Potere al Popolo - Marano

Potere al Popolo - Marano La sede di Potere al Popolo - Marano è in via Napoli n.10 (Marano di Napoli), un luogo di tutti e tutte dove poter praticare mutualismo e solidarietà!

13/06/2026

Siamo in diretta dall'istituto degl istudi filosofici di Napoli

11/06/2026

È iniziata quella stagione dell’anno…

Quale?
Quella in cui gli imprenditori si lamentano di dipendenti e di chi va a fare i colloqui.
Quella in cui ti dicono che “ti voglio pure pagare”, come se fosse una concessione.

Da oggi, 7 giugno, le imprese hanno l’obbligo di pubblicare, già dall’annuncio di lavoro, il livello retributivo o la fascia retributiva offerta per la mansione per cui stanno cercando una figura.

DEVONO dirlo, non è che “possono”.
Ricordiamoglielo!

💦A QUINDICI ANNI DAL REFERENDUM L'ACQUA CONTINUA A SMASCHERARE LE CONTRADDIZIONI DELLA POLITICA 👎Il 12 e 13 giugno ricor...
11/06/2026

💦A QUINDICI ANNI DAL REFERENDUM L'ACQUA CONTINUA A SMASCHERARE LE CONTRADDIZIONI DELLA POLITICA 👎

Il 12 e 13 giugno ricorrono quindici anni dal referendum con cui oltre 27 milioni di persone decisero che l'acqua dovesse essere sottratta alle logiche del profitto e del mercato. Un risultato straordinario, una delle più importanti espressioni di democrazia popolare della storia repubblicana.
Eppure, a distanza di quindici anni, quella volontà continua a essere sistematicamente aggirata.
Lo dimostra quanto sta accadendo in Campania, dove la battaglia per l'acqua pubblica rappresenta oggi uno dei principali terreni di scontro politico e sociale. Da una parte c'è l'esperienza di ABC Napoli, azienda speciale di diritto pubblico nata proprio per dare attuazione al referendum. Dall'altra si consolidano modelli di gestione fondati sulle società per azioni, anche a capitale misto, che mantengono il servizio idrico dentro una logica aziendale incompatibile con lo spirito del voto del 2011.
La partita della Grande Adduzione e il riassetto del sistema idrico regionale rappresentano oggi uno snodo decisivo. Dietro formule tecniche e assetti amministrativi si nasconde una scelta politica molto semplice: l'acqua deve essere governata come un bene comune oppure come un servizio da organizzare secondo le regole del mercato?
In Campania il processo di riorganizzazione del servizio idrico continua a muoversi lungo una traiettoria che privilegia la forma societaria come modello ordinario di gestione. È una scelta che rischia di marginalizzare ulteriormente le esperienze di gestione integralmente pubblica e partecipata e di allontanare il controllo democratico delle comunità da una risorsa essenziale alla vita.
A rendere il quadro ancora più preoccupante è il percorso dell'Autonomia Differenziata. Pur non intervenendo direttamente sul servizio idrico integrato, il trasferimento di ulteriori competenze alle Regioni in materie strettamente connesse alla pianificazione territoriale, alla tutela ambientale e alla gestione delle infrastrutture rischia di accentuare la frammentazione della governance delle risorse idriche. In assenza di una chiara scelta nazionale a favore della gestione pubblica, il pericolo è quello di modelli sempre più differenziati da territorio a territorio e sempre più esposti alle logiche di mercato.
Per questo la difesa dell'acqua pubblica e l'opposizione all'Autonomia Differenziata sono oggi battaglie strettamente intrecciate: entrambe riguardano la tutela di diritti fondamentali che devono essere garantiti in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale.
La questione dell'acqua continua inoltre a rappresentare uno dei punti di maggiore contraddizione per il cosiddetto "campo largo". Da anni Partito Democratico e Movimento 5 Stelle rivendicano l'eredità del referendum e dichiarano di voler difendere l'acqua pubblica. Tuttavia, nei territori amministrati da queste stesse forze continuano a prevalere modelli fondati sulle società per azioni e sulla gestione industriale del servizio idrico.
La Campania rappresenta in questo senso un caso emblematico. Mentre si richiama pubblicamente il principio della ripubblicizzazione e della gestione pubblica dell'acqua, nei fatti continuano a consolidarsi assetti che mantengono il servizio all'interno di strutture societarie incompatibili con il modello dell'azienda speciale pubblica sostenuto dai movimenti per l'acqua. È una contraddizione che non può essere ignorata e che chiama in causa direttamente le responsabilità politiche di chi governa i territori.
