PROMOrcone

PROMOrcone Idee, confronto e partecipazione civica: facciamo nascere azioni concrete per il nostro territorio.

06/06/2026

La variabile “tempo”

Alcune riflessioni sulle opportunità che possono nascere dalla realizzazione di impianti da fonti rinnovabili (ultim’ora la realizzazione di un cavidotto che trasporterá idrogeno che interesserà il territorio di Morcone - da un articolo di LDC sul Murgantino) a favore dell'imprenditoria locale per combattere lo spopolamento…ma ci vuole coraggio e trasparenza!...

Davide Iannelli, con la lettera al direttore pubblicata nel numero di aprile de Il Murgantino, mi offre l’occasione di tornare sul tema dello spopolamento delle aree interne, una preoccupazione che condividiamo entrambi. Divergiamo però sulle possibili “terapie” — perché di una vera e propria “malattia” si tratta — che colpisce tutti i centri dell’Appennino interessati da un lento ma costante processo di abbandono. Le nostre visioni sono diverse, ma non necessariamente incompatibili: una soluzione non esclude l’altra, e viceversa.

Questo confronto a distanza tra me e Davide Iannelli potrebbe spingere qualcuno a dire: “Ma perché non andate a mangiarvi una pizza e chiarite tutto?”. Non escludendo tale possibilità, io, invece, credo che discutere pubblicamente su queste pagine possa coinvolgere un numero maggiore di cittadini, che magari potranno contribuire con idee e proposte ancora più efficaci.

Per comprendere il nodo della questione: da una parte c’è chi ritiene che il territorio debba essere preservato nella sua autenticità. Ambiente, natura, tradizioni e storia rappresentano il terreno fertile su cui costruire una rinascita capace di invertire quello che oggi appare come un processo inesorabile di abbandono. Dall’altra parte, il sottoscritto, pensa che questo stesso patrimonio debba confrontarsi con la velocità del presente e che occorra avere il coraggio di partecipare ai processi innovativi, senza temere di esserne inevitabilmente travolti.

Tra queste due visioni si inserisce la “variabile tempo”.

La popolazione diminuisce in modo drammatico, costante e apparentemente irreversibile in tempi strettissimi.

I giovani laureati, comprensibilmente, cercano opportunità più gratificanti altrove — la cosiddetta fuga dei cervelli. Quelli che restano, laureati o meno, finiscono spesso per accontentarsi di lavori sottopagati, con stipendi che a malapena raggiungono i 700 euro.

Sono l’unico a vedere che oggi, nei nostri territori, regge quasi esclusivamente il settore terziario? Cooperative che offrono servizi, dalla manutenzione del territorio all’assistenza alla persona, al trasporto scolastico, spesso proprio con quei salari minimi.

Quello che Davide Iannelli auspica — mi permetto di interpretare — è un modello imprenditoriale fondato sulle risorse sane e autentiche del territorio: produzioni agroalimentari di qualità, agriturismi, guide turistiche. Eppure, pur vedendone qualche timido segnale (a Morcone si contano su una mano), assistiamo spesso a esperienze che raggiungono anche livelli di eccellenza ma sembrano comunque destinate, col tempo, a esaurirsi.

A questo punto l’attenzione si sposta sulla capacità di gestire i processi e le risorse. Quando la Regione incentivò gli allevamenti intensivi — anch’essi frutto di decisioni calate dall’alto e non certo di un’iniziativa spontanea del territorio — si scelse di accompagnare quel cambiamento. In quegli anni ho visto giovani scegliere quella strada, costruirsi una famiglia e restare. Hanno alterato il paesaggio? Sicuramente sì. Ma hanno anche contribuito a rallentare l’abbandono delle campagne? Credo di sì!

Ho seguito da osservatore il percorso dell’iniziativa “Nero a Metà”. L’idea era quella di creare un maiale tipico del Sannio: è stato avviato un allevamento sperimentale, sono stati prodotti i primi prosciutti stagionati. Bene. Ma se la Regione non investe davvero per sostenere un allevamento su larga scala e se non nasce un mercato concreto — considerando quanto siano ormai insostenibili i costi dell’agricoltura — quel prodotto d’eccellenza resterà soltanto un’idea chiusa in un cassetto.

Allora cosa fare?

Governare i processi e valorizzare la capacità imprenditoriale. Superare la logica dell’assistenzialismo e sostenere (economicamente!) iniziative private in grado, poi, di reggersi autonomamente perché economicamente sostenibili. La politica può stimolare, accompagnare, investire; ma dall’altra parte deve esserci una reale capacità di fare impresa. Ma dove reperire le risorse? Quelle da rinnovabili?

