ANPI Sezione di Montorio al Vomano

ANPI Sezione di Montorio al Vomano ANPI Sezione Montorio al Vomano è un'associazione apartitica che si occupa di preservare la memoria e diffondere i valori della Resistenza.

LA NOTTE DELLE MATITE SPEZZATEIl 16 settembre 1976, a La Plata (Argentina), la dittatura civico-militare guidata dal gen...
16/09/2026

LA NOTTE DELLE MATITE SPEZZATE

Il 16 settembre 1976, a La Plata (Argentina), la dittatura civico-militare guidata dal generale Jorge Rafael Videla scatenò una delle operazioni repressive più spietate della storia latinoamericana: *La Noche de los Lápices*.

Il "reato" di un gruppo di studenti liceali tra i 16 e i 18 anni fu di aver preteso il diritto allo studio attraverso il *Boleto Escolar Secundario*, un tesserino per ottenere sconti sui libri e sui trasporti pubblici. Per la giunta fascista, la richiesta di un autobus o di un libro era considerata "attività sovversiva".

Sequestrati nella notte, ragazzi giovanissimi come Claudio de Acha, Horacio Ungaro, María Clara Ciocchini, María Claudia Falcone, Francisco López Muntaner e Daniel Racero vennero inghiottiti nei centri di detenzione clandestini (Arana, Pozo de Banfield).
Subirono sevizie e torture inenarrabili e non fecero mai più ritorno, inghiottiti nel dramma dei 30.000 *desaparecidos*.

I carnefici pensavano di aver spento la loro voce, ma hanno fallito. I sopravvissuti, come Pablo Díaz, hanno trasformato la sofferenza in testimonianza, permettendo di incriminare i responsabili e di raccontare al mondo la spietatezza del terrorismo di Stato.

Come ANPI, ricordiamo questi giovani perché la lotta al fascismo e la difesa dei diritti umani non conoscono confini. Spezzare le matite non è bastato a fermare la scrittura della Storia: il loro esempio vive in chiunque si batte oggi contro l'oppressione, per la giustizia e per la libertà.

¡Las lápices siguen escribiendo!






𝐂’𝐞̀ 𝐜𝐡𝐢 𝐝𝐢𝐬𝐬𝐞 𝐧𝐨. 𝐋𝐚 𝐑𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐈𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐭𝐢 𝐌𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐢In occasione dell'83° anniversario dell'armistizio del...
08/09/2026

𝐂’𝐞̀ 𝐜𝐡𝐢 𝐝𝐢𝐬𝐬𝐞 𝐧𝐨. 𝐋𝐚 𝐑𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐈𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐭𝐢 𝐌𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐢
In occasione dell'83° anniversario dell'armistizio dell'8 settembre 1943, stasera Rai Storia trasmette dalle 21:15 alle 22:15 il documentario realizzato da 3D Produzioni con il patrocinio di ANEI Milano. Il lavoro, firmato da Marco Brando per il soggetto e da Marialuisa Miraglia per regia e sceneggiatura, racconta la scelta di centinaia di migliaia di soldati italiani che rifiutarono di aderire al nazifascismo.

Per chi non riuscisse a vederlo in TV, il filmato resterà disponibile in streaming su RaiPlay per 15 giorni. È inoltre possibile organizzare proiezioni del docufilm in scuole, cinema e circoli scrivendo all'indirizzo [email protected].






Vania Calandrelli

"𝑫𝑨 𝑺𝑶𝑳𝑰 𝑵𝑶𝑵 𝑪𝑬 𝑳𝑨 𝑭𝑨𝑪𝑪𝑰𝑨𝑴𝑶 𝑷𝑰𝑼̀"La tragedia della famiglia di Pietralata, a Roma, dove due genitori si sono tolti la vi...
04/09/2026

"𝑫𝑨 𝑺𝑶𝑳𝑰 𝑵𝑶𝑵 𝑪𝑬 𝑳𝑨 𝑭𝑨𝑪𝑪𝑰𝑨𝑴𝑶 𝑷𝑰𝑼̀"

La tragedia della famiglia di Pietralata, a Roma, dove due genitori si sono tolti la vita insieme alla loro bambina di 5 anni affetta da una grave disabilità, lascia uno sconcerto profondo. Ma soprattutto, lascia una domanda a cui non possiamo sottrarci.
Quella frase incisa nei biglietti d'addio «Da soli non ce la facciamo» non è solo il grido di disperazione di una famiglia. È la condanna di un modello di società che sta sgretolando i legami comunitari e lasciando i più fragili nell'isolamento assoluto.

