23/05/2012
Oggi sono vent’anni dalla strage di Capaci, in cui persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo, Vito Schifani.
Chi ha visto quelle immagini le avrà scolpite per sempre nella memoria.
È una data che quasi scandisce le nostre vite. Ti ricordi dov’eri in quell’esatto momento in cui ne hai avuto la notizia, con chi eri, cosa hai pensato. Avessi 8 anni o 20.
Perché si ha da subito avuto la percezione della grandezza dell’orrore a cui eri costretto stare davanti. Erano immagini di guerra, ma non provenivano da un paese lontano, no. Erano in Italia. Era il nostro paese, il nostro stato che veniva colpito.
Sono immagini indelebili.
Come quelle di uno Stato immobilizzato, che non sapeva cosa fare, come ridare dignità ad un paese. Quella dignità, come accade sempre con i delitti di mafia, l’ha ridata la gente comune che con rabbia, dolore e speranza è scesa per strada per prendersi l’eredità delle idee di un giudice che aveva sacrificato tutta la sua vita per lo spirito di servizio.
Allo stesso modo rimarranno per sempre in mente e nelle orecchie le parole della vedova Schifani, Rosaria Costa, che disse: “Io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, però, se avete il coraggio… di cambiare… loro non cambiano di cambiare, di cambiare, loro non vogliono cambiare, loro”.
No loro non cambiano, dopo vent’anni continuano a non cambiare. Il nostro Stato continua ad essere assente.
Oggi faranno mille commemorazioni, ci sarà addirittura una partita del cuore con una bella diretta su Rai Uno.
Le commemorazioni sono giuste per ca**tà, rinfrescano la memoria, risvegliano il senso civico a volte fin troppo sopito. A volte si è costretti a vedere lo spettacolo indecente di politici inquisiti per associazione mafiosa che commemorano accanto alle persone per bene, è vero. Ma commemorare è, e rimarrà, un principio giusto.
Ma ancor più giusto sarebbe, dopo vent’anni, che questo paese avesse giustizia e verità.