MoVimento 5 Stelle Montescaglioso

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C'è un "esame "che in Italia manda nel panico la Presidente del Consiglio.Si chiama "patentino antifascista" e per parte...
14/06/2026

C'è un "esame "che in Italia manda nel panico la Presidente del Consiglio.

Si chiama "patentino antifascista" e per partecipare alla fiera "Più libri più liberi" un editore dovrebbe ottenerlo firmando una dichiarazione.

Il contenuto della dichiarazione, tenetevi forte, è più o meno questo: aderisco ai principi antifascisti.

Apriti cielo.

Poco fa Giorgia Meloni ha afferrato il telefono, è partita in quarta e su X ha gridato al regime: "È così che la sinistra concepisce la libertà di pensiero: sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire, se pensi quello che loro pensano, se leggi quello che loro considerano consono".

E ha continuato, sempre più ispirata: la richiesta di proclamarsi antifascisti sarebbe "la cancellazione delle idee non di sinistra", "un vecchio vizio della sinistra".

Gran finale a effetto: "Si chiama, banalmente, censura. E la censura è incompatibile con qualsiasi società democratica".

Ora, a parte che non si sa bene cosa c'entri la sinistra con la Fiera nazionale della piccola e media editoria, avete contato quante volte ha infilato la parola "sinistra"? Ed è tutto lì il trucco. Nella testa di una Presidente che ogni anno celebra un fucilatore di partigiani, l'antifascismo è roba di sinistra, una bandiera di partito, una scocciatura ideologica da avversari.

E invece l'antifascismo ha un significato solo, lo stesso da sempre: democrazia. Il contrario del fascismo si chiama democrazia.

È pure scritto, guarda un po', in un libretto che la Presidente dovrebbe conoscere a memoria e su cui ha giurato il giorno dell'insediamento, quando ha promesso "di osservare lealmente la Costituzione". Scritta da chi il fascismo lo aveva combattuto in galera, al confino, in montagna. Antifascista dalla prima riga all'ultima.

Quindi il "patentino antifascista", cara (si fa per dire) Presidente, lo ha già firmato lei, per prima, davanti a tutti. Si chiama Costituzione.

Se mentre giurava di esserne fedele sentiva un certo imbarazzo allo stomaco, il problema era suo: poteva farsi da parte invece di promettere lealtà a ideali che reputa "censura".

Resta una sola domanda, semplice. Se davvero nessuno di voi è fascista, quella firma costa cinque secondi. E allora perché l'antifascismo vi fa ve**re l'orticaria?


Abolizione del suffragio universale

Un giovanissimo Enrico Berlinguer viene arrestato il 13 gennaio 1944 e finisce dietro le sbarre del carcere di San Sebas...
13/06/2026

Un giovanissimo Enrico Berlinguer viene arrestato il 13 gennaio 1944 e finisce dietro le sbarre del carcere di San Sebastiano, a Sassari. Ha 21 anni. Non è il leader comunista che milioni di italiani imparano a conoscere nei decenni successivi. Non è ancora il segretario del PCI. È un ragazzo che vive in una Sardegna attraversata dalla fame.

La guerra non è finita. L’isola è lontana dal fronte, ma la popolazione fa i conti con la scarsità di cibo, i prezzi che salgono e i magazzini vuoti. Tra il 12 e il 13 gennaio la rabbia esplode nelle strade di Sassari. Migliaia di persone assaltano forni e depositi alimentari. La protesta si trasforma in sommossa.

Tra i fermati c’è anche Berlinguer. Le autorità lo considerano uno dei giovani militanti che hanno partecipato all’agitazione politica che precede le manifestazioni. Per lui si aprono le porte del carcere.

La scena colpisce ancora oggi. Il figlio di una delle famiglie più conosciute della città, nipote di notabili e figlio dell’avvocato Mario Berlinguer, condivide la sorte di una popolazione esasperata dalla miseria. La sua storia politica nasce qui, molto prima delle grandi piazze, delle campagne elettorali e dei congressi.

Berlinguer resta detenuto fino al 25 aprile 1944. Quando esce dal carcere non è ancora una figura nazionale, ma qualcosa è cambiato. L’incontro diretto con una Sardegna affamata e con il disagio sociale lascia un segno profondo nella sua formazione politica.

Quarant’anni dopo, nel giugno del 1984, milioni di persone accompagnano il suo funerale. L’immagine che resta nella memoria collettiva è quella del segretario del PCI colpito dal malore di Padova. Eppure una parte della sua storia comincia molto prima, in una Sassari piegata dalla guerra, quando un ragazzo di 21 anni entra in carcere e ne esce con la convinzione che la politica debba occuparsi prima di tutto degli ultimi.

