10/06/2026
⭐ Suggerimento di lettura – "La levatrice" di: Bibbiana Cau
Dopo aver letto e apprezzato molto La levatrice di Nagyrév (Sabrina Zuccato), mi sono imbattuto casualmente in un altro romanzo dal titolo molto simile: "La levatrice"(autrice Bibbiana Cau). Pur raccontando una storia diversa, ho trovato varie affinità tra i due libri che, oltre a essere ambientati nei primi anni del Novecento, descrivono realtà rurali isolate dove la vita quotidiana è scandita dalle tradizioni, dalla povertà e da una cultura ancora profondamente legata a consuetudini antiche.
Nel caso di La levatrice, la vicenda si svolge in un piccolo paese immaginario dell'entroterra sardo e segue la vita di una donna animata da un altruismo che oggi sembra appartenere a un'altra epoca. Sempre pronta a intervenire, di giorno e di notte, per assistere le partorienti, la protagonista affronta difficoltà di ogni genere: quelle legate al suo lavoro (che in realtà non era un lavoro e per il quale mai percepiva compenso alcuno), spesso svolto in condizioni proibitive, e quelle derivanti dalla sua complessa situazione familiare. È una donna che lotta con determinazione e dignità, sostenuta dalla solidarietà di altre donne che, come lei, cercano di ritagliarsi uno spazio in una società che concede loro ben poco. Anche se il riconoscimento che meriterebbe non arriva mai davvero, la sua battaglia può comunque dirsi vinta.
Il romanzo colpisce anche per il linguaggio diretto e talvolta crudo. L'autrice non addolcisce la realtà e non lascia molto spazio all'immaginazione: la vita viene mostrata per ciò che era, con le sue fatiche, le sue sofferenze e le sue ingiustizie. Per questo motivo la lettura potrebbe risultare impegnativa per chi preferisce toni più leggeri o delicati.
Uno degli aspetti più interessanti è il confronto spontaneo che nasce con La levatrice di Nagyrév. Pur partendo da contesti e vicende differenti, i due romanzi condividono temi profondi: la condizione femminile, il peso di una società patriarcale, le miserie materiali e culturali che oggi appaiono quasi inconcepibili ma che allora rappresentavano la normalità. Sono storie di donne forti e invisibili, il cui contributo alla comunità veniva dato per scontato e raramente riconosciuto.
Personalmente ho molto apprezzato anche la scelta dell'autrice di disseminare il racconto di espressioni e modi di dire in dialetto sardo. Lungi dall'appesantire la lettura, questi "inserti linguistici" rappresentano un dettaglio che arricchisce il romanzo e che contribuisce a renderlo ancora più vivido e coinvolgente.
Con le loro circa quattrocento pagine, entrambi i romanzi richiedono tempo e partecipazione emotiva, ma sanno restituire al lettore molto più di una semplice storia. Non si tratta certo di letture "da ombrellone" o di romanzi romantici pensati per evadere dalla realtà. Sono invece racconti intensi e talvolta dolorosi, che rendono omaggio a quelle donne che, lontano dai riflettori della Storia, hanno assistito alla nascita di generazioni intere, sacrificando spesso sé stesse, i propri sogni e la propria felicità per il bene degli altri.
Per chi ama i romanzi capaci di dare voce a chi normalmente rimane ai margini, La levatrice è una lettura che merita senz'altro attenzione.
CG
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