08/06/2022
UN ALTRO APPUNTAMENTO DELLA RUBRICA "LA STORIA DI MANZIANA E QUADRONI"
L'appuntamento di giugno con la rubrica "La storia di Manziana e Quadroni" di Stefania De Prai, iniziativa avviata nel 2018 e proposta e fortemente voluta dall'Amministrazione Comunale, è dedicato a FERNANDO MASSA, sergente deceduto nel secondo conflitto mondiale.
I CADUTI DI MANZIANA
Seconda guerra Mondiale
MASSA FERNANDO, VIAGGIO SENZA RITORNO.
Di Stefania De Prai Sidoretti
Sul monumento ai Caduti di Guerra in piazza c’è una targa aggiunta in secondo tempo rispetto a quella dei morti della Seconda Guerra Mondiale.
Si tratta di quella dedicata a due dispersi: il caporal maggiore Giovanni Giorgi e il sergente Fernando Massa (tra l’altro sono gli unici dei caduti di questa guerra di cui sono riportati i gradi) dei quali, partiti per il fronte Russo, per lungo tempo non si ebbero notizie. (Fig. 1)
C’erano stati altri dispersi manzianesi, ma la loro morte era stata ufficializzata molto tempo prima (vedi post FRANCESCO FARAONI Una lunga attesa d’amore.) mentre di loro ne rimase ignoto il destino.
Fernando Massa non era nato a Manziana, bensì a Civitavecchia, il 12 maggio 1919. Il padre era Alfredo Massa (1884-1958) un sardo di Cagliari che si arruolò molto giovane nella Guardia di Finanza e, da come si evince dalla sua foto per la presenza dell’ancora sopra il grado di sergente, faceva parte del personale delle capitanerie di porto. Molto probabilmente passò la Grande Guerra pattugliando le coste della Sardegna. (fig. 2) A La Maddalena conobbe Peppina Alivesi (1887- 1987) che era nata ad Alghero e che si era trasferita nella cittadina portuale dopo la morte del padre che era stato negoziante. Alfredo la sposò e lei lo seguì nella vita un po’ errabonda di un finanziere. Fu così che a Civitavecchia nacque il nostro Fernando. Dopo un periodo all’isola di Sant’Antioco, Alfredo venne trasferito a Roma, dove lavorava presso il Mattatoio. Fu in questa città che nacque il 5 luglio 1923 l’altro figlio, Roberto (1923-1981).
Alfredo conobbe il conte Antonio Cremisini (1905-1989), un proprietario e industriale, nonché potente politico (tra l’altro sarà anche presidente della S.S. Lazio) e ne divenne fattore a Manziana nella Tenuta del Palombaro. Questa si stendeva fino agli Archi di Boccalupo e alla sorgente della Praecilia, abitando prima in uno dei casali e poi in piazza Padella.
Nelle liste di leva e nei registri matricolari di Manziana Fernando Massa non c’è; probabilmente iscritto in quelle di Roma, o perché si arruolò a 18 anni come volontario. Forse pensava di intraprende la carriera nell’esercito, seguendo l’esempio del padre. Sia come sia, da alcune lettere ai genitori Fernando risulta già sotto le armi nel 1938. Non immaginava a ciò che sarebbe andato incontro.