E quindi arriviamo, infine, al tema più delicato: lo sfruttamento delle fonti rinnovabili.

È sotto gli occhi di tutti ciò che sta accadendo nel mondo sul fronte dell’energia e della competizione per il controllo delle materie prime (abbiamo imparato un nuovo termine: terre rare!). La produzione di energia da fonti rinnovabili è ormai una questione centrale del dibattito quotidiano. Sappiamo bene che una parte consistente delle risorse del PNRR era destinata proprio all’aumento della produzione energetica da fonti verdi.
La vera domanda, allora, è: come possiamo partecipare a questo dibattito? Possiamo avere un ruolo in questo divenire? Possiamo riconoscerci ed esprimerci solo in un "Niet" (dal russo net, rifiuto deciso e definitivo)?

Non mi azzardo nemmeno a dare una risposta!
Preferisco pormi alcune domande — valide per Morcone ma estendibili a tutti i comuni interessati da impianti per la produzione di energia da vento e sole. Quante delle risorse economiche generate dalle rinnovabili vengono investite per creare processi virtuosi di imprenditoria? Quanto viene reinvestito dall’eolico per realizzare percorsi naturalistici, sentieri pedonali e piste ciclabili, che peraltro erano previsti nel contratto originario dell’eolico di Morcone? Quanto si investe per ridurre i consumi energetici del paese — scuole, mezzi comunali e strutture pubbliche? (anche questo punto è previsto nel contratto dove si prevedono specifici accantonamenti derivanti dall’incasso delle royalty).

E ancora: considerando i nuovi progetti in corso — il parco solare alle “Pezze di Santa Maria”, lo sfruttamento energetico e idrico del lago di “Morcone e Campolattaro” — quanto resta effettivamente al Comune di Morcone, in termini economici, per sostenere davvero l’imprenditoria giovanile e quindi ridurre lo spopolamento?
E così torniamo alla variabile tempo.
Anch’io sogno un mondo immerso nella natura, vissuto in piena armonia con essa. Immagino pullman di turisti arrivare nei nostri paesi, portando benessere e nuove opportunità. Immagino che dalla filiera del pane possa nascere un prodotto unico e identitario, e vedo nel Presepe la possibilità di attivare processi virtuosi capaci di generare valore durante tutto l’anno. Poi, però, apro gli occhi e mi rendo conto che i bisogni del territorio esistono oggi, non domani. E anche le soluzioni servono adesso: richiedono coraggio, trasparenza, sacrificio e capacità di scegliere. Perché la ricerca del semplice consenso, per quanto comodo e rassicurante, finisce spesso per tradursi in immobilismo e declino. Si rischia che i cittadini consegnino una delega in bianco a chi decide per loro e si attendono risposte! E ancora torna “la variabile tempo”, quanto sono/siamo disponibili ad attendere? Quanto è possibile - in termini di resilienza - attendere?

Bruno Parlapiano

Il Murgantino, maggio 2026

Buona festa della Repubblica da PROMOrcone 🇮🇹
02/06/2026

Buona festa della Repubblica da PROMOrcone 🇮🇹

29/05/2026
25/05/2026

Ma quale imprenditoria vogliamo?

Lo spopolamento delle aree interne non è un destino inevitabile, ma una sfida ancora aperta. Negli ultimi anni sono arrivati fondi importanti, ma resta una domanda scomoda: hanno davvero rafforzato i territori o hanno solo tamponato il declino?

Forse è il momento di tornare a parlare seriamente di imprenditoria. Quella che crea lavoro vero, genera sviluppo e dà fiducia nel futuro. Fra assistenzialismo e paura di rischiare, qualcosa s'è inceppato….

