11/11/2016
Meglio trovare un accordo piuttosto che affrontare un giudizio, su questo ci sono pochi dubbi, e soprattutto se si pensa alla perdita di tempo e denaro connessa alle lungaggini di un processo. Ma qual è la strada migliore per comporre una controversia?
Mettendo a confronto gli strumenti generali, quello più conveniente è la mediazione, che permette di chiudere la lite sborsando fino al 90% in meno di quel che costerebbe andare in giudizio e il 75% in meno di quel che si pagherebbe ricorrendo alla nuova negoziazione assistita dagli avvocati. A guidare la scelta, tuttavia, possono entrare anche altre variabili.
La riforma della giustizia varata dal Governo fa debuttare la negoziazione assistita dagli avvocati. Per utilizzarla, i “litiganti” devono stipulare una convenzione con cui si impegnano a cooperare per risolvere in via amichevole la controversia con l’assistenza dei propri avvocati. Invece la mediazione, regolata dal decreto 28/2010, si svolge presso un organismo accreditato dal ministero della Giustizia, di fronte ad un mediatore.
Per mettere a confronto le spese, si può prendere in considerazione l’ipotesi del recupero di un credito di 70 mila euro, a cui però non si può procedere con un decreto ingiuntivo.
In questo caso, il processo di primo grado di fronte al tribunale ordinario può arrivare a costare oltre 20 mila euro. Nel calcolo si considera il compenso dell’avvocato, ricavato in base ai valori medi dei “parametri”, stabiliti dopo l’abolizione delle tariffe per i casi in cui l’onorario non sia stato determinato per iscritto o comunque concordato con i clienti. A questo si aggiunge il rimborso spese forfetario, il contributo per la cassa forense, l’Iva e il contributo unificato, ossia la tassa per iniziare il processo. Ma quando si va in giudizio occorre considerare anche l’incognita delle spese per il procedimento; in generale i giudici le liquidano a carico di chi perde, ma spesso le dividono tra i litiganti.
Il costo della negoziazione assistita dovrebbe invece superare di poco i 6 mila euro, circa il 70% in meno del processo. Anche qui, l’import è stabilito in base ai “parametri” per l’assistenza stragiudiziale, più contenuti rispetto a quelli previsti per il giudizio. Ma a “vincere” sul fronte dei costi è la mediazione, anche perché in questo caso - essendo facoltativa - permette di fare a meno del legale: sommando spese di avvio, indennità, maggiorazione per la procedura che ha successo e Iva si arriva a poco più di 1.500 euro. Inoltre, ogni parte ha diritto a un credito d’imposta commisurato all’indennità pagata, che - fondi permettendo - potrebbe arrivare a 500 euro quando la mediazione riesce (altrimenti, è ridotto della metà).
Fonte: Il Sole 24 Ore a firma di Francesco Falcone e Valentina Maglione