19/03/2017
Gentile Signora Ilaria Borletti Buitoni,
sono un cittadino di Milano e Le scrivo in occasione della giornata del paesaggio, perché sono amareggiato della noncuranza e trascuratezza delle autorità italiane che per dettato costituzionale dovrebbero proteggere uno dei pochi paesaggi di Milano – quello del Parco Sempione.
Lei, anche come milanese, dovrebbe conoscere la storia del Parco, che a suo tempo venne progettato come “giardino all’inglese” dall’ architetto Alemagna. Secondo i criteri di conservazione attuali un parco consimile non è un terreno con piante, vialetti, acque, viste, ecc., ma un insieme armonico, di valore superiore alle sue parti, che va protetto come tale. Un opera d’arte da conservare nella sua integrità.
Purtroppo, durante i circa 140 anni della sua esistenza, il Parco ha subito varie vicissitudini, ed anche oggi il Parco va protetto ogni giorno, sia mediante l’assidua manutenzione, ma anche da coloro che, ogni giorno – per motivi vari, principalmente commerciali – propongono nuove installazioni sia “temporanee” che permanenti. Cito ad esempio di proposte abnormi quella (fortunatamente respinta) di installarvi una “ruota panoramica”.
Ma altre installazioni, qualificate come “artistiche”, continuano e si aggiungono anche recentemente ad alterare il panorama originario del Parco, rendendolo sempre più simile a una discarica di oggetti di materiali vari qualificati come “artistici”.
Prima la mostruosa colata di circa 350 tonnellate di cemento, “regalata” ai milanesi come copia del cosiddetto “teatro Burri”, costruzione a suo tempo voluta dal cementificatore, novello Erostrato, nell’ambito del clima post sessantotto al fine di “dissacrare” un luogo ritenuto troppo “ottocentesco e borghese”, inserendovi un oggetto di “land art”.
Ma una cosa sono i deserti americani e le rovine di Gibellina, una cosa un parco all’inglese di limitate dimensioni, posto al centro di Milano.
Così si è rovinata, almeno finche il mostro cementizio non verrà demolito – la prospettiva Castello - Arco della Pace voluta dall’architetto Alemagna. L’allora sovrintendente Artioli ha dato il suo assenso allo scempio con poche righe di carattere burocratico. Si è fatto resuscitare un oggetto che era nato come installazione temporanea, di materiale vile, e , come tale, successivamente degradata e rimossa ;
Secondo attacco: si è decisa una nuova installazione incongrua. Quella di Isgrò, un disco di metallo/cemento di decine di tonnellate con una specie di fiamma di marmo, simile a quella del milite ignoto, alta circa una decina di metri. Anche qui, la nuova sovrintendente Ranaldi sembra aver dato il suo assenso.
Nel primo e nel secondo caso, sponsor di questi progetti è una amministrazione comunale che sembra cedere al richiamo commerciale di entrambe le opere; che collocate nel centro di Milano, contribuiscono a far lievitare i valori commerciali delle residue opere di Burri, ancora presenti sul mercato, e di Isgrò.
Non mancherebbero luoghi in cui tali nuovi oggetti “artistici” potrebbero trovare adeguata collocazione, senza il pericolo di guastare panorami già definiti e progettati armonicamente come quelli del Parco; bisognerebbe però che le autorità locali vincessero la pressione degli sponsor che ritengono – per loro stessi – più conveniente la collocazione dei loro oggetti in siti oggi di maggior prestigio.
In questa materia mi sembra necessario che un’autorità centrale, come quella che Lei rappresenta pro tempore, intervenga da una posizione che dovrebbe essere meno influenzabile del Comune di Milano e meno ricettiva degli interessi locali, avendo come sua missione quella di tutelare il paesaggio nell’interesse di tutti gli italiani.
Come si vede tutti i giorni in Italia, i sindaci e i gruppi di persone che gravitano attorno alle amministrazioni comunali sono i peggiori nemici della conservazione dei paesaggi delle rispettive locali.
Se, invece, anche i Sovrintendenti che stanno sul posto sono corrivi con tali amministrazioni, non possono che nascerne degrado e disastri.
Cordiali saluti
Paolo Borghese
Publichiamo leggermente tagliata questa lettera alla sottosegretaria del ministero della cultura in occasione della giornata del FAI di cui era dirigente.