20/09/2025
20 settembre, giornata dedicata alla memoria degli I.M.I.
Il coraggio di dire no...settembre 1943
"RESISTO ...ma il tempo in questa baracca non passa mai. Non c’è aria, non ci si può quasi muovere e i pidocchi mi mangiano".
[Mario Rigoni Stern]
Con la Legge del 13 gennaio 2025, n.6, articolo 1, comma 1, è stata istituita la “Giornata dell’internato militare italiano”, da celebrarsi il 20 settembre di ogni anno. Tale data assume un alto valore simbolico, in quanto il 20 settembre 1943, il regime nazista modificò lo status giuridico dei soldati italiani catturati, classificandoli non più come prigionieri di guerra ma come “internati militari”, privandoli di ogni forma di tutela, con il solo scopo di impiegarli come forza lavoro a servizio dell’apparato bellico tedesco.
Mario Rigoni Stern alla sua esperienza di I.M.I. ha dedicato il racconto «Aspettando l’alba», incluso nella omonima raccolta.
Nell’inverno del 1944 Rigoni Stern viene internato nel Lager Stammlager 1/B, nella Polonia nord-orientale,insieme a due prigionieri russi con cui stringe subito amicizia. Il loro compito (accogliere i prigionieri che devono andare allo spidocchiamento) consente a Rigoni Stern di apprendere notizie sull’andamento della guerra: le forze tedesche stanno ripiegando, incalzate dall’Armata Rossa.
Dopo alcuni giorni viene di nuovo trasferito in un altro Lager, dove si ricongiunge con alcuni ALPINI facenti parte del suo stesso reggimento durante la campagna di Russia dell’inverno 1942-1943:
"Dopo quattro o cinque giorni, ci proposero di arruolarci nella repubblica di Salo, ossia di aderire all’Italia di Mussolini. Eravamo un gruppo di amici che avevano fatto la guerra in Albania e in Russia. Eravamo rimasti in pochi. Ci siamo messi davanti allo schieramento, e quando hanno detto “Alpini, fate un passo avanti, tornate a combattere!”, abbiamo fatto un passo indietro. Gli altri ci hanno seguito. E fummo coperti d’insulti, di improperi.
Perciò da allora fummo dei traditori. Fummo della gente che non voleva più combattere. E ci trattarono come tali. Nell’ordine dei lager venivamo subito dopo gli ebrei e gli slavi; noi che non eravamo nemmeno riconosciuti dalla Croce rossa internazionale. Ci chiamavano internati militari, ma eravamo prigionieri dentro i reticolati, con le mitragliatrici piazzate nelle torrette che ci seguivano ogni volta che ci spostavamo".
Gli internati trascorrono le loro giornate assicurando il pieno funzionamento delle rotaie lungo la ferrovia per Königsberg. Le condizioni di lavoro e di internamento sono, anche in questo caso, decisamente proibitive come racconta Mario Rigoni Stern :
Si lavorava da buio a buio; la domenica era giorno di riposo e di pulizia, ma dalla zuppa che davano a mezzogiorno bisognava aspettare la sera del lunedì per ricevere ancora qualcosa da mangiare. La sveglia avveniva sempre nel buio più profondo .All’adunata ci ordinavano in fila per tre, cicontavano e poi pestando la neve e al passo ci conducevano fino alla piccola stazione deserta, dove alle cinque e trenta passava un treno a raccoglierci. Noi scendevamo dopo una decina di chilometri, quando il treno rallentava.
Si lavorava sino a buio e si ritornava a piedi..”
"Eravamo numeri. Non più uomini. Il mio era 7943. Ero uno dei tanti. Mi avevano preso sulle montagne ai confini con l’Austria, mentre tentavo di arrivare a casa, dopo l’8 settembre del ’43.
Abbiamo resistito. Tanti di noi non sono tornati. Più di quarantamila nostri compagni sono morti in quei lager, durante la prigionia. Io ritornai nella primavera del 1945, a piedi, dall’Austria, dove ero fuggito dal mio ultimo campo di concentramento. Arrivai a casa che pesavo poco più di cinquanta chili, pieno di fame e di febbre. E feci molta fatica a riprendere la vita normale. Non riuscivo nemmeno a sedermi a tavola con i miei, o a dormire nel mio letto. Ci vollero molti mesi per riavere la mia vita".
Tratto in parte anche da:“Mario Rigoni Stern. Vita, guerre, libri",
di Giuseppe Mendicino