Non è un caso che la questione dell'acqua torni al centro proprio in questi giorni. Il 12 giugno, a Roma, ANCI riunirà la Conferenza Nazionale dei Presidenti dei Consigli Comunali sul tema “Comuni Italiani – Pianeta Acqua”, in occasione del quindicesimo anniversario del referendum.
Che si torni a parlare di acqua come bene comune è certamente positivo. Ma il punto non è celebrare il referendum. Il punto è applicarlo.
L'iniziativa dell'ANCI richiama giustamente la necessità di tutelare le risorse idriche, affrontare le conseguenze della crisi climatica e promuovere una gestione sostenibile dell'acqua. Tuttavia, resta aperta una domanda fondamentale: come si conciliano questi obiettivi con il permanere di modelli di gestione che continuano a privilegiare forme societarie e logiche di mercato?
Per questo la Conferenza del 12 giugno deve rappresentare soprattutto un'occasione per riaprire una discussione pubblica nazionale sull'attuazione del referendum del 2011 e sul futuro dei servizi pubblici locali.
Occorre rilanciare una campagna nazionale capace di unire le vertenze territoriali e di mettere al centro alcuni obiettivi chiari:
piena attuazione dell'esito del referendum del 2011;
difesa e rilancio delle aziende speciali pubbliche come modello di gestione democratica e partecipata;
stop alla privatizzazione dei servizi pubblici locali e alla diffusione delle società per azioni, anche a capitale misto;
difesa di ABC Napoli e delle esperienze di ripubblicizzazione esistenti;
contrasto ai processi di privatizzazione nei distretti idrici campani e nel resto del Paese;
opposizione all'Autonomia Differenziata e ai suoi effetti sulle disuguaglianze territoriali;
riconoscimento dell'acqua come bene comune universale e diritto fondamentale.
La vicenda campana dimostra che la battaglia per l'acqua pubblica non appartiene al passato. È uno dei terreni sui quali si misurano concretamente la credibilità delle forze politiche, il rispetto della volontà popolare e la possibilità di sottrarre i beni comuni alle logiche del profitto.
Per questo occorre costruire nei prossimi mesi un percorso di informazione, conflitto e mobilitazione capace di trasformare le vertenze locali in una battaglia nazionale per l'acqua pubblica e per la gestione democratica dei servizi essenziali.
La crisi climatica, la dispersione delle reti idriche, il dissesto idrogeologico e il progressivo impoverimento dei servizi pubblici dimostrano che il Paese avrebbe bisogno di un grande piano di investimenti pubblici. Servono risorse per la tutela del territorio, per la manutenzione delle infrastrutture idriche, per la scuola, la sanità, il trasporto pubblico e i servizi locali.
Al contrario, assistiamo a una crescente pressione affinché vengano aumentate le spese militari e destinate quote sempre maggiori di risorse pubbliche al riarmo.
La vera sicurezza di cui hanno bisogno le persone non passa dall'aumento degli armamenti ma dalla garanzia dei diritti fondamentali. Significa poter accedere all'acqua, alla salute, all'istruzione, alla casa, a un ambiente sano e a servizi pubblici efficienti.
Per questo la difesa dell'acqua pubblica non riguarda soltanto la gestione di una risorsa essenziale: riguarda l'idea stessa di società che vogliamo costruire. Una società che investe nei beni comuni, nella giustizia sociale e nella tutela dei diritti collettivi, invece che nella militarizzazione e nell'economia di guerra.

Potere al Popolo Marano Area Nord Napoli

⛔ATTENZIONE AREA NORD DI NAPOLI⛔Concittadine e concittadini, lavoratori e lavoratrici, studenti, anziani, disoccupati, m...
07/06/2026

⛔ATTENZIONE AREA NORD DI NAPOLI⛔

Concittadine e concittadini, lavoratori e lavoratrici, studenti, anziani, disoccupati, malati, famiglie e pendolari: se avete commissioni, pratiche, visite o appuntamenti da svolgere in centro città, organizzatevi per tempo e, dove possibile, anticipate tutto entro questa settimana.

👉Dal 15 giugno, infatti, si prospetta nuovamente, come la scorsa estate, la chiusura delle stazioni di Frullone, Chiaiano e Piscinola-Scampia, lasciando ancora una volta la periferia nord di Napoli con un servizio fortemente ridotto.
Sia chiaro: nessuno contesta la necessità dei lavori. I binari vanno sostituiti e la sicurezza viene prima di tutto. Ma quello che contestiamo è l'ennesima gestione approssimativa della comunicazione e dell'organizzazione👎.

