18/06/2026
L’antifascismo di Piero Gobetti
Piero Gobetti nasce a Torino il 19 giugno 1901. Fine intellettuale, scrittore di grande passione civile, Gobetti fu un oppositore tenace del fascismo fin dalle origini. Piero Gobetti nel biennio 1919-1920 incontrò Antonio Gramsci, di cui divenne amico e il gruppo dei socialisti di sinistra che avrebbero dato vita all’”Ordine Nuovo”. Del marxismo accolse l’idea centrale della lotta di classe come motore della storia, senza per questo mettere in discussione la concezione liberale della società e l’importanza delle libertà politiche e civili che il fascismo si apprestava a conculcare. L’uscita nel febbraio del 1922 della rivista “La Rivoluzione Liberale” - cui sarebbe seguita, l’anno successivo, la nascita di una casa editrice intitolata al suo nome e, due anni dopo, il saggio omonimo sulla lotta politica in Italia – segnarono l’ingresso di Piero Gobetti tra i protagonisti, della lotta contro il governo di Mussolini. Gobetti raccolse attorno alla rivista uomini dalle più varie sensibilità politiche, ma accomunati dalla ricerca di una soluzione alla crisi in cui era precipitato lo stato liberale in Italia, come Giovanni Amendola, Guido De Ruggiero, Giustino Fortunato, Luigi Einaudi, Carlo Rosselli, Lelio Basso, Carlo Levi, Emilio Lussu, Eugenio Montale, Natalino Sapegno. Gobetti definì il fascismo “l’autobiografia della nazione” e questo spiega la prospettiva centrale della sua riflessione sul passato e sul futuro: egli ritenne necessaria una rivoluzione che partisse dal basso e avesse come protagonista la classe operaia, essendo acclarata l’incapacità della borghesia di assumerne la guida. «Nessun cambiamento può avvenire se non parte dal basso -sosteneva Gobetti - mai concesso né elargito, se non nasce nelle coscienze come autonoma e creatrice volontà di rinnovarsi e rinnovare». Il 5 settembre 1925 Gobetti venne selvaggiamente aggredito davanti alla porta di casa da una decina di squadristi. Le conseguenze delle percosse lo avrebbero portato alla morte il 15 febbraio 1926 a Neuilly-sur-Seine, vicino a Parigi, dove aveva deciso di emigrare per sfuggire alle persecuzioni fasciste.
Grazie a Roberto Cenati Roberto Cenati