𝑪𝒍𝒂𝒖𝒅𝒊𝒐 𝑪𝒉𝒊𝒔𝒖

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𝗡𝗮𝘁𝘂𝘇𝘇𝗶, 𝗶𝗹 𝗺𝗼𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗶𝗺𝗯𝗼𝘁𝘁𝗶𝘁𝗼 𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗥𝗲𝗴𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗮𝗿𝗿𝗶𝘃𝗮 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗿𝗲 𝗱𝗼𝗽𝗼 La vicenda Natuzzi riporta al centro una domanda che B...
10/06/2026

𝗡𝗮𝘁𝘂𝘇𝘇𝗶, 𝗶𝗹 𝗺𝗼𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗶𝗺𝗯𝗼𝘁𝘁𝗶𝘁𝗼 𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗥𝗲𝗴𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗮𝗿𝗿𝗶𝘃𝗮 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗿𝗲 𝗱𝗼𝗽𝗼

La vicenda Natuzzi riporta al centro una domanda che Bardi e l’assessore Cupparo continuano a rinviare: quale futuro industriale vogliamo costruire per la Basilicata?

Il mobile imbottito è stato uno dei distretti in cui il Sud ha saputo costruire manifattura, qualità, lavoro e competenze. Oggi quel patrimonio rischia di essere ulteriormente svuotato, con la chiusura di stabilimenti tra Puglia e Basilicata e il trasferimento di produzioni verso Paesi dove produrre costa meno (e questo è il prezzo di un mercato deregolamentato, entro una economia liberista).

Siamo di fronte all’ennesimo caso di delocalizzazione produttiva che rischia di scaricare sulle lavoratrici e sui lavoratori il prezzo di scelte aziendali orientate quasi esclusivamente alla riduzione dei costi. A loro va la nostra piena solidarietà.

Ma la solidarietà non basta. Il Governo deve interve**re con urgenza per tutelare occupazione e produzione nei territori. Non è accettabile continuare a perdere pezzi di manifattura strategica nel Mezzogiorno senza una risposta industriale adeguata.

Le crisi stanno diventando strutturali. Il Mezzogiorno continua a competere con Paesi che hanno costi più bassi, infrastrutture migliori, energia più conveniente, burocrazia più leggera e politiche industriali più aggressive. In questo scenario, il Governo nazionale dovrebbe costruire condizioni reali di competitività per le regioni meridionali (e gli ingenti fondi del PNRR a questo dovevano servire), invece di convocare tavoli quando le crisi sono già esplose.

Ma anche la Basilicata non può chiamarsi fuori. La Regione arriva sempre dopo: dopo il mobile imbottito, dopo Stellantis, dopo CallMat, dopo Favorit, dopo SmartPaper, dopo ogni segnale di cedimento di un sistema produttivo.

Da anni chiediamo una visione industriale regionale, senza dover procedere puntualmente per emergenze, comunicati e rincorse.

Oggi dovremmo chiederci perché un gruppo cinese in forte crescita come Leapmotor, sbarca nel mercato Europeo con il supporto di Stellantis, guardando alla Spagna per nuovi investimenti produttivi. Fino a dieci anni fa non sarebbe stato affatto scontato, considerando la crisi profonda che quel Paese aveva attraversato. Eppure la Spagna ha scelto di costruire, nel tempo, una strategia industriale fondata su transizione energetica, investimenti pubblici, infrastrutture e condizioni più favorevoli per chi produce e assume.

Il risultato è che oggi, tra i vari vantaggi, offre energia a costi più competitivi. Questo è il punto: la competitività non nasce per caso e non si improvvisa quando una crisi è già esplosa.

È questo il tipo di strategia che chiediamo da tempo al presidente Bardi e alla sua giunta di centrodestra. In Basilicata, invece, si continua a indicare il Bonus Gas come la grande politica capace di trasformare la Regione nel cosiddetto “Hub energetico”, senza costruire attorno a quel racconto una vera politica industriale.

Nessun distretto produttivo può reggere per anni solo con ammortizzatori sociali, tavoli di crisi e promesse di rilancio. Se nel frattempo non si creano le condizioni per produrre, innovare e competere, la delocalizzazione smette di essere un rischio e, purtroppo, diventa l’esito più prevedibile.

