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Ceuta: Il Sogno di una notte di mezza estate andato in frantumiSono giorni di furore delle classi dominanti. Esse si sen...
13/09/2026

Ceuta: Il Sogno di una notte di mezza estate andato in frantumi

Sono giorni di furore delle classi dominanti. Esse si sentono “offese” da cotanta “democrazia elargita generosamente dalle dominanti classi borghesi” che è ormai debordata ben oltre il sopportabile, infatti: ululanti branchi di selvaggi assaltano minacciose la civiltà il cui parto è avvenuto entro i confini del vecchio continente. Basta! Urlano le infami classi agiate. Non se ne può più! Gridano in coro, in una campagna tambureggiante i loro megafoni. Tutte persone per bene, timorati di Dio e fedeli cristiani: “ama il tuo prossimo come te stesso”! è il loro motto e il tutto è perfettamente coerente, perché il loro Signore, al pari del diavolo, ha fatto le pentole ma non i coperchi. Infatti il loro prossimo per essi non può e non è certamente il povero proletario utile solo a produrre profitto. A riprova del loro amore per dio e per la natura, come disse Marx: «Le leggi del commercio sono le leggi della natura e di conseguenza di Dio». Dal che non può che discenderne che tutto va subordinato - ma sottomesso rende meglio l'idea - all'interesse del buon affare, o, molto più precisamente, del profitto.

Quindi ancora si sente l'eco sferzante contro la barbarica invasione di Ceuta che sveglia di soprassalto un intero continente. Tremano le classi possidenti; il ribollire rabbioso delle fangose anime reazionarie danno sfogo ai loro più beceri anfratti nascosti nelle loro budella e nelle loro teste bestiali. La più plastica rappresentazione dell'invasione l'ha data Musk: l'orda di zombi, esseri immondi, senza volto e senza nome, arrivati dall'aldilà, irrompe nella debole Europa, che dovrebbe invece prenderli a cannonate.

Questo è sicuramente il suo pensiero, ma siamo certi che si trova in buona compagnia. La compagnia dei veri zombi, demoni e vampiri che si nutrono del sangue del proletariato e più ne bevono più vorrebbero berne: «Il capitale viene al mondo grondante di sangue e sporcizia dalla testa ai piedi, da ogni poro» (Marx, Il Capitale, libro 1°). È il sangue dello sfruttamento salariale, è il plusvalore del quale non possono fare a meno e, come per i vampiri, è il loro vitale alimento senza il quale creperebbero.

Il respingimento, con armi in pugno, a Ceuta oggi, come ieri, mostra tutta la ferocia e spietatezza delle democratiche, libere, socialiste (Sic!) istituzioni europee. Ciò che si è visto a Ceuta, l'enclave sp****la in Marocco, in posizione strategicamente importante (stretto di Gibilterra), di questi tempi “di Stretti”, è un film già visto. Tutti ricordano la prima crisi del 2021 a Ceuta; in quell'occasione i migranti che diedero l'assalto all'enclave sp****la furono circa 8/10000, di cui circa 3 mila bambini. Per “fortuna” ci fu “solo” un morto, almeno questo fu il bilancio delle autorità, che però, quando sparano numeri, li sparano con la stessa disinvoltura di quando premono il gr*****to di qualsiasi arma contro la povera gente. La stessa disinvoltura della guardia civil, che non ha lesinato bastonate, cariche violentissime, ributtando a mare i malcapitati, compresi donne e bambini. E hanno pure la faccia di bronzo di chiamarla “Guardia Civil”. Guardia è sicuro, ma civile? Sì, tanto quanto il peggior tagliagole.

La causa in quell'occasione fu dovuta alle solite dispute nazionaliste tra Spagna, Marocco e il Fronte Polisario, una specie di movimento per la liberazione del Sahara Occidentale (attualmente controllato e rivendicato da Rabat, illegalmente, secondo gli stessi standard del diritto borghese), il cui leader, Brahim Ghali, fu ospitato dalla Spagna per ricevere le cure anti-Covid. Il Marocco, per ritorsione, allentò la sorveglianza dei confini “invitando” di fatto migliaia di disgraziati a varcare i “sacri” confini spagnoli, ma anche europei.

Ma ci fu prima ancora un altro episodio importante, nel febbraio del 2014, di “conquista” della “terra della libertà”: l'Europa, il continente (cioè le sua classi dominanti) distintosi nei secoli per la sua profonda e criminale disumanità. Cosa che dimostrò anche in quell'occasione, “accogliendo”, 200/300 disperati, che a nuoto cercavano di entrare a Ceuta, attraverso la spiaggia di El Tarajal, con gas lacrimogeni e con proiettili di gomma sparati direttamente in acqua. La caccia diede i suoi frutti: 15 morti. Il processo? Vittoria su tutta la linea per la guardia “Incivil”. Nessun colpevole, ci mancherebbe altro, né in Spagna né in Marocco. Ah, naturalmente si rilevò il deprecabile comportamento dei migranti che si fecero bastonare senza opporre resistenza.

