Compagni ANPI Altavalconca

Compagni ANPI Altavalconca la pagina informale della sezione
"Iris Versari"
donne e madri della Resistenza
- ANPI ALTAVALCONCA

08/09/2026

🟥8 SETTEMBRE 1944: ECCIDIO DI FILO D'ARGENTA

«Assassinati lungo il Reno e nel cuore del paese. A soli 17 anni, Giorgio Marconi fu freddato a bruciapelo: la ferocia nazifascista contro i dieci civili innocenti».

Il 7 settembre 1944, a Filo d'Argenta (FE), un soldato tedesco cade in uno scontro con i partigiani. È l'inizio di una feroce rappresaglia nazifascista.
Il giorno seguente, 8 settembre, scatta il rastrellamento. Tedeschi e collaborazionisti repubblichini circondano il paese, bloccano le strade. Trenta uomini vengono prelevati a caso, tra loro molti giovani e l'oste Enrico Nuvoli, costretto a fare i nomi dei suoi avventori. Vengono rinchiusi nell'osteria. Quattro minorenni sono subito rilasciati, gli altri trasferiti alle scuole elementari.
Qui un sedicente 'Triumvirato della morte', composto da tre gerarchi fascisti locali, deve decidere chi condannare. Un sopravvissuto indicherà il segretario del fascio locale, Enrico Dalla Fina, noto per le sue violenze e soprusi. È lui che sceglie i dieci condannati.
Intorno alle 16, un camion preleva i dieci uomini. Al ponte della Bastia, lungo il Reno, scendono Casimiro Beppino Andalò, Alfonso Bellettini, Alfredo Bolognesi, Antonio Coatti e Felice Diani. Vengono fucilati.
Gli altri cinque, legati due a due, proseguono per il centro di Filo. Uno, uno sfollato da poco da Faenza, riesce a convincere i tedeschi della sua estraneità: viene liberato, ma al suo posto viene preso Arturo Soatti, che viene ucciso con un colpo alla nuca. Insieme a lui, vengono freddati Giorgio Marconi (che ha solo 17 anni e viene colpito dopo che un primo colpo lo ha mancato), Luigi Matulli, Enrico Nuvoli e Amerigo Quattrini.
Dieci vite innocenti, falciate dalla barbarie dell'occupazione e del collaborazionismo. I loro nomi e il loro sacrificio sono impressi nella memoria di Filo d'Argenta.

08/09/2026
Per chi non può andare a Roma: Noi saremo in piazza a Fano 🏳️‍🌈🇵🇸☮️ Partecipate! Diffondete !🙏
08/09/2026

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08/09/2026

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Sionazy
08/09/2026

Sionazy

Sionxzxsxi....

8 settembre 1943
08/09/2026

8 settembre 1943

8 SETTEMBRE 1943
Quando la radio annunciò l'armistizio dell'Italia con le forze alleate anglo-americane, il Re era già fuggito. La totale mancanza di ordini dai vertici militari creò un drammatico sbandamento nell'esercito italiano. I nazisti, che già dal 25 luglio avevano iniziato a far affluire diverse divisioni dalla Germania presidiando i punti strategici della pen*sola, ne approfittarono rapidamente. Riuscirono a catturare oltre 600 mila militari italiani, tra soldati, sottufficiali e ufficiali, che vennero deportati nei campi di concentramento in Germania; 45 mila di loro non fecero più ritorno.
Molti reparti dell'esercito italiano, tuttavia, non si arresero e ingaggiarono duri combattimenti. A Roma, per la difesa di Porta San Paolo, granatieri, paracadutisti e civili combatterono fianco a fianco con estremo eroismo. In Grecia, sull'isola di Cefalonia, la Divisione Acqui resistette strenuamente alle forze tedesche. Al termine dei combattimenti, i soldati che si arresero non vennero trattati come prigionieri di guerra, ma furono barbaramente massacrati: le vittime tra le file italiane furono 9.500 soldati su 11.500 e 390 ufficiali su 525. I pochi superstiti riuscirono a salvarsi unendosi alla Resistenza greca.
Anche a Piombino, grazie a furiosi combattimenti, venne vanificato un tentativo di sbarco nazista proveniente dalla Corsica: nello scontro le forze occupanti subirono la perdita di circa 500 uomini tra morti e prigionieri.
Nei giorni successivi all'8 settembre, molti militari italiani sfuggirono alla cattura nascondendosi e dandosi alla macchia. Ben presto, numerosi gruppi organizzati dagli antifascisti che operavano nella clandestinità si rifugiarono in montagna, dando vita alle prime formazioni partigiane.
Il 9 settembre nacque a Roma il C.L.N. (Comitato di Liberazione Nazionale), che chiamò ufficialmente il popolo italiano alla lotta e alla resistenza.
La guerra di liberazione durò 20 mesi, inaugurata dall'insurrezione delle Quattro Giornate di Napoli: qui la popolazione civile insorse con le armi, costringendo i soldati tedeschi ad abbandonare la città e riuscendo a salvare il porto, che era già stato minato per essere distrutto. Da quel momento, in Italia Centrale e al Nord sorsero numerose brigate partigiane di ogni estrazione politica, unite da un unico, grande scopo: porre fine alla guerra, restituire la libertà al popolo italiano e fondare un sistema democratico, riscattando il Paese dal fango in cui il fascismo lo aveva trascinato.

