Unione Popolare Valle Camonica-Sebino

Unione Popolare Valle Camonica-Sebino Una speranza, un'occasione, una possibilità. cambiare lo stato di cose presenti si può

Per tradurre in Europa le ragioni di chi non crede nelle ricette liberiste, per uscire dalla crisi economica che attanaglia la classe lavoratrice.

Una nuova e interessante trasmissione dell'altra Valle Camonica, con un commento della redazione sui risultati referendu...
25/03/2026

Una nuova e interessante trasmissione dell'altra Valle Camonica, con un commento della redazione sui risultati referendum.in Valle Camonica

📻 MERCOLEDÌ 25 MARZO | ore 18.30
🎙️ 50 minuti di Valle Camonica su Radio Onda d'Urto

Una valle che cambia — e non sempre in meglio.

Parleremo di treni: la ferrovia Brescia–Iseo–Edolo ha ritrovato una certa stabilità dopo anni di disservizi e pullman sostitutivi, ma i ritardi sono aumentati e i passeggeri diminuiscono. Cosa è cambiato da quando la gestione del ramo est è passata a Milano? Ce lo racconta Elena Tomera che questa storia la segue da dentro da anni.

Parleremo di cemento: Esine torna protagonista — nel senso peggiore. Due nuovi centri commerciali in arrivo in un paese già diventato simbolo di espansione urbanistica fuori scala. Ne discutiamo con Alessandro.

Parleremo di natura (e di come si gestisce): al parco fluviale di alcuni interventi di manutenzione hanno sollevato più di qualche perplessità. Con noi Paolo D'Amico.

E poi: dall' della in una notizia che sa di futuro e di memoria. Renata ci presenta l'arrivo all'IIS Meneghini di Edolo di , il ciclista resistente — una tappa di avvicinamento alla biciclettata antifascista del 2 giugno, dedicata alle madri costituenti. Un appuntamento di cui la redazione camuna di Onda d'Urto è partner.

In chiusura, uno sguardo ai risultati del in Valle Camonica.

Vi aspettiamo mercoledì 25 marzo, ore 18.30, sulle nostre frequenze:
FM 100.100 (Iseo–Sellero)
FM 95.800 (Sellero–Edolo)
FM 100.00 (Ponte di Legno–Temù)
www.radiondadurto.org

La replica andrà in onda domenica 29 marzo alle 7.45.


Radio Onda d'Urto
Festa di Radio Onda d'Urto

Una nuova e interessante trasmissione dedicata alla Valle Camonica
21/03/2026

Una nuova e interessante trasmissione dedicata alla Valle Camonica

📻 MERCOLEDÌ 25 MARZO | ore 18.30
🎙️ 50 minuti di Valle Camonica su Radio Onda d'Urto

Una valle che cambia — e non sempre in meglio.

Parleremo di treni: la ferrovia Brescia–Iseo–Edolo ha ritrovato una certa stabilità dopo anni di disservizi e pullman sostitutivi, ma i ritardi sono aumentati e i passeggeri diminuiscono. Cosa è cambiato da quando la gestione del ramo est è passata a Milano? Ce lo racconta Elena Tomera che questa storia la segue da dentro da anni.

Parleremo di cemento: Esine torna protagonista — nel senso peggiore. Due nuovi centri commerciali in arrivo in un paese già diventato simbolo di espansione urbanistica fuori scala. Ne discutiamo con Alessandro.

Parleremo di natura (e di come si gestisce): al parco fluviale di alcuni interventi di manutenzione hanno sollevato più di qualche perplessità. Con noi Paolo D'Amico.

E poi: dall' della in una notizia che sa di futuro e di memoria. Renata ci presenta l'arrivo all'IIS Meneghini di Edolo di , il ciclista resistente — una tappa di avvicinamento alla biciclettata antifascista del 2 giugno, dedicata alle madri costituenti. Un appuntamento di cui la redazione camuna di Onda d'Urto è partner.