Altra strage, ma stavolta si cambia località. Giugno 2022, il giorno 24 viene presa d'assalto l'altra enclave sp****la, Melilla, poco più a Sud rispetto a Ceuta. In quell'occasione gli immigrati irregolari furono soprattutto sudanesi e rifugiati subsahariani. Circa 2000 migranti cercarono di entrare a Melilla scavalcando le recinzioni. Nella calca generale e nella solita repressione selvaggia dei tutori dell'ordine borghese, rimasero senza vita, alla ricerca di una vita nuova, 37 migranti. Come sempre, queste sono le cifre fornite dai soliti criminali. Ma, ancora oggi, si “cercano” 76 migranti. Perfettamente inutile ribadire che gli unici colpevoli sono i soliti disperati e, gli unici innocenti, sono gli stati marocchino e spagnolo.

Quello che però è successo, sempre a Ceuta il 30 e 31 luglio di quest'anno, non si era ancora manifestato: da una prima stima di 50 mila migranti, si è arrivati fino a circa 80 mila; più o meno gli abitanti dell'enclave. Anche in questo caso il Marocco ha “spinto” la “disperazione” dei migranti contro la Spagna, utilizzandoli come vera e propria carne da macello per i suoi sporchi interessi di piccola potenza della regione. Intanto, alla solita lista di morti “ammazzati”, si aggiungono altre 120/140 persone, e non erano in giacca e cravatta. Sono i disperati buttati con disumanità nel circo delle belve dei criminali interessi di grandi e piccoli imperialismi. E, per quanto concerne l'ormai vomitevole scaricabarile sulle responsabilità di destre e/o sinistre, insomma delle varie cloache al potere, niente paura, lo scettro passa di mano in mano, ma la m***a è l'unica cosa che rimane immutabile: nel 2014 c'era al governo il Partido Popular di Mariano Rajoy; poi dal 2021 ad oggi il partito socialista e Podemos, ed oggi Psoe (partito socialista) con una coalizione di centro-sinistra. Come si vede, destra e sinistra pari sono in quanto a ferocia contro i migranti. Lasciamo perdere la sospensione di Schengen - da parte della ducessa nostrana - che, oltre a dimostrarsi sul piano pratico del tutto ridicola, nei numeri, dimostra tutta la scempiaggine di ridicoli saltimbanchi pronti a difendere quattro patate nella riscoperta dei valori dei confini. Imbecilli che vogliono fare avanzare il carro coi buoi, ma mettendoli dietro lo stesso carro.

Non è un mistero per nessuno che il signor re Mohammed VI, il monarca re dei torturatori, il satrapo che controlla circa il 70/80% dell'economia marocchina, di cui è praticamente l'assoluto padrone, sia un partner importante di Israele e degli Usa (È uno dei pochi firmatari del patto di Abramo). Collabora attivamente coi servizi di intelligence israeliani, di cui usa Pegasus, il potente software spia per smartphone, con cui ha addirittura spiato il telefono di Sanchez e della guardia civil. Inoltre, a Rabat non è andato giù il ripristino delle relazioni spagnole con Algeri, da sempre contraria al riconoscimento, peraltro illegale, dell'autorità del Marocco sul Sahara Occidentale. In questo quadro si sono inseriti gli Usa per, le posizioni ostili assunte dalla Spagna nella guerra degli Stati Uniti contro l'Iran, e Israele per le posizioni di Sanchez contro il genocidio di Gaza, dando una mano, neanche tanto di nascosto, al Marocco. Inoltre, gli americani hanno già riconosciuto il Sahara come territorio marocchino. Il re, come ringraziamento, ha dedicato l'autostrada Tiznit-Dakhla di 1055 Km, inaugurata a luglio, a Donald Trump. E, non ultimo, vi è sempre la speranza di riportare “a casa” soprattutto Ceuta per via della sua importanza strategica nel controllo dello stretto di Gibilterra. Insomma, favori reciproci tra “gentiluomini”: una mano lava l'altra e tutte due accoppano il proletariato.

Che il Marocco fosse al corrente della cosiddetta invasione, non vi sono dubbi, anche perché 70/80mila persone non è che puoi nasconderle sotto il tappeto. La strumentalizzazione dei migranti, non ha nulla da invidiare alle più bieche politiche criminali delle classi dominanti, perché essi, i migranti, non sono altro che il prodotto della marcescenza del sistema economico produttivo capitalista. Sono il risultato di scellerate scelte produttive che determinano il cambiamento climatico, scelte che solo la società borghese per salvare il suo profitto è obbligata a fare. Anche le guerre, non sono altro che vie obbligate, scelte obbligate, per mantenere in piedi la “baracca” che si trova col fiato sempre più corto nel generare profitti che siano percentualmente convenienti rispetto ai capitali investiti.

La continua evoluzione tecnologica, l'avvento dell'I.A. , “bruceranno” sempre più posti di lavoro, non passa giorno senza che venga annunciato il licenziamento di proletari: 100 mila licnziamenti alla Volkswagen; 2500 licenziamenti nell'indotto Ilva, (sospesi? Cioè confermati); 1450 licenziamenti all'Electrolux; Cassa integrazione a gògò negli stabilimenti Stellantis; il settore metalmeccanico e dell'automotive in crisi in tutto il mondo.

