17/02/2024
IL FUTURO DI STELLANTIS IN ITALIA E NEL MEZZOGIORNO
Pochi giorni fa sul quotidiano Il Mattino è stata pubblicata un’interessante intervista che fa luce sulle recenti vicende in casa Stellantis, grazie alle dichiarazioni di Carlo Calenda, fondatore del partito liberale Azione, senatore ed ex ministro dello Sviluppo Economico durante i governi Renzi-Gentiloni. Calenda ha dichiarato che dopo la morte di Marchionne, John Elkann, nipote di Gianni Agnelli e attuale presidente di Stellantis (azienda nata dalla fusione della FCA della famiglia Agnelli e della PSA francese), ha cominciato a vendere le attività di famiglia, a partire dalla strategica Magneti Marelli, venduta ai giapponesi durante il governo Conte il quale non sarebbe intervenuto per bloccare l’operazione.
Calenda sostiene in sintesi che oggi ormai, di fatto, quella che era la ex Fiat è stata venduta alla Peugeot, i cui stabilimenti francesi sono messi molto meglio rispetto a quelli italiani, e a differenza di quelli in Italia, sono pronti per produrre i futuri motori elettrici. I nuovi modelli italiani vengono prodotti in Serbia, la fabbrica di Grugliasco è in vendita, Stellantis pensa di spostare gli investimenti e la produzione in Marocco e quindi «di italiano la ex Fiat non ha più nulla».
Calenda rincara la dose polemica affermando che il gruppo editoriale Gedi, di proprietà Elkann e di cui fa parte il quotidiano La Repubblica, avrebbe attuato una censura nei suoi confronti poiché funzionale ad una copertura “a sinistra” delle operazioni di smantellamento delle attività produttive italiane. Calenda sostiene che il suo pensiero risulta dunque così controcorrente che persino Landini, il segretario nazionale della CGIL, fa fatica a denunciare la dismissione industriale in atto, testimoniata dal fatto che la produzione di auto in Italia è in forte calo: il 30% in meno in confronto all’era Marchionne.
In effetti la Fiom, il sindacato di categoria dei metalmeccanici, sta diffondendo da tempo una serie di comunicati in cui viene segnalato il calo di produzione e di occupazione del gruppo FCA-Stellantis negli ultimi dieci anni. Il sindacato sottolinea che sono aumentati solo gli incentivi per le dimissioni volontarie dei lavoratori.
A Pomigliano d’Arco, lo storico stabilimento Alfasud-Fiat-Fca-Stellantis è impegnato nella produzione della Panda e dell’Alfa Romeo Tonale. Pare che i ritmi di lavorazione siano in aumento in quanto è stata eliminata la cassaintegrazione e quasi tutti i circa 4000 lavoratori sono in attività. Purtroppo però, siccome la produzione della nuova Panda elettrica è stata assegnata ad una fabbrica in Serbia, gli operai temono per il futuro poiché sanno che non è previsto lo sviluppo della tecnologia elettrica a Pomigliano e nell’analizzare la condizione nazionale della Stellantis ci si potrebbe trovare da un momento all’altro in una crisi generale di produzione per lo stabilimento campano e non solo.
A Melfi gli operai dello stabilimento locale Stellantis temono il ridimensionamento che toccherà inevitabilmente anche la componentistica e tutti i lavoratori coinvolti. La fabbrica è passata da circa 7000 a circa 5000 lavoratori. Durante il mese di novembre scorso alcuni operai dello stabilimento lucano sono stati mandati in trasferta a Pomigliano, cosa che ha comportato la sospensione del turno di notte. La produzione di uno dei modelli di auto previsti in loco è saltata. C’è chi annuncia la deindustrializzazione del sito dopo aver denunciato che 120 lavoratori della logistica e componentistica, terminata la cassa integrazione straordinaria, non hanno garanzie per il futuro.
Certamente per un territorio come quello della Basilicata, la cui economia è trainata dalla presenza di importanti insediamenti industriali e dove il processo di spopolamento è in fase avanzata, ritrovarsi senza stabilimenti sarebbe un ulteriore colpo fatale. E un colpo micidiale sarebbe pure per Pomigliano d’Arco e la provincia napoletana, un territorio in cui non si contano più le fabbriche dismesse e la camorra sta avendo gioco facile nel reclutare nuova manovalanza criminale. Ma nel deserto industriale possono spuntare anche dei fiori ed è il caso della vertenza degli operai licenziati della ex Whirlpool di Napoli che sono riusciti ad organizzarsi e a riottenere il lavoro nello stesso stabilimento, seppur in un’azienda diversa poiché quella precedente aveva preferito puntare sulla produzione all’estero.
E non è possibile non pensare anche alla lotta che stanno portando avanti i lavoratori della ex GKN di Campi Bisenzio, a Firenze, una fabbrica che produceva semiassi proprio per gli stabilimenti italiani di Fiat-Fca-Stellantis (pure questa vicenda ci fa capire quante intenzioni ci sono di mantenere in Italia la produzione delle auto) e che in pochi anni si è ritrovata vittima della delocalizzazione. Durante il recente Capodanno ho avuto la possibilità di rendermi conto in prima persona di quanta energia positiva possano sprigionare le lotte dei lavoratori organizzati con determinazione. Mi sono ritrovato con il Gruppo Popolare Terra e Lavoro fuori i cancelli dello stabilimento per suonare canti di protesta e tammurriate solidali nel contesto gioioso di un veglione operaio che ha rappresentato uno dei punti più alti della recente conflittualità di classe in Italia. Assieme ad un collettivo di fabbrica che con lo slogan partigiano “Insorgiamo!” ha lanciato una campagna di azionariato popolare allo scopo sostenere una cooperativa istituita per provvedere ad un progetto di reindustrializzazione.
Questi ultimi esempi citati dovrebbero spingere gli operai delle fabbriche italiane a prendere coscienza del ruolo che essi possono incarnare per bloccare ed impedire la dismissione industriale in atto in Italia e ancor di più nel Mezzogiorno, nonostante le delocalizzazioni, nonostante i governi filopadronali e servi della finanza, nonostante i progetti di autonomia differenziata o di discriminazioni territoriali, nonostante gli attacchi ai proletari lavoratori, ai precari o ai disoccupati, nonostante i tagli dei salari e del reddito minimo garantito. È arrivato il momento di dare voce alle proteste delle classi subalterne, dal nord così come dal sud.
Gli ultimi comunicati della Fiom parlano, a proposito di Stellantis, dell’avvio di una campagna di ascolto nelle varie assemblee territoriali al fine di portare avanti una serie di richieste che tutelino le garanzie occupazionali, l’ammodernamento degli impianti per la produzioni di auto elettriche, il miglioramento delle condizioni lavorative, ma in ultimo non sarebbe male ottenere un blocco dei licenziamenti, un reale adeguamento dei salari all’inflazione galoppante e una riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario.
Paolo Esposito Mocerino – Federazione provinciale PRC Napoli - 29 gennaio 2024