13/06/2026
Numeri non parole ! 💪🏻
Da anni il dibattito sulle separazioni viene raccontato attraverso slogan estremi.
Uomini contro donne.
Padri contro madri.
Tribunali contro padri separati.
Ma le statistiche non servono a creare tifoserie.
Servono a capire la complessità.
Quando nasce un figlio, in Italia qualcosa cambia soprattutto nella vita lavorativa delle donne.
Dopo la maternità:
• il tasso di occupazione dei padri è del 91,5%
• quello delle madri scende al 62,3%.
(Fonti: Eurostat – Rome Business School)
E infatti il part-time riguarda:
• il 37,3% delle madri
• appena il 4,8% dei padri.
(Fonti: Eurostat)
Molte donne riducono il lavoro, rallentano la carriera o rinunciano a opportunità professionali per gestire figli e famiglia.
Questo significa:
- stipendi mediamente più bassi
- contributi pensionistici inferiori
- maggiore fragilità economica nel tempo.
Per questo motivo, quando arriva una separazione, spesso gli squilibri erano già presenti da anni.
Secondo ISTAT:
• peggiorano le condizioni economiche del 50,9% delle donne
• e del 40,1% degli uomini.
Il rischio di povertà dopo la separazione riguarda:
• il 24% delle donne
• il 15,3% degli uomini.
(Fonti: ISTAT)
Eppure continuiamo a sentire dire che “le donne si sistemano con il mantenimento”.
Anche qui i dati raccontano altro.
L’assegno per l’ex coniuge viene disposto solo nel 20,6% delle separazioni.
(Fonte: ISTAT)
Quando viene previsto, nella maggior parte dei casi è l’uomo a versarlo perché, ancora oggi, gli uomini hanno mediamente redditi più alti.
Secondo INPS:
• gli uomini percepiscono stipendi medi superiori rispetto alle donne.
(Fonte: INPS)
Non è una questione di genere.
È una questione economica.
Anche sulla casa familiare circolano molte semplificazioni.
La legge italiana non stabilisce che la casa “vada automaticamente alla donna”.
Stabilisce invece che debba essere tutelato prima di tutto l’interesse dei figli minori.
Per questo la casa viene assegnata al genitore collocatario.
(Fonti: art. 337-sexies c.c. – Cassazione)
E poi ci sono le “false denunce”, tema su cui negli ultimi giorni stanno circolando immagini molto condivise online.
Molti di quei numeri vengono presentati come “dati ufficiali del Senato”, ma in realtà derivano da documenti prodotti da associazioni private durante audizioni parlamentari.
Inoltre è fondamentale distinguere:
un’archiviazione non equivale automaticamente a una falsa denuncia.
Dal punto di vista giuridico sono due cose completamente diverse.
I padri separati possono vivere sofferenze economiche ed emotive molto forti?
Sì.
Ed è giusto parlarne seriamente.
Ma riconoscere il disagio maschile non dovrebbe trasformarsi in una narrazione costruita contro le donne.
Forse il punto vero è un altro:
la separazione spesso non crea le diseguaglianze.
Le rende visibili.
Se esistessero salari più equi, più servizi per l’infanzia, una distribuzione più bilanciata del lavoro di cura e maggiori tutele per le famiglie, probabilmente molte di queste tensioni sarebbero meno violente anche nelle separazioni.
Per questo, quando affrontiamo temi così delicati, servono:
meno slogan,
meno propaganda emotiva,
e molta più attenzione ai dati, alle fonti e alla realtà sociale.