In una fase storica di profonda innovazione, e, parimenti, di caduta del saggio medio di profitto, è evidente che anche la domanda di forza-lavoro, è nettamente inferiore all'offerta, quindi: quindi a “mare”, nel senso vero del termine dei migranti in eccesso. Non sono più i tempi del boom economico, non sono più i tempi dei manifesti che tappezzavano l'Italia intera per spingere i “migranti italiani”, più con le cattive che con le buone, verso le miniere del Belgio, verso Marcinelle, a farsi triturare dai meccanismi infernali del profitto borghese fino alla morte. Intendiamoci, i meccanismi del processo di produzione borghese continuano a triturare, spesso con una chirurgica capacità che ti consuma vieppiù. Nel frattempo, il mare continua ad ingoiare vite per la felicità di umanoidi che vedono nel disgraziato più disgraziato il pericolo della propria sopravvivenza. E il ministro degli interni, lo sbirro italiano che ha promulgato le normative che solo una mente (?) come la sua, che fa il paio con quella di Trump, poteva produrre, non per nulla infatti confligge perfino col diritto borghese internazionale delle leggi del mare. È la normativa che vieta più salvataggi, ovvero se hai già fatto un salvataggio te ne devi andare; poi vedi altre naufraghi che stanno annegando? Ebbene che crepino te ne devi andare e basta! No comment! Intanto, lui e la sua capa fanno sfoggio dei risultati ottenuti: diminuisce il traffico dei migranti nelle rotte del Mediterraneo. Sarà. Peccato che sono un pochino in antitesi ai veri numeri forniti non da Frontex, ma dall'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Iom): 870 naufraghi morti o dispersi nei primi sei mesi del 2026 (+ 24%) rispetto al 2025. Ogni anno in questi viaggi della morte, salutano la madre terra non meno di 7.500 migranti. Queste non sono che le cifre ufficiali che spesso, per non dire sempre, dimenticano i “fantasmi senza volto e senza nome, ma con un timbro scritto nel cuore: morto per capitalismo, cioè per profitto.

Ecco, è questo che non vorremmo più vedere scritto, ma vorremmo che sulle rosse bandiere del sangue dei proletari vi fosse scritto: Morte al capitalismo e al suo profitto. Perciò rifuggiamo dalle “Camere” del nemico di classe, il sindacato, l'arma del capitale contro il proletariato, mediatore della vendita della forza lavoro al peggior offerente. E, in pari tempo, facciamo appello al proletariato affinché si organizzi col suo partito di classe contro la borghesia, contro il capitalismo, padre e padrone di tutti i mali, compreso il razzismo. Perché non può esserci lotta contro il razzismo se non vi è lotta contro il capitalismo.

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Giovedì, September 10, 2026

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Festa del Lavoro 2026: le brutalità del capitalismo si aggravano, la soluzione sta nell’azione di classe indipendenteFes...
12/09/2026

Festa del Lavoro 2026: le brutalità del capitalismo si aggravano, la soluzione sta nell’azione di classe indipendente

