Noi Siamo Marina

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Noi Siamo Marina Noi Siamo Marina è un movimento civico nato dai cittadini e per i cittadini della frazione Marina. Marina m

Un luogo di partecipazione, confronto e proposta per costruire insieme un futuro più rappresentativo, dignitoso e rispettoso della nostra comunità.

📚🍽️ DA 40 A 30 ORE: QUANDO A RIMETTERCI SONO I BAMBINILa scuola aveva programmato tutto per tempo.Come ogni anno, era pr...
01/10/2026

📚🍽️ DA 40 A 30 ORE: QUANDO A RIMETTERCI SONO I BAMBINI

La scuola aveva programmato tutto per tempo.

Come ogni anno, era prevista l’attivazione del tempo prolungato con 40 ore settimanali, un servizio importante per le famiglie e per gli studenti.

Peccato che per fare 40 ore serva anche la mensa scolastica.

E qui nasce il problema.

Non stiamo parlando di un evento improvviso o imprevedibile. Non stiamo parlando di una richiesta arrivata all’ultimo minuto. Il tempo prolungato è un’attività programmata con largo anticipo e conosciuta da tutti gli enti coinvolti.

Eppure il Comune non si è attivato per tempo per garantire il servizio mensa.

Il risultato?

La scuola, pur avendo programmato 40 ore, è stata costretta a ridurre l’orario a 30 ore settimanali, privando studenti e famiglie di un servizio che era stato previsto e organizzato.

La domanda è semplice:

❓ Come può un’amministrazione farsi trovare impreparata su un’attività che si ripete ogni anno?

❓ Come si può parlare di sorpresa quando la programmazione scolastica viene predisposta mesi prima?

❓ E soprattutto, perché a pagare il prezzo di questa mancanza di organizzazione devono essere bambini e famiglie?

Noi continuiamo a pensare che amministrare significhi programmare, prevenire i problemi e collaborare con le istituzioni del territorio.

Perché quando la scuola è costretta a passare da 40 a 30 ore non perde la scuola.

Perdono gli studenti.

Perdono le famiglie.

Perde tutta la comunità.

E francamente, su questa vicenda, noi non vediamo luce.

📚🍽️💡

IL PAZIENTE TRANQUILLINOC’era una volta un paziente chiamato Consigliino Tranquillino.Era un uomo paziente, forse fin tr...
28/09/2026

IL PAZIENTE TRANQUILLINO

C’era una volta un paziente chiamato Consigliino Tranquillino.

Era un uomo paziente, forse fin troppo.

Un giorno si presentò dal medico del paese.

«Dottore, ho un problema a un occhio. Vedo sempre meno.»

Il medico lo visitò distrattamente.

«Non preoccuparti. Passerà.»

Passò il tempo.

Il problema peggiorò.

Finché Consigliino p***e completamente la vista da quell’occhio.

«Pazienza» disse il medico. «Hai ancora l’altro.»

Passarono alcuni mesi.

Consigliino tornò.

«Dottore, ho un problema a un braccio. Non riesco più a muoverlo bene.»

«Non è nulla» rispose il medico.

Anche questa volta non intervenne.

Il problema si aggravò.

E alla fine il braccio dovette essere amputato.

Il medico alzò le spalle.

«Tranquillo. Ti resta ancora l’altro.»

Passò ancora del tempo.

Consigliino tornò con una forte otite.

«Dottore, sento sempre meno da un orecchio.»

Il medico lo liquidò in pochi minuti.

«Non fare drammi.»

L’infezione peggiorò.

E Consigliino p***e l’udito da quell’orecchio.

«Hai ancora l’altro» rispose il medico.

Ormai il paziente era preoccupato.

Ma il medico sembrava non esserlo mai.

Un giorno arrivò il problema ai reni.

«Dottore, credo che qualcosa non funzioni.»

Il medico sfogliò alcune carte.

Guardò qualche numero.