Alessia Araneo , Viviana Verri

AVVISO AI NAVIGANTI: DA OGGI QUERELO Proprio mentre il Governo colleziona un fallimento dopo l'altro, guarda caso si mol...
09/06/2026

AVVISO AI NAVIGANTI: DA OGGI QUERELO

Proprio mentre il Governo colleziona un fallimento dopo l'altro, guarda caso si moltiplicano le calunnie a mezzo stampa, tv e social sulla gestione Covid, in particolare da parte degli organi di stampa controllati da parlamentari della maggioranza come Angelucci. Per non parlare di trasmissioni tv costruite ad arte per rilanciare queste diffamazioni.

Pur di attaccare il sottoscritto, stanno rimestando nel fango ritirando fuori vecchie menzogne su miei presunti “soci”, “colleghi”, “sistemi”. Il meccanismo che hanno costruito è sempre lo stesso. Gli esponenti di Fratelli d’Italia stanno irresponsabilmente strumentalizzando i lavori della Commissione Covid (quella che lo stesso presidente Lisei di Fdi definì “un circo”) pur di insinuare un “collegamento” tra me, quando ero presidente del Consiglio, e avvocati che sarebbero a me riconducibili e che avrebbero prestato attività di consulenza legale con imprese che avrebbero fornito o tentato di fornire materiali e strumenti di protezione durante il periodo Covid.

Sono questioni su cui la magistratura ha già ampiamente indagato, sin qui senza nessun esito, e dalle quali non sono mai stato sfiorato. Ma Fdi e la loro stampa amica non si rassegnano. E quindi a tutti loro dico: potete continuare per dieci anni, vent’anni, trent’anni, ma non troverete mai una mia attività illecita. Quelli che continuate a chiamare soci, non sono mai stati miei soci. Non ho mai avuto un rapporto societario, né mai patti associativi di fatto o di diritto con gli avvocati contro cui vi state accanendo pensando di mettermi in difficoltà o con altri avvocati.

Non solo non ho avuto rapporti societari o associativi con questi e altri avvocati prima del mio impegno pubblico, ma da quando sono in politica ho sempre tenuto ben distinte le mie attività istituzionali rispetto a tutti, e ripeto “tutti”, i professionisti con cui in passato mi sono anche occasionalmente incrociato durante la mia attività professionale.

Cari esponenti di Fratelli d’Italia, che tanto vi state ingegnando per rimestare nel fango, sappiate che per me la politica va rigorosamente distinta dall’affarismo: è questa la necessaria premessa per restituire dignità alla politica e credibilità alla classe politica.

So che per voi questo è difficile da comprendere - penso al caso Delmastro e al verminaio della vostra giunta siciliana, a tacer d’altro -, ma dovete farvene una ragione. Non siamo tutti uguali. E saranno i cittadini a decidere da quale parte stare.

Ma veniamo allo specifico caso dell’avvocato Di Donna. Già nel 2022 in una intervista a Report avevo chiarito che quando ho chiuso lo studio, appena prima di diventare Presidente del Consiglio, ho disdetto il contratto di affitto, ho mandato una lettera a tutti i miei clienti rassegnando le dimissioni dall’incarico senza peraltro suggerire, né per iscritto né oralmente, a quale altro avvocato rivolgersi. Non so nulla delle attività professionali svolte dall’avvocato Di Donna, né delle attività legali svolte da altri avvocati. Ripeto ancora una volta che non ho mai incontrato né scambiato informazioni con questi avvocati durante la mia Presidenza del Consiglio. Chiarisco, inoltre, che con tutte le strutture pubbliche che hanno lavorato per salvare il Paese durante la pandemia, che si tratti della Protezione civile diretta da Borrelli o della struttura commissariale coordinata da Arcuri o altre ancora, non ho mai parlato di avvocati o imprenditori che potevano essere coinvolti nella fornitura di materiali o servizi.

Cari esponenti di Fratelli d’Italia rassegnatevi: non troverete mai nessun funzionario pubblico che potrà testimoniare di un mio interessamento diretto o indiretto, generico o specifico, su imprese o consulenti che abbiano avuto rapporti con l’amministrazione pubblica.

Tutte queste informazioni sono ben disponibile a riferirle anche in Commissione Covid come persona informata sui fatti e questa mia disponibilità l’ho anticipata sin dall'inizio ai Presidenti di Camera e Senato.

Ma veniamo invece al punto di novità. Dal momento che i chiarimenti sopra riassunti li ho detti e ridetti, ma alcuni giornali e trasmissioni tv continuano a ignorarli, calunniandomi, informo tutti che da oggi ho deciso di agire.