Festa del Lavoro 2026: un altro anno segnato dalla repressione contro i lavoratori, dai divieti di sciopero, dal sabotaggio dei sindacati e dalla persecuzione dei lavoratori migranti. Questi attacchi sferrati dalla classe capitalista non si limitano agli Stati Uniti e al Canada, ma sono una risposta a una crisi internazionale di profitti insufficienti. Il problema non è un singolo padrone o politico malvagio, ma il sistema capitalista globale, per il quale la classe operaia paga con il proprio sangue, sudore e lacrime — ma in tutto il mondo può reagire in modo definitivo solo come classe unita!
Repressione contro i lavoratori
A livello globale, i capitalisti stanno intensificando la loro brutale repressione contro i nostri compagni di classe. I finanziamenti al DHS [Department of Homeland Security, dipartimento creato dopo l'11 settembre 2001, ndr] sono stati sostanzialmente aumentati di miliardi di dollari e la sua autorità è stata notevolmente ampliata. La riorganizzazione dei sistemi di sorveglianza, l’accesso ai dati privati e una maggiore libertà d’azione nel reprimere il terrorismo interno con il pretesto di proteggere le rispettive nazioni dalle minacce interne hanno notevolmente rafforzato questa istituzione. Durante il secondo mandato di Trump, l’ICE, la Polizia di Frontiera e il DHS hanno condotto brutali retate arrestando lavoratori per soddisfare le quote nelle principali città, mentre la Guardia Nazionale e i marines statunitensi sono stati mobilitati come rinforzo di sicurezza per i dipartimenti federali; nel frattempo, la tanto odiata polizia locale arresta chi protesta contro le espulsioni dei lavoratori. Finora 4 persone sono state uccise per strada, migliaia sono rimaste ferite e non meno di 52 sono morte nei campi di concentramento dell’ICE e del DHS. In Canada, l’amministrazione Carney sta dimostrando che tutto ciò non si limita al territorio a sud del 48° parallelo né a Donald Trump, aumentando i finanziamenti alla RCMP [Royal Canadian Mounted Police, ndr] nell’ambito di una campagna di assunzioni massiccia, riformando il sistema giudiziario e concedendo alle agenzie un’autorità molto più ampia.
Non è una sequenza casuale di tragedie quella che ha dato slancio al movimento contro i migranti; con i regimi globali che marciano verso il culto mortale del nazionalismo, il «gioco dello scaricabarile» è una delle tattiche più utili per gli agenti dello Stato borghese per rimanere al potere e fornire l’illusione di risolvere i problemi legati alle contraddizioni del capitalismo. Ciò è in parte dovuto alla mancanza di alternative a disposizione di chi detiene il potere per risolvere i mali economici e sociali del capitalismo, pur mantenendo i livelli di redditività del capitale nazionale. Solo a Los Angeles, oltre 10.000 persone sono state prelevate dagli agenti delle forze di immigrazione. In alcuni casi, con l’intero personale di piccole imprese posto in stato di fermo, è evidente che l’obiettivo non è mantenere la posizione economica della piccola borghesia individuale, ma soddisfare l’agenda di chi detiene il potere e dividere ulteriormente la classe operaia attraverso una retorica che alimenta la divisione e alimenta il sentimento nazionalista. La grande e evidente contraddizione risiede nella necessità di disporre di manodopera a basso costo da sfruttare, mantenendo al contempo il proletariato diviso e cercando di regolare il flusso dei migranti in arrivo a proprio piacimento. Man mano che le illusioni democratiche crollano, la classe borghese e le sue tattiche diventano sempre più brutali, e in luoghi come gli Stati Uniti e l’Europa si promette la minaccia di espellere centinaia di migliaia, se non milioni, di persone.
In questo periodo, gran parte della retorica sulle espulsioni di massa, talvolta definita «remigrazione», proviene dalla destra. La storia dimostra, tuttavia, che sia i governi socialdemocratici che quelli liberali adottano politiche estreme di espulsione una volta al potere. Non dovremmo aspettarci che le espulsioni diminuiscano, anche se la presidenza repubblicana dovesse terminare nel 2028. Semmai, è probabile che continuino in modo meno palese, assumendo uno stile amministrativo ordinario, pur riuscendo a mantenere livelli brutali di espulsione che non finiscono in prima pagina. Sia l’amministrazione Biden che quella di Obama hanno effettuato un numero di espulsioni che rivaleggia con quello dell’amministrazione Trump, con oltre 900.000 espulsioni nel primo anno del secondo mandato di Trump. In definitiva, entrambi gli schieramenti dello Stato borghese americano hanno espulso e sradicato le vite di centinaia di migliaia di lavoratori migranti, senza che si intraveda una fine.
Messa al bando degli scioperi
Delle 19 volte in cui il Congresso è intervenuto nelle trattative sindacali ferroviarie dall’istituzione del RLA [Railway Labor Act, entrata in vigore nel 1926 e più volte emendata, ndr], ogni volta è stato per impedire uno sciopero. L’esempio più recente, nel 2022, ha costretto i lavoratori ad accettare condizioni precedentemente respinte dai lavoratori stessi. Questo provvedimento è stato firmato dal “presidente più filolavoratori della storia americana”, insieme ai politici del Congresso che si autodefiniscono “socialisti”. Una delle ragioni del potenziale sciopero era la mancanza di sicurezza dovuta a una politica aggressiva in materia di reperibilità. Due mesi dopo che le condizioni erano state imposte ai lavoratori ferroviari, si è verificato il deragliamento del treno a East Palestine, nell’Ohio, che ha provocato una grave fuoriuscita di sostanze tossiche.
I recenti scioperi in Canada evidenziano come la classe dominante abbia messo in campo tutto l’arsenale legale contro la classe operaia. Canada Post e Air Canada hanno dimostrato che, se uno sciopero diventa troppo scomodo da gestire per la borghesia, questa non esiterà a emanare ordini di rientro al lavoro. Nonostante ciò che la dirigenza sindacale possa affermare nello sfidare tali ordini, i sindacati responsabili di questi scioperi si sono dimostrati fin troppo pronti a ricorrere ai tribunali e a togliere slancio ai lavoratori che lottano sui picchetti. Questo, insieme agli sviluppi a livello provinciale in Québec volti a vietare gli scioperi «contro il bene pubblico», dimostra una tattica unitaria volta a costringere la classe operaia alla sottomissione.
