28/06/2026
Questa femmina di riccio è stata aggredita e morsicata da un cane lasciato colpevolmente libero di “vivere il bosco”: il morso le ha letteralmente strappato via la faccia (muso, occhi e denti non esistevano più). A causa della grande sofferenza e dell’altissimo livello di stress, al CRAS ha abortito quattro feti ancora non perfettamente formati ma ormai prossimi alla nascita. Un cane lasciato libero ha cancellato in un istante ben cinque vite: madre e prole. Inutile che stia qui, una volta ancora, a spiegare cosa possa costare – in termini di investimento – a un selvatico la cruciale fase riproduttiva. Tempo ed energie investite per dare vita a nuove generazioni. Il tutto vanificato dalla negligenza dei soliti “padroncini”.
Chiedo scusa per l’immagine: potrebbe urtare la sensibilità di qualcuno, ma la verità va guardata in faccia.
L’ho presa in prestito dalla pagina del CRAS dove presto servizio e dove vivo ogni santo giorno anche sulla mia pelle le disavventure dei tantissimi animali selvatici che accogliamo.
Che nessuno mi accusi di concentrarmi solo su argomenti che generano consenso, di essere un ipocrita, o di espormi solo su determinate situazioni. In quest’ultimo periodo sto parlando molto del DdL Malan soprattutto perché rappresenta un’attualità del momento: pur non essendo contro la caccia a priori, in questo DdL non riesco a non vederci degli enormi regali a poche categorie a discapito della biodiversità che – a parole – proprio queste categorie vorrebbero/dovrebbero tutelare.
Ma chi mi segue lo sa, non ho remore a parlare anche di altri problemi, anche ben più gravi, che attanagliano i veri figli di nessuno su questa Terra: gli animali selvatici. E parto dunque con questo esperimento sociale.
Questa femmina di riccio è stata aggredita e morsicata da un cane lasciato colpevolmente libero di “vivere il bosco”: il morso le ha letteralmente strappato via la faccia (muso, occhi e denti non esistevano più). A causa della grande sofferenza e dell’altissimo livello di stress, al CRAS ha abortito quattro feti ancora non perfettamente formati ma ormai prossimi alla nascita. Un cane lasciato libero ha cancellato in un istante ben cinque vite: madre e prole. Inutile che stia qui, una volta ancora, a spiegare cosa possa costare – in termini di investimento – a un selvatico la cruciale fase riproduttiva. Tempo ed energie investite per dare vita a nuove generazioni. Il tutto vanificato dalla negligenza dei soliti “padroncini”.
Discorso analogo, ma ancor più grave, si può fare per i gatti domestici.
Una vera e propria strage di microfauna: uccelli in primis, ma poi anche rettili, anfibi, micromammiferi. Per non considerare anche gli invertebrati. Sì, ci sono anche loro. E questo non lo dico io nel mio empirismo, che pur ogni giorno mi trovo tra le mani piccoli uccelli squartati dal micetto di turno, ma lo dicono studi e ricerche senza preconcetti, da tutto il mondo.
La malagestione del gatto domestico – ergo non il gatto in sé, quanto la gestione negligente dello stesso – è una delle principali cause di danni alla biodiversità nel mondo. Cani e gatti randagi, ferali o lasciati semplicemente liberi di vagare, predano e martoriano incessantemente i selvatici quasi su ogni metro quadrato di terre emerse di questo pianeta. Perché dopo aver deciso che ci piacevano, averli messi sul piedistallo, averli elevati a vere e proprie divinità, dopo averli selezionati e fatti riprodurre all’inverosimile, dopo avergli fatto raggiungere numeri impensabili per i loro antenati selvatici, ce li siamo anche portati per tutto il mondo arrivando a diffonderli in modo capillare su ogni continente, in ogni paese, su quasi ogni isola, in ogni giardino.
