30/05/2026
…PERCHÉ LA POLITICA È UNA COSA SERIA!
Se vogliamo che le cittadine e i cittadini prendano sul serio la politica, sono innanzitutto i politici a doverla prendere sul serio.
Giacomo Matteotti è stato un politico serio, pienamente consapevole del proprio ruolo e competente nello svolgerlo. Oggi diremmo che era un “alieno della politica”, un idealista, un uomo spesso solo, talvolta incompreso e persino criticato dai suoi stessi compagni di partito. Matteotti non appariva “simpatico” e i suoi lunghi interventi parlamentari erano rigorosi, accurati e preparati nei minimi dettagli, oggettivamente difficili da seguire nella loro interezza.
Il 30 maggio 1924 il deputato pronunciò alla Camera il suo ultimo discorso, denunciando con fermezza i brogli elettorali e le violenze fasciste. Un intervento durato circa quattro ore, a causa delle continue interruzioni, sostenuto da fatti, testimonianze e prove inconfutabili che dimostravano come le regole democratiche fossero state apertamente calpestate.
Per Matteotti la prudenza era ormai diventata impraticabile; la responsabilità politica e morale si imponevano con la forza di un imperativo categorico. Quel giorno, non prudentemente ma come specificò, “parlamentarmente”, disse ciò che nessuno ebbe la forza e l’imprudenza di dire.
Oggi, fortunatamente, ai nostri rappresentanti non è richiesto un simile atto di coraggio. Tuttavia, serietà e senso del dovere restano qualità imprescindibili. La disaffezione verso la politica, l’astensionismo e la crescente mancanza di partecipazione non sono responsabilità esclusiva dei singoli cittadini, ma anche e soprattutto di coloro che li rappresentano nelle istituzioni.
Come afferma Platone nell’Alcibiade Primo: «Se vuoi occuparti della città in modo nobile e corretto, devi dare virtù ai cittadini». Matteotti ha fatto esattamente questo. Con il suo esempio ha mostrato che la politica non è ricerca del facile consenso, non è esercizio del potere per il potere, ma servizio alla Verità, alla Giustizia e alla Comunità.