28/09/2015
Articolo di "ULTIMA RIBATTUTA"
Dalle risse nei consigli nazionali alle elezione farlocche di uno pseudo segretario generale che viene puntualmente smentito dai magistrati, dalle occupazioni con finti svenimenti al blocco dei conti correnti bancari del sindacato. Insomma ogni giorno ha la sua pena e in Ugl e dintorni di pene non ne mancano, soprattutto queste “pene” le stanno subendo i lavoratori che, direttamente o indirettamente, lavorano per questo sindacato. Lavoratori che, forse, per primi dovrebbero essere tutelati in quanto hanno come datore di lavoro chi della difesa dei loro interessi ne dovrebbe fare una missione e che, comunque, si rivolge ad altri lavoratori chiedendo contributi economici, seppur modesti, per pagare il loro stipendio.
I dipendenti di Ugl e di Enas, invece, stanno pagando scelte sbagliate e posizioni che anche la magistratura ha censurato. Lavoratori, quelli dell’Ugl, che, rispetto ai loro colleghi dell’Enas, sono abbastanza fortunati perché a loro non è stata pagata solo la quattordicesima mensilità mentre i dipendenti dell’Enas non percepiscono lo stipendio dal mese di maggio. Molti di loro si sono licenziati “per giusta causa” d’intesa con la dirigenza dell’Enas e hanno stipendi in sospeso oltre il fatto che non hanno ricevuto il Tfr. In questa situazione la presidenza dell’Enas ha reso noto che è stato raggiunto un accordo “tra le parti” al fini di pagare gli stipendi arretrati ai dipendenti in servizio. Analizzando il testo dell’accordo già si nota la prima discrasia che non ci si aspetta proprio da un datore di lavoro che esercita l’attività sindacale: la discriminazione tra dipendenti ed ex dipendenti che vantano gli stessi diritti. Infatti l’ultimo comma dell’accordo dice espressamente che quanto contenuto nell’accordo stesso si applica “solo” ai dipendenti in servizio alla data del 24 settembre.
Questo vuol dire che i lavoratori che sono stati “costretti” a dimettersi e che vantano stipendi arretrati e Tfr, per il momento, non percepiranno nulla. Cose da far rabbrividire l’ultimo dei “sindacati gialli” ma che, evidentemente, all’Ugl di via delle Botteghe Oscure non interessano. Infatti l’accordo è stato raggiunto con la presenza del signor Luca Malcotti, segretario nazionale dell’Ugl terziario, che ha “assistito” tre dipendenti non eletti dal personale ma nominati dalla segreteria confederale nell’assemblea generale che è prevista dallo statuto dell’Enas e non si capisce a cosa serva. Insomma un accordo fatto tutto in famiglia che prevede che gli stipendi arretrati saranno “spalmati” sui prossimi dodici mesi, ammesso che l’Enas riesca a pagare regolarmente le future dodici mensilità.
Altra cosa anomala da notare è relativa alla titolarità delle parti che hanno siglato l’accordo stesso a cominciare dal presidente, Paolo Mattei, che è stato nominato da Paolo Capone all’indomani della sua prima (auto)elezione che fu dichiarata nulla dal giudice Garri e che, quindi, come ha affermato sia l’avvocatura dello stato e poi, con la seconda ordinanza, il giudice Cecilia Bernardo, che ha sospeso gli effetti anche della seconda (pseudo) elezione, “annullava” tutti gli atti “medio tempore” firmati da Capone e dalla segreteria da lui nominata. Ergo la nomina di Paolo Mattei a presidente dell’Enas non è mai stata valida e di conseguenza lo stesso Mattei non poteva firmare alcunché in nome e per conto dell’Enas, tantomeno accordi che prevedono impegni finanziari. C’è poi “l’ assistenza” del segretario dell’Ugl Terziario, Luca Malcotti, che, essendo anche consigliere regionale del Lazio, secondo quanto previsto dall’articolo 5 dello statuto della confederazione non potrebbe ricoprire l’incarico di segretario nazionale di categoria per effetto dell’ incompatibilità tra cariche politiche e sindacali. Lo stesso Malcotti, invece, ricopre ambedue le cariche.