😱Possibile che a pochi giorni dall'inizio dei lavori non sia stata ancora avviata una campagna informativa capillare degna di questo nome? Possibile che migliaia di cittadini debbano scoprire all'ultimo momento come raggiungere il posto di lavoro, una visita medica o un ufficio pubblico? Possibile che, ancora una volta, si dia per scontato che le persone si arrangino?
Non basta dire che ci saranno autobus sostitutivi. Bisogna spiegare con chiarezza percorsi, frequenze, coincidenze, tempi di percorrenza e modalità di accesso al servizio. Bisogna informare i cittadini prima, non dopo.
Chi vive nelle periferie ha gli stessi diritti di chi vive in centro. E invece, puntualmente, i disagi vengono scaricati sempre sugli stessi quartieri, sempre sugli stessi utenti, sempre sugli stessi lavoratori e studenti che ogni giorno utilizzano il trasporto pubblico.

La capacità di adattamento dei cittadini non può diventare l'alibi dell'inefficienza di chi dovrebbe programmare, comunicare e garantire un servizio adeguato.
📢Chiediamo trasparenza, informazioni tempestive e rispetto per le migliaia di persone che ogni giorno si muovono dalla zona nord verso il resto della città.
Perché i lavori sono necessari. L'improvvisazione no! E il silenzio istituzionale ancora meno.🚉

👉Ancora una volta siamo al fianco dei comitati che si battono per un principio semplice e non negoziabile: l'acqua è un ...
04/06/2026

👉Ancora una volta siamo al fianco dei comitati che si battono per un principio semplice e non negoziabile: l'acqua è un bene comune e deve essere gestita esclusivamente dal pubblico.

Da anni assistiamo a continui cambi di rotta sulla gestione del distretto idrico Area Nord, un tempo parte integrante del distretto Napoli. Dall'ipotesi di estendere la gestione dell'Azienda Speciale ABC, alla proposta di una società totalmente pubblica, fino all'ennesimo passo indietro dei sindaci dei 31 comuni che hanno scelto di piegarsi alle indicazioni dell'Ente Idrico Campano accettando la nascita di una società mista.
📌Oggi, però, la bocciatura da parte della Corte dei Conti del provvedimento approvato dal Comune di Mugnano rimette tutto in discussione. È una notizia che non può essere ignorata. È un'occasione che non può essere sprecata.
Dopo oltre dieci anni dal referendum del 2011, milioni di cittadini attendono ancora il rispetto di una volontà popolare chiarissima: fuori il profitto dalla gestione dell'acqua.
💦I sindaci dei 31 comuni smettano di nascondersi dietro alibi burocratici e scelte già dimostratesi sbagliate. Abbiano il coraggio di tornare sui propri passi e di schierarsi senza ambiguità per una gestione totalmente pubblica del servizio idrico.💦

❓E il Presidente della Regione, Roberto Fico, cosa aspetta? Le dichiarazioni di principio non bastano più. È arrivato il momento delle decisioni e degli atti concreti.
Noi continueremo a sostenere la riunificazione dei distretti idrici Napoli e Napoli Nord e l'estensione della gestione dell'Azienda Speciale ABC all'intera area, come primo passo verso un unico grande sistema pubblico per tutta la Città Metropolitana e, domani, per l'intera Regione.

🔊La domanda è semplice: da che parte sta la politica? Dalla parte dei cittadini e del referendum o dalla parte di chi continua a ostacolare la piena ripubblicizzazione dell'acqua?

Ci vediamo oggi alle 16:00 al presidio in Via Verdi a Napoli.💦

🔊 NON MANCA SOLO IL CANESTRO🔊Sta facendo discutere la situazione di uno degli spazi pubblici aperti di Marano, dove alcu...
03/06/2026

