ANPI Milano Città Studi - Sezione 25 Aprile

ANPI Milano Città Studi - Sezione 25 Aprile Storica sezione di ANPI Milano dedicata alla Liberazione

"donne non si nasce, lo si diventa" Simone de Beauvoir 19 giugno 1969, a Pratobello mandarono via l’esercito che voleva ...
19/06/2026

"donne non si nasce, lo si diventa"
Simone de Beauvoir

19 giugno 1969, a Pratobello mandarono via l’esercito che voleva insediare un poligono nelle loro terre
Oggi ancora a combattere contro l’oppressore.
Sono le donne di Orgosolo accanto alle donne palestinesi

18/06/2026

L’antifascismo di Piero Gobetti

Piero Gobetti nasce a Torino il 19 giugno 1901. Fine intellettuale, scrittore di grande passione civile, Gobetti fu un oppositore tenace del fascismo fin dalle origini. Piero Gobetti nel biennio 1919-1920 incontrò Antonio Gramsci, di cui divenne amico e il gruppo dei socialisti di sinistra che avrebbero dato vita all’”Ordine Nuovo”. Del marxismo accolse l’idea centrale della lotta di classe come motore della storia, senza per questo mettere in discussione la concezione liberale della società e l’importanza delle libertà politiche e civili che il fascismo si apprestava a conculcare. L’uscita nel febbraio del 1922 della rivista “La Rivoluzione Liberale” - cui sarebbe seguita, l’anno successivo, la nascita di una casa editrice intitolata al suo nome e, due anni dopo, il saggio omonimo sulla lotta politica in Italia – segnarono l’ingresso di Piero Gobetti tra i protagonisti, della lotta contro il governo di Mussolini. Gobetti raccolse attorno alla rivista uomini dalle più varie sensibilità politiche, ma accomunati dalla ricerca di una soluzione alla crisi in cui era precipitato lo stato liberale in Italia, come Giovanni Amendola, Guido De Ruggiero, Giustino Fortunato, Luigi Einaudi, Carlo Rosselli, Lelio Basso, Carlo Levi, Emilio Lussu, Eugenio Montale, Natalino Sapegno. Gobetti definì il fascismo “l’autobiografia della nazione” e questo spiega la prospettiva centrale della sua riflessione sul passato e sul futuro: egli ritenne necessaria una rivoluzione che partisse dal basso e avesse come protagonista la classe operaia, essendo acclarata l’incapacità della borghesia di assumerne la guida. «Nessun cambiamento può avvenire se non parte dal basso -sosteneva Gobetti - mai concesso né elargito, se non nasce nelle coscienze come autonoma e creatrice volontà di rinnovarsi e rinnovare». Il 5 settembre 1925 Gobetti venne selvaggiamente aggredito davanti alla porta di casa da una decina di squadristi. Le conseguenze delle percosse lo avrebbero portato alla morte il 15 febbraio 1926 a Neuilly-sur-Seine, vicino a Parigi, dove aveva deciso di emigrare per sfuggire alle persecuzioni fasciste.

Grazie a Roberto Cenati Roberto Cenati

18/06/2026
Città Studi dall'alto sembra Manaus
18/06/2026

Città Studi dall'alto sembra Manaus

17/06/2026
«Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualsiasi ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del m...
14/06/2026

«Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualsiasi ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo.»

Ernesto Guevara de la Serna (Rosario, 14 giugno 1928– La Higuera, 9 ottobre 1967)
🌹❤️

14/06/2026

Ignazio La Russa in una trasmissione tv, alcuni anni fa, affermò che i soldati italiani prigionieri della Germania che, in seguito all’8 settembre 1943, dissero "NO" all'arruolamento nella Repubblica Sociale avevano fatto “una scelta di comodo”, solo per non “rischiare la vita”. Peccato che decine di migliaia di loro non fecero mai ritorno.
Dopo l'8 settembre 1943, i militari italiani presenti nei territori controllati dalla Germania furono disarmati e catturati dalla Wehrmacht. Di questi, oltre 650.000 vennero deportati nei campi di prigionia e di lavoro del Terzo Reich. Per volontà di Hi**er furono classificati come "Internati Militari Italiani" (IMI), una categoria giuridica creata appositamente per sottrarli alle tutele previste dalla Convenzione di Ginevra. Ai soldati italiani venne proposta una scelta netta: aderire alla RSI e quindi vendersi alla Germania nazista, oppure affrontare l’internamento: circa il 90% dei militari catturati rifiutò la collaborazione. Il loro rifiuto venne ripagato con fame, freddo, malattie, percosse e ritmi di lavoro massacranti. Tra il 1943 e il 1945 morirono oltre 50.000 internati, molti altri portarono per tutta la loro vita nel fisico e nella mente il prezzo della prigionia.
Per lungo tempo questa vicenda è rimasta in secondo piano nella memoria pubblica italiana.
Quei soldati ricordavano al paese la guerra fascista, con i suoi fallimenti e crimini. Ma gli IMI erano perlopiù umili lavoratori e non soldati di professione, trascinati in un conflitto che non volevano combattere e che col loro coraggio avevano riscattato quella storia orribile.
Dimenticati dalle istituzioni, anche e soprattutto dai vertici militari, gli IMI vennero ovviamente espulsi dalla retorica patriottarda delle destre, che non potevano e non possono accettare il loro rifiuto del nazismo.

Degli IMI parla il nostro libro “Mio nonno diceva sempre di No”. Partendo dalla riscoperta del diario di suo nonno, l’autore racconta questa storia che non dobbiamo più dimenticare. Lo trovate seguendo il link nel primo commento.

14/06/2026

Una finestra dell'ex Hotel Commercio di Piazza Fontana occupato bell'autunno 1968 e trasformato in Casa dello Studente e del Lavoratore. L'occupazione durerà fino allo sgombero del ferragosto 1969.
Fotografia Uliano Lucas

14/06/2026

Indirizzo

Via Lomellina 14
Milan
20133

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