Per l'ANPI l'antifascismo è attuazione quotidiana della Costituzione: solidarietà, giustizia sociale e cura delle persone.

L'Articolo 3 della nostra Costituzione parla chiaro: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana». Quando uno Stato sociale arretra, quando la cura e la disabilità vengono delegate interamente al peso economico e psicologico delle singole famiglie, la Costituzione viene tradita.
Non possiamo accettare che la solitudine diventi una sentenza. Dobbiamo ricostruire comunità capaci di posare lo sguardo sull'altro, di intercettare il dolore invisibile e di pretendere servizi pubblici, assistenza e dignità per tutti.
Nessuno deve più sentirsi solo. Nessuno deve più pensare che non ci sia alternativa.



"𝐏𝐞𝐫 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐝𝐢 𝐯𝐞𝐧𝐭’𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐢𝐥 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐦𝐞 𝐟𝐚𝐬𝐜𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐚𝐯𝐞𝐯𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐢𝐛𝐢𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐞𝐬𝐩𝐨𝐫𝐫𝐞 𝐬𝐢𝐦𝐛𝐨𝐥𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐟𝐨𝐬𝐬𝐞𝐫𝐨 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐧𝐝𝐮𝐜𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢 𝐚𝐥 𝐟𝐚𝐬𝐜𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐬𝐭...
31/08/2026

"𝐏𝐞𝐫 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐝𝐢 𝐯𝐞𝐧𝐭’𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐢𝐥 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐦𝐞 𝐟𝐚𝐬𝐜𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐚𝐯𝐞𝐯𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐢𝐛𝐢𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐞𝐬𝐩𝐨𝐫𝐫𝐞 𝐬𝐢𝐦𝐛𝐨𝐥𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐟𝐨𝐬𝐬𝐞𝐫𝐨 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐧𝐝𝐮𝐜𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢 𝐚𝐥 𝐟𝐚𝐬𝐜𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐨, 𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐞𝐫𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐩𝐫𝐨𝐢𝐛𝐢𝐭𝐨 𝐜𝐞𝐥𝐞𝐛𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐏𝐫𝐢𝐦𝐨 𝐌𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨."
🌹
Non dimentichiamo cosa è stato il fascismo.

Grazie Archivio Fotografico Montoriese.



IL PRIMO MAGGIO DI FINE ANNI '40

Partendo dai racconti di Lucio Nallira, memoria storica montoriese, uomo di cultura e grande attivista del Partito Comunista della sezione locale, e con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, ho provato a ricostruire uno dei cortei che sfilavano per le vie del paese la notte del Primo di Maggio e che portavano “in processione” la falce e martello.

Per più di vent’anni il regime fascista aveva proibito di esporre simboli che non fossero riconducibili al fascismo stesso, e per tutti quegli anni era stato proibito celebrare il Primo Maggio, per cui possiamo solo immaginare l’entusiasmo e la voglia di libertà che spingevano uomini e donne, operai, artigiani e contadini a sfilare con quella gigantesca falce e martello.

Ricordiamo che la stessa fu costruita proprio a questo scopo, e solo diversi anni dopo venne installata nel muraglione sul Vomano.
Forse la ricostruzione è un po fantasiosa, ma mi interessava poter contribuire a trasmettere l’atmosfera che ci poteva essere durante il corteo.

Questa è la storia raccontatami da Lucio Nallira:
"La grande falce e martello, alta più di 3 metri, fu realizzata intorno al 1948 a Montorio al Vomano dai giovani fabbri Bruno e Lenin Di Donatantonio, sull’idea e con la collaborazione di alcuni attivisti della locale sezione del Partito Comunista, tra i quali Walter Santarelli. Fu costruita in lastre di metallo, sagomate e saldate, e verniciata di rosso vermiglio.

