08/09/2026
8 settembre 1943
8 SETTEMBRE 1943
Quando la radio annunciò l'armistizio dell'Italia con le forze alleate anglo-americane, il Re era già fuggito. La totale mancanza di ordini dai vertici militari creò un drammatico sbandamento nell'esercito italiano. I nazisti, che già dal 25 luglio avevano iniziato a far affluire diverse divisioni dalla Germania presidiando i punti strategici della pen*sola, ne approfittarono rapidamente. Riuscirono a catturare oltre 600 mila militari italiani, tra soldati, sottufficiali e ufficiali, che vennero deportati nei campi di concentramento in Germania; 45 mila di loro non fecero più ritorno.
Molti reparti dell'esercito italiano, tuttavia, non si arresero e ingaggiarono duri combattimenti. A Roma, per la difesa di Porta San Paolo, granatieri, paracadutisti e civili combatterono fianco a fianco con estremo eroismo. In Grecia, sull'isola di Cefalonia, la Divisione Acqui resistette strenuamente alle forze tedesche. Al termine dei combattimenti, i soldati che si arresero non vennero trattati come prigionieri di guerra, ma furono barbaramente massacrati: le vittime tra le file italiane furono 9.500 soldati su 11.500 e 390 ufficiali su 525. I pochi superstiti riuscirono a salvarsi unendosi alla Resistenza greca.
Anche a Piombino, grazie a furiosi combattimenti, venne vanificato un tentativo di sbarco nazista proveniente dalla Corsica: nello scontro le forze occupanti subirono la perdita di circa 500 uomini tra morti e prigionieri.
Nei giorni successivi all'8 settembre, molti militari italiani sfuggirono alla cattura nascondendosi e dandosi alla macchia. Ben presto, numerosi gruppi organizzati dagli antifascisti che operavano nella clandestinità si rifugiarono in montagna, dando vita alle prime formazioni partigiane.
Il 9 settembre nacque a Roma il C.L.N. (Comitato di Liberazione Nazionale), che chiamò ufficialmente il popolo italiano alla lotta e alla resistenza.
La guerra di liberazione durò 20 mesi, inaugurata dall'insurrezione delle Quattro Giornate di Napoli: qui la popolazione civile insorse con le armi, costringendo i soldati tedeschi ad abbandonare la città e riuscendo a salvare il porto, che era già stato minato per essere distrutto. Da quel momento, in Italia Centrale e al Nord sorsero numerose brigate partigiane di ogni estrazione politica, unite da un unico, grande scopo: porre fine alla guerra, restituire la libertà al popolo italiano e fondare un sistema democratico, riscattando il Paese dal fango in cui il fascismo lo aveva trascinato.
L’8 SETTEMBRE NON FU LA FINE DELLA PATRIA, MA LA SUA RIGENERAZIONE.
La Guerra di Liberazione dal nazifascismo (8 settembre 1943 – 25 aprile 1945) fu un periodo drammatico, segnato dal brutale accanimento delle truppe d'occupazione tedesche e dei collaborazionisti fascisti contro i militari e la popolazione civile.
Nell’Italia centro-settentrionale occupata dai nazifascisti, in seguito alla liberazione di Mussolini, nacque la Repubblica Sociale Italiana, che insieme alle spietate formazioni para-militari (come la Decima Mas, le Brigate Nere e la Guardia Nazionale Repubblicana) fu al servizio dei nazifascisti.
Contro di loro si sollevò l'Italia dei giusti: ex militari scampati alla cattura, giovani renitenti alla leva fascista, antifascisti e antifasciste giovani e meno giovani, in citta', in campagna e in montagna.
La strategia del terrore nazifascista colpì duramente la popolazione inerme, lasciando dietro di sé una scia di stragi impressa nella nostra memoria:
-La fucilazione dei 7 fratelli Cervi
-I 335 trucidati alle Fosse Ardeatine
-L'eccidio di Boves, con ben 189 vittime nel corso dei rastrellamenti
-Le 560 vite spezzate a Sant’Anna di Stazzema, quasi tutti anziani, donne e bambini
-I martiri dei campi e delle fucilazioni di massa a Fossoli (67 vittime) e Fondo Toce (42 vittime)
-Il feroce rastrellamento della Cascina Benedicta sull'Appennino
-L'eroica resistenza nella Battaglia di Megolo
-Il più spietato massacro sul suolo italiano: la strage di Monte Sole e Marzabotto, con 770 civili inermi trucidati, tra cui oltre 200 bambini.
Oltre 46.000 partigiani e patrioti persero la vita in quei 20 mesi per restituirci un Paese libero e democratico. Dietro ognuno di loro c'era una popolazione che scelse di non voltarsi dall'altra parte.
Ogni città, ogni borgo d'Italia ha i suoi martiri. Coltivare la loro memoria non è solo un omaggio al passato, ma un dovere per il nostro futuro.
ANPIMonzaBrianza
Associazione Nazionale Partigiani d'Italia - ANPI