Montemarciano si erge su una piccola altura di 92 metri che nel corso dei secoli ne ha modellato la storia e l’impianto urbanistico. Già insediamento di epoca romana, le prime notizie certe di questa località risalgono al 1291, quando compare in alcuni documenti ufficiali la denominazione “Montem Marzanum”, da ricollegare presumibilmente o al nome "Marcius", proprietario di un fondo romano – da cu
i appunto deriverebbe l’epiteto "Marcianus" – o all’antroponimo "Morasius", da cui deriverebbe il termine "Moraciano", riferito invece ad un fondo documentato tra il 785 e il 788 che corrispondeva all’attuale centro abitato. Rimanendo tuttora aperte le ipotesi circa l’origine del toponimo, non sono mancate nel corso dei secoli interpretazioni più leggendarie che hanno legato la nascita del paese al Dio Marte, favoleggiando sull’esistenza di un monte di Marte (XVI-XVII secolo), nonché sulla presenza di una città romana chiamata “Marziana”, i cui confini si estendevano da Case Bruciate (l’attuale Marina di Montemarciano) a Montignano (frazione di Senigallia). Riconosciuto come castrum nel 1307 insieme al territorio di Cassiano, nel basso Medioevo questo piccolo insediamento è conteso da Ancona e da Jesi per la sua posizione strategica alla foce dell’Esino. Conosce la dominazione malatestiana prima (dal 1403 al 1463) e quella piccolominea poi (1463-1578), di cui restano tracce significative soprattutto nei toponimi cittadini, in alcuni stemmi in pietra che ornano edifici storici del paese, come Villa d’Ascoli, ma anche e soprattutto a Marina di Montemarciano, dov’è ancora presente l’antica osteria e stazione di posta conosciuta come “Mandracchio”. Il 1578 segna uno spartiacque nella storia del paese: con la rovinosa disfatta di Alfonso Piccolomini, vicario di Montemarciano dal 1576, papa Gregorio XIII fa distruggere la cinquecentesca rocca cittadina, diventata un covo di banditi. Con i lacerti dell’imponente edificio demolito, viene riempito il fossato intorno alla rocca e costruite nuove abitazioni: l’assetto viario del paese cambia ma l’imponente fortezza a due torri, seppure demolita, continuerà a condizionare la disposizione delle strutture abitative successive, com’è possibile vedere ancora oggi: la centralissima Via Falcinelli infatti, un tempo Via di Mezzo, è circondata da Via Umberto I, già Giro Grande, la quale segue l’antico tracciato delle mura perimetrali della rocca. Dopo la fine della dominazione dei Piccolomini sul territorio, Montemarciano rientra sotto la giurisdizione della Camera Apostolica – che affida a Ercole Sfrondati, nipote di papa Gregorio XIV, l’ex vicariato, di cui sarà duca per breve tempo, dal 1591 al ’93 – e assiste alla progressiva presa di potere sul piano economico e politico di facoltosi proprietari terrieri esterni, che fanno qui la loro fortuna grazie al regime enfiteutico. Vengono nel frattempo erette le principali chiese del paese, che risulteranno essere ben 12 a fine XVIII secolo. Montemarciano continua a mantenere la sua vocazione agricola anche nel XIX secolo, epoca in cui si provvede a dotare il nuovo Comune di numerosi edifici che migliorano il decoro urbano, dalla scuola al teatro comunale, oltre alla torre dell’acquedotto comunale e all’asilo infantile. Queste iniziative architettonico-urbanistiche ricevono grande slancio soprattutto a fine secolo, grazie all’impegno profuso dall’ingegnere e imprenditore edile Giovambattista Marotti. Oltre a quest’ultimo, Montemarciano ha dato i natali ad altre personalità di spicco che si sono distinte per vari meriti: da Luigia Mandolini Matteucci, maestra e protoelettrice italiana vissuta nella prima metà del Novecento, a Carlo Falcinelli, giovanissimo sottotenente, medaglia d’oro al valore (4 novembre 1950), che sacrificò la vita per salvare il suo plotone alle Bocche di Cattaro nel gennaio del 1942. Senza dimenticare la coraggiosa e tenace moglie di Aldo Moro, Eleonora Chiavarelli – per gli amici “Noretta” – che celebrò qui, al Santuario degli Alberici, le nozze con lo statista il 5 aprile 1945, e lo speleonauta e cronobiologo Maurizio Montalbini, divenuto celebre per i suoi lunghi periodi di isolamento all’interno di grotte ipogee, a studiare i cambiamenti del ritmo circadiano e i loro effetti su corpo e psiche.