Si decise di realizzarla nell’immediato dopoguerra, in un periodo di grande confronto politico tra Partito Comunista e Democrazia Cristiana, alla vigilia di elezioni amministrative, dove a Montorio i comunisti e i socialisti si unirono in una unica lista per fronteggiare i democristiani: all’epoca il Partito Comunista aveva come simbolo falce, martello e stella, i socialisti invece una falce e martello poggiata su un libro aperto.
Quindi la lista si presentò alle elezioni con i due elementi comuni ai due partiti: la falce e il martello.

Essa però all’inizio non era posizionata sul muraglione sul fiume Vomano, come avvenne più tardi, ma ogni 30 aprile, e per diversi anni, veniva portata sulla sommità del Colle di Montorio e issata in piedi e molto visibile da qualunque punto del paese, anche perché vi era un attivista del partito che veniva e che lavorava nelle centrali della Terni, il quale provvedeva ad illuminarla con dei grandi e potenti fari.

Il simbolo era stato verniciato di rosso brillante, quindi molto ben visibile. Veniva portata quindi sul Colle, come detto, ogni 30 aprile per i grandi festeggiamenti per la ricorrenza del 1° Maggio, festa dei lavoratori, e li rimaneva per altri tre giorni, fino al 3 di maggio.
Il 1° Maggio era allora una festa molto sentita da tutta la popolazione e vi erano numerose iniziative.

La sera del 30 aprile, poco prima della mezzanotte, nei pressi della falce e martello posizionata nella parte alta del paese, si radunava una grande folla di lavoratori e attivisti dei partiti di sinistra; da li partiva un grande corteo che girava per le strade di Montorio inneggiando canti delle lotte sindacali e della tradizione della sinistra italiana e internazionale.

Molto singolare era una canzone che veniva cantata sull’aria del Va Pensiero di Verdi ma con il testo cambiato con parole inneggianti alle lotte del lavoro.
Dopo il 3 maggio il simbolo veniva riposto in un magazzino, non specificato, per essere tirato fuori l’anno successivo".

Ricordo molto bene che Lucio mi raccontò la storia con enfasi ed entusuiasmo, quasi con commozione, addirittura cantandomi il Va Pensiero con le parole del testo cambiato, che ricordava perfettamente, come si faceva in quel corteo.

Un vero peccato non averle potute trascrivere.

𝐔𝐧𝐚 𝐟𝐨𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚: 𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚.Ringraziamo Angelo Di Donatantonio per aver condiviso con noi questa bellissima e...
25/08/2026

𝐔𝐧𝐚 𝐟𝐨𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚: 𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚.

Ringraziamo Angelo Di Donatantonio per aver condiviso con noi questa bellissima e preziosa fotografia della sua famiglia.

Nella foto:
da sinistra in alto: Pasquale Di Donatantonio e Mario Di Donatantonio.
Al centro: Lucia Modesti, Franceschina Di Donatantonio, Costanza (moglie di Pasquale), Angelo Di Donatantonio e Serafino Di Donatantonio.

Sullo sfondo si intravede la Falce e Martello costruita nella bottega artigiana della famiglia, un simbolo che custodisce la storia delle lotte dei lavoratori che, dopo il buio del fascismo, hanno lottato per conquistare diritti, dignità e democrazia per il nostro Paese. Una memoria familiare che si fa memoria collettiva e che merita di essere difesa.

Ancora grazie di cuore ad Angelo Di Donatantonio per questa bellissima testimonianza.

Aggiungiamo a questi post il link di un preziosissimo contributo di Archivio Fotografico Montoriese che non ringrazieremo mai abbastanza per il lavoro che svolge.

https://www.facebook.com/share/p/1Eo7xqnK3F/




𝑹𝑰𝑴𝑶𝑺𝑺𝑨 𝑳𝑨 𝑭𝑨𝑳𝑪𝑬 𝑬 𝑴𝑨𝑹𝑻𝑬𝑳𝑳𝑶 𝑫𝑬𝑳 𝑽𝑶𝑴𝑨𝑵𝑶.𝑳𝑨 𝑵𝑶𝑺𝑻𝑹𝑨 𝑺𝑻𝑶𝑹𝑰𝑨 𝑺𝑰 𝑪𝑼𝑺𝑻𝑶𝑫𝑰𝑺𝑪𝑬, 𝑵𝑶𝑵 𝑺𝑰 𝑪𝑨𝑵𝑪𝑬𝑳𝑳𝑨.Nella giornata di oggi è stato ri...
19/08/2026

