28/05/2026
Pillole di Storia:
Il Principe in esilio: il segreto del sepolcro di Senigallia
Un frammento di stoffa e un verbale ingiallito dal tempo.
È quanto resta oggi a Senigallia di uno dei più fieri feudatari del Rinascimento italiano: Antonello Sanseverino, Principe di Salerno.
La sua è una storia di potere, ribellione e di un esilio condiviso per amore, sigillata per secoli nel silenzio del Monastero Francescano di Santa Maria delle Grazie.
Protagonista del suo tempo, nel 1485, Antonello guidò la celebre Congiura dei Baroni contro la corona aragonese di Napoli. Il fallimento della rivolta costrinse il Principe all’esilio: spogliato dei suoi feudi, trovò rifugio a Senigallia insieme alla fedele moglie Costanza, dove entrambi vissero gli ultimi anni in esilio.
La loro dimora fu alla corte del Cognato il Duca Giovanni Della Rovere (nipote di Papa Sisto IV) che aveva sposato Giovanna da Montefeltro, figlia del Duca di Urbino e sorella dell'altra figlia di Federico, Costanza moglie del Principe di Salerno.
Nel 1627, per volere del duca Francesco Maria II Della Rovere, si decise di risistemare le spoglie di Giovanni Della Rovere dalla Sagrestia alla navata centrale della Chiesa. Fu allora che i frati francescani fecero una scoperta straordinaria, registrata dal segretario del convento in un verbale giunto fino a noi:
“Nell’ampliarsi il sepolcro ivi ne fu ritrovato un altro con due corpi imbalsamati uno de quali indicava essere persona grande,.. intatto, vestito di velluto rosso che si crede il principe Antonello di Salerno di Regno...”
L'emozionante testo descrive il corpo del Principe ancora intatto dopo 128 anni, avvolto nel velluto rosso. Accanto a lui, come ipotizzano gli storici, riposava il secondo corpo imbalsamato: quello della consorte Costanza da Montefeltro, uniti nella tomba così come lo erano stati nell'esilio.
La meraviglia durò poco, il contatto con l'aria ruppe l'incantesimo della mummificazione: il corpo di Antonello e quello della moglie si polverizzarono andando perduti per sempre.
Di quella imponente figura regale rimasero solo pochissimi brandelli di stoffa. Questo tragico incidente cancellò ogni traccia visibile del Principe e di Costanza, facendo cadere la loro memoria nell'oblio.
Oggi, all'interno della chiesa, nessun monumento ricorda la loro presenza. Resta solo quel verbale francescano, custode di un antico segreto dinastico.
Fonte: Donato Mori in “Arte e Religiosità in Santa Maria delle Grazie in Senigallia”