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29/04/2015

Chiedo scusa al caso se lo chiamo necessità.
Chiedo scusa alla necessità se tuttavia mi sbaglio.
Non si arrabbi la felicità se la prendo per mia.
Mi perdonino i morti se ardono appena nella mia memoria.
Chiedo scusa al tempo per tutto il mondo che mi sfugge a ogni istante.
Chiedo scusa al vecchio amore se do la precedenza al nuovo.
Perdonatemi, guerre lontane, se porto fiori a casa.
Perdonatemi, ferite aperte, se mi pungo un dito.
Chiedo scusa a chi grida dagli abissi per il disco col minuetto.
Chiedo scusa alla gente nelle stazioni se dormo alle cinque del mattino.
Perdonami, speranza braccata, se a volte rido.
[...]
Chiedo scusa all’albero abbattuto per le quattro gambe del tavolo.
Chiedo scusa alle grandi domande per le piccole risposte.
Verità, non prestarmi troppa attenzione.
Serietà, sii magnanima con me.
Sopporta, mistero dell’esistenza, se strappo fili dal tuo strascico.
Non accusarmi, anima, se ti possiedo di rado.
Chiedo scusa al tutto se non posso essere ovunque.
Chiedo scusa a tutti se non so essere ognuno e ognuna.
So che finché vivo niente mi giustifica,
perché io stessa mi sono d’ostacolo.
Non avermene, lingua, se prendo in prestito parole patetiche,
e poi fatico per farle sembrare leggere.

Wislawa Szymborska

03/04/2015
29/03/2015

(...) accetta questa mia furia, questo mio buco dentro, il chiavistello, la porta, il gemito (...)
Come sono, col dolore che non passa, con la voglia di riderti in faccia, con la tua tenerezza che non trovo mai, con la mia, che sopravvaluto.
Con il mio carattere orribile, con la disperazione di essere vivo mentre i morti, nelle tombe, fanno la siesta tra le tarme vive.
Con i buchi nel petto, col pianto appiccicato al muro, con la nevrosi che mi taglia vivo, con il perfetto mio modo per non ti**re dritto.
(...)

Franz Krauspenhaar

Michele Mari - Cento poesie d’amore a Ladyhawk
15/03/2015

Michele Mari - Cento poesie d’amore a Ladyhawk

08/03/2015

Siccome non era in grado di rispondere a nessuna delle domande, non dava molto peso alla maniera in cui se le poneva.

Lewis Carroll

02/02/2015

"In caso di pericolo, l’oloturia (o cetriolo di mare) si divide in due: dà un sé in pasto al mondo, e con l’altro fugge. Si scinde in un colpo in rovina e salvezza, in ammenda e premio, in ciò che è stato e ciò che sarà. Nel mezzo del suo corpo si apre un abisso con due sponde subito estranee. Su una la morte, sull’altra la vita. Qui la disperazione, là la fiducia. Se esiste una bilancia, ha piatti immobili. Se c’è giustizia, eccola. Morire quanto necessario, senza eccedere. Rinascere quanto occorre da ciò che si è salvato."

Wislawa Szymborska

21/01/2015

Noi siamo sangue di un mondo lontano,
ubbidiamo a un cuore che batte altrove.

Karl Lubomirski

12/01/2015

Chi cerca la luna è chiamato al rischio di cercarla … chi la cerca è esposto alla crisi e chi è in crisi, spesso, vede molto più in là di chi non lo è…io so che chi cerca la luna è il Chisciotte sbalzato dal ronzino a mordere la polvere, so che chi la cerca, deriso, ci porge sul palmo la parte soleggiata di noi stessi.

Pierluigi Cappello

28/12/2014

Natale

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade
Ho tanta
stanchezza
sulle spalle
Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata
Qui
non si sente
altro
che il caldo buono
Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare

Giuseppe Ungaretti

26/12/2014

Oh, voi parole scritte
Oh, voi parole scritte sotto il n**o albugine della lampadina
che spia sopra la spalla, voi parole sotto l’attenta
faccia bianca del soffitto, sotto il tetto, la nuvola, il sole;
pressate nel foglio dal maglio della luce bianca,
non sapete, accecate, come il buio si addensa sul mattino,
non sapete che ogni giorno all’alba la notte deve cominciare
e che ogni giorno iniziata non può mai finire,
chiamando ogni parola a falso testimone.

da Giornale del mattino in «Nowa Fala» Nuovi poeti polacchi (Quaderni della Fenice 77, Guanda 1981) a cura di Giorgio Origlia

24/12/2014

La sola arma che tollero, è un cavatappi.

Jean Carmet

19/12/2014

“È’ questo il difetto delle parole. Stabiliamo che non c’è altro mezzo d’intenderci e di spiegarci, e finiamo con lo scoprire che restiamo a metà della spiegazione e così lontani dal comprenderci che sarebbe stato molto meglio lasciare agli occhi e al gesto il loro peso di silenzio. Forse anche il gesto è un di più. In fin dei conti, non è altro che il disegno di una parola, il muoversi di una frase nello spazio. Ci restano gli occhi e il loro accesso privilegiato alle apparizioni.”

Josè Saramago

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