29/03/2026
Ieri a Mantova sono successi due fatti.
Il primo, riguarda la risposta della cittร allโannunciata presenza neonaz1sta che non si รจ fatta attendere: tantissime realtร antifasciste, associazioni, collettivi e forze politiche si sono riunite e hanno deciso di esserci. Di rispondere con una giornata di festa, con la presenza, con la difesa attiva della memoria e dei valori antifascisti.
Noi: almeno 700-800 persone, mantovani, realtร del territorio, gente che questa cittร la vive davvero.
Il secondo: un gruppo legato alla cosiddetta โremigrazioneโ, che porta avanti idee razziste, discriminatorie e profondamente lontane dai valori della nostra Costituzione, ha deciso di ve**re a manifestare proprio nei luoghi simbolo della Resistenza mantovana. Una provocazione studiata, non casuale.
Loro: circa 200-300 persone arrivate con pullman da fuori, che fanno il tour di tutte le cittร del nord italia, portate qui per occupare uno spazio che non gli appartiene.
La mobilitazione della cittร aveva costretto il Comune a cambiare linea e la Questura a vietare il corteo neonaz1sta, relegandolo in una piazza diversa da piazzale Gramsci, quella che avevano inizialmente richiesto. Allo stesso tempo, la Questura aveva limitato anche noi, impedendoci di manifestare liberamente in corteo. Una decisione discutibile, ma che abbiamo scelto di rispettare.
Il tutto avrebbe potuto finire qui. Ma รจ qui che la Questura ha dimostrato la propria incapacitร a svolgere il proprio lavoro di tutela della cittร .
Infatti, nonostante i divieti, nonostante le disposizioni della Questura, i neonazisti hanno fatto improvvisato un breve corteo inquadrati in stile paramilitare. Un corteo non autorizzato, un corteo che ha rappresentato unโoffesa per la cittร tutta.
E la risposta della Questura quale รจ stata? Nessun intervento, nessuna reazione. Tutto concesso, tutto tollerato.
Ed รจ qui che sta il punto politico enorme della giornata: il doppio standard.
Perchรฉ sappiamo benissimo cosa succede quando ci sono manifestazioni che portano avanti idee di solidarietร , giustizia sociale e ambientale o manifestazioni sindacali: militarizzazione, repressione, prescrizioni rigidissime. E appena si trova un pretesto (spesso creato ad arte): manganelli, fermi, criminalizzazione.
Al contrario, ad un gruppo di neonazisti รจ stato concesso di arrivare in Porta Mulina, ben distante dalla piazza loro indicata dalla Questura, e di fare un corteo lungo Via Trento. Delle due lโuna: o la Questura sapeva che sarebbe successo questo (se li fai arrivare in Porta Mulina e devono andare in piazza Virgiliana, l'unico risultato possibile รจ il corteo), oppure si sono fatti gabbare e, allora, di fronte a tanta negligenza, ci attendiamo innanzitutto delle scuse alla cittร da parte della Questura.
E non finisce qui.
A fine giornata alcuni compagnษ sono stati pedinati e bloccati in mezzo alla strada in stile ICE per via di DASPO urbani. Trattati come un problema di ordine pubblico mentre stavano semplicemente camminando verso i propri mezzi.
Ancora una volta: due pesi, due misure.
Chi inneggia allโesclusione e allโodio viene lasciato fare.
Chi difende i valori antifascisti viene sorvegliato, limitato, intimidito.
Questa non รจ solo una questione di ieri.
ร una questione politica. ร una questione democratica.
E allora prendiamoci una responsabilitร chiara.
Questo 25 aprile Mantova deve rispondere davvero.
Deve essere il corteo piรน grande degli ultimi anni.
Deve essere pieno, attraversato, vivo.
Deve essere impossibile da ignorare.
Per dire, senza ambiguitร , che Mantova รจ antifascista.
Che questi gruppi qui non sono i benvenuti.
La memoria non si tocca.
La cittร non si piega.
Ci vediamo il 25 aprile.