𝑹𝑰𝑴𝑶𝑺𝑺𝑨 𝑳𝑨 𝑭𝑨𝑳𝑪𝑬 𝑬 𝑴𝑨𝑹𝑻𝑬𝑳𝑳𝑶 𝑫𝑬𝑳 𝑽𝑶𝑴𝑨𝑵𝑶.
𝑳𝑨 𝑵𝑶𝑺𝑻𝑹𝑨 𝑺𝑻𝑶𝑹𝑰𝑨 𝑺𝑰 𝑪𝑼𝑺𝑻𝑶𝑫𝑰𝑺𝑪𝑬, 𝑵𝑶𝑵 𝑺𝑰 𝑪𝑨𝑵𝑪𝑬𝑳𝑳𝑨.

Nella giornata di oggi è stato rimosso il simbolo in metallo della falce e martello, collocato sul muraglione del fiume Vomano.
Rimozione eseguita in attuazione di un'Ordinanza Sindacale.

Come Sezione ANPI di Montorio al Vomano, intendiamo offrire alla cittadinanza una ricostruzione storico-documentaristica per dare il giusto valore a un oggetto che fa parte della memoria collettiva del nostro paese.

Quella grande "falce e martello", alta tra i 3 e i 4 metri, non è un "elemento abusivo", ma una importante testimonianza di storia locale.

Una storia che parte dal 1948.
Secondo i ricordi orali raccolti prima della sua scomparsa da Lucio Nallira, memoria storica montoriese, l’opera fu realizzata intorno al 1948 dai giovani fabbri Bruno e Lenin Di Donatantonio insieme ad alcuni attivisti locali, tra cui Walter Santarelli.

Nacque nell’immediato dopoguerra alla vigilia delle elezioni amministrative, quando il Partito Comunista e il Partito Socialista si unirono in un'unica lista: scelsero come simbolo proprio la falce e il martello, gli elementi d'unione tra le due forze politiche.

Realizzata in lastre di metallo saldate e verniciata di rosso vermiglio, per anni non è rimasta sul muro del fiume.
Ogni 30 aprile, in occasione della Festa dei Lavoratori, veniva portata sulla sommità del Colle di Montorio (dove oggi sorge la croce luminosa). Lì veniva illuminata con potenti fari da un operaio delle centrali della Terni e rimaneva visibile a tutto il paese fino al 3 maggio, mentre la sera del 30 aprile partivano i cortei dei lavoratori che cantavano inni sulle note del Va' Pensiero di Verdi.

Solo verso la metà degli anni ’50 fu posizionata dal maniscalco Serafino Di Donatantonio sul muraglione contiguo alla sua abitazione sul Vomano, dove per decenni è stata curata e conservata, visibile anche per chi attraversava il ponte della SS80.

Vogliamo sottolineare che non si tratta solo di salvaguardare un documento storico, ma anche di avere rispetto.

Rispetto per uomini e donne di Montorio, ormai scomparse, che nell'immediato dopoguerra credevano in una politica fatta di passione, di sacrifici e di dignità.
Un'epoca in cui le forze politiche portavano avanti un sogno collettivo di riscatto e ricostruzione, spinto da ideali puri per cui valeva la pena impegnarsi e lottare insieme.

𝐂𝐡𝐢𝐞𝐝𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐢 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐢 𝐩𝐚𝐝𝐫𝐢 𝐞 𝐢 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐢 𝐧𝐨𝐧𝐧𝐢, 𝐩𝐞𝐫 𝐢 𝐥𝐨𝐫𝐨 𝐢𝐝𝐞𝐚𝐥𝐢 antifascisti 𝐝𝐢 𝐜𝐮𝐢 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐨𝐫𝐠𝐨𝐠𝐥𝐢𝐨𝐬𝐢!

Prendiamo atto che la rimozione è stata motivata da ragioni di pubblica incolumità.
Tuttavia, la stessa Ordinanza stabilisce chiaramente:

Il divieto assoluto di distruzione, smaltimento o alienazione del manufatto;

L'obbligo di trasferimento e custodia presso un deposito comunale idoneo;

Che la misura non pregiudica le successive decisioni circa la sua conservazione o ricollocazione.