Spesso, su questo giornale, ci siamo interrogati su come invertire la tendenza allo spopolamento delle nostre aree interne. Un problema complesso, di soluzione incerta, che riguarda da vicino la provincia di Benevento e tanti piccoli comuni del Sannio. A volte il pensiero più semplice è quello più pericoloso: convincersi che si tratti di una naturale evoluzione delle cose, di un destino segnato rispetto al quale c’è poco da fare, se non adagiarsi e osservare.
In fondo, qualcosa di simile si legge anche nelle linee della Strategia nazionale per le aree interne: accompagnare il declino più che contrastarlo. Ma è davvero questa l’unica strada?
Mi interrogavo su una questione molto concreta: quale lavoro è oggi più diffuso sul nostro territorio? Sarebbe interessante avere una statistica puntuale. Magari potremmo proporre un questionario proprio qui, sulle pagine de “Il Murgantino”. Perché senza dati rischiamo di parlare per impressioni, e le impressioni spesso ingannano (oppure la prima impressione è quella giusta!?).
Negli ultimi anni, soprattutto nel periodo post-Covid, con le risorse del PNRR, sono arrivati finanziamenti importanti. La domanda, però, è scomoda: hanno contribuito a rafforzare il territorio o, paradossalmente, ad affondare la nave mentre l’obiettivo dichiarato era salvarla? Eravamo pronti a gestire quella massa di denaro? Avevamo strutture amministrative adeguate, competenze tecniche, idee chiare?
Spesso è stato chiesto alle realtà locali di affrontare la sfida più difficile: dare vita alle idee. Ma le idee c’erano davvero? Soprattutto nei progetti immateriali, è sembrato che i territori ricevessero una delega in bianco. Ora, a pochi mesi dal traguardo finale, con l’obbligo di rendicontare entro l’anno, i risultati appaiono in molti casi evanescenti. Non siamo soli in questa difficoltà, sia chiaro: il problema è diffuso. Non sentiamoci sul podio, anche se siamo in periodo di Olimpiadi.
Sui progetti materiali, la situazione è solo leggermente migliore. Sono stati finanziati asili nido e scuole dell’infanzia in quasi tutti i comuni della provincia. Una scelta che solleva una domanda inevitabile: con un drastico calo demografico, chi riempirà queste strutture? Davvero il calo delle nascite dipendeva dalla mancanza di posti negli asili? Eppure capita di sentire genitori di Morcone portare i propri figli al nido a Sepino.
Lasciamo il beneficio del dubbio e speriamo che le nuove strutture possano favorire un’inversione di tendenza. Intanto, laddove necessario, ottimizziamo gli spazi: elementari, medie, servizi integrati (infanzia, primarie, secondarie, palestra). Qualche anno fa si parlava di “polo scolastico”; forse oggi, con piccoli passi, ci stiamo avvicinando a quell’idea. Basta cambiarne la destinazione d’uso e trovare la combinazione vincente!
Ma il nodo centrale, di questo scritto, resta un altro: quanto guadagnano oggi i giovani? Che attività svolgono? Il dato che emerge, guardando attorno, è quello di tanti giovani assunti da cooperative con redditi esigui. Il terziario sembra dominare: servizi alla persona, assistenza agli anziani, accoglienza immigrati, mense, manutenzioni. Tutti lavori dignitosi, ma con stipendi minimi è possibile mettere su famiglia?
Che fine ha fatto l’imprenditoria?
La prima domanda è se esista ancora la voglia di fare impresa. Sembra quasi che una certa pigrizia, o forse una prudenza eccessiva, si sia impossessata delle nuove generazioni. Il rischio spaventa. È più rassicurante uno stipendio sicuro, anche se basso?
E poi c’è chi ha conseguito una laurea. Restare o partire? Tentare una carriera più remunerativa lontano da casa o accontentarsi pur di rimanere vicino agli affetti? È un dilemma eterno sebbene molto Italiano.
Lo spopolamento degli enti locali ha aperto un’altra possibilità: il posto pubblico. Ma anche qui i numeri non sono incoraggianti. Il 20 febbraio 2026 Il Sole 24 Ore titolava: “Negli enti fino a 5mila abitanti (sono il 70% del totale) dipendenti giù del 13,9% in 10 anni, la quota a tempo parziale è passata dal 14,1% al 29,1%”. E uno stipendio part-time negli enti locali si aggira intorno ai 700 euro. Anche qui: si può costruire un futuro con queste prospettive?
Allora lo spopolamento è, prima di tutto, un problema economico? Senza reddito adeguato, ci si può permettere una famiglia? I nostri genitori si sposavano pur non avendo nulla, ma avevano una prospettiva di crescita. Oggi sembra mancare proprio quella: la prospettiva.
Abbiamo discusso a lungo, e litigato, dei capannoni avicoli. Eppure, in molti casi, quei finanziamenti sono arrivati a giovani imprenditori che hanno iniziato a produrre reddito, a investire, a mettere su famiglia con due o tre figli. Forse qualche riflessione va fatta, senza pregiudizi.
Una società a forte dipendenza assistenzialista non cresce. Una società che si riconosce nell’imprenditoria ha una propulsione naturale verso lo sviluppo. Negli ultimi anni, complice anche il Covid, tra reddito di cittadinanza e finanziamenti a pioggia, ci siamo forse un po’ addormentati. Si è creata una forma di dipendenza, un’assuefazione, una mancanza di visione.
Il futuro, invece, è rischio. È visione. È libertà di pensiero.
La domanda iniziale resta aperta: quale imprenditoria vogliamo? Perché dalla risposta a questa domanda passa, probabilmente, anche il destino demografico ed economico delle nostre comunità.