In chiusura, uno sguardo ai risultati del in Valle Camonica.

Vi aspettiamo mercoledì 25 marzo, ore 18.30, sulle nostre frequenze:
FM 100.100 (Iseo–Sellero)
FM 95.800 (Sellero–Edolo)
FM 100.00 (Ponte di Legno–Temù)
www.radiondadurto.org

La replica andrà in onda domenica 29 marzo alle 7.45.


Radio Onda d'Urto
Festa di Radio Onda d'Urto

15/03/2026

Per un no sociale al del

Imperdibile: in   incontro con le realtà della resistenza del       Sul Palco - Circolo ARCI dalle ore 19.30
19/02/2026

Imperdibile: in incontro con le realtà della resistenza del
Sul Palco - Circolo ARCI dalle ore 19.30

L'immagine dice tutto.Sala piena a Malonno. Oltre cento persone per "Il Grande Gioco - L'altra medaglia delle Olimpiadi"...
01/02/2026

L'immagine dice tutto.
Sala piena a Malonno. Oltre cento persone per "Il Grande Gioco - L'altra medaglia delle Olimpiadi". In un paese di tremila abitanti in Alta Valle Camonica. Gente che non si accontenta della narrazione ufficiale, che vuole capire, informarsi, discutere.
Comitati e associazioni della Valle e delle Orobie che si ritrovano, tessono reti, costruiscono alternative. Persone in carne e ossa, non profili social. Un dibattito vero, partecipato, e poi l'aperitivo equosolidale a continuare il confronto. Quella dimensione di comunità che resiste.
Silenzio totale dai media mainstream. Neanche uno presente. Come se cento persone riunite non fossero notizia. Ma certe storie è meglio non raccontarle, o svuotarle di senso per renderle innocue.
Come è meglio negare le sale pubbliche quando i contenuti disturbano. O chiedere cifre proibitive che escludono chi non ha risorse. Gli spazi di incontro e sociali si restringono ogni giorno, con la scusa dei costi o del "contenuto politico".
Grazie a Malonno che ci ha accolto, gratuitamente e senza censure.
Questo ci insegna qualcosa. Gli ostacoli si superano con intelligenza e determinazione. Le notizie che contano dobbiamo comunicarle noi, attraverso i nostri canali, le nostre reti, la nostra energia. Per costruire l'alternativa a questo sistema.
La lotta continua, anche partendo da una sala piena in Valle Camonica.
Unione Popolare Il Cantiere della Sinistra e dei Movimenti reali

Oltre la retorica olimpica: uno sguardo critico su Milano–Cortina.Il Grande Gioco
30/01/2026

Oltre la retorica olimpica: uno sguardo critico su Milano–Cortina.
Il Grande Gioco

Dal Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze che ringraziamo per l'incisività e chiarezza del testo.Oggi all' ass...
18/01/2026

Dal Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze che ringraziamo per l'incisività e chiarezza del testo.

Oggi all' assemblea convocata da Aska47 - Csa Murazzi

A Torino regolarono i conti nell' 80 con quella insorgenza operaia lunga 20 anni

In Val di Susa hanno provato a regolare i conti con i territori che non accettano di essere devastati dall' estrattivismo delle grandi opere.

Chiudendo il Leoncavallo, hanno provato a regolare i conti con la storia stessa degli spazi sociali.

Con Spin Time, stanno provando a regolare i conti con l' idea delle occupazioni abitative.

Torino è da tempo laboratorio di repressione. E militarizzando Vanchiglia e sgomberando Aska il laboratorio vuole ora presentare il suo conto finale.

E logorano e provano a sfinire la lotta ex Gkn, con l' immobilismo di tutti i livelli istituzionali, per regolare i conti con l' idea che le fabbriche possano resistere alla propria chiusura e magari riaprire con una conversione ecologica contro il volere del capitale.

Regolano i conti, ma i loro conti non tornano mai.