Tante volte molti cittadini mi hanno detto che sbaglio a non querelare di fronte a bugie palesi e campagne diffamatorie contro la mia persona costruite a tavolino. Sin qui non l’ho mai fatto, né da Presidente del Consiglio né da leader di partito, in omaggio alla libertà di stampa e di informazione. Ho pensato così di dare un mio piccolo contributo per promuovere un clima di maggiore correttezza nei rapporti tra politica e organi di informazione.

Purtroppo, però, è stata superata una linea rossa e di fronte a campagne mediatiche che rilanciano denigrazioni e diffamazioni sono costretto a dover difendere la mia reputazione e il lavoro che ho svolto per il Paese.

Non farò mai come l’attuale Presidente del Consiglio che si sottrae alle domande e rispetterò sempre il lavoro giornalistico quando indirizzato a informare. Ma da oggi chi persevera nella calunnia sarà querelato e, tengo a chiarirlo per massima trasparenza, verrà querelato non solo per l’oggi ma anche per tutte le falsità diffuse negli ultimi anni.

Allo stesso modo, mi rivolgo agli esponenti di Fratelli d’Italia: cari leoni e leonesse dimostrate di avere un briciolo di onore e un pizzico di coraggio, smettete di nascondervi dietro l’immunità parlamentare, rinunciate ad essa così potremo confrontarci in Tribunale e lasceremo che sia un giudice a decidere se la vostra è legittima critica politica o vile diffamazione.

Giuseppe Conte

La Sardegna allarga la rete sanitaria incassando i fondi europei: aperte decine di nuove strutture sul territorioLa Regi...
05/06/2026

La Sardegna allarga la rete sanitaria incassando i fondi europei: aperte decine di nuove strutture sul territorio

La Regione supera i traguardi fissati dal piano nazionale di ripresa e resilienza. Attivate cinquantanove case della comunità e diciassette piccoli presidi ospedalieri per alleggerire il carico sui grandi reparti.
​La sanità sarda accelera e va oltre gli obiettivi fissati da Bruxelles per il rilancio post-pandemia. I documenti ufficiali firmati lo scorso primo di giugno dalla Direzione generale della Sanità certificano infatti il completamento e la definitiva attivazione di cinquantanove case della comunità e diciassette ospedali di comunità. I numeri diffusi superano nettamente le quote previste in origine dagli accordi legati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il maxi programma di finanziamenti noto con l'acronimo PNRR, che fissava la soglia minima a cinquanta presidi territoriali e tredici strutture ospedaliere intermedie. Il sorpasso sulle stime iniziali è stato reso possibile grazie a un aggiornamento della programmazione approvato dalla giunta nel corso del 2026, un'operazione tecnica di "overbooking" che ha permesso di stanziare risorse aggiuntive per allargare ulteriormente la rete dei servizi a disposizione dei cittadini.
​Le nuove sedi sono state concepite per rivoluzionare l'accesso alle cure, cercando di smaltire le code nei grandi ospedali e garantendo una continuità tra l'assistenza medica e i servizi sociali.

Le case della comunità funzionano come un punto di riferimento primario, raggruppando all'interno dello stesso edificio i medici di famiglia, i pediatri, gli specialisti ambulatoriali e gli infermieri, tutti supportati dai vari uffici amministrativi. Gli ospedali di comunità, invece, rappresentano una soluzione ponte che si colloca esattamente a metà strada tra le cure a domicilio e il ricovero tradizionale. Queste specifiche strutture ospitano pazienti che hanno superato la fase acuta o che necessitano di assistenza a bassa intensità clinica, offrendo un letto sicuro per il periodo di stabilizzazione e contribuendo in modo diretto a ridurre la piaga dei ricoveri impropri. Tutte le strutture attivate risultano già interconnesse a livello informatico e sono state fornite delle attrezzature mediche avanzate richieste dai rigidi standard del Ministero della Salute e dall'Unità di Missione per il PNRR.

​La trasformazione della mappa sanitaria territoriale ha richiesto un massiccio esborso di fondi pubblici. Per le case della comunità sono stati impiegati oltre settantatré milioni e seicentomila euro di stanziamenti europei, sommati a quasi tre milioni di euro provenienti direttamente dalle casse regionali. Per la realizzazione e l'adeguamento dei piccoli presidi ospedalieri sono stati invece investiti trentadue milioni e settecentomila euro del PNRR, integrati da circa sette milioni e mezzo di euro di cofinanziamento sardo. A ti**re le somme di questa iniezione di capitali è Alessandra Todde, presidente della Regione e attuale assessora ad interim alla Sanità: “Con il raggiungimento e il superamento dei target previsti dal PNRR la Sardegna compie un passo decisivo verso un modello di assistenza sanitaria più moderno, capillare e vicino alle persone”.

