Associazione Culturale Agafray

Associazione Culturale Agafray L'Associazione promuove la conoscenza dell’arte e cultura calabrese e delle sue minoranze, con particolare attenzione alla Calabria giudaica.

Gestisce una Biblioteca con attività per i più piccoli per la promozione alla lettura e la formazione culturale

Per ogni ulteriore informazione fare riferimento ai recapiti della Biblioteca.La partecipazione è su prenotazione ed i p...
16/06/2026

Per ogni ulteriore informazione fare riferimento ai recapiti della Biblioteca.
La partecipazione è su prenotazione ed i posti limitati.

Spesso ciò che rimane in Calabria sono i resti di monumenti che raccontano di una civiltà antica dal fascino irresistibi...
16/06/2026

Spesso ciò che rimane in Calabria sono i resti di monumenti che raccontano di una civiltà antica dal fascino irresistibile e colto. Devastazioni naturali, terremoti e invasioni di popoli spesso solo di passaggio, ne hanno distrutto l’interezza, l’Abbazia di Santa Maria del Corazzo ne è uno degli esempi più eclatanti.
“L'abbazia di Santa Maria di Corazzo è un'abbazia in rovina posta a circa 730 metri s.l.m., in località Castagna, antico comune soppresso nel 1869, in provincia di Catanzaro, fondata dai benedettini nell'XI secolo in prossimità del fiume Corace in Calabria, ricostruita successivamente dai cistercensi nel XII secolo, danneggiata una prima volta dal terremoto del 27 marzo 1638 e poi ancora dal terremoto del 1783 quando venne progressivamente abbandonata e spogliata delle opere artistiche che conteneva: le sue rovine sono visibili.”
Da Wikipedia

Gli spaventapasseri più belli sono qui !
15/06/2026

Gli spaventapasseri più belli sono qui !

14/06/2026

Una buona sintesi.

Evidentemente il mosaico ha molto successo anche tra i più piccoli !
12/06/2026

Evidentemente il mosaico ha molto successo anche tra i più piccoli !

11/06/2026

Si è spenta a Milano Sultana Razon, pediatra, testimone della Shoah e moglie di Umberto Veronesi.

Nata a Milano il 24 agosto 1932 da Nissim Razon e Regina Afnaim, apparteneva a una famiglia ebrea sefardita di origine turca, arrivata in Italia nel 1930.

Durante la guerra, ancora bambina, visse la persecuzione antiebraica, l’internamento e la deportazione. Dopo l’internamento del padre a Ferramonti di Tarsia, la famiglia fu trasferita a Taglio di Po. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, i genitori furono imprigionati nel carcere di Rovigo, mentre Sultana, insieme alla sorella e ai cuginetti, rimase per un periodo sola, affidata all’aiuto di una contadina del paese.

In seguito anche i bambini furono arrestati e ricongiunti ai familiari. Tutti vennero trasferiti a Fossoli e da lì deportati a Bergen-Belsen. Grazie ai passaporti turchi, furono separati dagli altri prigionieri e, nell’aprile 1945, rilasciati nell’ambito di uno scambio con prigionieri tedeschi detenuti in Turchia. Dopo il passaggio in Svezia e l’arrivo a Istanbul, Sultana tornò a Milano nel gennaio 1946.

Rientrata in Italia, riprese gli studi e divenne medico pediatra oncologa. Per oltre quarant’anni lavorò al Fatebenefratelli e al San Carlo di Milano, contribuendo alla nascita dei primi reparti di pediatria nei due ospedali.

Nella sua vita condivise un lungo percorso familiare con Umberto Veronesi, oncologo di fama internazionale. Dal loro matrimonio nacquero sei figli.

Nel corso degli anni scelse di trasformare la memoria della persecuzione vissuta in testimonianza, incontrando studenti e giovani per raccontare la Shoah. Nel 2013 pubblicò il libro autobiografico “Il cuore, se potesse pensare”. Una storia d’amore, ricerca e battaglie e nel 2019 ricevette l’Ambrogino d’Oro dal Comune di Milano.

Con Sultana Razon Veronesi scompare una voce preziosa della memoria, una donna che ha attraversato persecuzione, deportazione, ritorno alla vita e impegno al servizio degli altri.

La Fondazione Museo della Shoah si unisce al cordoglio della famiglia e di tutti coloro che ne custodiscono la memoria.

11/06/2026

✨ 𝐒𝐞𝐠𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐞𝐭𝐫𝐚, 𝐦𝐞𝐦𝐨𝐫𝐢𝐞 𝐝’𝐀𝐫𝐜𝐡𝐢𝐯𝐢𝐨: 𝐏𝐢𝐞𝐭𝐫𝐨 𝐁𝐚𝐫𝐛𝐚𝐥𝐨𝐧𝐠𝐚 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐞 𝐦𝐚𝐞𝐬𝐭𝐫𝐨 ✨

𝐕𝐞𝐧𝐞𝐫𝐝ì 𝟏𝟗 𝐠𝐢𝐮𝐠𝐧𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟔, l’Archivio di Stato di Cosenza apre le sue porte per un evento dedicato a Pietro Barbalonga, scalpellino e architetto messinese che ha lasciato un segno indelebile nella storia dell’arte. 🏛️

Un viaggio tra documenti, pannelli espositivi e un documentario, per scoprire il talento e la vita del maestro nel quarto centenario della sua morte.