Fece qualche conto.

Poi disse:

«Non è il momento di intervenire. Dobbiamo prima sistemare il bilancio dello studio.»

Il tempo passò.

E Consigliino p***e un rene.

«Ti resta l’altro» disse ancora una volta il medico.

Ormai il paziente vedeva con un solo occhio, ascoltava con un solo orecchio, viveva con un solo braccio e un solo rene.

Ma il medico continuava a ripetere la stessa frase.

«Tranquillo. Hai ancora l’altro.»

Finché arrivò il giorno peggiore.

Consigliino si presentò nello studio pallido e affaticato.

«Dottore, stavolta è il cuore.»

Il medico guardò gli esami.

Per la prima volta capì che il problema era serio.

Serviva un intervento immediato.

Ma ormai il paziente era debole.

Aveva perso troppo lungo la strada.

Troppi problemi ignorati.

Troppi segnali trascurati.

Troppi rinvii.

Quando finalmente si decise ad agire, era tardi.

Consigliino Tranquillino morì.

Davanti ai cittadini del paese tutti aspettavano una parola di autocritica.

Invece il medico dichiarò:

«La colpa non è mia. È stato lui a non reagire alla malattia. Non è stato abbastanza presente. Non ha saputo aiutarsi da solo.»

Qualcuno abbassò lo sguardo.

Qualcun altro rimase in silenzio.

Poi, credendo di non essere ascoltato, il medico aggiunse sottovoce:

«In fondo è quasi un sollievo. Quel paziente mi disturbava continuamente con i suoi problemi.»

E fu in quel momento che il paese comprese una lezione importante:

un buon medico non è quello che trova sempre un colpevole quando il paziente muore. È quello che interviene prima che la malattia diventi irreparabile.

📢 ASPETTIAMO CHE ACCADA UNA TRAGEDIA?Buongiorno a tutti. La scuola è ricominciata e auguriamo un buon anno scolastico a ...
17/09/2026

📢 ASPETTIAMO CHE ACCADA UNA TRAGEDIA?

Buongiorno a tutti. La scuola è ricominciata e auguriamo un buon anno scolastico a tutti i nostri bambini. Purtroppo, però, l'inizio dell'anno porta con sé i soliti, vecchi problemi: criticità ampiamente denunciate in passato che l'amministrazione comunale – e il Sindaco in prima persona – continua a ignorare.

Le foto scattate questa mattina, 17 settembre, parlano chiaro e non lasciano spazio a smentite o accuse di "fake news": la viabilità davanti al plesso scolastico di Marina, nelle ore di ingresso e uscita, è semplicemente vergognosa.

Questo non è un parere personale, è un dato oggettivo. Ogni giorno viene messa a rischio l’incolumità di bambini, genitori e nonni.

La realtà dei fatti, senza giri di parole:

* Zero presidi: Manca un servizio della Polizia Municipale dedicato alla gestione del traffico nelle ore di punta. Stamattina si è sfiorato l'ennesimo incidente tra uno scooter e i pedoni sulle strisce.

* Carreggiata ostacolata: Le auto in sosta selvaggia restringono la strada. Quando transitano pullman o camion, i pedoni si trovano in pericolo di vita.

* Nessuna scusa: Conosciamo i limiti di organico dei vigili, ma la carenza di personale non può diventare l'alibi per l'inerzia e il disinteresse totale verso la sicurezza dei nostri figli.

* Mensa fantasma: Oltre al traffico, regna il silenzio sulla "nuova" mensa scolastica e sul servizio di ristorazione. Attendiamo conferme che puntualmente non arrivano.

Le passerelle e le iniziative social di questa "nuova squadra amministrativa" non bastano più.

Le priorità sono altre. Abbiamo già visto la loro efficienza con i lavori della spiaggia, finiti a fine agosto a stagione ormai conclusa.