Nel frattempo, pieno di ardore, può darsi durante un addestramento, manda al fratellino da Gorizia una cartolina con il Monumento ai Lupi di Toscana sul monte Sabotino. La conquista della sua vetta nell’agosto 1916, avvenuta con il contributo della Brigata Toscana, già allora chiamata Brigata “Lupi” di Toscana, era diventata uno dei simboli dell’amore Patrio. Il monte fu infatti dichiarato nel 1922 Monumento Nazionale italiano. (Adesso il monte segna il confine tra l’Italia e la Slovenia e il monumento ai Lupi sulla cima è scomparso.) (Fig. 3-4)
Il 10 giugno 1940 l’ambizione di Mussolini fa entrare l’Italia in guerra e Fernando che ha appena compiuto 21 anni, è pronto per il fronte. Probabilmente, figlio della propaganda del tempo, vede tutto ancora in chiave gloriosa, come l’allusiva cartolina illustrata che manda il 12 ottobre del 1940 al fratello Roberto di 17 anni. In questa si vede un soldato che marcia ardimentoso con a fianco un balilla, il quale ne segue le orme. (Fig. 5-6)
Nando partirà dal porto di Napoli, da cui manda, come se fosse in vacanza, sempre al caro fratello una pittoresca cartolina con la zona di Mergellina. Solo che il francobollo con la dicitura “Due popoli una guerra” con i profili di Mussolini e Hi**er, nonché l’annullo postale che reca la dicitura: “TACI! Ogni notizia giova al nemico”, fanno capire che non parte per una scampagnata. (Fig. 7-8)
E nella lettera che scriverà il 29 gennaio 1941 prima d’imbarcarsi ai genitori, cercherà di rassicurarli.
“Miei cari non vi agitate e non state a fare brutti pensieri, cosa volete sono soldato, la Patria mi ha chiamato e devo rispondere a questo appello. La mia salute è ottima e come pure il morale. L’unico pensiero siete voi che immagino in quale stato d’animo siate ma ripeto ancora fatevi coraggio e lasciate che sia fatta la volontà di Dio”.
Fernando viene mandato in Africa settentrionale. È nell’Artiglieria, nel Reggimento Artiglieria Terrestre "a Cavallo", tradizionalmente conosciuto con l'appellativo di "Voloire" (in dialetto piemontese "volante"), che ne è anche il grido di guerra.
Tra gennaio e febbraio 1941 i tre Reggimenti Artiglieria Celere (dal motto dello stemma: "In hostem celerrime volant") furono, infatti, trasferiti in Nord Africa con i soli Gruppi Motorizzati, lasciando presso i rispettivi depositi reggimentali i Gruppi a Cavallo, inadatti a operare nel deserto.
Dall’insegna sul suo chepì da cavalleggero, sappiamo che Fernando era nella 8^ Compagnia del 1° Reggimento. Il copricapo conserva ancora la fodera di protezione mimetica color sabbia, probabilmente intonata alla divisa coloniale. (Fig. 9)
All’arrivo in Libia sembra ancora tutta una avventura esotica affrontata con l’entusiasmo di un ventenne.
In una lettera datata 12 febbraio 1941 riferisce: “Carissimi babbo, mamma, Roberto, da un paio di giorni sono giunto alla nuova destinazione. Mi trovo poco distante da Tripoli in un bellissimo paesaggio arabo, credetemi miei cari mi trovo benissimo. Per ora non corro nessun pericolo perciò rassicuratevi. Qui ho trovato proprio il clima che fa proprio per me e mi si confà anche l’aria”. Termina con: “Speriamo che presto le nostre armi abbiano ragione della prosopopea inglese e che presto ci possiamo riabbracciare”.
Quest’aria vacanziera traspare anche in sua cartolina datata “Misurata 29 febbraio 1941”. Sul davanti, la foto della chiesa cattolica della città inquadrata tra due palme (Fig. 10). La indirizza al padre e riporta solo la firma: “Fernando”. (Fig. 11) Insomma, sembra dire “son qua e sto bene”.
Le cose non vanno come si erano sognate. Il 1° Reggimento Artiglieria Celere di Massa giunto in Libia nel febbraio 1941, con due gruppi motorizzati, dopo valorose azioni in cooperazioni con la fanteria, verrà ufficialmente sciolto il 27 novembre 1942 per i catastrofici eventi bellici. Peggio andrà al 2° Reggimento Artiglieria Celere, che giunto a Tripoli il 14 gennaio 1941, con due gruppi motorizzati, dopo un anno di combattimenti e 59 giorni di assedio sarà sopraffatto. Mentre il 3° Reggimento Artiglieria Celere, sbarcato a Tripoli nel febbraio 1941, con due gruppi motorizzati, si sacrificherà dopo impari lotta tra il 24 ottobre ed il 4 novembre 1942.
