14/09/2026
INIZIA LA SCUOLA !
CONDIVIDIAMO UN BEL RACCONTO DI DOMENICO CARNUCCIO
…. e , finalmente , si ritorna a scuola !
Uscendo dopo 4 ore , ricordo , urla e schiamazzi , riempivano vichi e vinelle del Borgo.
A quei tempi c’era il maestro unico , Borromeo era il mio.
Era tutto bello , a scuola , anche le punizioni , solitamente bacchettate , per qualche monelleria di troppo .
La giornata iniziava giocando fuori dell’edificio scolastico a locrette e dimedi in attesa dell’arrivo di tutti e del via all’ingrasso datoci di Catarinuzza do mangiara , la nostra bidella.
Una volta dentro , dopo la preghiera , il dovere , ma l’insegnante non mancava di darci lezioni di vita ed attualità , oltre che procedere per come da programma ministeriale.
La monotonìa di ciascuna ora veniva interrotta dal gioco , per i maschi , “Gigino e Gigetto andavano a spasso , vola Gigino , vola Gigetto , torna Gigino , torna Gigetto “ …
Chi lo ricorda ?
Mentre le femmine mostravano i loro braccialetti e si confrontavano su quelli.
Non ricordo alcun compagno maschio “ tranquillo “ , nella accezione che al termine vien data oggi ; io stesso durante la lezione mi dilettavo nelle più svariate attività .
Ricordo in particolare quella di rimpinzare con il più alto numero di pezzetti di carta i capelli di qualche compagna , la preferita era Rita , senza farmene accorgere dal maestro e dalla compagna.
Non ero il solo , tra i compagni era una vera e propria gara in cui vinceva chi aveva piazzato più pizzetti ( il premio era na dimeda o na locretta ).
La mia tecnica consisteva nell’impregnare con saliva il pezzettino e poi usare u stuppaggjjolu , una specie di lancia razzi ricavato dal sambuco con il fiorellino a lato tappato come cerbottana.
Arrivarono poi le fionde alla fiera di Sant’Andrea o Da Marina e , non potendola comprare perché mio padre lo impediva , da che ero vincitore con buona percentuale al gioco della carta , presi a perdere per carenza tecnologica.
Tutti avevamo un soprannome per distinguerci ; le botte , sempre in classe e prima dell’arrivo del maestro , erano solo per i soprannomi non accettati dalle famiglie o che ricordassero qualche difetto del trisavolo , cui l ‘ epiteto faceva riferimento .
Non ero il più intelligente , scolasticamente parlando , ma me la cavavo ( in effetti esistono varie forme di intelligenza ) , ero superato dal mio amico fraterno , Paolo che già allora aveva un cervello che ragionava diversamente . Abbiamo capito con il tempo che , come molti geni dell’umanità , vedeva la realtà in modo diverso e diversamente la affrontava.
Non sopportava sentirsi “ incalzato “ e sotto osservazione o “ spinta “ . , ciò lo faceva sentire minacciato . Furono questi “ limiti “ a privarci di Paolo nella società produttiva : ed in particolare la incomprensione di un , tutto era tranne che , prof. di filosofia e il servizio reso in una struttura di Stato durante il quale di certo avrà incontrato , nelle migliori delle ipotesi , ominidi monopensanti .
E , poi , tra quanti dal quaderno sempre vuoto , di cui dirò appresso , c’era mastru Nicola , or tra i Giusti ; nella vita credo tra i più realizzati . Gestì una impresa edìle , ristrutturava e costruiva case con una velocità ineguagliabile , io stesso lo vidi alzare con mattoni un muro di casa mia e ne rimasi impressionato per la naturalezza dei gesti e la celerità nella realizzazione , il suo ingegno era poliedrico.
Ricordo quando , a scuola , portò gli attrezzi del mestiere .
Che giornata ! Quanti attrezzi e per ciascuno egli dette una spiegazione competente sull’utilizzo nelle varie fasi del lavoro . Ricordo di essere stato incantato dalla livella che serviva per ti**re un muro dritto , precisò , e da quella bolla di vuoto di aria che mostrava l’allineamento con la gravità , in uso nel mondo greco .
Forse fu quello l’inizio del mio amore per il mondo classico ; che io debba qualcosa a quel compagno è certo , ma , altrettanto certo è , che quel giorno egli dimostrò a tutti noi di essere , già , un piccolo uomo con le proprie passioni , i propri interessi , i propri valori.
In ogni caso io sfruttavo la mia intelligenza e , per rifarmi dalla sconfitta con i pezzetti di carta , componevo la sceneggiatura per la farsa di Carnevale , ( del mio migliore attore già dissi in un mio scritto ); salvo in privato canzonare Luciana , un’altra mia compagna , “ Luciana piagnolosa , quante lacrime fai tu ?. “ Fra tutti i miei compagni i meglio realizzati non fummo certo i più secchioni , tra cui io , ma quanti a scuola avevano i propri quaderni vuoti e rasentavano , con il metro di oggi , l’inedia e la stupidità ; fu , paradossalmente , da loro che io appresi , non potendo competere in altro , ad avviarmi agli studi classici .
La mia era una scuola , per molti aspetti , che somigliava a quella del libro Cuore , in cui le differenze sono valori per gli Altri ed in cui il concetto di società differisce dall’utilaristica prestazione.
La mia era una scuola in cui il bambino era al centro e forse gli insegnamenti della Montessori erano vividi nei Maestri di valore che si formavano sugli stessi.
La mia era una scuola che ha fatto bene a questa società .
……La mia fu Scuola ed or ? Speriamo di non perderci .
In bocca al lupo , ragazzi .
Domenico Carnuccio