13/06/2026
IL DISAGIO GIOVANILE: SFIDA E OPPORTUNITA' PER LE ISTITUZIONI
Il disagio è una “qualità esperienziale che può colpire i sentimenti, gli stati d'animo, il pensiero e la volontà. Può essere provocato da situazioni esterne, ma il più delle volte sorge dall'interno ed è in grado di raggiungere la sfera esperienziale conscia. Oggettivamente il disagio ha le sue radici nella somma di inadempienze, ritardi, tradimenti, incomprensioni di cui i giovani sono oggetto e che si sintetizzano nell'incapacità della società a rispondere alle esigenze di crescita, di autorealizzazione
e di inserimento dei giovani” (Mion).
In questo periodo storico il disagio giovanile si è manifestato nelle sue forme più accentuate e radicali: autolesionismo (anche di gruppo), somatizzazioni, ritiro sociale, dipendenze patologiche, panico e depressioni.
Abbiamo visto e vediamo crescere nei giovani anche smarrimento e rabbia, insieme all’angoscia e all’impotenza.
In più, dalla pandemia in poi, sono state depauperate le relazioni amicali che sono uno dei primi campi in cui gli adolescenti riescono a individuarsi come adulti, dando seguito alla necessità di doversi separare dalle figure genitoriali, mettendo in discussione i modelli educativi e ribellandosi alle regole.
Così l’assoluzione dei compiti evolutivi tipici di quell’età risultano talvolta claudicanti, fragili, incompiuti.
Questo disagio diffuso deve essere intercettato e accolto, non solo dai professionisti della relazione di aiuto, ma anche dalle istituzioni, come le famiglie, la scuola, il Comune.
Massimo Recalcati dice che siamo in una società dove è avvenuta “l’evaporazione del padre” cioè la scomparsa dell’autorevolezza delle figure guida. Bauman, come è noto, parla di “liquefazione della società”. L’humus sociale si è quindi via via trasformato cambiando anche le modalità di conflitto tra adulti e giovani.
Oggi il conflitto è muto, silenzioso, dove gli attori se ne stanno rintanati nella propria solitudine, pilotata da un pollice sul display del proprio smartphone e della consolle, vere e proprie "armi di distrazione di massa".
Ma il disagio racconta sempre anche una possibilità, una capacità di resilienza in nuce che chiede trasformazione, spazio psicologico ma anche spazi di azione, di abit-azione, di coinvolgimento, di guida.
Per questo diventa anche un'opportunità per le istituzioni: il disagio giovanile è una energia straordinaria che chiede di essere ascoltata, guidata verso costruttività in cui sperimentare autonomia, anche decisionale.
Serve un intervento su più livelli, strategico, con una regia di rete e una visione chiara ed univoca.
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