Livorno Popolare 2024

Livorno Popolare 2024 "Democrazia" vuol dire che il potere sta nelle mani del popolo. Oggi non è così, noi non decidiamo niente. Vogliamo riprenderci quello che ci spetta.

Ieri si è verificato un fatto di estrema gravità durante la seduta della Commissione Lavoro. È stata annunciata la nomin...
20/03/2025

Ieri si è verificato un fatto di estrema gravità durante la seduta della Commissione Lavoro.

È stata annunciata la nomina del nuovo Vicepresidente, incarico fino a oggi ricoperto dalla consigliera uscente Trotta, esponente di Livorno Popolare.
La decisione, presa dalla Presidente della Commissione Castellani, appartenente alla maggioranza, ha portato alla sostituzione della carica con il consigliere di Fratelli d’Italia, Palumbo.

Non possiamo accettare che questa nomina venga considerata una semplice scelta di routine: al contrario, riteniamo che si tratti di un atto politico ben preciso, con implicazioni che vanno ben oltre la singola sostituzione. È evidente che questa decisione non sia casuale, ma piuttosto frutto di una strategia mirata a ridurre la rappresentanza della sinistra nelle istituzioni locali e, al contempo, favorire le forze della destra.

La nomina della consigliera Trotta all’inizio del mandato era stata motivata dal forte impegno portato avanti nello scorso Consiglio da parte di Potere al Popolo, e ora in coalizione con Possibile, impegno che ha avuto un impatto significativo sul territorio, contribuendo a portare avanti battaglie fondamentali come quella per il salario minimo e per l’internalizzazione dei lavoratori, temi che toccano direttamente la vita di centinaia di famiglie livornesi. L'incarico di vicepresidente della Commissione 3 garantiva una voce competente e sensibile alle istanze dei lavoratori, ponendo al centro del dibattito le esigenze di chi lavora e lotta quotidianamente per condizioni di lavoro dignitose e per la tutela dei propri diritti.
La scelta di sostituirla con un esponente di Fratelli d’Italia come il consigliere Palumbo rappresenta l’esatto opposto di questa visione. Sono recenti, infatti, le sue dichiarazioni a favore di politiche di esternalizzazione, persino in settori cruciali come quello educativo, dove la precarizzazione e la privatizzazione dei servizi rischiano di compromettere diritti fondamentali. L’affidamento di questo ruolo a un rappresentante di una forza politica che sostiene la precarizzazione del lavoro e la riduzione delle tutele dimostra chiaramente un cambio di rotta preoccupante.

Noi di Livorno Popolare denunciamo con forza questa scelta, che non solo penalizza la nostra rappresentanza politica, ma traduce in atti concreti una convergenza tra la maggioranza e la destra.

Non possiamo ignorare il ruolo ambiguo del PD in questa vicenda. Ancora una volta, si dichiara contrario alla destra ma nei fatti ne avalla le scelte, sacrificando temi cruciali come il salario minimo e la tutela dei lavoratori. Il loro silenzio o opportunismo politico non ci sorprende, ma Livorno Popolare non accetta giochi di palazzo né compromessi al ribasso. Continueremo a lottare con coerenza per i diritti dei lavoratori, senza ambiguità.

Siamo convinti che questa operazione sia un attacco alla pluralità e alla democrazia che non può essere ignorato né accettato passivamente.
Livorno Popolare continuerà a essere presente, dentro e fuori le istituzioni, per tutelare l'interessi dei lavoratori e delle lavoratrici, per opporsi alle logiche di smantellamento dei diritti e per costruire un’alternativa che rimetta al centro la dignità delle persone e la giustizia sociale.

LIVORNO POPOLARE

20/02/2025

Dopo sei anni di rappresentanza in consiglio comunale da parte di Aurora Trotta, prendiamo atto della sua volontà di interrompere il rapporto politico con Potere al Popolo e Livorno Popolare.

Ringraziamo Aurora per il lavoro di questi anni, per l’impegno e i risultati ottenuti.