Evitiamo di aggiungere altro per puro rispetto e buona educazione, qualità che a quanto pare mancano a chi preferisce non metterci la faccia. La codardia amministrativa governa impunita, ma noi non intendiamo stare a guardare.

Noi Siamo Marina.

Ieri, a Marina, è stato installato in piazza Luigi Sturzo, una postazione di “ Defibrillatore Automatico esterno”.Sapere...
05/09/2026

Ieri, a Marina, è stato installato in piazza Luigi Sturzo, una postazione di “ Defibrillatore Automatico esterno”.
Sapere di potere contare su uno strumento simile rende la nostra Marina un luogo più sicuro e protetto in cui vivere e fare crescere i nostri figli.

Un plauso importante sentiamo di porgerlo a nome di tutta la cittadinanza di Marina, al consigliere Fernanda Da Silva, promotore dell’idea, vedi richiesta allegata datata 26/06/2026.

La sua iniziativa ha trasformato una necessità in una realtà tangibile e sicura per la nostra frazione.

Grazie alla sua sensibilità, in parte anche dovuta alle sue competenze professionali, si è impegnata a presentare questa richiesta progettuale, che grazie anche alla suo controllo costante sullo stato di attuazione si è potuta portare a compimento in tempi veramente brevi che “ normalmente non si sono riscontrate ultimamente nella nostra frazione “.
Questo traguardo è la prova tangibile che la nostra frazione non ha solo bisogno di risposte, ma possiede già al suo interno le risorse e le competenze per crearle.
Professionalità dedizione e conoscenza delle realtà vissute nella quotidianità, sono e saranno il motore di cui Marina ha bisogno per crescere.
Questo post è l’unica vera “ TARGA” che riconosce i meriti di questa iniziativa.

Noi siamo Marina.

Trasparenza Verità Rispetto In riferimento ai vari messaggi circolari sui social in merito a quanto dichiarato dall'asse...
25/08/2026

Trasparenza Verità Rispetto

In riferimento ai vari messaggi circolari sui social in merito a quanto dichiarato dall'assessore Franco Guido, che ha risposto alla consigliera Fernanda Randelli, è opportuno fare chiarezza nel rispetto dei cittadini e del ruolo istituzionale che la stessa ricopre.
Il compito di un consigliere comunale è quello di dare voce alla comunità, ascoltare le segnalazioni del territorio e portarle all'attenzione dell'amministrazione.
Le problematiche riguardanti il cimitero di Monforte Marina non nascono da "notizie false", ma dalle legittime e documentate preoccupazioni dei residenti, che hanno riscontrato criticità concrete.
Segnalare lo stato delle aree pubbliche sulla base delle testimonianze dirette dei cittadini non significa creare "procurato allarme", ma esercitare con responsabilità il proprio dovere di controllo e trasparenza." nel rispetto del mandato ricevuto dagli elettori.
Se c'è stata una bonifica, significa che il problema esisteva, e l'intervento " era dovuto ", e non si può che essere soddisfatti del risultato, ottenuto attraverso proprio a queste segnalazioni, a dimostrazione di come l'attenzione posta sul problema sia stata utile e necessaria per sollecitare l'intervento.
L'invito a verificare i fatti è sempre valido e si applica a tutti, "anche agli assessori";
infatti foto nuove, fatte in data 24 mostrano "nuovi insediamenti" o vecchi e non tolti!
La collaborazione tra cittadini "ed eletti", resta il motore principale per il bene del nostro territorio, senza bisogno di alimentare inutili tensioni o etichettare come "fake" i disagi reali vissuti dalla popolazione.
Dispiace constatare, tuttavia, che un legittimo dibattito sull'amministrazione e fra amministratori, sul bene pubblico scada nell'ironia da tastiera o in insulti personali.
La politica e il servizio per il territorio richiedono rispetto reciproco e serietà, non attacchi gratuiti verso chi svolge il proprio dovere di controllo e trasparenza."
Infine, solo una dovuta risposta, a difesa dei nostri leggittimi rappresentanti, alle persone che in modo quanto meno inappropriato, hanno ironizzato sui propri profili.
"Cercare di far passare una normale segnalazione per una 'lezione di saggezza' è un ottimo tentativo di distrazione. Peccato che i cittadini abbiano il vizio di usare gli occhi, anche se a voi farebbe più comodo se tenessero la bocca chiusa."
"Le vespe pungono, ma la verità fa ancora più male a quanto pare".🐝
Continuate pure a restare nei vostri nidi a difendere l'indifendibile con ironia da dilettanti, state solo dimostrando che l'unica cosa che sapete fare è ronzare a vuoto per coprire l'inefficienza oggettiva, con simpatie soggettive.
Buon letargo.
Noi Siamo Marina.

