Minturno è situata su una collina a 145 metri sul livello del Mar Tirreno e domina il golfo di Gaeta. La denominazione della località laziale deriva forse da Me-nath-ur (preda del fuoco) o da Minotauro, figura della mitologia greca. Nei pressi del fiume Garigliano, che divide il Lazio dalla Campania, sorgono i resti dell’antica Minturnae. Città alleata dei Sanniti, si schierò contro Roma e fece p
arte (con Pirae, l’odierna Scauri) della "Pentapoli Aurunca", formata anche da Sinuessa, Suessa, Vescia ed Ausona. In seguito alla costruzione della via Appia (Regina Viarum), voluta nel 312 dal censore Appio Claudio Cieco, la città iniziò a risorgere. La caduta dell’Impero Romano d’Occidente determinò, inesorabilmente, anche il declino di Minturnae, esposta alle frequenti scorribande degli eserciti in transito nella zona costiera. Verso il VI sec. d.C., la popolazione locale abbandonò la città-porto e si trasferì in collina, in un luogo ritenuto più sicuro. Forse per volere del Papa Leone III nacque Castrum Leopolis, che prese poi il nome di Traétto (dovuto alla scafa che congiungeva le due sponde del Garigliano e mantenuto fino al 13 luglio 1879). Il centro fu circondato da una muraglia, da torri quadrate e circolari e dotato di tre accessi principali : "Portella", "Santo Stefano" e "Porta Nova". Con la Battaglia del Garigliano, nel 915, terminò l’occupazione del territorio ad opera dei Saraceni, battuti dalla Lega Cristiana di Papa Giovanni X. In seguito, la città fece parte prima del Ducato di Gaeta e poi divenne possedimento dell’Abbazia di Montecassino. Successivamente, diverse famiglie regnarono sul comprensorio minturnese: Dell’Aquila, Caetani, Colonna e Carafa. Già Sede Vescovile, Minturno ricade oggi nella circoscrizione dell’Arcidiocesi di Gaeta. Minturno ha sei frazioni: Scauri, Marina di Minturno, Santa Maria Infante, Pulcherini, Tremensuoli e Tufo.