Le subentrerà la nostra compagna Camilla Barontini, alla quale auguriamo un lavoro proficuo negli interessi della città per i prossimi quattro anni nel rappresentare le forze di Potere al Popolo e Possibile in consiglio comunale.

Livorno Popolare

Stellantis, tutto fumo e servilismo. Stupefacente che nessuno abbia fatto una semplice domandaNon tutti sanno che la cas...
20/12/2024

Stellantis, tutto fumo e servilismo. Stupefacente che nessuno abbia fatto una semplice domanda

Non tutti sanno che la cassa integrazione fornisce al lavoratore una retribuzione equivalente a circa 5 euro netti all’ora. Con questo reddito da fame decine di migliaia di lavoratori Stellantis dovranno vivere in Italia per gran parte del prossimo anno. Questa è la prima vera notizia dell’incontro tra Stellantis, sindacati e governo che ha visto il ministro Urso festeggiare e incensare Imparato, il nuovo super manager del gruppo, mentre la Fim Cisl già rinverdiva il suo ruolo di fedelissima dell’azienda e Fiom e Uilm borbottavano perplesse.

Siamo lontani anni luce dalla durissima lotta in corso alla Volkswagen per tutelare i salari e i diritti dei lavoratori, minacciati dai tagli aziendali. In Stellantis la richiesta di escludere per i prossimi anni i licenziamenti, anche negli appalti, e di integrare con fondi aziendali la magrissima CIG, non sono nemmeno sul tavolo. Pazienza però, perché l’azienda promette che dal 2026 arriveranno investimenti e nuove produzioni e tutto ricomincerà ad andare bene.

Se in Italia ci fosse ancora una dimensione rispettosa delle relazioni industriali, le promesse senza veri impegni di Jean Philippe Imparato sarebbero respinte al mittente non solo dai sindacati, ma anche da un governo degno di questo nome. Invece il ministro del Made in Italy, la denominazione in inglese è già programmatica, Adolfo Urso, di fronte al manager Stellantis si è comportato come il ragionier Fracchia di fronte al capufficio: come è buono lei! Gli stentorei proclami di Giorgia Meloni contro l’azienda e la proprietà Agnelli-Elkann sono finiti a tarallucci e vino, come per altro sempre fa questo governo finto sovranista quando si trova di fronte la dura brutale sovranità di padroni e potenti veri.

Ma cosa ha davvero messo Stellantis sul tavolo? Due miliardi di investimenti, che sono stati pompati come un generoso Bengodi, quando sono il minimo necessario semplicemente per non chiudere le fabbriche. E 6 miliardi di acquisto dall’indotto, che sono in realtà pura normalità e comunque molto meno di quanto la sola Fiat faceva in passato.

Sono stati annunciati modelli di auto ibride, che vengono quindici anni dopo quelli dei concorrenti; e poi alcune piattaforme per vetture elettriche, sulle quali finora abbiamo solo la catastrofica 500 elettrica. E infatti, al di là delle vaghe e confuse promesse, Imparato si è ben guardato dal riproporre l’obiettivo di un milione di auto prodotte in Italia. Questo volume produttivo è quello che l’ex ceo Tavares, anche allora con gli applausi del sorridente Urso, aveva dichiarato essere il solo in grado di garantire occupazione e stabilimenti in Italia. Ora scompare anche dall’orizzonte delle promesse. Per dare una proporzione ai 2 miliardi d’investimento in Italia che oggi primeggiano su tutti i giornali, bisogna sapere che in questo stesso periodo le grandi aziende automobilistiche stanno programmando decine e decine di miliardi di investimenti e che un solo modello integralmente nuovo di autovettura richiede almeno 3/4 miliardi di investimenti.