Nelle parole della governatrice, le nuove aperture assumono un peso specifico strategico per il comparto: “Le nuove Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità rappresentano un investimento concreto sulla qualità delle cure, sulla prossimità dei servizi e sulla capacità del sistema sanitario di rispondere in modo sempre più efficace ai bisogni dei cittadini in ogni territorio dell’Isola”.

Gazzetta Sarda

𝐕𝐎𝐋𝐈 𝐃𝐀 𝐓𝐄𝐋 𝐀𝐕𝐈𝐕 𝐈𝐍 𝐒𝐀𝐑𝐃𝐄𝐆𝐍𝐀: 𝐈𝐋 𝐆𝐎𝐕𝐄𝐑𝐍𝐎 𝐂𝐇𝐈𝐀𝐑𝐈𝐒𝐂𝐀Abbiamo appreso dagli organi di informazione dell’arrivo di voli da Te...
03/06/2026

𝐕𝐎𝐋𝐈 𝐃𝐀 𝐓𝐄𝐋 𝐀𝐕𝐈𝐕 𝐈𝐍 𝐒𝐀𝐑𝐃𝐄𝐆𝐍𝐀: 𝐈𝐋 𝐆𝐎𝐕𝐄𝐑𝐍𝐎 𝐂𝐇𝐈𝐀𝐑𝐈𝐒𝐂𝐀

Abbiamo appreso dagli organi di informazione dell’arrivo di voli da Tel Aviv e della presenza, secondo quanto riportato dalla stampa, di gruppi legati a riservisti dell’esercito israeliano ospitati in strutture turistiche della Sardegna.

È un fatto gravissimo.

Ancora una volta, come già accaduto la scorsa estate, la Regione Sardegna non ha ricevuto alcuna comunicazione preventiva. Nessuno ha informato le istituzioni regionali. Nessuno ha chiarito chi organizzi questi soggiorni, con quali finalità, attraverso quali interlocuzioni e sotto quale responsabilità politica.

All’aeroporto di Cagliari-Elmas si è registrato uno schieramento importante di mezzi e personale di sicurezza. Se esiste un’esigenza di ordine pubblico così rilevante, allora esiste anche un dovere di trasparenza.

Ho chiesto ai parlamentari del Movimento 5 Stelle di presentare subito un’interrogazione ai ministri Tajani e Piantedosi.

Il Governo deve dire se fosse a conoscenza della vicenda, chi abbia autorizzato o coordinato questi arrivi, quali rapporti siano intercorsi con le autorità israeliane, chi abbia disposto le misure di sicurezza a Elmas e perché la Regione Sardegna sia stata esclusa da ogni comunicazione.

La nostra posizione è netta.

Alessandra Todde

22/05/2026
Ci sono momenti in cui l'ignavia diventa complicità. E ci sono persone che scelgono invece di esporsi, di metterci la fa...
21/05/2026

Ci sono momenti in cui l'ignavia diventa complicità. E ci sono persone che scelgono invece di esporsi, di metterci la faccia e la libertà.

Dario Carotenuto lo ha fatto. Insieme agli altri attivisti della Flotilla hanno sfidato un genocida, un criminale potente: hanno sfidato Benjamin Netanyahu.

E lo hanno fatto per portare un messaggio di speranza a un popolo oppresso perché non è accettabile che un popolo venga lasciato solo sotto le bombe, nella fame a combattere inerme contro la barbarie perpetrata da Israele.

Per questo anche Dario è stato arrestato, picchiato, umiliato.
E mentre lui e gli altri attivisti subivano violenze fisiche e verbali, qui c’era chi li derideva.

E allora lasciatemelo dire chiaramente: fate pena. Perché si può non condividere una scelta politica, ma perdere completamente l’umanità davanti a persone che rischiano la propria incolumità in nome dei diritti umani e della pace è qualcosa di profondamente miserabile.

E attenzione: non basta indignarsi per il ministro estremista che umilia gli attivisti, perchè la responsabilità politica e morale di Benjamin Netanyahu è chiarissima.

E proprio per questo ribadisco ancora una volta che non servono parole vuote ma fatti: le sanzioni, il ritiro dell’Italia dal Board of Peace, l'eliminazione del memorandum con Israele.

Dario è un amico e un collega coraggioso, da sempre dalla parte di chi non ha voce e di chi viene schiacciato dall’indifferenza del mondo.

Io sto con Dario.
Io sto con gli attivisti della Flotilla.
Io sto con chi continua ad alzare la testa anche quando sarebbe più facile girarsi dall’altra parte.

Chiara Appendino

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Montescaglioso
75024

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