19/06/2025
Le recensioni di "Mah", n. 80, giugno 2025.
Elisabetta Moro – Marino Niola, Gatti neri e specchi rotti: perché siamo superstiziosi, Torino, Einaudi, 2025
Il libro raccoglie una serie di superstizioni legate a gesti, oggetti (di uso comune oppure creati appositamente per attirare la buona sorte o scacciare eventi negativi) e animali, dalla coccinella, ritenuta portatrice di fortuna (pp. 22-23), al gatto nero (pp. 48-58) e alla civetta (pp. 58-59), tacciati, invece, di procurare conseguenze nefaste. Un limite di questa rassegna di superstizioni è, però, la mancanza di note che diano i riferimenti bibliografici per le informazioni riportate.
Gli autori sono docenti universitari e lascia quindi molto perplessi l'introduzione (pp. 3-14) in cui si parla di “accadimenti misteriosi sui quali la scienza tace”, si sostiene che uno “scetticismo radicale” sarebbe “meno elastico, meno curioso e meno disponibile ad allargare i confini della ragione” (p. 10) e si sentenzia che “gli scettici inossidabili […] sono loro i veri superstiziosi” (p. 11) e che “c'è più scetticismo nella superstizione, che nella fede assoluta della ragione” (p. 13). In realtà è vero il contrario: l'atteggiamento superstizioso si limita a ripetere determinati schemi mentre l'approccio scientifico, con opportuno scetticismo, porta a chiedersi se i presunti “accadimenti misteriosi” siano reali e cosa possa portare a ritenerli tali, mostrando dunque una maggiore curiosità e una predisposizione ad ampliare le conoscenze.
Considerazioni analoghe vengono fatte nelle pagine dedicate all'astrologia (pp. 87-96). Gli autori affiancano le asserzioni dell'astrologia sui presunti influssi dei corpi celesti sulla vita degli uomini alle “maree che obbediscono al magnetismo lunare” (p. 89), ma mentre l'influsso della Luna sulle maree (che, peraltro, non è dovuto al “magnetismo” ma all'attrazione gravitazionale) è dimostrato da prove, le asserite corrispondenze tra posizioni degli astri alla nascita e personalità del soggetto non hanno alcun riscontro.
Secondo gli autori, “l'astrologia era in realtà un passepartout in grado di fornire le chiavi segrete della realtà, di interpretare i ritmi e le rime che regolano l'unisono dell'universo. [...] La fortuna dell'astrologia era legata all'idea che la realtà ha più dimensioni nella quale è compresa una quota di indeterminazione sottile […] non interamente calcolabile o empiricamente spiegabile. Una possibilità che una certa mitologia scientista, da non confondersi con la vera scienza, non è disposta ad ammettere” (p. 94). La “vera scienza”, al contrario di quanto sostengono Moro e Niola, è invece proprio quella che loro etichettano come “mitologia scientista” (o, nella stessa pagina, “integralismo positivista” sostenuto da “trinariciuti difensori dell'ortodossia disciplinare”), che non prende in considerazione discorsi fumosi sui “ritmi e le rime che regolano l'unisono dell'universo” e sulla “indeterminazione sottile” e chiede invece di fare affermazioni chiare e verificabili.