15/06/2026
Qual è stato lo spunto che L’ha spinta a scrivere il suo libro e lo scopo di trasmettere la sua conoscenza dell’argomento agli altri?
L’ amore e la passione che nutro per la terra irpina mi hanno portato da sempre a studiare e a ricercare le tradizioni, la cultura e la storia della nostra terra. L’Irpinia è Terra di mezzo ed i suoi verdeggianti monti, le sue vallate sono state percorsi per secoli da popolazioni diverse che hanno lasciato tracce indelebili e una ricchezza di culture assai diverse tra loro, ma che hanno saputo coniugarsi nella nostra terra. L’Irpinia è stata terra di santi, eremiti e pellegrini che un po’ ovunque, hanno lasciato tracce del loro passaggio, tra questi San Guglielmo da Vercelli, fondatore dell’Abbazia di Montevergine e dell’Abbazia di San Salvatore al Goleto, su cui si è concentrato il mio lavoro.
La realtà di oggi è molteplice e attraversa il tempo e lo spazio. Qual è stato il momento in cui ha annotato le prime parole del libro e quali sensazioni ha avvertito?
Il libro è stato il risultato di un lavoro lungo, iniziato molti anni fa durante una mia passeggiata solitaria tra le mura vetuste dell’Abbazia del Goleto, che conoscevo sin da ragazzo, essendo amico e figlio spirituale di Don Lucio De Marino, monaco verginiano che negli anni ’70 si era trasferito dall’Abbazia di Montevergine al Goleto con l’intento di farla rinascere dalle sue rovine. In quella visita solitaria, il ricordo di Don Lucio, la devozione per San Guglielmo ed il toccare con mano le mura vetuste che hanno sfidato i secoli, l’abbandono e l’incuria mi diedero l’ispirazione ad approfondire gli studi e la ricerca storica su quel luogo affinchè, dopo la rinascita delle pietre, vi potesse essere una maggiore conoscenza della gloriosa e lunga storia che le monache e le abbadesse seppero creare in quel luogo sperduto e isolato tra i monti. Negli anni a ve**re, a più riprese, tra studi approfonditi, ripensamenti e slanci, sono giunto alla stesura del testo.
A quale tipo di pubblico è rivolto il libro e quale riscontro si aspetta da una società, come la nostra, in continuo dive**re?
Il libro è rivolto innanzitutto alla gente irpina, in particolar modo ai giovani, affinchè, leggendolo, possano riscoprire ed riappropriarsi di un pezzo importante della nostra storia che, nei decenni scorsi, è stata molto trascurata e trattata con superficialità. E’ necessario che tutti noi riscopriamo e ci riappropriamo delle nostre tradizioni e di tanti aspetti diversi delle culture e società che hanno formato nei secoli la nostra storia ed il nostro essere irpini. La storia unica dell’Abbazia del Goleto, di un monastero doppio con le monache al comando, rette da potentissime abbadesse che non hanno avuto timore, nel corso dei secoli, di sfidare potenti signori feudali, vescovi e dignitari regi imperiali rende la lettura di questo libro una vera scoperta, accattivante e ricca di sorprese spesso inattese.