni della democrazia”: la prospettiva è la guerra, punto. Schiacciate da questo conflitto globale sono, come sempre, le popolazioni – prime fra tutte quella palestinese e quella curda – moneta di scambio nelle contrattazioni per la riorganizzazione di poteri regionali e non o per la tessitura di alleanze strategiche.

In questo scenario di guerra ormai imminente il progetto neoliberista prosegue senza freni. La corsa al riarmo è a tutti gli effetti elemento ideologico cruciale per indirizzare energie e finanziamenti verso il complesso militare-industriale, presentato oggi come unica possibilità di ripresa economica per le società occidentali prede della crisi produttiva e della stagnazione economica. Il risultato è stato l’ultima finanziaria che promette sempre più soldi all’industria bellica e alla spesa sociale le briciole, quando ce ne sono. In questo progetto di società non c’è infatti posto per il supporto ai settori più fragili della popolazione o, figuriamoci, per politiche redistributive; il welfare stesso è oggi al centro di un processo di finanziarizzazione sempre più evidente. Così, mentre i salari stanno al palo ormai da anni e il costo della vita continua ad aumentare, perfino l’accesso a servizi essenziali come la salute o la previdenza sociale rischia di diventare privilegio per pochi; per non parlare della totale assenza di politiche sul disagio abitativo sempre più esteso, complice un mercato immobiliare che nelle grandi città è ormai ostaggio dei processi di gentrificazione, turistificazione o di grandi opere speculative come quella delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina e quella dell’America’s Cup a Napoli. Le risorse vengono spostate verso spese militari, controllo delle frontiere, accordi strategici e difesa degli interessi economici, mentre diritti sociali, welfare, scuola e sanità vengono svuotati. Milioni per opere simboliche e corridoi logistici utili alle solite grandi imprese, nulla o quasi per case popolari, scuole, presidi sanitari, trasporti e bonifiche ambientali; grandi eventi al posto di infrastrutture materiali e sociali. Il nostro sguardo nasce da qui, dal Sud: dall’emigrazione forzata, dalla disoccupazione strutturale, dalla devastazione ambientale, dall’abbandono dei servizi, dalla presenza soffocante dello Stato quando c’è da reprimere e dalla sua assenza quando c’è da garantire diritti e giustizia sociale. Da quella parte di Paese che storicamente è stata usata come serbatoio di manodopera, terra da sfruttare e devastare, periferia da svuotare. Una discarica sociale, ma anche materiale: lo sa bene questo territorio, da Napoli Est a Bagnoli, dalla Terra dei Fuochi all’Agro Caleno, dove decenni di politiche industriali ed energetiche e gestioni scellerate del ciclo di trattamento dei rifiuti hanno lasciato solo tossicità e devastazione, e dove invece di bonifiche si prospettano solo grandi eventi inutili e nuova impiantistica ad altissimo impatto.

È a questa altezza dello scontro che dobbiamo posizionarci per continuare a lottare contro questo progetto di società capitalista, razzista e patriarcale. L’attacco alle esperienze di lotta e all’antagonismo è senza precedenti: dalle misure che riempiono i numerosi decreti e pacchetti sicurezza e che mirano a neutralizzare qualsiasi forma di dissenso alle zone rosse e agli sgomberi, effettuati e minacciati, degli spazi autorganizzati e autogestiti, da Askatasuna a Officina99, dallo Spin Time al Gridas. Napoli, come tanti altri centri metropolitani, ne è un esempio. Turistificazione, assenza totale di politiche abitative e zone rosse disegnano i tratti di una città dove le questioni sociali diventano problemi di ordine pubblico, dove interi settori sociali sono abbandonati alla marginalizzazione, dove l'ipocrisia del decoro nasconde l'idea di città - pacificate e neutralizzate - disponibili solo per chi ha il lusso di potersele permettere. I deliri securitari d’altra parte non sono più solo patrimonio della destra, l’intero arco parlamentare è ossessionato da un’idea di sicurezza fatta di limiti al dissenso, di sanzioni sempre più pesanti, di citta militarizzate e di una giustizia sempre più feroce: la distopia di territori neutralizzati e pacificati è oggi un sogno condiviso da destra a sinistra. Per chi come noi è cresciutə nelle periferie materiali ed esistenziali di questo paese, quello che è successo a Torino non nasce dal nulla, la rabbia non nasce – e non si esaurirà – in un pomeriggio di scontri: è il prodotto di ingiustizie strutturali. Nasce dall’annientamento dei diritti basilari, dagli sfratti, dai contratti a termine infiniti, dai turni massacranti, dai territori avvelenati, dalle partenze forzate e dalla mercificazione di ogni spazio di vita, dalla repressione spietata di ogni soggettività fuori norma. È dal grandioso corteo di sabato 31 gennaio che dobbiamo ripartire, da quelle 50000 persone che hanno condiviso con determinazione l’antagonismo a questo progetto di società. I fascisti al governo piangono i danni mentre le loro politiche devastano i territori e le esistenze, i benpensanti di sinistra ripropongono la solita solfa sulla divisione tra buoni e cattivi mentre stanno a guardare senza far nulla le ingiustizie di una società dove il divario tra chi sta di qua e chi sta al di là della linea del privilegio si allarga sempre di più: noi rivendichiamo quel corteo, tutte le sue espressioni e tutte le sue pratiche. Che la grande giornata di lotta del 31 sia l’inizio di un processo in cui costruire un’opposizione determinata a questo governo, al fascismo che avanza, all’ipocrisia della cosiddetta sinistra. Ripartiamo anche dalla potenza delle grandi mobilitazioni dell’autunno in solidarietà con la Palestina, che hanno dimostrato che la determinazione e la forza di chi lotta insieme può davvero bloccare tutto e far paura a chi governa. Riprendiamoci le strade e le piazze, costruiamo l’opposizione sociale a questo governo, a partire dal corteo contro la speculazione e l’America’s Cup del 7 febbraio (h 10 alla Cumana di Bagnoli), dal corteo regionale in difesa degli spazi del 14 febbraio (h 15 a piazza Garibaldi), dal corteo regionale contro devastazione ambientale e gli impianti inutili e dannosi del 21 febbraio (h 14.30 a Pastorano, Via Appia km 193, 300). A chi chiude gli spazi promettiamo che ci troveranno, ostinatamente, nelle piazze.