Perché dove loro ci vogliono passato, noi sappiamo farci futuro. E il futuro prima o poi irrompe.

IRAN, CI SI PUÒ OPPORRE ALL’IMPERIALISMO SENZA DIFENDERE LA TIRANNIA CLERICALEdi Patrick Zaki,  da InstagramNon esiste a...
14/01/2026

IRAN, CI SI PUÒ OPPORRE ALL’IMPERIALISMO SENZA DIFENDERE LA TIRANNIA CLERICALE

di Patrick Zaki, da Instagram

Non esiste alcuna contraddizione tra l’opposizione all’imperialismo occidentale e il rifiuto del sistema di dominio clericale in Iran. Le due posizioni non solo sono compatibili, ma sono politicamente e moralmente necessarie.

La Repubblica Islamica non è un sistema rivoluzionario né autenticamente anti-imperialista: è uno stato borghese come molti altri, guidato da una classe dirigente privilegiata che trae beneficio diretto dalla repressione interna, dalle sanzioni e da una crisi permanente.

Il regime sopravvive trasformando la “resistenza” in una retorica di facciata, mentre all’interno impone controllo sociale, disuguaglianze economiche e soffocamento politico. Sostenere le richieste del popolo iraniano di pane, libertà, dignità e giustizia sociale non significa “fare il gioco dell’Occidente”, ma praticare una solidarietà reale e concreta.

È vero che l’Iran subisce una pressione esterna costante da parte degli Stati Uniti e di Israele. Ma l’esistenza di nemici imperiali non trasforma automaticamente uno stato oppressivo in un soggetto progressista.

La storia dimostra come molti regimi autoritari abbiano utilizzato la minaccia esterna come alibi per reprimere il dissenso, militarizzare la società, silenziare donne, lavoratori, studenti e minoranze, e costruire élite corrotte legate al potere e al capitale. L’Iran non fa eccezione. Un anti-imperialismo che ignora il dominio interno non è resistenza: è semplicemente la difesa di un’altra forma di oppressione.

Ogni movimento di protesta è esposto a infiltrazioni, opportunismi e tentativi di manipolazione da parte di potenze straniere. Ma questa realtà non invalida la legittimità della lotta popolare. La risposta non può essere la repressione in nome della sicurezza, bensì il rafforzamento della capacità della società di smascherare la corruzione, rendere visibili le contraddizioni e chiedere conto a chi detiene il potere.

Chi afferma di stare davvero dalla parte dell’Iran dovrebbe contribuire a far emergere le reti di privilegio, repressione e profitto che soffocano la società iraniana, perché solo così i movimenti popolari possono avanzare, invece di essere ricacciati indietro da un clima di paura e silenzio.

Non ci si può dichiarare contro l’imperialismo mentre si difende il capitalismo clericale, si giustifica la repressione e si liquida la rabbia popolare come una cospirazione straniera. La vera resistenza non è fedeltà a uno stato, ma fedeltà ai popoli. E il popolo iraniano, come ogni altro, ha il diritto di decidere il proprio futuro, libero tanto dal dominio esterno quanto dalla tirannia interna.

TRUMP IN VENEZUELA: L'IMPERIALISMO FASCISTA CHE MINACCIA L'EUROPAQuello che è accaduto in Venezuela il 3 gennaio non è "...
05/01/2026