Mi si obietterà che i 2 miliardi di investimenti esaltati da Urso sono solo una parte di tutti quelli che farà Stellantis. Esatto ed è stupefacente che al tavolo ministeriale nessuno abbia fatto questa semplice domanda: gli investimenti del gruppo in Italia che percentuale sono rispetto a quelli complessivi del gruppo in tutti i paesi dove opera? Perché se fossero davvero una quota rilevante, vorrebbe dire che Stellantis investe meno, molto meno dei suoi diretti concorrenti. Se invece quegli investimenti fossero una piccola parte di ciò che Stellantis spenderà altrove, allora vuol dire che l’Italia resta la Cenerentola del gruppo. E infatti l’unico vero nuovo investimento annunciato nel passato, la grande fabbrica di batterie e impianti elettrici a Termoli, è semplicemente sparito. Quella fabbrica si farà in Spagna.

Insomma l’incontro con Stellantis al ministero è avvenuto rispettando il solito copione: il manager rassicura, il governo applaude, la stampa esalta, il sindacato si divide tra chi dice viva e chi prova con fatica a dire che non basta. Ricordo che nel 2010, dopo aver imposto ai lavoratori dì Pomigliano di rinunciare al contratto nazionale con il ricatto della delocalizzazione della produzione, Sergio Marchionne annunciò il programma Fabbrica Italia con 20 miliardi di investimenti. Poi nel 2012 lo stesso amministratore delegato della Fiat dichiarò che la situazione era cambiata e che Fabbrica Italia non c’era più. Tutto il palazzo politico e mediatico, che aveva esaltato a dismisura quel progetto, non disse nulla sulla sua cancellazione.

Nel 2015 John Elkann, dopo la fusione tra Fiat e Chrysler che diede origine alla FCA, addirittura promise 55 miliardi di investimenti per 80 nuovi modelli di auto. È vero che non specificò in quanti secoli ciò sarebbe avvenuto, ma ciò bastò a politici e stampa per esaltare l’intraprendenza e la lungimiranza del nuovo gruppo industriale e della sua proprietà. E non a caso John Elkann oggi continua a rifiutare ogni presenza in Parlamento, forse qualcuno potrebbe ricordare e chiedere conto.

I 2 miliardi di oggi, che dovrebbero salvare la produzione di auto in Italia, sono molto meno delle promesse del passato, che almeno rispondevano alla dimensione di ciò che sarebbe davvero necessario per non chiudere le fabbriche. Ed è bene ricordare che solo negli ultimi tre anni la famiglia Agnelli Elkann ha accumulato utili superiori a quanto promette di investire.

Variano molto le cifre delle promesse di Fiat, FCA, Stellantis, ma restano costanti il servilismo della politica e dei governi, la propaganda mediatica, la debolezza o la complicità sindacale, con cui sono accolte. E finora tutte le promesse di Fiat, FCA, Stellantis sono state smentite dai fatti. Fumo e servilismo sono le costanti che accompagnano le vicende della sempre più scarsa produzione di auto in Italia. Intanto gli operai si dovranno abituare a vivere nel 2025 con una retribuzioni media equivalente a 5 euro all’ora. A meno che i lavoratori e la parte più onesta dei sindacati finalmente non si ribellino.

di Giorgio Cremaschi coordinatore nazionale di Potere al Popolo

La presentazione del libro Troncamacchioni di Alberto Prunetti in Casa del Popolo Heval è stata un gran successo!Gli int...
18/12/2024

La presentazione del libro Troncamacchioni di Alberto Prunetti in Casa del Popolo Heval è stata un gran successo!

Gli interventi e i racconti di Alberto, affiancati dalle domande e dalle riflessioni dei nostri Aurora Trotta e Gianni Niccolai, hanno toccato vari temi, a partire dalla trama del libro per riflettere sulla lingua e sulla demografia maremmane da una parte ma soprattutto sul valore di una letteratura veramente popolare che racconti i lavoratori come soggetti attivi rifiutando la narrazione delle vittime inconsapevoli e impotenti che spesso ne viene fatta.