07/01/2026

PROIEZIONE DI “COLPEVOLI DI PALESTINA” E CENA SOCIALE - 11/01 Lo Ska, Calata Trinità Maggiore, ore 18.00
Prenota il tuo posto e contribuisci alle spese per spostarci insieme a L’Aquila venerdì 16 in occasione della pronuncia della sentenza nei confronti di Anan, Ali e Mansour
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Domenica 11 Gennaio ci vediamo a L.O.S.K.A. alle 18.00 per la proiezione del documentario "Colpevoli di Palestina", sul processo ad Anan Yaesh, Ali Irar e Mansour Dogmoush. Dopo la proiezione, ci sarà una cena sociale per contribuire alle spese per spostarci insieme da Napoli a L'Aquila venerdì 16 gennaio, per il presidio che si terrà in occasione della pronuncia della sentenza contro Anan, Ali e Mansour.
Si tratta di un processo politico per “associazione con finalità di terrorismo internazionale” (ex art. 270 bis c.p.) nel quale un tribunale italiano si è fatto strumento di repressione nelle mani di “Israele”, con la pm che è arrivata a richiedere 12 anni di reclusione per Anan, più del doppio di quelli che Israele gli aveva inflitto per aver preso parte alla seconda Intifada, 9 per Ali e 7 per Mansour.
Anan è recluso da quasi due anni, attualmente nel carcere di alta sicurezza di Melfi, in un contesto in cui la repressione occidentale e sionista punta a colpire la causa di liberazione della Palestina e la resistenza del suo popolo criminalizzandone la storia e la lotta, come testimoniato dai recenti arresti e misure cautelari inflitti con la cosiddetta "operazione Domino" a Mohammad Hannoun, Ra'Ed Hussny Mousa Dowoud, Raed Al Salahat, Yaser Elasaly, Jaber Albustanji Riyad Abdelrahim, Osama Alisawi, Adel Ibrahim Salameh Abu Rawwa, Khalil Abu Deiah, Abdu Saleh Mohammad Ismail, dalla detenzione di Ahmad Salem e Tarek Dridi, dagli attacchi della premier ai movimenti e soggetti palestinesi e solidali in questo paese.
Venerdì 16 raggiungiamo L'Aquila insieme consapevoli che la causa di liberazione palestinese passa per il sostegno e la liberazione dei tutte le persone imprigionate nelle carceri sioniste dentro e fuori “Israele”.
Anan libero! Tuttx liberx!
Palestina libera dal fiume al mare!

Mentre il governo Meloni si appresta a varare l'ennesima finanziaria di guerra, lacrime e sangue per i ceti popolari, la...
20/12/2025

Mentre il governo Meloni si appresta a varare l'ennesima finanziaria di guerra, lacrime e sangue per i ceti popolari, la questura di Torino, con un'operazione spettacolarizzata e un dispiego di forze delle grandi occasioni, ha sgomberato il centro sociale Askatasuna. Uno sgombero che viene dopo anni di attacchi repressivi, fantasiosi teoremi giudiziari e campagne diffamatorie da parte della solita stampa legata agli interessi della borghesia affaristica e speculatrice.

L'operazione contro Askatasuna è l'ennesimo tentativo di colpire le lotte e l'organizzazione del conflitto sociale, e una minaccia per chiunque si organizzi per il rovesciamento dello stato di cose esistente, per la radicale trasformazione di un sistema sociale in cui il profitto e il privilegio di pochi si reggono sulla violenza strutturale, lo sfruttamento e la marginalizzazione.

A chi pensa di dividere i movimenti sociali tra buoni e cattivi rispondiamo rivendicando la nostra solidarietà e complicità con lə compagnə di Askatasuna. A governo e istituzioni che pensano di intimidire e spezzare le lotte con manganelli, idranti e lacrimogeni promettiamo che non faremo un passo indietro.

Nessuna repressione potrà fermare chi quotidianamente lotta sui territori e nei quartieri contro devastazione, marginalizzazione e sfruttamento. La resistenza, dalla Val Susa alla Palestina, non può essere fermata.

Que viva Askatasuna!
Solidali e complici con lə compagnə! Toccano unə, toccano tuttə!

Laboratorio Occupato SKA

09/10/2025

Indirizzo

Calata Trinità Maggiore
Naples
80134

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