22/09/2025
Pubblichiamo l'intervento di Pasquale Doria, tra i relatori dell'incontro organizzato dalla "Marcia per la cultura e il lavoro" che si è tenuto venerdì 19 settembre nella sala consiliare della Provincia di Matera 👇
Questione Biblioteca provinciale “Tommaso Stigliani”, patrimonio da difendere
"Necessario. Occorre un breve tuffo nel passato, non per ragioni nostalgiche, ma per evidenziare un’attività che si spinge ben oltre la consegna in prestito di libri e la possibilità di frequentare le sale dedicate allo studio. Digressione? Forse, ma voluta. Centrata sulla qualità della produzione culturale della Biblioteca, una "piazza dei saperi" in anticipo sui tempi. Avveniva concretamente quando era ancora possibile partecipare della ricchezza periodica di un colto “Bollettino” e degli approfondimenti tematici tramite i “Quaderni della Biblioteca”, di mostre e interessanti iniziative convegnistiche, per tutte si pensi a quella di respiro nazionale dedicata a Leonardo Sinsagalli del 1982.
Già nel 2015, all'indomani della legge dell'anno precedente che ha di fatto sterilizzato le Amministrazioni provinciali, fu subito evidente l'addensarsi di nubi minacciose sul futuro della Biblioteca. Già allora furono sollevati i rischi legati a limiti evidenti emersi a valle di restrizioni che colpirono gli abbonamenti a periodici e quotidiani, fino al doloroso taglio della spesa per l'acquisto di nuovi libri.
Nel dibattito in corso, la funzione dello Stato, in questa vicenda, è solitamente trascurato, per quanto è parte integrante del buon funzionamento della Biblioteca. Il Codice dei beni culturali, tramite il Ministero competente, esercita infatti forme di tutela che prevedono una puntuale mappatura dei fondi librari considerati “bene comune”. La tutela dello Stato può intervenire con provvedimenti sanzionatori per la mancata o cattiva conservazione dei fondi, che dopo 40 anni vanno considerati a tutti gli effetti “beni culturali”.
Non è difficile, quindi, immaginare quale ricchezza possieda la Biblioteca “Stigliani”. Non è a tutti noto, ma la valenza dei suoi beni librari è pari, se non per certi versi superiore, al contenitore stesso. Soprattutto i fondi antichi – dalle pergamene ai codici scritti e decorati a mano, fino ai primi libri stampati con i caratteri mobili dopo la rivoluzione di Gutenberg – costituiscono un patrimonio di valore inestimabile. Dobbiamo rassegnarci a poterlo solo evocare, senza poterlo più valorizzare?
Passiamo alla Regione e alle funzioni di valorizzazione e di co-gestione con la Provincia. Quali servizi è chiamata ad assicurare? A cominciare dall’apertura al pubblico per una fruizione agevole del patrimonio librario: cosa restituisce ai cittadini? La questione è nota. La gestione del personale, a carico della Regione, è ridotta ormai ai minimi termini e richiede la definizione di obiettivi chiari e di un coordinamento delle iniziative da intraprendere.
Se tra non molto rimarranno solo nove dipendenti, tutti privi della qualifica di bibliotecario – l’ultimo è andato in pensione nel 2017 – anche la funzionalizzazione degli impiegati rimasti diventerà una spesa viva e improduttiva. Non per colpa loro, ma perché sarà impossibile assicurare una gestione efficiente e un adeguato servizio pubblico.
Va rafforzata l’offerta. Erano 44 fino a pochi anni fa. Le piante organiche - si pensi alle opportunità del PNRR e all’ufficio preposto (che fine ha fatto?) - non sono immutabili. Si può intervenire lì dove la politica non è chiamata direttamente a risolvere un problema tecnico, è vero la Biblioteca deve essere governata da qualificati addetti ai lavori. La politica, tuttavia, resta investita da un compito preciso, se e perché condividere responsabilità e assumere decisioni puntuali. La domanda resta: deve vivere la Biblioteca Stigliani, oppure no?
E il Comune? Trattandosi di un'istituzione provinciale, non è vero che l’ente locale – a partire da quello di Matera, città sede della Biblioteca – non possa intervenire con iniziative di scopo, mirate. Basterebbe fare mente locale sulla provenienza delle enormi donazioni che hanno arricchito un patrimonio oggi pubblico e un tempo privato.
Lo stesso discorso potrebbe essere esteso e disciplinato vantaggiosamente nei confronti dell’Università, che è uno dei principali fruitori delle risorse messe a disposizione per tutti. I servizi sono già erogati. Non occorre un servizio aggiuntivo per un patrimonio in continuo divenire e soprattutto a disposizione degli studenti di UniBas, gli unici che al momento possono frequentare la Biblioteca durante le ore di apertura part time, ovvero solo la mattina.
Gli studenti medi, invece, dovendo frequentare le lezioni, sono seriamente penalizzati e regolarmente esclusi dai drastici orari di chiusura, salvo due finestre pomeridiane. Un tempo, la Biblioteca era aperta anche il sabato mattina.
Insomma, occorrono Convenzioni chiare tra soggetti istituzionali, con l’intento di affermare ancora una volta che la Biblioteca è bene di tutti e va resa fruibile. Non dobbiamo dimenticare, ma sottolineare che essa costituisce allo stesso tempo una preziosa eredità che ci è stata consegnata e che abbiamo il dovere di non disperdere. Non possiamo lasciare che l’unica Biblioteca degna di questo nome in provincia di Matera perisca lentamente tra infinite dispute dialettiche e ricerca di visibilità a tutti i costi.
I primi a muoversi, per sensibilizzare l'opinione pubblica, sono stati, gli “Amici della Biblioteca”, fautori di una petizione che in quattro mesi ha raccolto oltre 45 mila firme, un record in città. Non sono mancate varie manifestazioni pubbliche, imponente l’ultima, con la partecipazione di 5 mila persone. Non meno importanti i convegni promossi, tra cui quello con l’editore Alessandro Laterza e una delle massime esperte nazionali di gestione delle Biblioteche, Chiara Faggiolani. A ciò si aggiungono articoli su testate locali e nazionali, servizi radio e televisivi, audizioni alla Regione Basilicata e, non ultimo, il sostegno a un ordine del giorno approvato all’unanimità dal Consiglio comunale.
I due nodi da sciogliere sono gli stessi, stabilizzare la spesa e assumere il personale necessario e specializzato per rinnovare, alla luce dei cambiamenti in corso, il ruolo di una piazza dei saperi, luogo d'incontro, di scambio di idee e di esperienze, di libertà e creatività, aperto ad associazioni, gruppi e singoli cittadini. Biblioteca pubblica di nuova concezione, è stato detto e ripetuto più volte, che si propone di interrompere il confinamento social, contrastare l'arretramento cognitivo di ritorno e rendere partecipe alla comunità all'economia della conoscenza.
A livello di volontariato potevamo fare di più? Forse. Ma si può sempre migliorare."