Anche se purtroppo oggi manca nei grandi festival e saloni del libro, siamo convinti che questo modello di letteratura dal basso - con la working class protagonista - sia più che mai necessaria per garantire alla classe lavoratrice una cultura di riferimento degna della propria storia.

È una letteratura che parla di noi, che guarda con interesse e ammirazione verso l’eoica classica, ma che riesce e vuole rivederla anche nella rabbia di quei contadini maremmani e antifascisti quando reagirono alle aggressioni dalle camicie nere o ai licenziamenti per il nuovo impiego della mietitrebbia.

Di tutto questo tratta Troncamacchioni, un libro dedicato alla storia della nostra terra e di chi l’ha vissuta in quegli anni, i nostri nonni e bisnonni.

Vi aspettiamo in e nelle piazze per continuare a studiare, organizzarci e lottare!

Solidarietà ai compagni indagati per i quali l'accusa ha chiesto condanne spropositate insistendo su assurdi teoremi. Pr...
18/12/2024

Solidarietà ai compagni indagati per i quali l'accusa ha chiesto condanne spropositate insistendo su assurdi teoremi.

Processo : 88 anni richiesti perché lottare é reato

“Non è interesse della procura criminalizzare il dissenso”: si apre con questo paradosso prontamente ripreso dai giornali l’udienza di oggi sul processo per associazione a delinquere ai danni di compagni e compagne del centro sociale askatasuna, del movimento Notav e dello spazio popolare Neruda. Di seguito alcune considerazioni a caldo a cui seguiranno altri ragionamenti.

Secondo il ragionamento che sottende la ricostruzione dell’accusa, espressa oggi attraverso la requisitoria della pm Manuela Pedrotta, la lotta sociale della città e della Valle sarebbe riconducibile a una totale strumentalizzazione da parte di un gruppo di persone che utilizzano i contesti sociali per i propri obiettivi criminali.

Basterebbe quindi secondo la pm riportare stralci di intercettazioni – completamente decontestualizzate – durate dalla fine del 2019 all’inizio del 2021 per ricostruire la storia di un pezzo di movimento di questo paese. Il tono denigratorio e dispregiativo é il filo conduttore delle numerose ore di requisitoria: come poter dare credibilità a un tale livello di becero disprezzo é la domanda che corre tra i visi dei presenti in aula. Oggi sono tante le persone che sono venute per dare sostegno agli imputati, in tutto 28 di cui 16 con l’accusa di associazione a delinquere.

Ciò che conta è che se questo processo si concluderà con una legittimazione di tale disegno potremo decretare una cesura nella storia dei movimenti: la profondità storica, il radicamento sociale, l’eterogeneità della partecipazione, la continuità e la tenacia, la necessità di organizzarsi per contrastare l’attacco che viviamo quotidianamente nelle nostre vite, sarebbero delegittimati in quanto prova di un disegno criminale considerato alla stregua di un’organizzazione mafiosa.

“Non c’è alcuna differenza tra la raccolta fondi per i compagni detenuti e i contributi che vengono raccolti per le famiglie dei mafiosi”. Non si fa problemi Manuela Pedrotta a fare l’equivalenza: chi lotta per difendere la propria terra come in Val Susa o chi si organizza per tutelare i propri diritti sui territori sarebbe quindi un mafioso o un trafficante di droga. La dice lunga sulla pochezza su cui si basano le argomentazioni dell’accusa. Incalza sulla stessa equivalenza il pm Emilio Gatti, intervenuto per ti**re in causa Totó Riina.

Si dà il caso però che mentre nelle aule del Tribunale di Torino si consuma la favola distopica secondo cui il conflitto sociale sarebbe il primo male della società moderna, la mafia, che in Val Susa é davvero presente sul territorio, sta procedendo indisturbata nella costruzione del tav, in barba alle innumerevoli inchieste, come dimostra l’interdittiva a Cogefa colosso delle costruzioni attivo nel cantiere in sodalizio con le ndrine piemontesi, che è soltanto l’ultima di una serie.