TRUMP IN VENEZUELA: L'IMPERIALISMO FASCISTA CHE MINACCIA L'EUROPA
Quello che è accaduto in Venezuela il 3 gennaio non è "lotta al narcotraffico". È l'inaugurazione brutale del fascismo imperiale dichiarato. E l'Europa, che urlava contro Putin per l'Ucraina, ora si prostra davanti a Trump mentre minaccia di invadere la Groenlandia.
A parlare è Jeffrey Sachs, professore alla Columbia University, uno dei più autorevoli economisti al mondo. La sua analisi nell'intervista con Glenn Diesen demolisce ogni ipocrisia occidentale.
Un crimine di guerra
Oltre 150 velivoli hanno bombardato Caracas alle 2 del mattino. Il presidente Maduro e sua moglie sono stati rapiti e portati negli USA. Sachs è chiaro: "Questo è un atto palesemente illegale. Siamo di fronte a uno stato militare che non obbedisce alla Costituzione. Gli Stati Uniti deliberatamente vogliono distruggere ogni brandello di diritto internazionale".
L'imperialismo "democratico" smascherato
Sachs demolisce l'ipocrisia occidentale. Per decenni gli USA hanno mascherato il loro imperialismo dietro la retorica della "democrazia". Ma Trump ha strappato la maschera: ora si tratta apertamente di saccheggio.
Il sentimento di superiorità che permea i governi occidentali – "noi siamo i buoni, noi portiamo la democrazia" – si rivela per quello che è sempre stato: l'ideologia che giustifica il dominio. L'Occidente si arroga il diritto di decidere chi è legittimo, quale governo va rovesciato, quale paese può essere bombardato.
Il petrolio come bottino
Trump lo dice apertamente: gli USA "gestiranno" il Venezuela e "le più grandi compagnie petrolifere entreranno e investiranno miliardi". Il Segretario alla Difesa conferma che gli attacchi hanno consentito "l'accesso a ricchezza e risorse".
Il Venezuela ha le più grandi riserve petrolifere del mondo – oltre 300 miliardi di barili. Questo è saccheggio coloniale. Il popolo venezuelano sarà depredato delle sue risorse, che andranno alle multinazionali americane.
L'ipocrisia del pretesto
Trump accusa il Venezuela di narcotraffico, ma ha graziato l'ex presidente honduregno condannato a 45 anni per aver trafficato 400 tonnellate di cocaina. La scelta di chi punire svela tutto: eliminare i regimi non allineati per rubare le loro risorse.
Europa: la prostrazione vergognosa
Sachs è feroce: "I leader europei hanno prevedibilmente mostrato la loro obbedienza. L'Europa è così passiva che non reagisce nemmeno quando viene minacciata direttamente".
Per l'Ucraina invocava il diritto internazionale contro la Russia, ora tace. Anzi, il governo italiano giustifica Trump. Von der Leyen, Macron, Meloni – tutti prostrati davanti al padrone americano.
Groenlandia: la prossima vittima
Sachs avverte: "Trump ha creato un inviato speciale per la Groenlandia dichiarando che sarà nostra. È una minaccia contro l'Europa, che non la riconosce nemmeno perché è così passiva". Arriva a dire ironicamente che l'Europa probabilmente "ringrazierebbe" Trump.
La Groenlandia appartiene alla Danimarca, paese UE. Trump vuole prenderla, non escludendo la forza. Dopo il Venezuela, sappiamo che non scherza.
Russia e Cina: condannano ma non si oppongono