🔊 NON MANCA SOLO IL CANESTRO🔊
Sta facendo discutere la situazione di uno degli spazi pubblici aperti di Marano, dove alcuni ragazzi continuano a giocare a pallacanestro senza nemmeno avere un canestro. Un'immagine che potrebbe richiamare alla memoria quando, fino ai primi anni Novanta, si vedevano gruppi di ragazzi giocare a calcio per strada utilizzando buste della spazzatura come pali delle porte. Potrebbe sembrare folclore, ma qui non c'è nulla di romantico o nostalgico.
Dietro quella scena c'è invece il dramma dell'abbandono degli spazi pubblici: luoghi lasciati al degrado, talvolta riqualificati e poi nuovamente consegnati all'incuria, senza manutenzione e spesso devastati da chi sembra provare piacere nel distruggere quel poco che resta a disposizione della collettività.
La notizia, pubblicata da una testata online di rilievo nazionale, ha suscitato molte reazioni. Diverse persone si sono persino offerte di regalare un nuovo canestro a quei ragazzi. Un gesto generoso, che però rischia di affrontare solo il sintomo e non la causa del problema.
In una provincia dove ogni opportunità sembra trovarsi sempre altrove, in un altrove spesso irraggiungibile a causa di trasporti pubblici inefficienti, garantire spazi di socialità non è mai considerata una priorità. E questo vale non solo per i giovani, ma per l'intera comunità. Emblematico è il fatto che la fermata della metropolitana più vicina si appresti a chiudere per tre mesi, aggravando ulteriormente l'isolamento di un territorio già fortemente penalizzato.
Da anni denunciamo l'abbandono di numerosi spazi pubblici. Uno dei casi più evidenti è quello dello stadio comunale, che aspetta da tempo interventi di ristrutturazione mai realizzati. Proprio nelle stesse ore in cui si parlava dei ragazzi costretti a giocare senza canestro, lo stadio è tornato alle cronache per il ritrovamento di un ca****re, in quello che sembrerebbe essere un suicidio.
È impossibile non mettere in relazione questi episodi con le carenze strutturali del territorio. La mancanza di impianti sportivi, di luoghi di aggregazione e di attenzione verso il disagio psichico fanno parte dello stesso quadro. Sono manifestazioni diverse di un unico problema: l'abbandono sociale.
A questo si aggiunge la superficialità di amministrazioni locali che lamentano continuamente la scarsità di risorse, senza però riuscire a ottenere dai propri riferimenti istituzionali e nazionali gli investimenti necessari. Nel caso specifico di Marano, comune in dissesto finanziario e giunto al quinto commissariamento, il senso di abbandono percepito dai cittadini è sempre più profondo. Le persone sono costrette a fare i conti con la precarietà lavorativa o con l'assenza di lavoro, con le difficoltà di accesso alle cure e con l'angoscia per il futuro dei propri figli.
La domanda allora è: cosa possiamo proporre, oltre alla denuncia e alla lamentela?
La prima risposta è una maggiore consapevolezza collettiva. Quando chiediamo che non aumentino le spese destinate alle armi e alle guerre, non lo facciamo per un principio astratto. Lo facciamo perché crediamo che le risorse pubbliche debbano essere indirizzate verso ciò che migliora concretamente la vita delle persone: scuole, trasporti, impianti sportivi, servizi sociali, salute mentale, cultura e spazi di aggregazione.
Un canestro nuovo può essere un gesto importante. Ma ciò di cui questi territori hanno davvero bisogno è una politica capace di restituire dignità agli spazi pubblici e speranza a chi li abita. Perché il problema non è l'assenza di un canestro: è l'assenza di una visione per il futuro.

📌Se anche tu sei stanco o stanca di :- guerre- carovita- un governo che pensa solo agli interessi di pochissime persone ...
01/06/2026

📌Se anche tu sei stanco o stanca di :
- guerre
- carovita
- un governo che pensa solo agli interessi di pochissime persone e che sparge odio e paura
- di una finta opposizione in Parlamento incapace di immaginare una vera alternativa.

👉Allora devi necessariamente aderire a POTERE AL POPOLO!
Venerdì 5 giugno dalle 16:00 alle 20:00 potrai raggiungerci alla Casa del Popolo di Marano in via Nicolosi 16 bis e formalizzare la tua adesione ritirando la tessera se avrai provveduto all'iscrizione on line, o compilando i moduli.

Potere al popolo non è un partito come gli altri, noi siamo un movimento sociale, culturale e politico che cerca di mettere insieme le tante persone che resistono, che hanno competenze e idee per cambiare il Paese, che hanno il bisogno di maggiore libertà e giustizia sociale, che sono stanchi delle disuguaglianze che ci circondano.

💪Solo unendoci possiamo batterci per una vita bella, degna, felice. Per quello che ci meritiamo e che ogni giorno ci tolgono

ADERISCI A POTERE AL POPOLO!
Insieme, possiamo cambiare tutto!

CAMBIAMO TUTTO!