Bruno Parlapiano
Il Murgantino, febbraio 2026

👉 REPOWER: centrale di pompaggio presso il Lago SpinoIL PROBLEMA OGGISi sta tentando di utilizzare una vecchia autorizza...
19/05/2026

👉 REPOWER: centrale di pompaggio presso il Lago Spino

IL PROBLEMA OGGI
Si sta tentando di utilizzare una vecchia autorizzazione ambientale del 2015, evitando di effettuare una nuova valutazione aggiornata, nonostante nel frattempo la situazione sia profondamente cambiata.
Nella stessa area, infatti, è stato avviato un altro importante progetto che prevede l’utilizzo delle acque del lago di Campolattaro verso valle.
Il nuovo impianto REPOWER movimenterebbe circa 7 milioni di metri cubi d’acqua al giorno: una quantità enorme, pari a quasi 300 mila metri cubi ogni ora. Questo continuo movimento dell’acqua, può provocare fenomeni di “turbinaggio”, con effetti molto rilevanti soprattutto nella zona vicina allo scarico, e non soltanto sull’intero invaso artificiale.
In particolare, si creerebbe una continua alternanza di innalzamento e abbassamento del livello dell’acqua (“bagno/asciuga”), che renderebbe le rive instabili, impraticabili e potenzialmente pericolose.
Inoltre, il progetto già in fase di realizzazione sulla diga di Campolattaro prevede l’utilizzo dell’acqua per scopi irrigui, potabili ed energetici. Aggiungere anche il progetto REPOWER senza valutare insieme gli effetti dei due interventi significa non analizzare in modo completo i possibili impatti ambientali complessivi sull’area.
Per questo motivo è necessaria una nuova VIA (Valutazione di Impatto Ambientale), seria e aggiornata, capace di tenere conto della situazione attuale e degli effetti combinati di tutti i progetti presenti sul territorio.

14/05/2026

Pane e Companatico (con un pizzico di TAM)

Il progetto TAM nasceva con un’idea ambiziosa e, diciamolo, anche bella:...Forse si è voluto abbracciare troppo — ambiente, teatro, carta artigianale (sì, anche quella!) — rischiando di perdere un po’ il filo…

