Sindacato Usb Livorno

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15/09/2026

CONSORZIO CASALASCO DEL POMODORO (Rivarolo del Re - CR).
GRANDE VITTORIA SUL TERRENO DELLA RIDUZIONE DELL'ORARIO DI LAVORO!
Nel 2026 le ore di ROL passano da 40 a 100 (cento) con il cospicuo aumento del premio di risultato.
Meno fatica e più salario si ottengono con l'unità dei lavoratori e la disponibilità alla lotta.

15/09/2026
15/09/2026
RICONOSCIMENTO DEL LAVORO PORTUALE COME USURANTE. BASTA RINVII, IL MINISTERO CONVOCHI SUBITO IL TAVOLO TECNICO.CONTRO LA...
14/09/2026

RICONOSCIMENTO DEL LAVORO PORTUALE COME USURANTE. BASTA RINVII, IL MINISTERO CONVOCHI SUBITO IL TAVOLO TECNICO.
CONTRO LA PROPOSTA DI MODIFICA ALLA LEGGE 84/94

IL 28 SETTEMBRE NUOVO SCIOPERO NAZIONALE.

Durante l’incontro del 7 maggio il Ministero del Lavoro aveva annunciato la rapida convocazione di uno specifico tavolo tecnico per il riconoscimento del lavoro portuale come usurante ai fini pensionistici. Lo ha fatto ufficialmente di fronte ai rappresentanti dei lavoratori e a centinaia di portuali che hanno manifestato a Roma durante uno sciopero nazionale riuscitissimo che ha registrato altissime percentuali d’adesione in tutta Italia. Ad oggi tuttavia, il tavolo non è stato ancora convocato e così, mentre con il pretesto delle ferie estive i rappresentanti del Ministero si prendevano qualche mese di tempo per definire e convocare la trattativa con le parti sociali, i lavoratori portuali hanno continuato a spaccarsi la schiena nelle stive delle navi a 50° gradi e sulle banchine roventi dei porti italiani
Sappiamo bene che la nostra controparte istituzionale ci dirà che le risorse pubbliche per garantire il pensionamento anticipato e dignitoso ai portuali sono ad oggi esigue o addirittura inesistenti. Allo stesso tempo però sappiamo che da decenni in Italia miliardi di soldi pubblici vengono usati in vari modi per foraggiare le grandi imprese private e che, nei prossimi anni, saranno pure sperperati per avviare fantomatici quanto inutili piani di riarmo. Di fronte alla possibilità concreta che simili argomentazioni continuino ad impedire a migliaia di lavoratori il riconoscimento di un diritto sacrosanto noi intendiamo ribadire con ancora più forza quella che da sempre è una realtà inconfutabile: Il lavoro portuale coinvolge una platea di lavoratori con un’età media in costante aumento e che supera i 50 anni per oltre la metà degli addetti operativi; è un lavoro organizzato su turni h24 ed è caratterizzato da mansioni logoranti, particolarmente faticose e soprattutto molto pericolose. Il lavoro portuale è quindi lavoro usurante a tutti gli effetti e come tale va riconosciuto anche all’interno del sistema previdenziale nazionale.
In un quadro generale dove l’automazione nei porti viene immaginata solo come strumento per ottimizzare al massimo la produttività a discapito degli equilibri occupazionali e dove tutti parlano della portualità come settore strategico fondamentale per lo sviluppo del Paese, noi intendiamo rilanciare la centralità di chi questo settore lo vive e lo fa muovere ogni giorno. Proprio per questo, mentre ci apprestiamo a rilanciare la mobilitazione nazionale sulla questione del lavoro usurante, non possiamo fare a meno di denunciare il pericolo che l’iter parlamentare in corso sulla nuova riforma dei porti – riforma che abbiamo già avuto modo di contestare in varie audizioni ufficiali – spalanchi nuovi cancelli alla precarizzazione del lavoro portuale e al dumping salariale sulle banchine. In particolare non possiamo fare a meno di denunciare l’attacco che un recente emendamento della Lega sta provando a sferrare contro il sistema che da anni regolamenta la somministrazione del lavoro portuale attraverso le società autorizzate ai sensi dell’art. 17 della legge 84/94. Il tentativo sarebbe dunque quello di consentire alle imprese terminaliste e a quelle autorizzate ai sensi dell’articolo 16 della stessa Legge 84/94 di ricorrere direttamente alla somministrazione di manodopera attraverso le agenzie per il lavoro, superando di fatto il sistema previsto oggi dall'articolo 17. Tutto ciò significherebbe sostituire progressivamente centinaia di lavoratori esperti e specializzati, con un esercito di precari intercambiabili e a bassissimo costo. In un contesto come quello portuale dove è indispensabile mettere in campo professionalità, formazione, esperienza, conoscenza delle banchine e dei rischi specifici delle operazioni portuali, tutto ciò sarebbe assolutamente inaccettabile ed è proprio per questo che USB e Orsa chiedono l’immediato ritiro di questo emendamento.
Sul lavoro usurante e in generale sulla difesa dei lavoratori portuali non abbiamo nessuna intenzione di retrocedere.
Pretendiamo il rispetto degli impegni presi durante i tavoli istituzionali. Chiediamo pertanto l’immediata convocazione del tavolo tecnico al Ministero del Lavoro al fine di sbloccare una volta per tutte questa situazione di stallo.
Proprio per questo il 28 settembre abbiamo proclamato un nuovo sciopero nazionale dei porti al quale potranno aderire tutti i lavoratori portuali.

