11/04/2026
“… ad ognuno il suo (5) …”
ovvero: nel sabato del villaggio toscano
Qualcuno dirà che, anche in questo articolo, fine della serie “ ad ognuno il suo “, io la prenda da lontano o che ne faccia una questione personale. Ogni parere è lecito e, proprio per questo, va rispettato; lasciatemi però scrivere che fare politica, anche solo nel senso dell’espressione di un voto che sia figlio di un ragionamento intellettualmente onesto, è e resta una questione personale.
Se il voto, quale che esso sia, viene espresso solo in funzione di un’adesione ideologica; solo per un interesse di parte, quale che esso fosse; oppure nella speranza di averne un ritorno, fosse anche minimo, in termini di un tornaconto personale, allora diventa esercizio ipocrita definirlo “scelta” e ricondurlo ad un sé che si vorrebbe autonomo.
E che tutto questo sia pubblico o sottaciuto, nulla cambia nella sostanza.
Chiarito questo, aggiungo un’ulteriore premessa. L’endorsement politico, lo si voglia o no, è un’attività seria: è dichiarazione pubblica di sostegno, è legittimazione, è tentativo di far riflettere sui chi e sui come un determinata persona ha diritto alla fiducia espressa da un voto.
Io non sono una figura autorevole, non sono un personaggio famoso, non rappresento organizzazioni e non appartengo a testate; sono però, e rivendico questa cosa senza alcuna esitazione, una persona che non si riconosce nei criteri ipocriti del cosiddetto politicamente corretto e che, per quanto possibile, prova a dire pane al pane e vino al vino. Questo comporta conseguenze, spesso anche poco gradevoli, ma tant’è e quindi me ne sono fatto una ragione.
Ed allora vengo al punto focale di questo post; punto che non è un dettaglio, giacché è un metodo che, per quanto mi riguarda, considero sbagliato alla radice: perché è un modo di fare politica che cerca di convincere la “ gente “ ma io, per una scelta precisa, non mi rivolgo alla “ gente “ io parlo e scrivo per le persone cercando di indurle ad una libera valutazione soprattutto quando si tratta di esprimersi in occasione di un voto politico.
Ed è per questo che, oggi, alla vigilia delle primarie, sento di voler e poter dire la mia:
“ PISTOIA – Domenica 12 aprile 2026 si vota a Pistoia per le primarie del centrosinistra. I cittadini sono chiamati a scegliere il candidato sindaco in vista delle elezioni comunali del 24 e 25 maggio. Il confronto vede protagonisti il civico Giovanni Capecchi e la Dem Stefania Nesi. L’appuntamento segna la fine di una campagna elettorale vissuta – hanno dichiarato in più occasioni entrambi i candidati – non come scontro frontale, ma come laboratorio programmatico per scuotere la città da quello che Capecchi e Nesi definiscono il “torpore amministrativo” degli ultimi anni. (…) . (Firenze Post; 10/o4/2026); ndr) “.
e la mia scelta è Giovanni Capecchi, il cui curriculum è quello a seguire:
“ Nato nel 1971 a Firenze e residente a Pistoia. Professore associato di Letteratura italiana all’Università per Stranieri di Perugia. Si occupa prevalentemente di letteratura otto-novecentesca e dedica particolare attenzione agli aspetti della cultura letteraria pistoiese. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni. È stato Consigliere comunale a Pistoia (1994-1998, 1998-2002 e 2007-2008) e Assessore alla Cultura del Comune di Pistoia (2002-2005). È Consigliere generale della Fondazione dal 2015. “.
Come ognuno può leggere parliamo di una persona che ha una conoscenza reale della storia e della cultura pistoiese, una esperienza amministrativa concreta, un percorso che non ha bisogno di essere costruito o raccontato, la cui valenza politica è evidente di per sé stessa; e sappiamo tutti che in politica è importantissima la storia passata, una cultura genuina, l’esperienza e soprattutto quel disinteresse personale che nelle amministrazioni: pubbliche o private che fossero, sono la garanzia massima e necessaria!
Dunque, la mia è una scelta che nasce da una valutazione positiva, prima ancora che da una politica essendo, entrambi i candidati alle primarie, appartenenti al Partito Democratico! Quindi e qui non c’è nulla di personale, c’è, però una valutazione che rivendico ed è appunto quella riflessione sulla quale invito tutti a soffermarsi.
Perciò: Giovanni Capecchi! Perché, al di là di tutto, è proprio la persona che fa la differenza; e tra una metodica dell’Essere che punta alla sostanza ed una che quella metodica deve ancora apprenderla, io continuo, ostinatamente, a scegliere la prima.
Poi ciascuno farà le proprie valutazioni.
Per quanto mi riguarda, continuo a fare una cosa semplice: guardare, ascoltare e decidere con la mia testa; con tutti i limiti del caso, ma …
senza più delegare ad altri ciò che considero, comunque, una responsabilità personale.
ffrancesco
Foto: Wikipedia