Pensavamo davvero che la cosa potesse non avere conseguenze devastanti per la vita selvatica? Forse non ce lo immaginavano qualche secolo fa, ma oggi lo sappiamo per certo. E cosa stiamo facendo? Dal poco al niente.
Beninteso: padroni responsabili di cani e gatti ce ne sono, ve lo giuro. Sembrano quasi figure mitologiche, ma ne conosco. Ma buona parte continua indefessa nella sua convinzione che il proprio animale domestico debba vagare nella natura incontrollato.
Salvo poi scandalizzarsi se qualche selvatico più grosso e più cazzuto gli ricorda che il suddetto pet, in natura, diventa anch’esso passibile di predazione. Discorso vecchio come il cucco: finché è il mio gatto a massacrare uccelli va tutto bene, se passa il lupo allora apriti cielo. Antropocentrismo della peggior specie applicato al pet.
E adesso sgancio la bomba: che ci crediate o no, gli animali domestici liberi di vagare fanno di gran lunga più danni dei tanto vituperati cacciatori. Perché i cacciatori che non escono dal seminato della legge e delle regole, possono cacciare solo per pochi mesi l’anno. Perché il ventaglio delle specie cacciabili è molto limitato. Perché alcuni giorni della settimana vige silenzio venatorio. Perché il carniere è limitato. Perché in primavera e nella prima parte dell’estate, periodo di riproduzione, non a caso la caccia è chiusa. Perché in molte zone non si può cacciare.
Prendete i gatti, invece: sono messi nelle condizioni di vagare 365 giorni l’anno (366 negli anni bisestili), predano qualsiasi specie, senza limiti, anche in periodo riproduttivo, e spesso possono entrare anche in zone protette e di elevato interesse naturalistico. E sono svariati milioni. I cacciatori, invece, ad oggi in Italia sono poche centinaia di migliaia.
Che sia chiaro: questo non vuole essere un elogio alla caccia, né voglio trasformarmi in avvocato difensore dei cacciatori dopo averli massacrati con i miei articoli sul DdL Malan. Non sono bipolare, né schizofrenico. Solo un po’ pazzerello, a volte, ma non quando parlo dei miei argomenti. Né è mia intenzione sminuire l’impatto che questo DdL potrà avere, DdL che secondo me travalica quella che può essere una “giusta” tolleranza per chi pratica attività venatoria secondo la legge attualmente (ancora per poco) vigente.
Scrivo questo articolo per farvi capire che non esiste un solo problema da affrontare. I drammi che affliggono il mondo naturale sono innumerevoli, procedono su binari paralleli e – purtroppissimamente! – uno non ne esclude altri. Personalmente sono molto amareggiato per questo DdL, che va davvero troppo oltre: c’è chi leggendo i miei pezzi avrà pensato che sono l’ennesimo animalista invasato, ma chi mi conosce davvero sa: sono tutto fuorché questo e ho sempre ragionato in modo scientifico. Sono contro il DdL Malan ma sono ancor più affranto nel vedere come persone ottuse, ignoranti, ignare, talvolta semplicemente prepotenti, arroganti, in buona e/o in malafede, continuano a permettere ai propri animali domestici di decimare la fauna selvatica.
E adesso, chiedo a tutti coloro che in questi giorni erano in piazza a manifestare contro il DdL Malan gridando ai microfoni e stracciandosi le vesti: siete così ligi e coerenti anche nel gestire il vostro cane e/o il vostro gatto? Protestate contro la caccia, ma magari poi lasciate liberi i vostri gatti di predare uccelli selvatici nascondendovi dietro il mantra che “è la sua natura”?
Perché se siete lì a protestare contro il DdL ma non siete consapevoli (o non volete esserlo) dei danni che i vostri animali domestici provocano alla fauna selvatica, la stessa fauna selvatica di cui vi preoccupate solo quando si tratta di cacciatori, allora non siete molto coerenti.
Perché un gatto gestito male è peggio di un fucile.