IL TEMPO DELLE CHIACCHIERE E DEI TATTICISMI E’ SCADUTO.
IL LAVORO PORTUALE E’ LAVORO USURANTE!

Coordinamento Nazionale USB Mari e Porti
Orsa Porti

USB lancia un segnale d’allarme: Cgil, Cisl e Uil, Confindustria e Governo si stanno mettendo d’accordo per tenere bassi...
14/09/2026

USB lancia un segnale d’allarme: Cgil, Cisl e Uil, Confindustria e Governo si stanno mettendo d’accordo per tenere bassi i salari

Nazionale - lunedì, 14 settembre 2026
Senza dare molto nell’occhio Cgil, Cisl e Uil assieme a Confindustria e ad una pattuglia di associazioni padronali stanno preparando un accordo che blindi ogni spazio alla democrazia nei luoghi di lavoro e confermi decenni di moderazione salariale. Una vergogna che rischia di passare inosservata e che invece va denunciata con tutta la forza e determinazione possibile.

I particolari dell’accordo non si conoscono nel dettaglio, tutto sta avvenendo a porte chiuse, in un confronto serrato tra segreterie nazionali. I lavoratori e le lavoratrici non hanno alcuna voce in capitolo.

Alcune cose però già sono trapelate. Sui salari, per esempio, si conferma il riferimento all’indice IPCA-NEI nel calcolo dell’inflazione, quel maledetto sistema di misurazione dei prezzi che non considera i prodotti energetici importati, come il gas e la benzina, che costituiscono il motore dell’attuale e (purtroppo) futura inflazione. I salari in Italia sono al palo da tempo e questo dipende proprio dalla scelta di Cgil, Cisl e Uil di accettare un modello contrattuale che condanna i lavoratori ad una inevitabile riduzione del potere d’acquisto delle loro retribuzioni ad ogni rinnovo contrattuale. Aver tolto al contratto la funzione di avanzamento delle condizioni materiali di lavoratrici e lavoratori e accettato di tenere gli aumenti in linea con l'inflazione programmata (spesso disattesa dai dati reali) ha significato, infatti, portare progressivamente sempre più in basso le retribuzioni medie. Ma se poi, come è da tanti anni, quell’inflazione è anche calcolata al ribasso e non considera proprio le merci che più stanno incidendo nel rialzo del costo della vita, allora la scelta è veramente disgustosa. In un momento così drammatico dal punto di vista delle condizioni economiche, Cgil, Cisl e Uil stanno decidendo di confermare quella gabbia che impedisce un rialzo delle retribuzioni.