Qui l'analisi di Sachs diventa ancora più inquietante. Russia e Cina hanno condannato l'operazione. Il Ministero degli Esteri russo parla di "aggressione armata". La Cina si dice "profondamente scioccata da questo uso palese della forza contro uno stato sovrano".
Ma non faranno nulla. Sachs è esplicito: "Non credo che in nessuna circostanza stiano considerando di andare in guerra con gli USA".
E qui emerge l'imperialismo globale: Russia e Cina potrebbero trovare conveniente questo precedente. Se Trump può invadere il Venezuela per il petrolio, Putin può inglobare l'Ucraina e Xi può prendere Taiwan, con il silenzio-assenso reciproco. Ognuno nella propria "sfera di influenza".
Sachs avverte: "Siamo tornati a un mondo di puro imperialismo che non è in alcun modo temperato o vincolato dal diritto internazionale. Questo ha portato a due guerre mondiali. Non siamo mai stati in questo tipo di illegalità nell'era nucleare".
1938: la lezione ignorata
Come Hi**er testò l'ordine internazionale con l'Austria, Trump lo fa con il Venezuela. Poi sarà la Groenlandia. E nessuno si opporrà perché ciascuna potenza imperiale vuole lo stesso diritto di saccheggio nella propria area.
CHI PAGA IL PREZZO?
A pagare sono sempre le classi popolari. I lavoratori venezuelani sotto le bombe e depredati delle loro risorse petrolifere. I lavoratori europei che vedranno aumentare le spese militari mentre tagliano sanità, scuola, pensioni. I giovani americani sfruttati, non curati, abbandonati quando tornano dalle guerre dei padroni.
Loro fanno le guerre, noi ne paghiamo il prezzo. Loro rubano il petrolio, noi paghiamo le bollette. I profitti sono privati, i costi sono socializzati. I padroni guadagnano, i popoli pagano.
IL MOVIMENTO POPOLARE DEVE ORGANIZZARSI
Non bastano proteste occasionali o indignazione sui social. Serve un'organizzazione di massa che unisca lavoratori, giovani, classi popolari in lotta sistematica contro imperialismo e sfruttamento.
Dobbiamo organizzare la resistenza nei luoghi di lavoro, nei quartieri, nelle scuole. Collegare le lotte contro la guerra con quelle per i diritti sociali. Smascherare la complicità dei governi. Rifiutare l'aumento delle spese militari mentre tagliano welfare. Costruire solidarietà internazionale tra i popoli contro gli oppressori.
La guerra serve interessi precisi: quelli dei padroni, delle multinazionali, del complesso militare-industriale. E può essere contrastata con l'organizzazione e la lotta di classe.
È TEMPO DI SCEGLIERE
I diritti vengono conquistati, non concessi. Le guerre si fermano con la mobilitazione di massa. Lo sfruttamento va abbattuto con la lotta organizzata.
Oggi il Venezuela, domani la Groenlandia, dopodomani noi. Non possiamo lasciare che siano sempre le classi popolari a pagare le guerre dei padroni.
È tempo di organizzarsi. È tempo di lottare. È tempo di costruire il movimento popolare capace di opporsi a questo sistema di guerra e sfruttamento. Perché la scelta è semplice: o costruiamo la nostra forza organizzata, o continueremo a subire la loro violenza.
Il silenzio è complicità. L'organizzazione è resistenza. La lotta è necessaria.