Di fronte a queste condizioni, la classe lavoratrice deve lottare al di fuori dei confini legali dei sindacati e contro il loro controllo. È più facile a dirsi che a farsi, ma la storia della nostra classe è ricca di insegnamenti che puntano in quella direzione. Dall’ondata di scioperi selvaggi in America durante la Seconda Guerra Mondiale ai comitati di sciopero in Québec negli anni ’70, la classe operaia ha dimostrato di raggiungere il massimo successo e la massima combattività quando si confronta/scontra direttamente con lo Stato e le sue varie appendici. Anche piccoli esempi, come i lavoratori che decidono autonomamente le proprie tattiche di sciopero sul picchetto contro l’autorizzazione sindacale, rappresentano un passo avanti nel prendere le redini della nostra stessa lotta. Senza tali azioni, il nostro destino sarà deciso da avvocati a porte chiuse.
I sindacati contro lavoratori
In tutto il mondo, la classe capitalista sta affrontando una profonda crisi di redditività: è difficile ottenere qualsiasi guadagno, mentre si moltiplicano le perdite che devono essere imposte alla classe operaia. Poiché i sindacati possono esistere solo finché c’è un capitalista disposto ad assumere lavoratori, in questi tempi di crisi il ruolo del sindacato è quello di imporre le perdite ai lavoratori. Di solito, la negoziazione non consiste più nel contrapporre le rivendicazioni all'azienda, bensì nel convincere gli iscritti al sindacato ad accettare un accordo svantaggioso. Possiamo solo aspettarci che i sindacati chiedano sempre di più alla classe operaia nell’incombente scontro interimperialista globale.
I sindacati negli Stati Uniti e in Canada sono integrati nello Stato in mille modi diversi. Sono coordinati tramite organi governativi come la NLRB [National Labour Relations Board, agenzia governativa: it.wikipedia.org garantiscono che le vertenze si svolgano sempre in un vuoto, impedendo la lotta intersettoriale e criminalizzando gli scioperi di solidarietà. Non sorprende quindi che la dirigenza dell’UAW [sindacato dell'auto, ndr] abbia artificialmente indetto uno «sciopero generale» del 2028 (dando ai padroni due anni per prepararsi alla messinscena! Come se fosse semplicemente una questione di tempistica delle scadenze contrattuali e non di una reale combattività della classe operaia che raggiunge il punto di ebollizione), fino ai presidenti dei sindacati dei Teamsters [sindacato degli autotrasportatori, ndr] e dei Longshoremen[sindacato dei portuali degli USA – compreso Portorico - e del Canada, ndr] che appoggiano le politiche nazionalistiche di Trump, i sindacati sono fedeli alla borghesia. Mettendo la classe operaia al servizio delle diverse fazioni della classe capitalista, stanno deliberatamente indebolendo i lavoratori a proprio vantaggio.
Anche i movimenti sindacali più «radicali» cadono nelle stesse trappole del sindacalismo. Nonostante la loro retorica politica sul capitalismo e sulla necessità di una classe operaia combattiva, questi «sindacati radicali» rimangono comunque limitati al quadro della negoziazione della vendita della forza lavoro. Nel loro successo finiscono per assomigliare proprio ai sindacati tradizionali. Lo dimostra il fatto che persino l’IWW sia stato costretto a cedere alle clausole di «divieto di sciopero» negli ultimi anni. Proprio come i progressisti di sinistra che vogliono sfidare l’establishment senza proporre alcuna alternativa, i «sindacati radicali» mantengono la classe operaia in uno stato permanente di opposizione, senza alcuna direzione verso la conquista del potere. Inoltre, alla fine sono costretti a seguire il modello dei grandi sindacati, a causa dei mille legami giuridici e politici che i sindacati hanno con lo Stato capitalista.
La guerra tra Russia e Ucraina si distingue come un esempio in cui i lavoratori vengono trasformati in modo spudorato in pedine dello Stato imperialista e di tutti i suoi obiettivi politici in tale contesto. Il modello «tripartito» di Vladimir Putin, che riunisce governo, imprese e sindacati, attinge dallo stesso vecchio copione di decenni di annientamento di classe attraverso la guerra imperialista. Anche l’Ucraina ha mobilitato le proprie organizzazioni sindacali in una difesa su vasta scala della patria, con i sindacati che sostengono lo sforzo bellico mantenendo attiva la produzione, mentre ai lavoratori ucraini è vietato scioperare e la contrattazione collettiva è fuorilegge.
Conclusione
Proprio come il sindacato incanala i lavoratori nei canali statali, e proprio come il sindacato costringe i propri iscritti ad accettare condizioni sempre peggiori nella contrattazione, così alla fine finirà per mettere la classe operaia al servizio del capitale nazionale nell’arena imperialista. Di fronte a una situazione in cui il sindacato sabota la lotta di classe, la nostra unica soluzione è riaffermare l’assoluta necessità di un’attività di classe indipendente. Ciò significa la politica del potere proletario e il programma comunista fermamente contrari a qualsiasi percorso sostenuto dallo Stato, legalista o apolitico, di natura esclusivamente economica. Storicamente, i lavoratori hanno già individuato organi veramente di tutta la classe che fungono da base per il potere politico proletario sul nostro terreno di classe, quali il comitato di sciopero, i comitati di fabbrica, i soviet, le shura, i consigli operai e le assemblee.
Se facciamo tesoro delle lezioni apprese dai militanti negli ultimi due secoli, comprendiamo che il proletariato deve agire come classe per sé e respingere tutte le soluzioni proposte dalla classe capitalista dominante. Questa ci offre la scelta tra una miriade di partiti che, in ultima analisi, sono impegnati in un attacco aperto alla classe operaia e lo definisce «democrazia». Ci propone di chiudere le frontiere, mentre il capitale finanziario non conosce confini geografici. Nel frattempo, le soluzioni riformiste non fanno altro che cambiare le guardie. Le organizzazioni socialdemocratiche come il DSA [Democratic Socialists of America, ndr] rappresentano semplicemente una strategia alternativa per contrastare il vero potere della classe operaia, instillando false speranze di riformare un sistema intrinsecamente marcio. In Canada, i governi dell’NDP [New Democratic Party, di orientamento riformista, ndr] nella Columbia Britannica e nel Manitoba non hanno offerto alcuna soluzione al massiccio attacco contro la classe operaia, ma al contrario lo hanno gestito, nonostante la loro retorica.
La soluzione per il proletariato mondiale risiede nella rivoluzione contro l’ordine borghese dominante, guidata da un programma e da un partito in grado di combattere efficacemente le forze del capitale. Il compito dei comunisti rivoluzionari è quello di impegnarsi nella lotta al fianco dei membri della nostra classe – tutti i membri, indipendentemente dall’origine nazionale – per arrivare alla rifondazione del partito mondiale su scala internazionale, che guidi il movimento rivoluzionario contro il capitalismo, per il comunismo – ovvero una società senza Stato e senza classi, in cui tutte le persone siano produttori liberamente associati e godano della libertà di movimento.