LA SQUADRA CHE NON RIUSCIVA PIÙ A GIOCAREC’era una volta una squadra di calcio che aveva vinto il campionato promettendo...
22/08/2026

LA SQUADRA CHE NON RIUSCIVA PIÙ A GIOCARE

C’era una volta una squadra di calcio che aveva vinto il campionato promettendo unità, entusiasmo e gioco di squadra.

L’allenatore era stato scelto per guidare un gruppo di giocatori molto diversi tra loro. C’erano i combattenti, gli organizzatori, i trascinatori del pubblico, quelli che lavoravano nell’ombra e quelli che dedicavano ogni energia alla maglia.

All’inizio sembrava andare tutto bene.

Poi, però, qualcosa cambiò.

L’allenatore iniziò a vedere problemi dove prima vedeva risorse.

Il primo giocatore fu messo fuori squadra perché troppo meticoloso.

Studiava ogni azione, rifletteva prima di agire e spesso chiedeva di approfondire le scelte tattiche.

«È troppo lento» disse l’allenatore.

E lo mandò in tribuna.

Poi toccò a un altro.

Durante una riunione di spogliatoio aveva fatto una battuta.

Niente di offensivo, niente di grave.

Solo una frase che aveva strappato qualche sorriso.

L’allenatore non gradì.

E anche lui finì fuori rosa.

Successivamente fu il turno del giocatore più carismatico.

I tifosi lo applaudivano, i compagni lo ascoltavano e spesso il suo nome veniva pronunciato più di quello dell’allenatore.

«Mi fa ombra» pensò quest’ultimo.

E lo fece accomodare accanto agli altri esclusi.

Ma non era finita.

Nella squadra c’era anche un giocatore dal carattere sanguigno.

Nessuno poteva dubitare del suo amore per la maglia.

Era sempre pronto a difendere la squadra, a metterci la faccia e a combattere per i compagni.

Forse anche troppo.

Quando vedeva qualcosa che riteneva sbagliato reagiva d’istinto.

A volte parlava con troppa passione, altre con troppa foga.

Il suo difetto era lo stesso della sua qualità: teneva troppo alla squadra.

Un buon allenatore avrebbe cercato di guidarlo, correggerlo e trasformare quell’energia in una forza per il gruppo.

Ma l’allenatore preferì una strada diversa.

Invece di aiutarlo a migliorare, lo mise fuori rosa.

Così la squadra p***e un altro dei suoi uomini.

Passarono le settimane.

Un altro giocatore venne allontanato perché una parte della curva non lo gradiva.

Non importava quanto si impegnasse in campo.

Non importavano i risultati.

L’importante sembrava essere accontentare qualcuno sugli spalti.

Poi arrivò il turno di un atleta che lavorava giorno e notte.

Aveva tanti impegni e riusciva comunque ad arrivare agli allenamenti. Magari solo un minuto prima dell’inizio, ma c’era sempre.

Un giorno l’allenatore organizzò una seduta a sorpresa.

Il giocatore non venne avvisato in tempo.

«Non sei presente abbastanza» gli disse.