Unione Popolare Valle Camonica-Sebino Unione Popolare

SALUTIAMO IL 2025: L'ANNO DELL'OLIGARCHIA E DELLA REPRESSIONEMentre chiudiamo questo anno, guardiamo in faccia la realtà...
31/12/2025

SALUTIAMO IL 2025: L'ANNO DELL'OLIGARCHIA E DELLA REPRESSIONE
Mentre chiudiamo questo anno, guardiamo in faccia la realtà senza illusioni: viviamo in un nuovo Ancien Régime. I numeri non mentono, la storia si ripete.
SIAMO TORNATI AL 1789
L'indice di Gini sulla ricchezza ci dice tutto (0 = uguaglianza, 1 = concentrazione totale):
Stati Uniti: 0,84
Germania: 0,77
Francia: 0,70
Regno Unito: 0,70
Italia: 0,68
In Italia, il 5% più ricco detiene il 48% della ricchezza mentre il 50% più povero si divide il 7,4%. I 71 miliardari italiani hanno aumentato le loro fortune di 61 miliardi nel 2024 - il 63% per eredità, non per merito. Un sistema nobiliare dove chi nasce povero resta povero.
Dall'altra parte: 5,7 milioni di persone in povertà assoluta.
IL 2025: ANNO DELLA REPRESSIONE
Hanno sgomberato Askatasuna. Hanno arrestato 9 compagni con l'accusa di "terrorismo" per aver manifestato per la Palestina. Mohammad Hannoun è in carcere. 63 avvisi di garanzia per chi ha donato solidarietà a Gaza. Studenti pestati, scioperi dichiarati illegali, manifestazioni represse.
Il messaggio è chiaro: chi lotta per la giustizia sociale è un nemico da schiacciare.
MA LA STORIA CI INSEGNA
Ogni conquista sociale è stata strappata con la lotta organizzata. Il Welfare non fu un regalo: fu conquistato perché la classe lavoratrice organizzata faceva paura, perché socialismo e comunismo erano alternative concrete che costringevano il capitalismo a scendere a patti.
Il capitalismo per natura è predatorio. Non si limita da solo, non si "umanizza". Si ferma solo quando ha paura.
Oggi quella paura non c'è più. E infatti stanno riprendendo tutto: diritti, welfare, dignità. Perché senza un movimento organizzato che li costringa, i padroni prendono tutto.
IN VALLE CAMONICA
Nel 2025 abbiamo lottato per la Palestina, contro le Olimpiadi insostenibili, per il Parco dell'Adamello, al fianco dei lavoratori pagati meno di 7 euro l'ora.
Lo sciopero unitario USB-CGIL di ottobre ha portato 1000 persone in piazza a Breno - una forza dirompente. Gli scioperi separati di novembre e dicembre non hanno avuto quella portata. La lezione è chiara: divisi siamo deboli, uniti siamo forza.
NEL 2026 CONTINUIAMO A ORGANIZZARCI
Vi aspettiamo nel Coordinamento per la Palestina, nei gruppi ambientalisti, nelle lotte per il lavoro - dove la frammentazione ci sta uccidendo e serve ricostruire unità.
Salutiamo il 2025 con rabbia ma anche con speranza. La speranza che nasce dall'organizzazione, dalla lotta collettiva, dalla consapevolezza che un'alternativa è possibile.
Compagne e compagni, buon anno di lotta.
Unione Popolare Valle Camonica

19/12/2025

A Torino si muovono di concerto una Procura che da sempre si accanisce con sistematicità – e con forzature giudiziarie ampiamente documentate – contro gli attivisti, un nuovo questore appena arrivato ma con indicazioni dall’alto ben precise, una convergenza politica bipartisan tra destra e Pd che non è mai venuta meno, una scorta mediatica a tutto questo – di cui La Stampa è sempre stata uno strumento decisivo – ma che si è scontrata negli anni con una conflittualità sociale diffusa e ripetuta che ha fatto di questa città una delle piazze più movimentate del paese.
https://contropiano.org/news/politica-news/2025/12/19/torino-laboratorio-di-un-modello-repressivo-che-il-governo-vorrebbe-generalizzare-0190047?fbclid=IwdGRzaAOyCp5jbGNrA7IKj3NydGMGYXBwX2lkDDM1MDY4NTUzMTcyOAABHvd2vZGUZ30nPlzTXr4txlJVqG-auPWE5E8SKi9_N_nIG9IflOMml14t4VS4&brid=WuL2GL3VsJQoWVupFEezpg

28 NOVEMBRE | PRESIDIO A BRENOPiazza Municipio, ore 16:30-18:00.Un'iniziativa importante per riaffermare priorità politi...
27/11/2025

28 NOVEMBRE | PRESIDIO A BRENO
Piazza Municipio, ore 16:30-18:00.
Un'iniziativa importante per riaffermare priorità politiche chiare:
❌ Stop all'economia di guerra e alle spese militari
✅ Difesa di sanità, scuola e servizi pubblici
🇵🇸 Solidarietà concreta con la Palestina e i popoli oppressi
💰 Redistribuzione della ricchezza, salari dignitosi, diritti del lavoro
Non possiamo accettare che i miliardi vadano in armi mentre i territori si svuotano di diritti. La Valle Camonica merita sanità pubblica, scuola di qualità, lavoro dignitoso.
Chi condivide questi valori, chi ha fatto parte di questo percorso, è chiamato a esserci.
📍 Breno, Piazza Municipio | 🕐 16:30-18:00

Indirizzo

Malonno
25040

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