Questa completa sconfitta ad opera dei “presuntuosi” inglesi, Fernando, che è sergente, non avrà modo di vederla, anche se un assaggio traspare in una cartolina militare del 13 aprile 1941. In essa tenta come sempre di rassicurare i genitori.
“Io sto benone, la ragione che non vi mando mie notizie la dovete capire leggendo i bollettini di guerra, credetemi non ho la possibilità di darvi spesso mie notizie. Tuttavia ripeto state tranquilli che a me non è successo nulla.”
In effetti in Libia il generale Rommel ha preso la situazione nelle sue mani e in aprile ha ripreso Bengasi e adesso assedia Tobruk.
Altro che stare tranquilli; di lì a poco Fernando verrà ferito da particelle di mortaio. Sarà rimpatriato a Napoli e ricoverato nell’Ospedale Militare di Pozzuoli dove si curavano i soldati reduci dalle guerre di conquista dell’Africa.
In una lettera ai genitori, datata 6 giugno 1941, racconta che la ferita alla spalla che si stava rimarginando, si era riaperta facendo uscire un altro frammento. Scheggia di c.a. 1,5 cm. che dopo porterà a casa in licenza come ricordo (Fig. 12). Inoltre, riferisce che: “In quanto alla febbre non ne ho più e le gambe hanno ripreso la loro elasticità, insomma tranne alla spalla, sto benone”.
Il Reggimento Artiglieria a Cavallo, viene ricostituito nel luglio del 1941 a Milano riunendo i gruppi a cavallo dei Reggimenti di Artiglieria Celere, e viene, insieme al 201° Reggimento Artiglieria Motorizzata con fisionomia controcarri, inviato sul fronte russo. Con la riorganizzazione della divisione in unità interamente motorizzata nell'estate del 1942, il Reggimento Artiglieria a Cavallo e le altre componenti montate della divisione confluirono nel Raggruppamento Truppe a Cavallo del Generale Guglielmo Barbò.
Il 17 giugno 1942 l’Armata iniziò il viaggio verso il punto di ritrovo in Ucraina, a Char'kov, mentre il Corpo alpino partì il 14 luglio verso Izjum, Gorlovka e Rykovo. Tra l'inizio e la metà di agosto, infine, l'8ª Armata italiana si dispose lungo il fiume Don, tra la 2ª Armata ungherese a nord e la 6ª Armata tedesca (sostituita poi a fine settembre dalla 3ª Armata romena) a sud. Tuttavia lo schieramento, 230.000 effettivi, fu completato solo a ottobre.
Scrive appunto Fernando in data 29 ottobre 1942.
“Carissimi babbo mamma Roberto mi trovo attualmente a Milano sono stato trasferito al 3° Reggimento Artiglieria Celere. Non vi ho scritto prima perché questo trasferimento è stato all’improvviso e quindi non ho avuto tempo e poi non sapevo ancora di preciso dove mi avrebbero mandato. Credo tuttavia che fra non molto si tratterà di partire per la Russia. State però tranquilli, ancora nulla di positivo e se anche fosse, non vi impensierente, vuol dire che non era destino, pregate Iddio che mi assista sempre e lasciamo che si compia la sua volontà. La mia salute è ottima e ….(?) puntualmente non ho nulla da potermi lamentare. Mi raccomando state sempre calmi e tranquilli, io vi penso sempre e non dubitate non appena saprò qualcosa di nuovo ve ne terrò informati. Vi giungano mille baci, vostro Fernando”
Che cosa di positivo doveva aspettare? Forse un trasferimento lontano dal fronte? Non so, di certo rispetto alla prime lettere traspare quasi una rassegnazione fatalistica verso un destino che teme di non potere evitare.
