30/06/2022
Per amore di verità, condivido una interessante riflessione di Sergio Natale Maglio ... anche se la verità a qualcuno può far male !!!
𝐀𝐑𝐒𝐄𝐍𝐈𝐂𝐎 𝐄 𝐏𝐈𝐙𝐙𝐈𝐍𝐈 𝐃𝐈𝐆𝐈𝐓𝐀𝐋𝐈
La campagna elettorale è soprattutto comunicazione. La si può fare in tanti modi, dal manifesto al volantino, dalla apparizione televisiva all’aperitivo elettorale, dal comizio al porta-a-porta, e – nell’epoca digitale – è diventato di moda farla sia sui social network che con i messaggini, utilizzando sms, messenger e whatsapp.
Bisogna stare attenti, in ogni caso, perché anche un messaggino privato può ledere i diritti e la onorabilità di un personaggio politico. E’ successo nella campagna elettorale di cinque anni fa. Una sentenza del dicembre 2017 condannò l’assessora Teresa Catucci a una multa di 600 euro per un messaggino whatsapp che venne ritenuto diffamatorio nei confronti dell’allora candidato sindaco Raffaele Ciquera. Certe leggerezze si pagano, anche se tardi. La notifica della sentenza, avvenuta in questi giorni agli interessati, apre ora il capitolo della causa civile, nella quale – oltre alla multa – il giudice dovrà stabilire l’entità dei risarcimenti a Ciquera dovuti a vario titolo dalla signora Catucci.
Negli ultimi giorni si sono agitati forti venti di bufera sulla propaganda via whatsapp, soprattutto nel campo del centro destra. Vi è stato il direttivo di Fratelli d’Italia che ha “scomunicato” la sua neo eletta consigliera, rea di aver inviato messaggi agli elettori con i quali invitava a votare Lattarulo nel ballottaggio, invitandola a dichiararsi indipendente. Il “reato” era individuato nella violazione della decisione ufficiale della coalizione di centro destra di Quero di non appoggiare né ufficialmente, né ufficiosamente, nessuno dei due candidati nel ballottaggio, dopo il fallito tentativo di apparentamento con Lattarulo.
Per tutta risposta, nelle chat si sta facendo circolare il messaggio whatsapp inviato negli stessi giorni da alcuni esponenti della coalizione Quero, i quali dopo aver ricordato che la coalizione “ha lasciato libertà di scelta al proprio elettorato senza schierarsi a favore dell'uno o dell'altro candidato Sindaco che si sfideranno al ballottaggio di domenica 26 giugno”, smentivano le notizie di un accordo “sottobanco” per far votare Lattarulo, invitavano gli elettori a votare piuttosto Barulli, “non essendo favorevoli ai cambiamenti dettati da opportunismo ed interessi, né tantomeno ad aggregazioni create solo per racimolare voti”, ritenendo “ più opportuno dare continuità e fiducia ad una amministrazione già avviata che ha programmi e progetti reali da portare avanti”.
Ognuno la pensi come vuole. Io, sulla guerra dei “pizzini digitali” ho da dire solo una cosa. Che considero “politica” la posizione ufficiale di una coalizione che dice SI o NO a un apparentamento. Quello che ne consegue, una volta data libertà di scelta, ha una valenza “politica”, e non solo personale, unicamente nei confronti della parte o del personaggio che la esprime.
Mi spiego: se Marta Sasso dichiara al suo elettore che ella preferisce Lattarulo, questo significa politicamente che lo sente più vicino alla sua destra. Se Ciquera o altri dichiarano invece nel messaggio whatsapp di fidarsi più di Barulli, questo significa politicamente che non vogliono favorire personaggi che ritengono animati da opportunismo e interessi, anche se gli stessi hanno una provenienza di destra.
Può sembrare strano, ma anche questo è politica. Forse sarebbe meglio che queste valutazioni e questi dibattiti li si facesse alla luce del sole, perché aiutano l’elettore a capire meglio cosa succede. Anche se, in verità, l’elettore queste sfumature le conosce bene e dimostra la propria “competenza” con il voto.
Quindi, la sentenza del “giudice” Sergio Maglio è: tutti assolti perché la libertà di pensiero non costituisce reato. La menzogna è reato. Il buon gusto, poi, è tutt’altra cosa, e forse bisognerebbe smetterla di considerare gli elettori dei poveri deficienti o delle marionette, che si possano “far votare” con un pizzino o con un telecomando.