📅 19 giugno 2026, ore 17:30 – 20:30
📍 Archivio di Stato di Cosenza
🎟️ Ingresso libero

🗣️ Saluti istituzionali e interventi di esperti guideranno il pubblico in un dialogo unico tra storia, arte e memoria.
💡 Non perdere l’occasione di vivere l’arte da vicino, tra pietre e documenti che raccontano storie antiche e sorprendenti.

👉𝐒𝐨𝐬𝐭𝐢𝐞𝐧𝐢 𝐥𝐚 𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚: all’interno dell’Archivio è disponibile un totem per donazioni digitali, per contribuire alla tutela del patrimonio storico e archivistico.

📲 Tagga chi vuoi portare con te e vieni a scoprire il genio di Barbalonga!

10/06/2026
09/06/2026

👉Pillole di storia
🌸Il Corpus Domini a Sant’Andrea Apostolo dello Jonio: Storia e Tradizione⛪️
L’11 agosto 1264, papa Urbano IV promulgò la bolla Transiturus, istituendo ufficialmente la festa del Corpus Domini per tutta la Chiesa universale. Da quel lontano anno, anche nella Chiesa di Santa Caterina (o di Tutti i Santi) — prima chiesa di rito latino di Sant’Andrea Apostolo dello Jonio — si diede inizio alla celebrazione di questa solennità liturgica.
Purtroppo, non ci sono pervenute notizie dettagliate su come si svolgesse tale ricorrenza nell’antica struttura di Santa Caterina. Tuttavia, a seguito del trasferimento della sede parrocchiale all'interno del Castello e fino ai giorni nostri, la celebrazione della festa — pur con diverse varianti nel tempo — ha continuato a essere officiata nella Chiesa Matrice.
La tradizione antica: le tre processioni e i ceti sociali
Fino alla demolizione della vecchia Chiesa Matrice, i festeggiamenti del Corpus Domini si articolavano in tre momenti distinti, gestiti dai tre ceti sociali che componevano l’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento:
Il primo giovedì (successivo alla solennità della Santissima Trinità, tradizionale giorno della festa liturgica): la processione era guidata dai "galantuomini" (i nobili e i possidenti).
La domenica successiva: il corteo era gestito dai "mastri" (gli artigiani).
Il secondo giovedì: l'organizzazione spettava ai contadini.
Le prime due processioni si snodavano al mattino, subito dopo il canto dell’Ufficio e la celebrazione della Messa solenne. Il cerimoniale ricalcava quello delle grandi occasioni: il sacerdote recava l’ostensorio in oro, protetto da un ombrello in tessuto preziosamente ricamato sostenuto dal Sindaco; entrambi avanzavano protetti dal maestoso "pallio" (il baldacchino), sorretto da sei ragazzi dell’Arciconfraternita vestiti a festa.
Il percorso della domenica si differenziava dagli altri poiché si addentrava volutamente nei vicoli più stretti del paese, affinché il Signore potesse benedire ogni singola strada e abitazione.
La processione del secondo giovedì faceva invece eccezione: svolgendosi in un giorno lavorativo, si teneva di sera. Questa suggestiva sfilata notturna vedeva la partecipazione di associazioni e bambini che recavano in mano candele e torce antivento artigianali, realizzate con materiale locale: il "Varavaschju" (lo stelo secco della ferula) intriso di morchia d'olio.
Durante il passaggio del visibile segno divino, oltre alle offerte in denaro, le famiglie benestanti donavano le più belle "canocchie", ovvero i rami di gelso su cui il baco da seta aveva formato il bozzolo, simbolo dell'economia locale.
La consuetudine voleva che per l'occasione i balconi del paese fossero addobbati con le coperte più preziose del corredo: damaschi, ciniglie e sete pregiate. Il corteo accompagnava il Santissimo Sacramento intonando inni in latino e canti della tradizione popolare. Il percorso era scandito da soste presso i tradizionali altarini, allestiti di consueto dagli abitanti di ciascuna "ruga" (rione).
Oggi la processione del Corpus Domini si svolge esclusivamente la domenica. Sono state abolite le due processioni del giovedì, ma l'essenza della festa rimane viva.
Le strade del borgo vengono splendidamente infiorate e adornate per il passaggio del Sacramento. Come un tempo, il cammino dei fedeli è scandito dalle storiche fermate presso gli altarini, che ancora oggi vengono eretti con devozione lungo il percorso da associazioni locali e famiglie di fedeli.

Indirizzo

Nazionale Ionica 156
Monasterace Marina
89040

Orario di apertura

Lunedì 16:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 13:00
Venerdì 16:00 - 20:00

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