Nel mondo al contrario che si delinea in aula non ci dovrebbe essere nessun problema a portare propositi fascisti in università, secondo la pm Pedrotta infatti le iniziative studentesche sarebbero un esercizio di forza che impedirebbero ai fascisti di parlare e si chiede con una domanda retorica se fare parte del Fuan “é una colpa!?”

Il trito e ritrito ritornello dei “professionisti della violenza”, la presunta presenza di “basi operative” come luoghi utili alle condotte criminali, la riesumata “strategia della tensione” sono tutte le questioni che vengono utilizzate per parlare del “programma criminoso” che andrebbe avanti dagli anni 2000, con buona pace di una conoscenza minima della storia dei movimenti sociali di questo Paese. Ciò delinea un preciso intento da parte dell’accusa, ossia voler stravolgere il significato profondo di ciò che in un contesto democratico, che meriterebbe di essere così definito, sarebbe riconosciuto come la legittimità del dissenso e del conflitto sociale. Oltre a un’imbarazzante ignoranza di cosa si tratta quando si parla di agire politico dei movimenti sociali.

Il portato delle argomentazioni dell’accusa è il sintomo plastico di come oggi é invece intesa la questione democratica: il sistema di sfruttamento e di dominio deve essere legittimato a ogni costo. Pensare che esista una componente sociale pronta a mettersi in gioco per cambiare lo stato di cose esistenti e che abbia l’ambizione essere di massa diventa prova di organizzazione criminale. Pensare che una lotta trentennale come quella contro il tav sia un esempio per altre lotte diventa prova di reato associativo. Pensare che ci siano persone che hanno delle competenze e che vogliono metterle a disposizione della lotta implica una prova di strumentalità e di eterodirezione. Pensare che ci sia una collettività e che questo sia una ricchezza in un mondo di individualità e di isolamento diventa prova di reato associativo. Secondo la procura tutti sarebbero asserviti ai dettami di askatasuna, squalificando così il lavoro di avvocati, giornalisti, chiunque voglia sostenere una lotta collettiva sarebbe al servizio di un gruppo di criminali.

Mesi di udienze, di interrogatori e arringhe difensive secondo l’accusa sono “discorsi inutili” a fronte di un solo dato di realtà che si dovrebbe basare sulle fantasie di chi dipinge gli imputati di questo processo come persone di bassa caratura morale, denigrando in maniera plateale e senza vergogna alcuna chi in questo paese potrebbe forse fare una piccola parte per renderlo un posto migliore.

da Associazione a Resistere

Lunedì 16 dicembre è stato firmato l'accordo di intesa tra le parti che conclude la vicenda dei 35 lavoratori poligrafic...
17/12/2024

Lunedì 16 dicembre è stato firmato l'accordo di intesa tra le parti che conclude la vicenda dei 35 lavoratori poligrafici de Il Tirreno. I lavoratori non saranno trasferiti in Sardegna, e la sede della nuova società Sae relativa ai poligrafici avrà sede a Livorno.

Partiamo con il dire che come Potete al Popolo, siamo molto felici per la conclusione della vicenda per i lavoratori che non saranno costretti a lasciare la nostra città. Allo stesso tempo, il futuro non appare roseo, perché parliamo comunque di ammortizzatori sociali e non di lavoro reale. La nostra città è area di crisi complessa e l'azienda potrà così usufruire dei sussidi straordinari che sosterranno i dipendenti.

Qui purtroppo finiscono le buone notizie, e messa da parte la giusta felicità per il futuro di 35 famiglie, seppur non sicuro nel lungo periodo, ci corre l'obbligo di fare una seria riflessione sul presente e il futuro della nostra città.

Quello raggiunto è un accordo al ribasso, un tampone che evidenzia la debolezza strutturale a livello sociale ed economico di Livorno.
Ci ritroviamo ad essere felici per la perdita di 35 posti di lavoro, solo all'ultimo respiro si è trovata una soluzione che prima non era stata pensata e proposta né dalle istituzioni, né dalle parti sociali che inizialmente si erano occupate della vicenda, segno anche di una poca conoscenza degli strumenti a disposizione dei corpi intermedi e della politica cittadina. Solo l'intervento provvidenziale di un incontro con un segretario sindacale, ha permesso di proporre questa mediazione.

