26/05/2015
Domande e risposte
Domanda posta da Eletta Santopietro.
- Mi piacerebbe avere notizie sulla chiesetta gesuitica del Purgatorio? Ve ne sarei grata.
Postiamo la ricerca storica inserita nella brochure pubblicata lo scorso agosto in occasione dell'inaugurazione dell'Antiquarium parrocchiale e curata dal prof.re Antonio D'Amelio.
Ci scusiamo per i mancanti caratteri speciali di scrittura che facebook non legge.
L'Antiquarium parrocchiale di Montemilone è un riuscito esempio di luogo cultuale e di valorizzazione e tutela del patrimonio storico-artistico della comunità. Due sono le componenti che fanno di tale sede un modello di giusta rivalutazione del borgo in cui ha avuto origine la storia montemilonese: il restauro dell'antico edificio, divenuto nuovamente luogo di culto, e l'adattamento della cripta per accogliere la collezione museale.
La realizzazione della Chiesa del Purgatorio, oggi intitolata a Santa Maria Assunta, è da collocarsi tra il Seicento e il Settecento ad opera dei Padri Gesuiti di Ortanova in provincia di Foggia, che all'epoca prestavano il proprio servizio presso la comunità montemilonese. È questa la ragione per la quale Sua Santità papa Francesco – tra l'altro gesuita – ha concesso alla parrocchia di Montemilone le reliquie del fondatore dell'ordine, San Ignazio di Loyola, le quali sono state posizionate all'interno dell'unico altare il 18 agosto 2013, data della riapertura ai fedeli della stessa chiesa.
L'edificio, che costituisce il più antico luogo di culto del centro urbano, conserva ben poco dell'aspetto originale, in quanto nel 1959 è stato alienato e conseguentemente diversi ne sono stati gli usi e i rimaneggiamenti nel corso degli anni. Fortunatamente, grazie all'intervento di restauro del 2013, voluto dal parroco don Vincenzo Mossucca, la chiesa è ritornata a nuovo splendore e, soprattutto, alla sua destinazione d'uso originaria che, da una prospettiva storica e artistica, è un atto di impareggiabile tutela e valorizzazione del patrimonio culturale.
La facciata, piuttosto semplice, è impreziosita da due lesene sormontate da piccoli capitelli dorici, un portale in pietra arenaria e un finestrone sagomato. Sul lato sinistro della chiesa campeggia un antico arco ribassato, probabile ultimo testimone di una porta d'accesso all'originario centro abitato. L'interno, a un'unica navata, presenta un settecentesco altare centrale in marmo bianco lavorato a foglie d'acanto e collocato in sede con l'ultimo restauro.
Due sono le opere di maggior pregio che si possono ammirare in chiesa: di recente acquisizione della parrocchia è la piccola pala d'altare raffigurante l'Assunzione di Maria e attribuibile alla bottega di Corrado Giaquinto, famoso e prolifico pittore della prima metà del cosiddetto Settecento napoletano; la seconda opera è una Pietà, gruppo scultoreo in legno policromo riconducibile alla mano di Nicola Fumo, altro apprezzato artista vissuto tra il XVII e il XVIII secolo, considerato uno dei maggiori esponenti del Barocco partenopeo e probabile autore anche dell'Immacolata Concezione, statua conservata nella chiesa omonima. La Pietà è l'unica opera che il sacro edificio conservi fin dalle proprie origini. Si tratta di una rappresentazione di destinazione devozionale che presenta il corpo inerte di Cristo sostenuto dal ginocchio sinistro della Madre; uno dei particolari di più commovente forza espressiva è costituito dalla mano della Vergine che sorregge il capo del Figlio, quasi un'offerta alla contemplazione del fedele. É evidente la ricerca di perfetta definizione anatomica nella modellazione dei volumi, che mette in luce la consistenza fisica delle due figure.
Altra opera meritevole di menzione è il crocefisso in cartapesta e terracotta dipinte posto sulla parete destra di fianco all'altare e risalente ai primi anni del Novecento. L'autore è il leccese Luigi Guacci, artista vissuto a cavallo tra il XIX e il XX secolo che fu il fondatore dell'Istituto di arti plastiche di Lecce, un grande laboratorio della cartapesta nel quale confluirono molte botteghe artigiane locali in un'organizzazione cooperativa.
L'Antiquarium, ubicato nella cripta, antico luogo sepolcrale sottostante la chiesa, ospita la collezione archeologica costituita già da padre Franco Aliberti a partire dagli anni Ottanta del Novecento e in origine accolta nei locali della casa canonica. Il nucleo centrale della piccola esposizione è costituito da alcune lastre tombali risalenti al II secolo d.C., che a tale periodo accertano l'esistenza nell'agro montemilonese di una tenuta imperiale. Le epigrafi tombali riportano i nomi di schiavi e liberti che conducevano una villa rustica, ossia una residenza padronale con funzioni di fattoria. Tra gli altri reperti che costituiscono il patrimonio di antichità compaiono un'ara pagana, un capitello corinzio, un frammento di architrave fregiato, due stemmi ducali e altri pezzi aggiuntisi alla collezione Aliberti, tra cui spicca una Madonna del Carmine, meglio conosciuta come Madonnina di Villa Stingone, opera in marmo bianco di Carrara della fine del Settecento.
Il pavimento della cripta, nella sua parte centrale, accoglie una botola rettangolare che certamente custodisce ancora gli ignoti resti mortali di alcuni avi montemilonesi; sull'apertura è posizionata un'artistica grata ricavata da una vecchia porta del cimitero cittadino lavorata con la tecnica del ferro battuto ad incastro e databile tra il XIX e il XX secolo.
La raccolta espositiva, dopo una serie di alterne vicende, è oggi restituita alla pubblica fruibilità, quale dono del parroco, moderno mecenate, alla sua comunità. Certamente l'odierna Chiesa del Purgatorio e l'annesso Antiquarium parrocchiale sono testimoni di quanto si possa realizzare anche in una piccola realtà come quella di Montemilone, se solo si è spinti dall'amore per la propria comunità e soprattutto se il proprio ruolo è svolto con scrupoloso spirito di servizio e di autentica testimonianza nel percorso della vita e della storia.
prof.re Antonio D'Amelio