Il progetto TAM nasceva con un’idea ambiziosa e, diciamolo, anche bella: rilanciare il territorio di Morcone partendo dal basso. Non con grandi opere calate dall’alto, ma lavorando su ciò che davvero tiene insieme una comunità rurale: l’ambiente, l’acqua e il fiume, le tradizioni agroalimentari, il teatro, e soprattutto la memoria storica — quella che non si vede, ma che tiene in piedi tutto il resto.
Tra i vari filoni, uno dei più riusciti è senza dubbio quello della filiera del pane: dal grano alla farina, fino alla panificazione. Un percorso quasi poetico, che profuma di terra e di fatica buona. La farina, poi, viene prodotta presso il Mulino Florio tutto ancora più bello.
Per amore di verità, voglio ricordare un passaggio importante: quando, insieme a Costantino Fortunato e Tonino Lombardi, si decise di rimettere in moto la macina ad acqua, non fu solo entusiasmo e nostalgia, ma anche visione, guardare oltre! C’erano anche i fondi del PSR Campania 2007/2013, infatti approvata l’opera nel 2009, con il decreto regionale n. 139 del 15.02.2011 fu finanziata. Ed è giusto dirlo, perché la storia di un luogo non nasce mai all’improvviso: è una costruzione paziente, fatta di piccoli mattoni messi uno sopra l’altro. Esattamente come progettato in uno dei temi del TAM: la memoria come identità.
Ma torniamo a lui, il protagonista: il pane.
C’è un modo di dire che tutti conosciamo: “pane e companatico”. Non è solo un’espressione, è una filosofia. Il pane da solo è buono, certo… ma è incompleto. Ha bisogno di qualcosa accanto per esprimersi davvero. Un po’ come i progetti: da soli stanno in piedi, ma è nelle connessioni che funzionano meglio.
E qui arriva il punto, forse un po’ controcorrente: nella nostra realtà, almeno per come la ricordo io, la produzione del pane si è interrotta alla passata generazione. Io ricordo nella mia infanzia che il grosso del pane, spesso, arrivava da fuori. E uno degli ultimi forni del centro storico ha chiuso da poco, quasi in silenzio.
Al contrario, se parliamo di companatico, lì sì che siamo forti: formaggi, salumi, allevamenti. Da anni ci sono produttori che lavorano latte e carne suina con competenza e radicamento. Insomma, il companatico non manca… forse è il pane che deve ritrovare davvero casa.
E allora viene da pensare: non è che nel progetto TAM è mancato proprio un piccolo tassello di coerenza? Forse si è voluto abbracciare troppo — ambiente, teatro, carta artigianale (sì, anche quella!) — rischiando di perdere un po’ il filo.
Per dire: ho visto un laboratorio sulla carta artigianale. Bellissimo, per ca**tà. Ma, a memoria, qui non abbiamo mai avuto una tradizione di produzione della carta. Abbiamo una tipografia storica — e il buon Antonio Longo perdonerà se ormai lo definiamo “storico” — ma non ricordo che si facesse la carta in casa prima di stampare!
Forse sarebbe stato ancora più potente costruire un percorso più “naturale”: dal grano → al pane → fino al companatico. Una filiera completa, coerente, territoriale. E magari anche capace di sostenere economicamente chi già lavora qui, creando legami con altre iniziative, come l’allevamento del maiale “nero a metà” sostenuto dall’Università del Sannio e dal vicino Comune di Castelpagano.
Sia chiaro: queste non sono critiche, ma riflessioni. Perché chi ha lavorato al TAM — e penso a Marta Lombardi in primis — si è trovato davanti a un’impresa tutt’altro che semplice. Coordinare idee, persone, aspettative e visioni è molto più difficile che costruire un edificio. Un muro lo tocchi. Una visione devi farla immaginare. E far parlare tutti la stessa lingua, credetemi, per esperienza diretta, è roba da equilibristi.
E allora, nel frattempo, io continuo a coltivare una piccola speranza, molto concreta e anche un po’ golosa: sedermi nel centro storico, entrare in una paninoteca e ordinare un panino fatto con pane, salumi e formaggi del posto.
Il nome? Ce l’abbiamo già: TAM – Pane e Companatico.
Bruno Parlapiano
Da Il Murgantino, aprile 2026

Fenomeni sempre più preoccupanti stanno interessando il nostro territorio. Dai furti nella zona industriale di Morcone f...
11/05/2026

Fenomeni sempre più preoccupanti stanno interessando il nostro territorio. Dai furti nella zona industriale di Morcone fino all’incendio presso l’impianto di compostaggio di Sassinoro, episodi che inevitabilmente stanno alimentando ansia e preoccupazione tra i cittadini.

Un incendio è divampato questa mattina all’interno dell’impianto di compostaggio “New Vision” a Sassinoro. L’allarme è scattato intorno alle 9:30 quando le fiamme hanno iniziato ad interessare materiale stoccato all’interno della struttura. Sul posto sono immediatamente intervenuti i V...

07/05/2026

⚠️AVVISO ALLA CITTADINANZA: ONDATA DI FURTI E TRUFFE A MORCONE⚠️

​Il gruppo di confronto PROMOrcone informa la comunità di una preoccupante serie di episodi criminosi avvenuti tra martedì e mercoledì sul nostro territorio.
Sono stati segnalati 6 furti che hanno colpito la Zona Industriale (2), Contrada Piana (3) e Contrada Canepino (1).
​Oltre ai colpi nelle case e nelle aziende, sono in corso numerose truffe telefoniche. Invitiamo tutti alla massima allerta: questi raggiri sono sempre più sofisticati e non colpiscono solo gli anziani, ma cittadini di ogni fascia d'età.
​A fronte di questa escalation, il gruppo PROMOrcone sollecita l’Amministrazione Comunale a intervenire con urgenza. È necessario un potenziamento immediato della videosorveglianza, una migliore illuminazione delle aree periferiche e un confronto serrato con le Forze dell'Ordine per garantire più controlli.
​Restiamo uniti e vigili per la tutela della nostra sicurezza.

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Morcone
82026

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