Scarsa e insufficiente è stata la mobilitazione cittadina a favore dei lavoratori che rischiavano di perdere il lavoro senza nessun sussidio, con l'aggravante che l'azienda, e cioè Il Tirreno, per interessi della proprietà ha tenuto tutta la vertenza sotto silenzio, mostrando anche il potere dell'attore coinvolto.

La nostra città ha perso tutta la sua forza mobilitativa, l'interesse alla cosa pubblica, e la solidarietà è una cosa sempre più difficile da aggregare per le vicende lavorative, per scioperi o vertenze. Gli imprenditori la fanno da padroni ricattando i lavoratori sempre più ignari dei loro diritti e soprattutto deboli a livello di rapporti di forza. Basti pensare che Sae voleva in modo mascherato giungere al licenziamento di 35 dipendenti e giusto 4 giorni fa, ha firmato un accordo per acquisire la testata La Provincia Pavese, insomma non appare proprio una società in crisi, ma solo una società che vede i propri dipendenti come una zavorra (che verranno pagati da ammortizzatori pubblici anche se non ci sembra che i conti della società siano così in rosso viste le continue acquisizioni).

La storia della città rossa, solidale si sta via via affievolendo, la passione politica sta andando a scemare come si vede dalla scarsa affluenza al voto e dalla partecipazione sempre minore alle manifestazioni di piazza. Quella cultura politica che aveva caratterizzato gli anni passati dove tutti noi fin da bambini sentivamo parlarne in casa, a tavola, per le strade, sta andando a scomparire e chi ne beneficia sono le imprese grazie anche a leggi sempre più a loro favore.

Quel che ci aspetta è un periodo ancora più difficile, il rischio di una guerra globale, sempre maggiori risorse destinate agli armamenti invece che al sociale, e l’intervento sempre più forte dell’intelligenza artificiale che sostituirà il lavoro umano. A tutto ciò dovrebbe contrapporsi un forte movimento di lotta che richiede maggiori salari, reddito universali e alte tassazioni ai grandi imprenditori che con l’aiuto delle macchine faranno sempre più profitti sostituendo i lavoratori e non dovendo più pagare stipendi. E invece nel nostro paese abbiamo un grande consenso unanime per i partiti con idee guerrafondaie (dal PD alla destra), e il governo continua a tagliare il welfare, reprimere le manifestazioni e il dissenso con leggi come il DDL 1660, a precettare gli scioperi, a manganellare gli studenti e a favorire la Flat Tax che vuol dire meno tasse per i super ricchi. Per non parlare della questione della mancata tassazione degli extraprofitti a banche e compagnie energetiche (si pensi che Eni ha fatto 40 MILIARDI di UTILI in 3 anni e poi assistiamo inermi a stragi dove evidentemente era carente la sicurezza come a Calenzano).

Quello che insomma crediamo sia necessario alla nostra città, così come al paese intero, è quello di informarsi sempre di più su cosa succede intorno a noi, lottare e cercare di portare solidarietà concreta a chi lotta per i propri diritti, ricordando sempre che Se colpiscono uno, colpiscono tutti.

Potere al Popolo Livorno

Oggi pomeriggio ci troviamo alle 17.00 in Casa del Popolo in Via Mentana 13 per presentare “Troncamacchioni” l’ultimo li...
17/12/2024

Oggi pomeriggio ci troviamo alle 17.00 in Casa del Popolo in Via Mentana 13 per presentare “Troncamacchioni” l’ultimo libro di Alberto Prunetti, ovvero una sorta di “epica stracciona dei diseredati che non possono permettersi il lusso delle emozioni interiori, la storia degli ultimi che hanno fatto la storia. Personaggi che raramente si incontrano nei libri di storia, se non intruppati in entità collettive e senza volto come “le masse”, “i proletari”, “il popolo”. Sono questi, i loro sodali, le madri, le sorelle, le compagne i protagonisti della novella nera cantata in questo libro.”