La passione, la fatica e i sogni di chi ha creduto in un mondo più giusto non possono finire dimenticati nell'ombra di un magazzino o peggio ve**re rottamati.

𝑹𝒆𝒏𝒅𝒆𝒓𝒆 𝒐𝒎𝒂𝒈𝒈𝒊𝒐 𝒂 𝒒𝒖𝒆𝒍 𝒎𝒂𝒏𝒖𝒇𝒂𝒕𝒕𝒐 𝒔𝒊𝒈𝒏𝒊𝒇𝒊𝒄𝒂 𝒑𝒐𝒓𝒕𝒂𝒓𝒆 𝒓𝒊𝒔𝒑𝒆𝒕𝒕𝒐 𝒂𝒍𝒍𝒆 𝒏𝒐𝒔𝒕𝒓𝒆 𝒓𝒂𝒅𝒊𝒄𝒊 𝒆 𝒂 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒊 𝒄𝒐𝒍𝒐𝒓𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒉𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒔𝒑𝒆𝒔𝒐 𝒍𝒂 𝒗𝒊𝒕𝒂 𝒑𝒆𝒓 𝒍𝒂 𝒍𝒊𝒃𝒆𝒓𝒕𝒂̀ 𝒆 𝒊𝒍 𝒍𝒂𝒗𝒐𝒓𝒐.

L'ANPI chiede formalmente al Comune di conoscere il luogo di custodia del manufatto e contestualmente un'iniziativa per il restauro e la valorizzazione del manufatto storico.

La memoria ci appartiene, non restiamo indifferenti.

(Nei commenti la ricostruzione storica completa dettata da Lucio Nallira e la foto d'epoca dell'Arch. Luigi Santarelli)



Comune di Montorio al Vomano

CGIL Teramo

Sul Centro di oggi.
17/08/2026

Sul Centro di oggi.

𝑰𝑳 𝑪𝑶𝑹𝑨𝑮𝑮𝑰𝑶 𝑫𝑰 𝑼𝑵 "𝑵𝑶".𝑰𝑳 𝑽𝑨𝑳𝑶𝑹𝑬 𝑫𝑬𝑳𝑳𝑨 𝑴𝑬𝑴𝑶𝑹𝑰𝑨: 𝑨 𝑪𝑬𝑺𝑨𝑪𝑨𝑺𝑻𝑰𝑵𝑨 𝑳𝑨 𝑷𝑰𝑬𝑻𝑹𝑨 𝑫’𝑰𝑵𝑪𝑰𝑨𝑴𝑷𝑶 𝑷𝑬𝑹 𝑨𝑹𝑵𝑶𝑳𝑭𝑶 𝑪𝑨𝑳𝑨𝑵𝑫𝑹𝑬𝑳𝑳𝑰 🌹Oggi, come S...
16/08/2026

𝑰𝑳 𝑪𝑶𝑹𝑨𝑮𝑮𝑰𝑶 𝑫𝑰 𝑼𝑵 "𝑵𝑶".
𝑰𝑳 𝑽𝑨𝑳𝑶𝑹𝑬 𝑫𝑬𝑳𝑳𝑨 𝑴𝑬𝑴𝑶𝑹𝑰𝑨: 𝑨 𝑪𝑬𝑺𝑨𝑪𝑨𝑺𝑻𝑰𝑵𝑨 𝑳𝑨 𝑷𝑰𝑬𝑻𝑹𝑨 𝑫’𝑰𝑵𝑪𝑰𝑨𝑴𝑷𝑶 𝑷𝑬𝑹 𝑨𝑹𝑵𝑶𝑳𝑭𝑶 𝑪𝑨𝑳𝑨𝑵𝑫𝑹𝑬𝑳𝑳𝑰 🌹

Oggi, come Sezione ANPI di Montorio, abbiamo vissuto un momento di profonda commozione e di straordinario valore civile a Cesacastina, nel Comune di Crognaleto. Insieme alla comunità, al Sindaco Orlando Persia e ai tanti cittadini presenti, ci siamo stretti attorno alla famiglia Calandrelli per la posa della Pietra d’Inciampo dedicata all'Internato Militare Arnolfo Calandrelli

Arnolfo fu uno dei 600.000 Internati Militari Italiani (IMI) che, all’indomani dell’8 settembre 1943, trovarono la forza e la dignità di dire un NO fermo e intransigente al fascismo e al nazismo. Un "no" detto nel buio e nella solitudine della deportazione, rifiutando di imbracciare le armi al fianco degli oppressori. La loro è stata a tutti gli effetti una Resistenza senza armi, fatta di privazioni, fame, lavoro forzato e pagata da Arnolfo con il sacrificio della vita nel lager di Hemer.