Nel novembre 1942 manda una cartolina col suo nuovo indirizzo, perché il cartoncino è stato ritagliato. Presenta una immagine propagandista della Campagna Italiana in Russia, dove una donna con un bambino viene difesa da due soldati, uno italiano e l’altro nazista, dall’assalto di un mostro, un incrocio tra un orso e un orco, che rappresenta la Russia “antieuropea”. (Fig. 13) Dietro, sotto la boriosa frase di Mussolini: “Ricordate che oggi non ci sarebbe una marcia su Mosca, che sarà infallibilmente vittoriosa, se venti anni prima non ci fosse stata la marcia su Roma, se primi dei primi non avessimo alzato la bandiera dell’antibolscevismo”, un giovane che ha passato gli anni più belli a combattere, mestamente scrive: “Sto bene, state sempre tranquilli. Non vedo l’ora di essere nuovamente tra voi. Vi abbraccio Fernando” (Fig. 14) Tramontati i sogni di gloria, ormai il ragazzo desidera solo tornare a casa dai suoi cari.
L’Armata Sovietica comincia a contrattaccare con una serie di operazioni militari. Finché il 21 dicembre 1942 (la cosiddetta “offensiva di Natale”) le due colonne russe provenienti da nord e da est chiudono di fatto il ###V Corpo d'armata italiano e il XXIX Corpo d'armata tedesco in un'immensa sacca.
Di Fernando, aggregato al 38° gruppo del Reggimento di Artiglieria a cavallo, fa in tempo ad arrivare in paese un ultimo messaggio: una cartolina militare, con tanto di frase del re inneggiante “alla vittoria delle nostre gloriose armi”. Il giovane l’ha spedita il 19 dicembre 1942 dal fronte russo (arrivata cinque giorni dopo il 24 dicembre 1942 - potenza delle poste d’allora, e si era in guerra!) L’estremo regalo di Natale del figlio ai genitori, che ancora forse ignorano della disfatta dell’armata. (Fig. 15)
Copre tutto lo spazio libero del pezzo di cartoncino, povero Fernando. Forse sente che quelle saranno le ultime parole che potrà mandare ai genitori e cerca in un gesto di affetto di rassicurarli ancora e probabilmente gli mente. Col gelo sta diventando difficile perfino accendere i fuochi. Adesso il clima caldo della Libia se lo sogna.
“Carissimi babbo e mamma, non ho avuto la possibilità di darvi prima mie notizie dopo la mia ultima mi sono messo in viaggio per raggiungere la nuova destinazione ed ancora dopo parecchi giorni mi trovo in treno. La salute è ottima, qui fa un po’ di freschetto ma tuttavia sono ben coperto e si può resistere benissimo. Non vi preoccupate se per ora non riceverete spesso mie notizie almeno fino a quando mi sarò sistemato. Non scrivete fino a che non do il mio indirizzo preciso. Vi penso sempre e vi mando tanti baci. Vostro Fernando” (Fig. 16)
Gli artiglieri della Celere s’immolano fianco a fianco dei soldati, dei cavalieri di "Savoia" e dei lancieri di "Novara" della 3^ divisione Celere, e di Fernando Massa non si avrà più nessuna notizia. Come tanti sarà uno dei circa 70.000 (ma altri ritengono che furono molti di più) uomini “dispersi” nella gelata steppa russa. Solo 11.059 prigionieri italiani saranno restituiti a fine guerra, gli ultimi nel 1954.
Per Alfredo e Peppina a Manziana inizia la lunga attesa.
Intanto Roberto Massa il 22 aprile 1942 a 18 anni era stato sopposto a visita di leva venendo dichiarato abile e arruolato. Il 15 gennaio 1943 verrà chiamato presso la scuola di paracadutismo di Tarquinia. Farà parte della 184ª Divisione paracadutisti "Nembo" La Nembo era stata ufficialmente formata il 1º novembre 1942, a partire dal 185º Reggimento paracadutisti (già Divisione “Folgore”).