Internationalist Workers' Group - Klasbatalo
Giovedì, September 10, 2026

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Nazionalismo e Destra Populista: come la classe dominante difende i suoi interessiTrump negli Stati Uniti, Milei in Arge...
08/09/2026

Nazionalismo e Destra Populista: come la classe dominante difende i suoi interessi

Trump negli Stati Uniti, Milei in Argentina, Meloni in Italia, Modi in India, Netanyahu in Israele, Putin in Russia, Erdoğan in Turchia…. Non v’è dubbio sul fatto che si sia testimoni d’un consolidamento globale del nazionalismo e della destra populista. Nel Regno Unito questo consolidamento è caratterizzato dai successi elettorali di partiti come “Reform UK” e “Restore Britain”, con donazioni ricevute dalle tasche di miliardari, da proteste di massa, dalla diffusione a macchia d’olio di simili raggruppamenti locali, che seppur più piccoli si dimostrano essere più radicali, e persino dal ritorno di sommosse razzialmente motivate. Per poter rispondere politicamente a questo fenomeno, dobbiamo prima comprendere il perché si stia sviluppando proprio in questo momento storico.
Le Migrazioni – Un fattore della vita umana
Prendiamo il Regno Unito come esempio illustrativo. E’ stimato che i primi segni d’una primitiva attività umana in quelle che oggi sono conosciute col nome di “Isole Britanniche” risalga a 90.000 anni fa. Tuttavia, una presenza umana stabile e continuativa giunse soltanto col miglioramento del clima avvenuto circa 12.000 anni fa, ovvero quando le Isole ancora non avevano assunto la loro conformazione odierna. Grazie ad un ponte geografico con il continente europeo, le tribù di cacciatori-raccoglitori riuscirono a compiere la traversata in cerca di miglior nutrimento. Questa fu una fra le tante ondate migratorie che avrebbero definito demograficamente e infine creato le Isole Britanniche che conosciamo oggi.
Seguirono la conquista delle tribù celtiche portata avanti dai romani, le migrazioni germaniche che forgiarono una cultura Anglo Sassone, le incursioni vichinghe, fino all’Invasione normanna del Regno d’Inghilterra, il tutto molto tempo prima che il Regno Unito fosse formalmente costituito con l’unione tra Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda.
In seguito, a causa della Grande carestia irlandese della metà del XIX secolo, si verificò un’importante ondata migratoria dall’Irlanda verso la Gran Bretagna e, infine, in seguito alla Seconda guerra mondiale, giunsero numerosi migranti provenienti dagli ex-territori dell’Impero britannico.
In altre parole, l’idea di un’identità britannica pura e indipendente, come per quanto riguarda ogni altra identità nazionale, è una finzione. Questa identità è sempre stata plasmata dalla migrazione e dall’interazione col resto del mondo, talvolta pacifica, talvolta no. Senza l’immigrazione, l’insediamento umano nelle Isole Britanniche non sarebbe stato possibile in primo luogo!
Sostituzione etnica?
Le preoccupazioni relative ai mutamenti demografici nel Regno Unito, che spesso sfociano in sentimenti anti-migratori, non sono una novità. Tra il 1919 e il 1921 si verificarono una serie di sommosse con motivazioni razziali contro le comunità nere, arabe e cinesi. Negli anni ’70, gruppi come il “National Front” mobilitarono i propri sostenitori contro le comunità asiatiche e nere. Più recentemente, la vulgata secondo cui i migranti dell’Est Europa ruberebbero i posti di lavoro ai britannici è stata impiegata da una frazione del capitale britannico per spianare la strada alla Brexit, al fine di ridefinire il proprio rapporto con il capitale europeo. E’ tuttavia la Crisi Migratoria, assurta per la prima volta agli onori della cronaca nel 2015, ad esser divenuta il cavallo di battaglia della destra populista d’oggi. I migranti provenienti dal Medio Oriente, dall’Africa e dall’Asia vengono demonizzati e dipinti come una bomba demografica pronta ad esplodere.
Il concetto di “Grande Sostituzione” o “Sostituzione Etnica” venne formulato per la prima volta negli ambienti di nicchia della destra francese intorno agli inizi del decennio scorso, sebbene le sue radici possano ovviamente essere ricondotte a simili discorsi molto più antichi, come il famigerato discorso “Fiumi di sangue” (lettr. “Rivers of blood”) di Enoch Powell (1) . Da allora questa teoria ha acquisito una diffusione tale da essere persino ripresa attivamente dall’amministrazione Trump. Il fulcro dell’argomentazione risiede nell’affermare che gli europei bianchi stiano venendo intenzionalmente sostituiti da un afflusso di migranti non bianchi, in particolare musulmani. Alle istituzioni internazionali liberali, ai politici di sinistra o agli ebrei (in linea con le classiche teorie antisemite) viene attribuita la colpa per questa “sostituzione”.
In realtà, non è necessario ricorrere a teorie del complotto per spiegare ciò che sta accadendo. Il sistema capitalista, con le sue guerre, carestie, epidemie e povertà, ha trasformato molti paesi della sua periferia in un vero e proprio inferno. È del tutto naturale che le persone cerchino di fuggire alla ricerca di una vita migliore altrove, anche se per giungere alla meta è necessario ricorrere a vie irte di pericoli o all’illegalità. La maggior parte delle traversate su piccole imbarcazioni coinvolge persone provenienti da paesi come l’Eritrea, l’Afghanistan, il Sudan, l’Iran e la Somalia, molte delle quali sono vittime della tratta di esseri umani e della schiavitù moderna. Le diverse frazioni del capitale rispondono a questo fenomeno oggettivo in modi diversi: alcune lo sfruttano come fonte di manodopera a basso costo, altre lo utilizzano per le loro narrazioni politiche basate sul “divide et impera”, altre ancora fanno ambedue le cose; Nulla di nuovo sotto il sole! Già più di un secolo fa i rivoluzionari riuscivano a vedere come andava sviluppandosi questo processo:
“Il capitalismo ha creato un tipo particolare di migrazione di popoli. I paesi che si sviluppano industrialmente in fretta, introducendo più macchine e soppiantando i paesi arretrati nel mercato mondiale, elevano il salario al di sopra della media e attirano gli operai salariati di quei Paesi.
Centinaia di migliaia di operai si spostano in questo modo per centinaia e migliaia di verste(2) .Il capitalismo avanzato li assorbe violentemente nel suo vortice, li strappa dalle località sperdute, li fa partecipare al movimento storico mondiale, li mette faccia a faccia con la possente, unita classe internazionale degli industriali.
Non c’è dubbio che solo l’estrema povertà costringe gli uomini ad abbandonare la patria e che i capitalisti sfruttano nella maniera più brutale gli operai immigrati. […]
La borghesia aizza gli operai di una nazione contro gli operai di un’altra, cercando di dividerli. Gli operai coscienti, comprendendo l’inevitabilità e il carattere progressivo della distruzione di tutte le barriere nazionali operata dal capitalismo, cercano di aiutare a illuminare e a organizzare i loro compagni dei paesi arretrati.“
Lenin – “Il capitalismo e l’immigrazione operaia” (pubblicato sulla Za Pravdu, n. 22, il 29 ottobre 1913.)
Una conseguenza della crisi capitalista
L'ascesa del nazionalismo e della destra populista è sia un meccanismo di difesa della classe dominante, sia una conseguenza degli elevati livelli di disuguaglianza sociale; i due fattori sono strettamente interconnessi.
Il boom economico postbellico trovò la sua fine al termine negli anni ’70. Da allora la classe dominante ha cercato di ricorrere a vari palliativi: esternalizzazione, deregolamentazione, globalizzazione, finanziarizzazione, automazione… Nessuno di questi rimedi ha risolto la contraddizione fondamentale del sistema del profitto né è stato in grado di riavviare un nuovo ciclo di accumulazione (cosa impossibile senza una colossale svalutazione dei valori di capitale), e ora le opzioni a disposizione si stanno esaurendo. Questa situazione sta portando sempre più ad aspri conflitti per la spartizione di energia, risorse, mercati e territorio. In altre parole, stiamo assistendo a una deriva verso una guerra generalizzata e l’incitamento al sentimento nazionalista è, ovviamente, un elemento inscindibile della preparazione bellica.
Nel mentre, la classe dominante è riuscita, negli ultimi 50 anni, ad arricchirsi a un ritmo senza precedenti.
L’erosione del Welfare State e delle garanzie lavorative, la privatizzazione e l’esternalizzazione dei servizi e della produzione, l’ascesa del capitale fittizio: tutti questi fenomeni non hanno annullato la tendenza alla diminuzione della redditività nell’economia “reale”, ma hanno creato una situazione in cui lo 0,001% più ricco possiede ora una ricchezza tre volte superiore a quella della metà più povera dell’umanità intera messa insieme. Le conseguenze di tutto ciò si avvertono e si vedono anche nei paesi relativamente più ricchi come il Regno Unito. Molti non possono più permettersi i viveri e sono costretti a ricorrere ai banchi alimentari; non riescono a permettersi l’affitto, figuriamoci un mutuo, e finiscono per diventare senzatetto; cercano una qualche forma di fuga temporanea e trovano solo ulteriore miseria (che si tratti di droga, alcol o, sempre più spesso, dipendenza digitale); provano a cercar aiuto per i loro disturbi fisici e mentali, solo per essere inseriti in liste d’attesa infinite dovute ad un servizio sanitario in rovina.
Come si può giustificare un sistema del genere? Un sistema in cui ci si aspetta che la maggioranza, che si trova ai livelli più bassi della società, debba soffrire per gli interessi finanziari di una ristretta élite ai suoi vertici? La risposta più immediata è l’incolpare gli “altri” per la propria sventura, che si tratti di migranti, richiedenti asilo, persone LGBT, beneficiari di sussidi, ecc.
Questo ricorso al capro espiatorio ha l’obiettivo di placare i lavoratori bianchi lasciati indietro dalla ristrutturazione economica, anche se loro stessi sono destinati a rimetterci se il loro partito preferito dovesse vincere (è sintomatico che gran parte della base elettorale dei partiti populisti di destra non abbia la minima idea di quali siano effettivamente le politiche di quest’ultimi, a parte le “deportazioni di massa” o il “fermiamo i barconi!”). Decenni di propaganda da tabloid e la graduale erosione di un istinto di classe collettivo, a partire dal thatcherismo, hanno reso tutto questo ancora più facile.
Il fascismo storico e la destra populista d’oggi