Se oggi questa storia parla di nuovo a tutti noi, lo dobbiamo allo straordinario impegno e alla tenacia della sua famiglia. I nipoti non hanno mai smesso di cercare, di scavare tra i documenti e di pretendere verità, fino a ritrovare i suoi resti a Francoforte e a riportarlo a casa nel 2011.
La dedica di questa Pietra d'Inciampo rappresenta il giusto compimento di questo lungo cammino di amore e di memoria.

Da oggi anche Cesacastina entra ufficialmente a far parte del più grande monumento diffuso d'Europa. Questa pietra dorata incastonata a terra è un presidio vivo per la nostra comunità: costringe chiunque vi passi davanti a "inciampare" con il pensiero e ad abbassare lo sguardo per leggere il nome di Arnolfo, compiendo così un inchino simbolico di rispetto verso chi è caduto per la nostra libertà.

Come ANPI raccogliamo con orgoglio e responsabilità l'insegnamento di Arnolfo e la testimonianza della sua famiglia: il coraggio delle proprie idee e la fedeltà alla propria coscienza sono fari che dobbiamo continuare a difendere ogni giorno.








Vania Calandrelli

Condividiamo il saluto resistente di Giovanni Bloisi, ciclista della memoria, che oggi con la sua bicicletta è a Sant'An...
12/08/2026

Condividiamo il saluto resistente di Giovanni Bloisi, ciclista della memoria, che oggi con la sua bicicletta è a Sant'Anna di Stazzema.
Grazie Giovanni!

https://www.ciclistadellamemoria.com/

“I nazisti sbatterono fuori le pecore da una stalla e fecero entrare noi. Mamma mi nascose in una nicchia dietro la port...
12/08/2026

“I nazisti sbatterono fuori le pecore da una stalla e fecero entrare noi. Mamma mi nascose in una nicchia dietro la porta. ‘Non ti muovere per niente al mondo’, mi disse. Le scaricarono un mitra addosso. Era ferita alla testa ma trovò la forza per scagliare uno zoccolo verso un soldato che stava per scoprirmi. Morì. Morirono tutti. Poi aprirono i lanciafiamme sulla paglia e sui cadaveri e ci diedero fuoco.
Mi tirarono fuori da lì bruciato e vivo per caso.

All’ospedale dissero che non c’era più niente da fare, avevo ustioni di terzo grado e i polmoni scoperti. Allora zia Lola mi portò in un convento di suore di Marina di Pietrasanta e ci rimasi più di un anno. Mi mettevano al sole per curarmi le piaghe e facevano di tutto per tenermi le mosche lontane. Un giorno del 1945 bussarono alla porta. Era il mio babbo, un alpino finito prigioniero in Russia, di cui non sapevamo più niente. In mezzo a tanto dolore, fu bellissimo.

Se mamma avesse una tomba tutta sua io e papà accanto al nome avremmo messo questa foto. Invece quando riesumarono i resti dalla grande fossa comune dove i tedeschi avevano ammassato le vittime di Sant’Anna di Stazzema, trovarla in quel macello di ossa bruciate fu impossibile. Ci provai anche io, che allora avevo solo 10 anni, ma fu inutile.

A Sant’Anna dal 1945 ci torno due volte all’anno, il 2 novembre e il 12 agosto. Non smisi nemmeno quando nacquero i miei figli. Me li caricavo sulle spalle e con mia moglie prendevo la mulattiera che quel giorno del 1943 percorsi con la mamma. Oggi ci porto i ragazzi delle scuole.”

- La storia raccontata al Corriere di Mario Marsili, uno dei pochi superstiti ancora in vita di una delle peggiori stragi della Seconda guerra mondiale, quella di Sant’Anna di Stazzema, avvenuta il 12 agosto 1944.
560 civili uccisi, di cui solo 393 identificati.



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Montorio Al Vomano
64046

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