Nella prima sala, recentemente è stata realizzata anche una postazione multimediale. E’ un nome che rimane stampato a chiare lettere nella storia della medicina, quello di un grande marchigiano che visse a Roma conducendo importanti e fondamentali ricerche. Stiamo parlando di Bernardino Genga da Mondolfo che, nel Seicento, lavorava e studiava all’Ospedale di Santo Spirito in Saxia, nell’Urbe. Nato
a Mondolfo - popoloso comune del litorale marchigiano lungo la costa fra Senigallia e Fano, allora Ducato d’Urbino ed oggi nota località balneare ogni anno meta di tanti villeggianti anche dalla Città Eterna - Bernardino Genga iniziava la sua storia nel 1620. Aveva avuto i natali in quella Valle del Cesano già nei secoli precedenti patria di insigni medici che avevano esercitato la loro professione ad Ancona: Paolo (1368) e Giulio Grazioso da Pergola (1548) fra i tanti. Laureatosi giovanissimo dopo aver studiato alla Sapienza, venne subito chiamato all’insegnamento di Anatomia e Chirurgia presso l’Ospedale di S. Spirito in Saxia, a quel tempo uno dei più importanti nosocomi della Roma papale. Le lezioni che il Genga teneva erano eminentemente pratiche ed erano svolte nello studio dell’ospedale, frequentato da medici e chirurghi per una loro migliore preparazione professionale. Nel 1672 il nostro mondolfese dava alle stampe a Roma la sua prima opera, dal titolo Trattato di Anatomia Chirurgica, si ve istoria dell’ossa e muscoli del corpo humano con la descritione dei vasi più riguardevoli che scorrono per le parti esterne ed un breve trattato del metodo che chiamano circolatione del sangue. Si tratta di un volume veramente basilare: consacra il nostro Autore quale padre fondatore della anatomia chirurgica, cioè di quell’anatomia studiata con l’intento di sintetizzare in un corpo di dottrina tutte quelle nozioni che presentano un particolare interesse dal punto di vista della patologia, della semiotica e della tecnica chirurgica ed inoltre fa del Genga il primo – e lo fa notare egli stesso nella prefazione – che espone in volgare le nuove acquisizioni sulla circolazione sanguigna. Nei sui anni di permanenza al Santo Spirito, il nostro mondolfese instaura un rapporto di stretta collaborazione e di stima pure con Giovanni Maria Lancisi, notissimo anatomista, fisiologo, medico, chirurgo e botanico, oltre che cultore di belle lettere e medico personale di tre papi. Per la fama oramai acquisita, e certo anche per la stima che gli mostra il Lancisi, nel 1690 il re di Francia Luigi XIV (il Re Sole) nomina Genga professore di Anatomia della Reale Accademia di Francia, presente a Roma. Dalla stretta collaborazione col Lancisi, nasce quell’opera del Genga che - stampata a Roma dal De Rossi nel 1691 ed illustrata da 56 fogli incisi e numerati su lastra - è da considerare in assoluto uno dei più bei libri di scienza medica stampati in Italia nel XVII secolo, e cioè la Anatomia per uso et intelligenza del disegno ricercata non solo su gl’ossi, e muscoli del corpo humano; ma dismotrata ancora su le statue antiche più insigni di Roma. Il volume, particolarmente curato, illustra in ogni dettaglio quanto era stato già scritto nel precedente Trattato, così che le due opere insieme costituiscono un’ampia testimonianza delle conoscenze chirurgico-anatomiche del XVII secolo. Una vita veramente intensa quella del nostro marchigiano trasferito a Roma, il quale pubblica ancora altri libri mentre si dedica all’insegnamento: incerta è la sua data di morte, probabilmente il 1690. Per ricordarlo nelle Marche, la sua città natale – Mondolfo – gli ha intitolato la Biblioteca comunale mentre, l’Università Politecnica delle Marche, ha dedicato una delle principali aule della facoltà di medicina all’illustre medico-scienziato, che iniziò la sua storia dalla Provincia di Pesaro e Urbino.