In questo contesto, molti hanno, comprensibilmente, evocato lo spettro di un ritorno del fascismo. Esistono alcuni evidenti parallelismi . Tutti i recenti movimenti sociali sorti in opposizione all’austerità hanno fallito, mentre la crisi economica e la guerra imperialista stanno alimentando ancora una volta l’ascesa di regimi nazionalisti e autoritari in tutto il mondo. Se in passato la classe dominante sembrava generalmente soddisfatta di gestire la situazione attraverso le strutture della democrazia liberale, queste strutture vengono ora sempre più messe in discussione tanto dai leader mondiali quanto dai “super ricchi” (con gli Stati Uniti in prima linea). Se negli anni ’20 erano i grandi industriali a finanziare i partiti fascisti, oggi sono gli investitori del settore dei combustibili fossili, gli oligarchi della tecnologia e i miliardari delle criptovalute a finanziare la destra populista (Elon Musk e Peter Thiel ne sono esempi lampanti, o, nel caso del Regno Unito, Christopher Harborne e Ben Delo). Ma, come abbiamo già sostenuto in precedenza:
“Non possiamo sfuggire alla storia - essa è la memoria collettiva dell’umanità e, oltre la nostra esperienza personale diretta, è l’unica base su cui fondare una riflessione consapevole sul futuro. Possiamo però lasciarci fuorviare nella nostra interpretazione della storia, poiché tendiamo a guardarla attraverso gli schemi riconoscibili del passato. Ciò comporta il rischio di non cogliere sempre l’importanza delle novità nell’epoca in cui viviamo.”
-CWO, Are We Going Back to the 1930s?, 2018
Le fazioni del capitale che temono l’intrusione delle energie rinnovabili nei loro affari, coloro che hanno intascato ricchezze grazie alla bolla dell’intelligenza artificiale e coloro che desiderano ricevere dei “lascia-passare” così che la loro attività finanziaria possa evadere norme e regolamenti, possono anche avvalersi di ideologie come il nazionalismo etnico e il fondamentalismo religioso per mobilitare i propri scagnozzi, ma la loro prospettiva è diversa. In realtà Il loro punto di riferimento non è l’Italia fascista o la Germania nazista. L’ambizione è invece quella di mercati senza restrizioni e di uno Stato ridotto al minimo guidato da un’élite tecnocratica. Un libertarismo di destra per l’era dell’intelligenza artificiale, in cui il potere delle multinazionali rivaleggia con il potere degli Stati-nazione (un modello già in fase di sperimentazione nel caso dei porti franchi e delle zone economiche speciali). Questi burattinai ci vendono un futuro di “libertà”, “abbondanza” e persino d’ “immortalità”, ma nel frattempo ci ingabbiano tramite la sorveglianza di massa, la dipendenza dai social media, la manipolazione di contenuti tramite l’intelligenza artificiale e iper sfruttamento su un pianeta devastato da conflitti senza fine e dal collasso climatico.
Futuri alternativi
Già che siamo in tema di fantascienza…
“Si profilano tempi duri [e avremo bisogno di voci] capaci di intravedere alternative al nostro modo di vivere attuale, di guardare oltre la nostra società dominata dalla paura e dalle sue tecnologie ossessive per scorgere altri modi di essere, e persino di immaginare veri motivi di speranza. ... Viviamo nel capitalismo, il cui potere sembra ineludibile — ma d’altronde, sembrava esserlo anche il diritto divino dei re.”
-Ursula K. Le Guin, Discorso in occasione del conferimento della Medaglia della National Book Foundation, 2014
Chi vuole gettare i semi di tali “alternative al nostro modo di vivere attuale” non può invocare la conservazione del presente o un ritorno al passato. Negli anni ’30, l’ “antifascismo” intrappolò i lavoratori in alleanze con le frazioni liberali della classe capitalista per salvare il sistema di quest’ultima. Ma è proprio l’incapacità della democrazia liberale di affrontare la crisi capitalista a generare inevitabilmente una reazione. La destra ha realizzato ciò che la sinistra riformista non è riuscita a fare negli ultimi tempi. Ha collegato la propria agenda politica alla realtà economica di molte persone. Di fatto, la parola d’ordine di “deportazioni di massa” non porterà certo il pane in tavola, proprio come la Brexit non ha salvato il Servizio Sanitario Nazionale. Ma questo slogan ha svolto egregiamente il suo compito, contribuendo a mobilitare un movimento sociale reazionario, utile servitore degli interessi della frazione illiberale della classe dominante.
I “veri motivi di speranza” risiedono ancora nella classe operaia – la forza sociale sul cui lavoro si fonda l’intero sistema. Il primo passo è riconoscere il nostro interesse comune come classe internazionale e organizzarci nei nostri luoghi di lavoro e nelle nostre comunità per difendere tali interessi dagli attacchi della classe dominante ( tanto nella loro veste della destra o della sinistra del capitale). Il secondo passo è proporre il nostro programma politico indipendente per un futuro alternativo. Un mondo senza confini, Stati, denaro o classi, dove produciamo in base ai bisogni dell’umanità intera e utilizziamo le nuove tecnologie non per generare profitto, ma per migliorare il nostro tenore di vita, ridurre il nostro carico di lavoro e dedicare più tempo alle attività creative. Un mondo che relegherà finalmente la guerra e la povertà nella pattumiera della storia.
Dyjbas,
-Communist Workers’ Organisation
Giugno 2026

Trump negli Stati Uniti, Milei in Argentina, Meloni in Italia, Modi in India, Netanyahu in Israele, Putin in Russia, Erdoğan in Turchia…. Non v’è dubbio sul fatto che si sia testimoni d’un consolidamento globale del nazionalismo e della destra populista.

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