Di queste persone, del loro mondo e in generale del modo di raccontare la working class, parleremo con l’autore insieme ad Aurora Trotta, Pagani e Paolo Edoardo Pardo Fornaciari.

Riprendiamo questa bella recensione di Troncamacchioni di Cristina Trinci, a partire proprio da alcune pagine del libro:

"Vi racconterò del sale della terra che viene ai fatti con i profittatori. Della violenza seminata come vento di guerra dalla classe egemone, che adesso torna indietro come tempesta negli anni del biennio rosso, tempesta che sferza il blocco conservatore di clericali, agrari e industriali. Non è solo forza: è anche poesia, è solidarietà e mutuo appoggio. Così minatori e braccianti dopo secoli di analfabetismo imparano a leggere sui giornali socialisti. Contadini che sembrano da secoli muti e stolidi servi della gleba adesso si proclamano internazionalisti, occupano i campi per esigere salari migliori durante le trebbiature e improvvisano versi in endecasillabi, ispirati dalla metrica dell’Ariosto e del Tasso: mandano rime a memoria nelle notti estive di veglia e reclamano i propri diritti senza timore di guardare in faccia il padrone. Ve lo racconterò io, anzi, ve lo farò raccontare da un altro."

Prunetti affonda la penna negli archivi storici della pen*sola, quelli comunali e quelli giudiziari, ma anche nei racconti del popolo, nella memoria tramandata oralmente, nelle fotografie che restano appese ai marmi nei cimiteri; lo fa per consegnarci un racconto vero e vivido, appassionato ma mai melenso, di una parte di popolo che, seppur capace di gesta leggendarie, non finisce mai nei manuali di storia, e rischia di essere perduto per sempre.

Un recupero, quello di Prunetti, che non è solo un saccheggio delle fonti tout court, ma una galoppata serratissima nelle azioni di rivolta, di giustizia proletaria, di furto “robin hoodiano” dei poveri ai ricchi, che ci viene narrata con l’inguaribile piglio linguistico di chi non solo viene dalla bassa Toscana, ma soprattutto ne va fiero, e lo dimostra anche a parole. Con questi vocaboli spesso storpiati e accomodati sulle cose e sulle persone, l’autore ci fa partecipi di pensieri e sentimenti, certo ricostruiti con la fantasia, ma attendibili e vicini al vero, delle persone che di questo libro (e della lotta di classe) sono indubbiamente protagonisti.

Si tratta di bande: disertori della Grande Guerra, razziatori di capponi nelle fattorie dei possidenti, ladri che rubano per campare e si danno alla macchia, esuli poi per sfuggire alla tirannia fascista, assassini per rendere onore ai compagni trucidati e, infine, osti che, con la loro stazza e con la loro determinazione, mettono in fuga persino le squadracce nere.

Nello scorrere le pagine, che vanno via come il pane e in poche ore son consumate, sembra di sentire il passo dell’autore da un archivio all’altro, dal cimitero alle osterie, dando a questo libro un valore che esula dal risultato stesso, e che ti fa venir voglia di andare a cercare, vedere, conoscere.

L’onestà di chi scrive, la forza di chi ha combattuto e rinunciato a tutto, il ritratto impietoso di questa gente sbagliata, che aveva mille difetti ma nessun rimorso: i motivi per cui leggere Troncamacchioni sono molti, ogni lettore troverà i propri.

🔴STRAGE OPERAIA E DISASTRO AMBIENTALE ALL’ENI DI CALENZANO🔴Pochi minuti fa è esploso il Deposito di stoccaggio dell’Eni ...
09/12/2024

🔴STRAGE OPERAIA E DISASTRO AMBIENTALE ALL’ENI DI CALENZANO🔴

Pochi minuti fa è esploso il Deposito di stoccaggio dell’Eni a Pratignone vicino ai Gigli.

