28/05/2026
Sono anni che denunciamo tutto questo.
Anni in cui ci hanno detto che esageravamo, che eravamo polemici, divisivi, ingrati.
E invece, pezzo dopo pezzo, sta venendo a galla quello che molte persone con disabilità e tante famiglie vivono sulla propria pelle da tempo.
La disabilità è diventata, per troppi, un sistema di potere.
Un enorme contenitore di soldi, incarichi, relazioni e privilegi dove però entrano sempre gli stessi nomi, le stesse cerchie, gli stessi equilibri.
Per salire su quella giostra bisogna accettare compromessi.
Sempre al ribasso.
Non per chi comanda, ma per le persone con disabilità e per le famiglie.
Intanto c’è sempre un premio per qualcuno: un incarico nello staff del garante,
un posto al CNEL,
una consulenza,
un figlio da sistemare,
una nomina,
un favore restituito.
Per i progetti di vita i soldi non bastano mai.
Per l’assistenza domiciliare non ci sono risorse.
Per gli educatori mancano fondi.
Per i caregiver solo promesse.
Ma per alimentare il sistema il denaro compare sempre.
Abbiamo delegato la rappresentanza dei nostri diritti alle persone sbagliate, agli organismi sbagliati, alle associazioni sbagliate.
Persone che troppo spesso decidono delle nostre vite senza conoscere davvero le nostre vite.
E ai conflitti di interesse si sommano incompetenza, autoreferenzialità e distanza dalla realtà.
Hanno costruito un sistema chiuso che si autoalimenta da anni grazie anche al silenzio, alla convenienza e alla paura di chi avrebbe dovuto parlare e agire prima e diversamente
Adesso però pare che qualcosa si stia rompendo.
Sempre più persone stanno capendo di aver riposto fiducia nei posti sbagliati.
E quando la verità comincia a emergere, non bastano più i comunicati, le passerelle o le parole sulla “inclusione” per nascondere quello che è stato fatto.
E la cosa più grave non è quello che stanno facendo loro.
La cosa più grave è quante persone hanno taciuto, giustificato, applaudito o voltato lo sguardo dall’altra parte mentre tutto questo accadeva.
Ora ci auguriamo che questa stagione volgare termini al più presto.
E chi ha usato la disabilità come terreno di potere dovrà finalmente fare i conti con chi la disabilità la vive davvero ogni giorno.
Noi non siamo il loro consenso, non siamo i loro numeri, non siamo le loro poltrone.
Siamo persone.
E i nostri diritti non sono proprietà privata di nessuno.
Noi non molliamo
To be continued....