Relativo probabilmente al periodo di addestramento o poco dopo, di Roberto restano tre foto (Fig. 17-18-19) in cui lo vediamo con i suoi compagni, degli altri ragazzi di appena 20 anni. Dal registro matricolare comunale risulta inoltre che Roberto Massa verrà congedando dalla Nembo il 7 marzo 1946.
Che cosa esattamente Roberto fece in quel periodo non volle mai raccontarlo, soprattutto per non smuovere ricordi dolorosi ai genitori. Sul registro delle liste di Leva è infatti scritto che venne dato anche lui disperso, visto il caos dell’Armistizio. Pertanto, si può solo figurare come si saranno sentiti i coniugi Massa con entrambi i figli scomparsi.
Una sola cosa sfuggì a Roberto; parlò di essere stato a Cassino e di aver aiutato in una infermeria, una specie di macelleria dove arrivavano esseri umani ridotti ormai a pezzi.
A seguito dell'8 settembre 1943, con la conseguente dichiarazione di non belligeranza e denuncia dell'alleanza con la Germania nazista, nella Divisione "Nembo" erano esplosi violenti contrasti. Alcune unità della "Nembo" rimaste fedeli al Governo regio entrarono così a fare parte dell'Esercito Cobelligerante Italiano a fianco degli Alleati. E i suoi elementi confluirono nel Reggimento paracadutisti "Nembo" inquadrato nel Gruppo di Combattimento "Folgore". Parteciparono alla battaglia di Monte Marrone nei pressi di Cassino, il 31 marzo 1944, che fu una tappa della guerra di liberazione italiana. Pertanto Roberto riportò un episodio probabilmente legato a questo contesto.
Roberto Massa, ritornò a Manziana e come tanti reduci della guerra, cercò di riguadagnare una sua serenità (Fig. 20)
Nel 1955 si sposò con Maria Teresa Fara, nata a Manziana il 27 gennaio 1925 e figlia di Mariano Fara (veri post. MARIANO FARA il prigioniero di Caporetto) fratello del caduto della Grande Guerra Giovanni Fara (vedi post GIOVANNI FARA, il disperso del Calvario.) e di Felicetta Paolucci, sorella del caduto Paolo Paolucci (vedi post PAOLO PAOLUCCI. Il volto del caduto.) (Fig. 21).
Ovviamente, quando nel 1956 Roberto ebbe un figlio maschio lo chiamò come il fratello scomparso, Fernando. Dopo, nel 1958 avranno Patrizia, lo stesso anno nel quale morirà il padre Alfredo. (Fig. 22)
Roberto Massa morì prematuramente a 58 anni nel 1981.
Ormai si era convinto della morte del fratello, però cercò di avere notizie sulle vicende che ne avvolgevano il destino.
Lesse molti libri sulla campagna di Russia. Probabilmente contattò anche i reduci e i fortunati del paese che ritornarono dalla prigionia in Russia, per avere qualche notizia, invano. Forse parlò anche con Fidia Gambetti, direttore della libreria Rinascita che, amico di Gianni Rodari, aveva preso a Manziana una villa accanto alla sua. Fidia scrisse “I morti e i vivi dell'ARMIR” nel 1953 e “Né vivi né morti” del 1972, i racconti di un giornalista che partì, fascista volontario e soldato semplice per il fronte russo e fu travolto nella disfatta del Don e nella prigionia. Un percorso che lo avrebbe portato ad aderire al comunismo.
Oggi può sembrare strana la disillusione che provarono del regime e della impreparazione militare italiana anche le persone più colte, che avrebbero dovuto essere più disincantate del semplice contadino od operaio che veniva spedito al fronte. In realtà noi non possiamo renderci pienamente conto di cosa significhi crescere sotto una dittatura. Informazione e istruzione pilotata, le vere notizie dai fronti di guerra accuratamente censurate e manipolate. E sappiamo che questo accadeva ed accade in parte anche oggi, e anche nei regimi democratici.