E lo mise fuori squadra.

Infine venne escluso un altro elemento.

Non aveva commesso errori.

Non aveva discusso.

Non aveva creato problemi.

Era semplicemente amico di uno dei giocatori già allontanati.

Per l’allenatore bastava questo.

Così, un allenamento dopo l’altro, una esclusione dopo l’altra, la rosa si assottigliò.

Ogni volta l’allenatore trovava una motivazione diversa.

Ogni volta era convinto di aver eliminato un problema.

Ma non si accorgeva che stava eliminando i giocatori.

Arrivò infine il giorno della partita più importante.

L’allenatore guardò la panchina.

Poi guardò il campo.

Contò i giocatori.

Una volta.

Due volte.

Tre volte.

Non erano abbastanza.

Aveva cacciato così tante persone che non riusciva più nemmeno a schierare una squadra completa.

Eppure, invece di chiedersi dove avesse sbagliato, continuava a pensare che il problema fossero sempre gli altri.

Allora fece ciò che fino a poco tempo prima riteneva impossibile.

Andò a cercare alcuni dei giocatori che aveva allontanato.

Chiese loro di tornare.

Disse che la squadra aveva bisogno di loro.

Ma quei giocatori ricordavano bene come erano stati trattati.

Ricordavano le accuse.

Ricordavano l’umiliazione di essere stati considerati un problema invece che una risorsa.

E risposero di no.

A quel punto l’allenatore si arrabbiò.

Davanti ai tifosi dichiarò:

«Non amano questa maglia. Non amano questi colori. Non amano questa squadra.»

Ma molti tra gli spettatori capirono la verità.

Quei giocatori avevano sempre amato la maglia.

Forse più di chi li accusava.

Perché avevano sacrificato tempo, energie e spesso anche la propria serenità per quella squadra.

Quello che non accettavano era essere richiamati soltanto quando ormai non c’erano più abbastanza uomini per scendere in campo.

La verità era un’altra.

Una squadra non si costruisce allontanando chi la pensa diversamente.

Non si costruisce scegliendo tra simpatie e antipatie.

Non si costruisce assecondando gli umori della curva.

Non si costruisce trasformando ogni difetto in una condanna e ogni diversità in un problema.

Una vera squadra nasce quando un allenatore sa tenere insieme persone diverse, mediare tra compagni, dirigenti e tifosi, valorizzare i talenti e trasformare le differenze in forza.

Quando questo non accade, non sono i giocatori a mancare d’amore per la maglia.

È l’allenatore che ha dimenticato come si fa squadra.

Una precisazione doverosa sulla nostra identitàIn questi giorni riteniamo opportuno chiarire che il Comitato Intercomuna...
05/08/2026

Una precisazione doverosa sulla nostra identità

In questi giorni riteniamo opportuno chiarire che il Comitato Intercomunale Torregrotta – Monforte Marina e Noi Siamo Marina sono due realtà distinte, con finalità e percorsi differenti.

Noi di Noi Siamo Marina siamo nati con un obiettivo preciso: dedicare attenzione, idee e impegno alla nostra frazione, Monforte Marina, lavorando per valorizzarne il territorio, ascoltare i cittadini e promuovere iniziative concrete.

Siamo e resteremo aperti al dialogo e alla collaborazione con tutte le realtà associative, comitati e cittadini che abbiano voglia di impegnarsi per il bene della nostra comunità. Chiunque voglia confrontarsi con noi o collaborare per iniziative dedicate a Monforte Marina troverà sempre disponibilità e spirito costruttivo.

La nostra scelta è quella di mantenere un focus chiaro sulla frazione di Marina, perché crediamo che per affrontare le problematiche e cogliere le opportunità di un territorio sia importante avere attenzione, presenza e continuità.

Non siamo distratti da dinamiche che coinvolgono più comuni: il nostro impegno rimane concentrato su Monforte Marina e sui suoi cittadini.

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