L’esplosione è stata talmente forte che ha mandato in frantumi i vetri delle abitazioni limitrofe. Il boato si è sentito fino a Prato e Firenze, dove sono tremate le pareti delle case. La protezione civile ha diramato un’allerta invitando le persone a restare al chiuso a causa della colonna di fumo tossica. Il danno ambientale e alla salute dei cittadini è evidente, il fumo tossico avrà sicuramente ripercussioni per gli abitanti della piana anche nei prossimi giorni.

I giornali parlano già di vittime. Molte. Morti e feriti.

È l’ennesima ferita inflitta al nostro territorio che si doveva evitare. Perché i rischi di esplosione del deposito si conoscevano bene e da anni, se ne parlava già nel 2020 in numerosi articoli (ad esempio https://www.perunaltracitta.org/homepage/2020/11/03/maurizio-marchi-tutti-i-rischi-del-deposito-eni-di-calenzano/ ).

Non si tratta di “incidente”, è l’ennesimo atto di guerra contro la nostra gente. È l’ennesima strage perpetrata in nome del profitto, in una guerra combattuta con le armi della deregolamentazione, dell’impunità e del ricatto tra vita e lavoro.

È il momento di rispondere. È il momento di puntare il dito contro l’intera classe dirigente di questo paese. Perché padroni, governo Meloni e amministrazioni locali sono complici di questo massacro.

Per questo con USB avevamo chiesto a gran voce l’introduzione del reato di omicidio sul lavoro. Vergogna al governo Meloni e a tutte quelle forze politiche che si sono espresse contro o hanno fatto finta di niente.
Alla guerra si risponde con la resistenza. È ora di preparare la controffensiva.
Queste stragi si devono impedire!
Il 13 dicembre sarà sciopero generale e generalizzato. Saremo in piazza anche per fermare la strage.

Da Potere al Popolo - Firenze

A FIANCO DEI LAVORATORI E LAVORATRICI POLIGRAFICI DE IL TIRRENOOggi si è svolta la Commissione 2 sul lavoro in Comune ch...
04/12/2024

A FIANCO DEI LAVORATORI E LAVORATRICI POLIGRAFICI DE IL TIRRENO

Oggi si è svolta la Commissione 2 sul lavoro in Comune che aveva al centro la vertenza dei 35 lavoratori poligrafici del quotidiano livornese.

Nel primo pomeriggio si è svolto un corteo dalla sede di Viale Alfieri fino al Comune. I poligrafici hanno scioperato nella giornata di oggi, ma l'azienda ha fatto svolgere il loro lavoro da una ditta privata sostituendo i lavoratori in sciopero. L'ennesimo gesto gravissimo della proprietà.

In commissione il direttore Nobile non ha lasciato margini al trasferimento dei 35 lavoratori in Sardegna che fondamentalmente è un licenziamento mascherato. Immaginatevi lasciare casa, famiglia, cercarsi una sistemazione in un territorio così lontano, con uno stipendio che non permette certo spese extra.

A un certo punto è stata richiesta una sospensione per un incontro tra assessore, proprietà e sindacati.

Si è quindi aperto, da questa trattativa, un piccolo spiraglio che potrebbe vedere una soluzione positiva se si trovasse un accordo per la Cassa Integrazione in deroga prevista dalla nostra area di crisi complessa, il che comporta anche il mantenimento della sede operativa dei lavoratori a Livorno.

Noi auspichiamo che si trovi una soluzione per queste 35 famiglie nel breve lasso di tempo rimasto da oggi, al 1 gennaio del prossimo anno.

Da parte nostra ribadiamo ancora una volta la nostra vicinanza alle lavoratrici e ai lavoratori poligrafici de Il Tirreno

Potere al Popolo Livorno

Indirizzo

Via Mentana 13
Livorno
57100

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