27/05/2026

23 maggio, siamo in piazza a Roma insieme a migliaia di operaie e operai della Categoria operaia USB.

Che ci ricordano che gli operai esistono eccome e mandano avanti questo paese, pagando sulla propria pelle guerra, carovita e politiche tutte a favore delle imprese.

Noi vogliamo rimettere al centro la voce di chi lavora e i suoi interessi. Un salario minimo, il recupero automatico dell'inflazione, il tema della sicurezza, una vera politica industriale pubblica. Vogliamo farlo non a parole, ma con l'organizzazione, costruendo quella forza che in autunno ci ha permesso di bloccare il paese contro guerra e genocidio.

Organizziamoci. Cambiamo tutto.

27/05/2026

Piena solidarietà agli studenti e studentesse antifascisti di e .nazionale aggrediti dai fascisti di Azione studentesca.

Durante la Consulta provinciale degli studenti di Roma, alcuni rappresentanti hanno contestato la Presidenza. Al centro della protesta la cancellazione della commissione Antifascismo e Memoria storica, avvenuta senza il voto dell’assemblea plenaria e rinominata su proposta di Azione Studentesca, il movimento giovanile di Fratelli d’Italia– in “Democrazia e Memoria Storica“.

La contestazione antifascista era partita in modo pacifico, ma a quel punto i rappresentanti di Azione Studentesca hanno provato a interrompere l’occupazione e da lì si è scatenato il caos: insulti, spintoni e aggressioni.

La possibilità di dissenso nelle scuole è stata messa a dura prova con la repressione delle iniziative e delle proteste pro-Palestina, il ddl antisemitismo e con un rinnovato attivismo delle componenti giovanili neofasciste che spingono nella direzione voluta dal governo.

Siamo al fianco degli studenti e delle studentesse antifasciste, per una difesa della memoria antifascista del paese e per la difesa degli spazi di democrazia scolastica, già erosi dall'autonomia scolastica e dallo strapotere dei presidi manager e ora sotto attacco da parte del Governo Meloni.

LA DELIBERA SUL SALARIO MINIMO A 9 EURO LORDI DEL COMUNE DI NAPOLI SI MOSTRA NUOVAMENTE ESSERE UNA TRUFFA La Napoli Serv...
27/05/2026

LA DELIBERA SUL SALARIO MINIMO A 9 EURO LORDI DEL COMUNE DI NAPOLI SI MOSTRA NUOVAMENTE ESSERE UNA TRUFFA

La Napoli Servizi SPA – società in house multiservizi a totale partecipazione del Comune di Napoli – sta cercando 95 addetti alle pulizie da impiegare in uffici, impianti sportivi, cimiteri, mercati e parchi pubblici, tramite l’Agenzia del Lavoro Umana SPA.

Sull’avviso pubblico si legge che si tratta di lavoro somministrato, part-time di 24 ore settimanali, a tempo determinato con scadenza il 31/12/2026 e che sarà applicato il II livello del CCNL Multiservizi, a questo inquadramento corrisponde un salario lordo di 7,97 Euro orari. Quindi, si tratta di lavoro iperprecario, di fatto esternalizzato tramite il meccanismo della somministrazione e con un salario orario ben al di sotto del limite minimo di 9 Euro millantato dalla Giunta.

«Dopo la finanza creativa, il Comune di Napoli si inventa la matematica creativa: una nuova matematica che dice che 7,97€ possono essere uguali o superiori ai 9€ stabiliti come salario minimo inderogabile nel 2024. Perché stabilire un salario minimo significa che sotto quel minimo non si può andare. E allora due sono le possibilità: o 7,97€ è uguale a 9€ o qualcuno ci sta prendendo in giro. Evidentemente nel regno del campo largo manfrediano 7,97=9!», commenta Giuliano Granato, portavoce nazionale di Potete al Popolo.

Potere al popolo chiede all’amministrazione di smettere di prendere in giro lavoratori e cittadini e di applicare immediatamente un vero salario minimo di 12 euro lordi legati all’inflazione ed effettuare un piano di assunzione pubblico di lavoro stabile, in modo da garantire dignità ai lavoratori delle partecipate e degli appalti che fanno capo al comune e da superare le carenze dei servizi pubblici comunali.

Indirizzo

Via Nicolosi N. 16 Bis
Marano Di Napoli
80016

Orario di apertura

Lunedì 16:00 - 18:00
Mercoledì 16:00 - 18:00
Venerdì 16:00 - 18:00

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