Quella che si illuse fino all’ultimo fu la Peppina che morì nel 1987 a 100 anni credendo sempre a un possibile ritorno del suo Fernando. (Fig. 23)
Spetterà al nipote Fernando Massa scoprire il triste fato del suo omonimo zio.
Il 5 aprile 1996 il Ministero della Difesa/ Onor Caduti, comunicava alla famiglia che, a seguito dei mutati cambiamenti nell’Europa dell’Est, e con la possibilità di consultare gli Archivi Segreti dell’ex Urss, si era appreso che il sergente magg. Fernando Massa era stato fatto prigioniero da forze armate Russe e internato in un Campo di prigionia dove era deceduto il 5 marzo 1943. A neanche 3 mesi dopo la sua ultima lettera. Aveva 23 anni. (Fig. 24 25)
Dopo estenuanti marce forzate era stato portato nel campo di concentramento n. 81 di Khrinovoje (Fig. 26-27) nella regione di Voronez, provincia di Bobrov a centoventi chilometri da Voronež, una città russa vicino al confine dell’Ucraina.
Questo campo di prigionia è stato così descritto: “Il Campo n. 81 di Krinovoje era stato ricavato da una vecchia caserma della cavalleria zarista, le cui scuderie in disuso erano state adibite ad alloggi per i prigionieri. Nella più totale privazione di servizi igienici, ogni box originariamente destinato a un cavallo doveva alloggiare un numero eccessivo di soldati che raggiungeva anche le venticinque persone. In tal modo i prigionieri si ritrovavano costretti a stare in piedi, senza alcuna possibilità di sdraiarsi o sedersi per dormire, o addirittura gli uni in braccio agli altri; provvedeva poi la morte a liberare spazio nel corso della nottata. Tale campo ebbe senza dubbio la percentuale di mortalità più elevata, al punto che per l’evacuazione dei cadaveri si usava legare i corpi gli uni agli altri facendoli trascinare fuori dai muli. La penuria di nutrimento che si verificò in questo lager, secondo le testimonianze concordanti di molti reduci, indusse taluni prigionieri all’antropofagia. Dopo aver pazientemente atteso il decesso dei moribondi, i disperati vi si avventavano sopra per lacerarne il corpo ed estrarne gli organi interni, senza peraltro che i commilitoni più sensibili riuscissero a ostacolarli nel loro intento”.
Un vero inferno in terra nel quale scomparve un giovane di cui restò ai suoi cari unicamente un chepì, un mazzo di lettere e una scheggia di granata. Nemmeno una foto per ricordarne il volto; non ebbe probabilmente mai il tempo di potersela fare.
Bibliografia
- Comune di Manziana, Archivio Anagrafe; Atti, Nascita, Matrimonio, Morte. Registro Ruolo Matricolare Comunale dei Militari. Registro Liste di Leva comunali.
- Si ringrazia il signor Fernando Massa per aver messo a disposizione lettere, ricordi e memorie di suo zio Fernando Massa.
https://www.difesa.it/Il_Ministro/CadutiInGuerra/Pagine/default.aspx
https://www.difesa.it/Il_Ministro/ONORCADUTI/Pagine/Amministrativo.aspx
https://www.difesa.it/Il_Ministro/ONORCADUTI/Pubblicazioni/Nazioni_Pubblicazioni/Documents/RUSSIA_campi_prigionia_fosse_comuni.pdf
https://www.unirr.it/ricerche/ricerca-nell-elenco-dei-caduti
https://it.wikipedia.org/wiki/Reggimento_artiglieria_a_cavallo_%22Voloire%22
https://it.wikipedia.org/wiki/184%C2%AA_Divisione_paracadutisti_%22Nembo%22
http://soloventunogrammi.over-blog.com/2018/05/storie-di-guerra-giuseppe-mameli-e-l-inferno-di-khrinovoje.html