L’8 SETTEMBRE NON FU LA FINE DELLA PATRIA, MA LA SUA RIGENERAZIONE.

La Guerra di Liberazione dal nazifascismo (8 settembre 1943 – 25 aprile 1945) fu un periodo drammatico, segnato dal brutale accanimento delle truppe d'occupazione tedesche e dei collaborazionisti fascisti contro i militari e la popolazione civile.
Nell’Italia centro-settentrionale occupata dai nazifascisti, in seguito alla liberazione di Mussolini, nacque la Repubblica Sociale Italiana, che insieme alle spietate formazioni para-militari (come la Decima Mas, le Brigate Nere e la Guardia Nazionale Repubblicana) fu al servizio dei nazifascisti.
Contro di loro si sollevò l'Italia dei giusti: ex militari scampati alla cattura, giovani renitenti alla leva fascista, antifascisti e antifasciste giovani e meno giovani, in citta', in campagna e in montagna.
La strategia del terrore nazifascista colpì duramente la popolazione inerme, lasciando dietro di sé una scia di stragi impressa nella nostra memoria:
-La fucilazione dei 7 fratelli Cervi
-I 335 trucidati alle Fosse Ardeatine
-L'eccidio di Boves, con ben 189 vittime nel corso dei rastrellamenti
-Le 560 vite spezzate a Sant’Anna di Stazzema, quasi tutti anziani, donne e bambini
-I martiri dei campi e delle fucilazioni di massa a Fossoli (67 vittime) e Fondo Toce (42 vittime)
-Il feroce rastrellamento della Cascina Benedicta sull'Appennino
-L'eroica resistenza nella Battaglia di Megolo
-Il più spietato massacro sul suolo italiano: la strage di Monte Sole e Marzabotto, con 770 civili inermi trucidati, tra cui oltre 200 bambini.

Oltre 46.000 partigiani e patrioti persero la vita in quei 20 mesi per restituirci un Paese libero e democratico. Dietro ognuno di loro c'era una popolazione che scelse di non voltarsi dall'altra parte.

Ogni città, ogni borgo d'Italia ha i suoi martiri. Coltivare la loro memoria non è solo un omaggio al passato, ma un dovere per il nostro futuro.
ANPIMonzaBrianza
Associazione Nazionale Partigiani d'Italia - ANPI

08/09/2026

La Resistenza dei militari italiani nei L***r (IMI)

Nell'autunno del 1943, circa 650.000 soldati italiani vengono catturati e disarmati dai tedeschi. Si trovano in patria o all'estero, tra Iugoslavia, Francia, Albania, Grecia e isole dell'Egeo, Polonia, paesi baltici e Unione Sovietica. Di questi, circa 650.000 mila finiscono, dopo viaggi interminabili in nave (non poche sono quelle che affondano) e nei famigerati vagoni piombati, nei campi di prigionia tedeschi in Germania, Austria ed Europa orientale.

Il regime nazista non considera i nostri soldati catturati come prigionieri di guerra, ma li classifica presto come “internati militari italiani” (IMI), privandoli così delle tutele garantite ai prigionieri dalla Convenzione di Ginevra, sottraendoli alla protezione della Croce Rossa Internazionale e obbligandoli al lavoro. È il lavoro per il Reich, infatti, l'obiettivo principale della politica tedesca nei confronti degli italiani catturati, un lavoro che verrà svolto in condizioni disumane, in totale spregio delle norme di guerra e di quelle umanitarie.

Durante l'internamento, i militari italiani – soprattutto gli ufficiali, perché i soldati sono ritenuti più utili al lavoro coatto – vengono incessantemente invitati, in cambio della liberazione, ad arruolarsi nelle forze armate tedesche e soprattutto nelle forze armate della Repubblica Sociale Italiana. La stragrande maggioranza degli internati rifiuta, dando vita a una forma di Resistenza “disarmata” o “passiva”. Molti si oppongono a qualsiasi tipo di collaborazione; tutti si rassegnano alle tragiche condizioni di vita dei l***r.

La RSI non aiuta in alcun modo i connazionali nei campi che, nell'agosto 1944, sono trasformati, con il consenso di Mussolini, in “lavoratori civili”, ma non per questo le loro condizioni migliorano. Sfruttati, malati, sottoposti a torture fisiche e psicologiche, non di rado oggetto di veri e propri crimini di guerra, gli italiani dei l***r pagano spesso con la vita la loro resistenza. Le vittime dei l***r saranno, alla fine della guerra, tra le 40 e le 50.000 (G. Rochat, Le guerra italiane 1935-1943. Dall'impero d'Etiopia alla disfatta, Torino, Einaudi, 2005; C. Sommaruga, No! Anatomia di una resistenza nei l***r militari (1943-1945), Roma, ANRP, 2001).

Tratto dal sito www.anpi.it

Indirizzo

Morciano Di Romagna

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