28/05/2026
Sull'ultimo numero del giornale di noiZona2 a pag 7 La Cuoca e il Poeta ristorante "poetico" sulla riviera di
Eccellenze in zona 2
La cuoca e il poeta, il ristorante letterario
_DI LOREDANA CATTABRIGA FOTO ELETTRA LOPOLO_
La Cuoca e il Poeta si affaccia sul naviglio della Martesana nella parte finale, in una zona molto suggestiva, ville d'epoca e giardini impensabili in via Padova. Marta (la Cuoca) e Marco (il Poeta), ci descrivono i loro piatti accarezzandoci con piacevoli strofe di poesia.
La cuoca e il poeta; perché questo nome?
«Lui (Marco) dice sempre la cuoca e lo schiavo (ride). Aprire un ristorante era il mio desiderio (della cuoca) e Marco ha gentilmente deciso di supportare il progetto e di farne parte. Le prime idee erano tipo: “La cucina di Marta” e cose simili, ma lo trovavo brutto perché era un progetto di cui facciamo parte entrambi e quindi cercavamo un nome che rappresentasse tutti e due. Dopo una settimana di brainstorming Marco ha proposto “La cuoca e il poeta” ed è stata una decisione immediata. Ovviamente io sono la cuoca e Marco è il poeta, nel senso che ha pubblicato diverse antologie e libri di poesia, la sua ultima pubblicazione è un romanzo con Einaudi. Quindi lui nasce ed è scrittore e poi diciamo che si è prestato al mondo della ristorazione».
*Via Padova è una zona particolare. Come mai questa scelta?*
«Sì, siamo di zona. Abbiamo valutato varie possibilità, anche verso Niguarda ma abbiamo scelto di restare in via Padova perché in parte è vicino a casa e poi, passando qui per la prima volta, ci siamo innamorati di questo posto nonostante fosse ancora un'officina di moto. Siamo molto affezionati a via Padova, diciamo di essere di via Padova, non di Milano, perché crediamo che questa zona sia una micromoscoso a parte che ci è più affine. Passando di qui per la prima volta in primavera era molto bello con gli alberi in fiore. Io (cuoca) ho subito creduto nella struttura, i miei genitori che sono da anni nella ristorazione, erano un po’ meno convinti, ma siamo molto soddisfatti del risultato. Via Padova è piena di vita, molto diversa dalla Milano modaiola».
*La zona dà un buon riscontro? La clientela è più anziana o giovane?*
«Sì, i nostri clienti sono quasi solo di zona, più o meno di tutte le età, anche se non giovanissimi, più dai 30 in su, per il tipo di cibo che serviamo».
*Come si crea il connubio tra cuoca e poeta?*
«La gente spesso entra pensando che io (il poeta) reciti una poesia alla fine della cena o cose simili, ma assolutamente no. A fine pasto regaliamo un cartoncino con una poesia, diversa ogni settimana, di autori più o meno conosciuti, a volte anche mie. Questo mese era di Cesare Pavese e il prossimo sarà di Goldoni. Una volta al mese facciamo un incontro di presentazione di libri di poesia e non solo. Domenica ne abbiamo presentato uno intitolato _Riviera_ con in copertina proprio la villa davanti al ristorante. Il 15 maggio ci sarà Dino Barra a presentare i suoi due libri su via Padova».
Che aspettative avevate?*
«Abbiamo lavorato con la stessa formula del ristorante sul lago di Como, nel ristorante dei suoi genitori che ad oggi è stato venduto ma forse riaprirà. I suoi genitori hanno avuto un ostello per più di vent’anni e il ristorante con alberghetto per altri venti. La formula è offrire ogni giorno un menù diverso: piace e quindi abbiamo pensato di riproporlo a Milano. Non abbiamo un menù alla carta, abbiamo ogni giorno un menù diverso: un antipasto, un primo, un secondo e un dolce, tutto fatto in casa. Ogni giorno il menù ha un diverso tema, per esempio il lunedì è il menù dell’ingrediente, ovvero ogni pietanza a base dello stesso ingrediente, il martedì è il menù letterario, che prende spunto da diversi autori, il giovedì è sempre vegetariano, il venerdì pesce di lago. Non è una partenza alla cieca, mio padre (della cuoca) è sempre stato ristoratore».
Una richiesta bizzarra?*
«Una volta una cliente ha chiamato il giorno prima riguardo a un secondo di pollo, dicendo di avere la fobia delle ossa e chiedendo se potesse avere il pollo disossato, perché non poteva vedere ossa».
*Qualcuno che vorreste vedere mangiare da voi?*
«Abbiamo invitato Niccolò Fabi chiedendogli di passare a mangiare qui quando sarà in tour, visto che non potremo seguirlo e abbiamo addirittura usato una sua canzone al nostro matrimonio. Luca Trambi è un musicista che mangia da noi, ed io (il poeta) prima scrivevo recensioni musicali, e l’ho riconosciuto come membro di un gruppo prog, e quindi quando viene parliamo sempre di musica e io mi diverto tantissimo».