Nell’accordo ci sono poi delle attenzioni particolari al tema del TEM e del TEC, il trattamento economico minimo e quello complessivo. Lo scopo è quello di aggiustare il tiro rispetto al decreto Meloni di quest’anno sul “salario giusto”, che nel considerare giusto quello previsto dai CCNL firmati da Cgil, Cisl e Uil, avrebbe trascurato di specificare anche tutte le voci di cui è composto il salario complessivo previsto dai contratti, lasciando così spazio alla contrattazione pirata. Questa discussione però tralascia di considerare che è proprio il salario giusto quello che ha ricevuto diverse condanne di incostituzionalità e che sono proprio i contratti nazionali firmati dalla triplice che ci condannano ad un salario da fame. I contratti pirata sono una piaga ma riguardano una fetta ancora molto esigua di lavoratori: eliminarli non risolverà il problema del salario per milioni di lavoratori e lavoratrici.

Va aggiunto poi che questo accordo sul salario giusto, nella versione unificata tra Meloni-Confindustria-Cgil-Cisl e Uil, chiude ogni possibile spiraglio alla introduzione di un salario minimo per legge: una sorta di ipoteca anche in vista di possibili cambi di maggioranza.

C’è poi il tema della rappresentanza, che poi è quello che sta veramente a cuore a questi signori e che rappresenta la contropartita che si apprestano a ricevere nell’ambito della collaborazione con padroni e governo. E così, Invece di ragionare su come favorire la partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici, in un momento storico di grande debolezza e di forte offensiva padronale proprio sul fronte dei diritti, Cgil, Cisl e Uil si propongono di consolidare il monopolio esclusivo sulla rappresentanza. Invece di dare più spazio alle rsu, alle assemblee, ai rappresentanti dei lavoratori sul posto di lavoro, si assicurano che i diritti sindacali siano esclusivamente nelle loro mani e che il diritto di contrattazione venga circoscritto alle loro segreterie. Che poi è quanto sta avvenendo in materia elettorale con il cosiddetto “stabilicum”, con il quale il diritto a partecipare alle lezioni viene ostacolato da un numero spropositato di firme da raccogliere e da una soglia sempre più alta per accedere al Parlamento.

La domanda che pone USB in sintesi è questa: è accettabile che in una situazione di grande difficoltà per milioni di lavoratori e lavoratrici, tanto sul piano salariale che su quello dello dei diritti sul lavoro, le grandi centrali sindacali si preoccupino di raggiungere un accordo con le parti datoriali che frena ogni possibile spinta a nuovi e reali aumenti e inibisce la partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici? Siamo sicuri che sia questa la via maestra da imboccare?

Una domanda che poniamo a tanti delegati e delegate e che deve interrogare anche quanti sentono il bisogno di reagire davanti ad una condizione economica, sociale e della tenuta democratica che sta peggiorando ogni giorno di più.

Senza dare molto nell’occhio Cgil, Cisl e Uil assieme a Confindustria e ad una pattuglia di associazioni padronali stanno preparando un accordo che blindi ogni spazio alla…

13 SETTEMBRE 2026 +++ PRESIDIO REGIONALE +++ SCIOPERO DEL TRASPORTO AEREO NEGLI AEROPORTI DI FIRENZE E PISA CONTRO TOSCA...
13/09/2026

13 SETTEMBRE 2026

+++ PRESIDIO REGIONALE +++

SCIOPERO DEL TRASPORTO AEREO NEGLI AEROPORTI DI FIRENZE E PISA CONTRO TOSCANA AEROPORTI, GH TOSCANA E CONSULTA.

Inizia la mobilitazione a Pisa e Firenze. Cesserà solo quando le aziende risolveranno i problemi.

Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 USB ha atteso per mesi una svolta nelle relazioni industriali con le tre aziende per prevenire e risolvere i seguenti problemi: povertà dei contratti; insicurezza dei livelli occupazionali; caldo estremo; inadeguatezza delle infrastrutture e dei mezzi operativi; cattiva gestione del pooling; dumping; carente organizzazione del lavoro e scarsi livelli di formazione; infortuni sul lavoro; assegnazione di turni di lavoro irregolari; aggressioni, molestie e stress lavoro correlato.

Purtroppo questa svolta non è mai arrivata, e i tavoli di confronto si sono sempre rivelati inconcludenti. I lavoratori e le lavoratrici di Toscana Aeroporti, GH Toscana e Consulta non possono più aspettare: necessitano soluzioni immediate. «Scarsi investimenti sulla formazione del personale, eccessivo utilizzo del part-time rispetto alla costante crescita del traffico, carenze nell’organizzazione del lavoro.

L’esternalizzazione dei servizi di handling ha reso i piazzali di Firenze e Pisa caotici e insicuri». Per Paola Marchi, rappresentante del Coordinamento regionale USB trasporto aereo-Toscana, «oggi assistiamo alle rovinose conseguenze di una liberalizzazione selvaggia: il dumping non è più solo un rischio potenziale, e il pooling dei mezzi e del personale non assicura i più alti standard di safety e security. Critichiamo la supervisione a dir poco “superficiale” da parte del Gestore aeroportuale, ed esigiamo un intervento politico da parte della Regione Toscana per mettere in atto dei correttivi rispetto al grave errore strategico della svendita del sistema aeroportuale toscano al fondo privato Corporación América Airports». «Chi carica e scarica i bagagli dalle stive, chi guida e assiste l’aereomobile a terra, chi accoglie i passeggeri al check-in e al gate: i lavoratori e le lavoratrici dell’handling tengono in piedi uno dei sistemi di trasporto più redditizi al mondo.

Eppure guadagnano stipendi da povertà, non godono delle migliori tutele in termini di salute e sicurezza, sono vittime di infortuni sul lavoro, soffrono un forte stress lavoro-correlato e ogni estate patiscono le conseguenze del caldo sempre più estremo» — dichiara Lorenzo Robin Frosini, RLS presso GH Toscana e membro del Coordinamento regionale USB trasporto aereo-Toscana. «È inaccettabile la carenza delle infrastrutture nelle aerostazioni di Firenze e Pisa.

Il momento non può essere più posticipato: Toscana Aeroporti deve provvedere alla gestione virtuosa di un bene pubblico e deve migliorare le condizioni lavorative di centinaia di persone piuttosto che preoccuparsi solo della distribuzione di dividendi milionari.
Ci aspettiamo un intervento della Regione Toscana».

Firenze, 13 settembre 2026Unione Sindacale di Base - Lavoro Privato


Firenze-Pisa Via Lucchese 70, 50019, Sesto F.no – tel. 0553200764 – [email protected]

Via Bovio 19, 56124, Pisa – tel. 0508667311 – [email protected] - sito web www.usb.it

11/09/2026

La questura di Catania fa retromarcia: archiviato il procedimento contro la nostra dirigente

Convocata in questura nella tarda mattinata di oggi, la nostra dirigente di Catania Dafne Anastasi, si è vista ricevere da uno stuolo di funzionari che voleva “scusarsi” e farle sapere che il provvedimento sarebbe stato archiviato (cosa che poi è effettivamente avvenuta con tanto di certificazione scritta).

Difetto di comunicazione, errore degli uffici e via proseguendo. Il brutto episodio si chiude qui, ma il clima generale non fa ben sperare. Un grande abbraccio alla nostra sorella Dafne e gli auguri di buon lavoro da tutta l’organizzazione che era già in piena mobilitazione per sostenerla.

Non un passo indietro.

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