13/09/2026
📜 MIRANDOLA, 1630: QUANDO LA PESTE CHIUDEVA GLI STATI
Questo straordinario documento ci riporta nel giugno del 1630, nel pieno della grande epidemia di peste che tra il 1629 e il 1631 colpì duramente l’Italia settentrionale, la stessa stagione storica che sarebbe entrata nella memoria collettiva anche attraverso le pagine dei Promessi sposi.
Il titolo non lascia spazio a dubbi: «Sospensione della Mirandola».
Nel linguaggio sanitario dell’epoca, la «sospensione» era un provvedimento preciso: un territorio considerato a rischio veniva escluso dalle normali comunicazioni con gli Stati vicini. Persone, merci, animali, vetture e imbarcazioni provenienti dalla Mirandola e dal suo territorio non potevano essere liberamente accolti nello Stato modenese.
Il bando nasce in un contesto politico molto diverso da quello odierno. Nel 1630 la Mirandola era ancora uno Stato autonomo governato dalla famiglia Pico, distinto dal vicino Ducato di Modena. Confini che oggi quasi non percepiamo erano allora frontiere politiche vere e proprie, sulle quali, durante un’epidemia, si innestavano ulteriori barriere sanitarie.
Il testo è particolarmente interessante perché documenta anche la rete di rapporti fra le magistrature sanitarie dell’Italia padana. I Conservatori della Sanità di Modena dichiarano infatti di avere ricevuto comunicazioni dai loro omologhi di Ferrara, che dal 1598 apparteneva allo Stato Pontificio, e adottano di conseguenza misure nei confronti della Mirandola e del suo territorio.
La difesa dal contagio assumeva così una dimensione politica oltre che sanitaria: Ducato di Modena, Stato della Mirandola e Stato Pontificio erano entità distinte, ma costrette dall’epidemia a osservare con attenzione ciò che avveniva oltre i rispettivi confini.
Il provvedimento coinvolge direttamente albergatori, osti, vetturini, carrettieri, mulattieri e barcaioli, cioè coloro che costituivano l’infrastruttura materiale della mobilità seicentesca. Accogliere clandestinamente persone o beni provenienti da un territorio sospeso significava esporsi a pene e confische.
Un piccolo foglio di carta che restituisce, quasi quattro secoli dopo, la complessità politica e sanitaria dell’Italia del Seicento e ricorda un dato spesso dimenticato: la Mirandola di allora non era semplicemente una città, ma uno Stato.