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Dal 1° agosto il biglietto urbano del trasporto pubblico in Toscana passerà da 1,70 a 2 euro.Dopo l’aumento dell’IRPEF r...
17/06/2026

Dal 1° agosto il biglietto urbano del trasporto pubblico in Toscana passerà da 1,70 a 2 euro.

Dopo l’aumento dell’IRPEF regionale e dopo il rincaro delle tariffe nel 2023, Giani aumenta ancora.

I toscani pagano di più, ma il servizio non migliora.

La Regione può richiamare l’adeguamento Istat e le clausole contrattuali, ma la responsabilità politica resta sua.

In Toscana, e anche nella provincia di Livorno, il trasporto pubblico continua ad avere criticità evidenti: corse insufficienti, collegamenti deboli, disagi quotidiani.

Prima di aumentare i biglietti, Giani dovrebbe garantire servizi migliori.

Pagare di più per avere lo stesso servizio non è accettabile.

“Uccidere” il   è un delitto
15/06/2026

“Uccidere” il è un delitto

Il punto non è stabilire se una vita valga più di un’altra.
Questa è la scorciatoia dei sofisti.

Il punto è capire che ogni civiltà si misura dal modo in cui riconosce le forme del male.

Il male, infatti, non è mai astratto.
Non scende nel mondo come una nube generica.
Prende corpo.
Assume riti, linguaggi, abitudini, giustificazioni.
A volte si veste da passione.
A volte da ordine naturale.
A volte perfino da ragione.

Ed è qui che il machismo più insidioso compie il suo capolavoro: non nega la donna urlando, ma la ricolloca concettualmente. La riconosce come essere umano, certo, ma poi pretende di giudicare la sua libertà come eccezione, disordine, sfida, provocazione. Le concede l’esistenza, ma non l’alterità.

Il femminicidio nasce esattamente lì: non quando un uomo “perde il controllo”, ma quando non ha mai accettato il limite metafisico davanti a sé.
L’altro.

Perché l’altro è il grande scandalo della coscienza immatura.
L’altro non obbedisce al mio desiderio.
Non coincide con la mia ferita.
Non esiste per risarcire il mio vuoto.
Non è il teatro della mia potenza.

L’altro è il confine davanti al quale l’io deve diventare adulto.

E quando una donna viene uccisa perché ha scelto, lasciato, rifiutato, interrotto, non siamo davanti soltanto a un crimine contro una persona.
Siamo davanti alla rivolta brutale dell’io contro il limite.

Questa è la questione profonda.

Non la “categoria”.
Non la “parola”.
Non il cavillo da salotto per uomini che scambiano la freddezza per intelligenza.

Il femminicidio nomina una frattura originaria: l’incapacità di riconoscere che la libertà dell’altro non è una concessione del mio amore, ma una verità che mi precede e mi giudica.

E qui la teologia arriva dove la sociologia spesso si ferma: nessuna creatura può pretendere di possederne un’altra, perché ogni persona custodisce un’origine che non dipende da chi la guarda, la desidera, la ama o la perde.

La donna non è sacra perché fragile.
È sacra perché indisponibile.

Indisponibile al dominio.
Indisponibile alla vendetta.
Indisponibile perfino alla retorica di chi vorrebbe difenderla riducendola a simbolo.

Per questo negare il femminicidio non è pensiero forte.
È sofistica del dominio travestita da filosofia.

Il pensiero forte non ha paura dei nomi.
Sa che nominare non divide la realtà: la rende intelligibile.

E una società che non sa più distinguere le forme del male finisce per chiamare neutralità la propria cecità.

12/06/2026

In politica si può contestare tutto.

Si può criticare un decreto, attaccare la maggioranza, fare opposizione dura, anche durissima. Fa parte della democrazia.

Ma c’è un limite che non dovrebbe essere superato: quello delle parole che accendono micce.

In Aula e in Commissione, sul tema del lavoro, abbiamo sentito espressioni non solo offensive, ma pericolose. Dire che “i lavoratori ci aspettano fuori” non è una frase qualunque. È un linguaggio che in Italia riporta alla memoria stagioni drammatiche, in cui l’odio politico e sociale non è rimasto nelle parole, ma ha prodotto ferite, violenza e anche morti.

Il lavoro è una cosa troppo seria per essere usato come detonatore.

Il disagio dei lavoratori va ascoltato, non agitato. Va affrontato con soluzioni, non trasformato in rabbia da lanciare contro qualcuno. Chi usa il lavoro per incendiare il clima non fa il bene dei lavoratori: li usa.

Noi possiamo dividerci sulle ricette, sulle norme, sugli strumenti. Ma su una cosa dovremmo essere tutti d’accordo: le parole in politica non sono mai neutre.

E quando si parla di lavoro, bisogna avere ancora più responsabilità.

#2026

12/06/2026

Tre anni della tua nuova vita.

Lo scrivo così, Presidente, perché non riesco a pensarti semplicemente come un’assenza.

Ci sono uomini che attraversano la storia.
E poi ci sono uomini che attraversano le anime.

Tu, per me, sei stato questo.

Non mi hai soltanto indicato una strada politica.
Hai dato corpo, voce, sentimento e destino a qualcosa che viveva già dentro di me, ma che ancora non sapevo riconoscere.

Con te, attraverso di te, quella parte di me ha preso forma.
È diventata pensiero, scelta, appartenenza, coraggio.
È diventata la mia libertà.

Non sei stato solo il mio leader.
Sei stato il luogo in cui una verità interiore ha smesso di restare nascosta.

Per questo non ti ricordo come si ricorda chi è passato.
Ti sento come si sente ciò che continua.

Nella fede, so che la vita non finisce.
Si compie.
E forse oggi tu abiti davvero quella dimensione più alta che, in fondo, ti somigliava già: luminosa, larga, impossibile da contenere.

Tre anni della tua nuova vita, Presidente.
E io continuo a camminare dentro quella luce che hai acceso.

A nome mio, di Forza Italia e di tutta la nostra comunità politica esprimo il più profondo cordoglio alla famiglia dell’...
04/06/2026

A nome mio, di Forza Italia e di tutta la nostra comunità politica esprimo il più profondo cordoglio alla famiglia dell’operaio che oggi ha perso la vita a Rosignano mentre svolgeva il proprio lavoro.

Una tragedia che ferisce il nostro territorio e l’intero Paese.

In questo momento il pensiero va ai suoi cari, ai colleghi e a tutti coloro che sono stati colpiti da questo dolore. Ogni morte sul lavoro richiama tutti a una responsabilità più grande: fare della sicurezza una priorità vera, concreta, quotidiana.

28/05/2026

Senza industria l’Italia non sta in piedi.

E senza una vera politica industriale europea, l’Italia rischia di pagare due volte: per i costi dell’energia e per regole pensate troppo spesso lontano dalle fabbriche.

Per anni l’Europa ha inseguito transizioni ideologiche e vincoli astratti, mentre la manifattura veniva stretta tra concorrenza globale, energia cara e burocrazia.

Oggi serve un cambio di passo: energia stabile, pulita e competitiva, investimenti, tecnologia. Anche per questo il Governo ha fatto una scelta importante, riportando finalmente il nucleare di nuova generazione dentro una discussione seria, concreta, non ideologica, con un disegno di legge oggi all’esame della Camera.

Difendere l’ambiente sì. Spegnere l’industria no.

Perché senza industria non c’è lavoro, non c’è crescita, non c’è sovranità.

  , la notte che restaLa mafia quella notte colpì Firenze nel punto più indifeso: una casa, il sonno, la vita normale.Fa...
27/05/2026

, la notte che resta

La mafia quella notte colpì Firenze nel punto più indifeso: una casa, il sonno, la vita normale.

Fabrizio Nencioni, Angela Fiume, Nadia, Caterina, appena cinquanta giorni, e Dario Capolicchio non tornarono più al mattino.

Io abitavo a pochi metri da lì.

Il boato arrivò nel buio.
Poi il soffitto, le travi, i calcinacci, la polvere, le sirene, le fiamme.

E una paura che non finisce quando riesci a uscire.
Resta addosso.
Ritorna negli anni.
Ha l’odore acre della polvere da sparo e il rumore di una notte che non si cancella.

Poco sopra di me, in quello stesso palazzo, un ragazzo morì.

Da allora so che sopravvivere non è mai una cosa neutra.
È una domanda.
E poi, col tempo, diventa una responsabilità.

La mafia voleva lasciare paura.
Noi dobbiamo lasciare memoria, giustizia, Stato.

Contro la mafia non ci sono sfumature comode.
Non ci sono mezze distanze.

Certe notti restano.
Ma non devono decidere chi diventiamo.

27/05/2026

Meno precarietà, più occupazione, crescita e stabilità.

Un risultato di Forza Italia e del Governo di centrodestra che conferma la ritrovata solidità del mercato del lavoro.

        “Sto seguendo personalmente la vicenda dei due cittadini livornesi fermati nell’ambito delle operazioni sulla Fl...
20/05/2026



“Sto seguendo personalmente la vicenda dei due cittadini livornesi fermati nell’ambito delle operazioni sulla Flotilla.

Sono in costante contatto con la Farnesina per seguire passo dopo passo l’evoluzione della situazione e assicurarmi che sia garantita ogni forma di tutela e assistenza.

Gli italiani coinvolti stanno sbarcando in due gruppi e la Farnesina sta lavorando senza sosta per favorire il loro immediato rientro in Italia.

Quanto sta accadendo è inaccettabile e va affrontato con fermezza, serietà e piena responsabilità istituzionale.

La mia vicinanza va innanzitutto ai due cittadini livornesi e alle loro famiglie, ma il pensiero è naturalmente rivolto anche a tutti gli italiani coinvolti in questa vicenda.

Continuerò a seguirla fino al loro ritorno a casa”.

On. Chiara Tenerini

15/05/2026

Salario giusto, non slogan: noi stiamo con la contrattazione vera

La pregiudiziale delle opposizioni non sfiducia il Governo: sfiducia la contrattazione collettiva nazionale.
Sfiducia CGIL, CISL e UIL.
Sfiducia le parti sociali che rappresentano milioni di lavoratori.

Noi invece stiamo dalla parte dei contratti veri, dei sindacati rappresentativi, delle imprese serie e del salario giusto.

Non servono slogan da campagna elettorale.
Servono strumenti concreti per aumentare le tutele e rafforzare il lavoro.

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