24/09/2026
LE RAGIONI DELLA CRISI AMMINISTRATIVA A LEVERANO
Marcello Rolli - Sindaco di Leverano
Per troppo tempo ho scelto il silenzio.
Non perché non avessi nulla da dire, ma perché ho ritenuto che il ruolo di Sindaco
imponesse, soprattutto nei momenti di difficoltà, di evitare di alimentare polemiche,
personalismi e contrapposizioni che avrebbero finito per danneggiare non me, ma
l’istituzione e il lavoro dell’Amministrazione.
Mentre qualcuno discuteva dei comportamenti del Sindaco, io ho continuato ad
occuparmi del Comune e del lavoro da fare.
Mentre si alimentavano polemiche, abbiamo continuato a progettare, a ottenere
finanziamenti, ad aprire cantieri, a chiudere opere, a costruire nuove opportunità per
Leverano.
Perché questo è il compito per il quale sono stato eletto.
Oggi, però, credo sia necessario ristabilire una verità politica e istituzionale: la
discussione che alcuni consiglieri hanno aperto non riguarda il merito dell’azione
amministrativa. Riguarda, principalmente, la persona del Sindaco. E questa è una
differenza sostanziale.
Dopo quasi due mandati, non vengono contestati i progetti, le opere, gli atti
amministrativi, le scelte politiche che abbiamo compiuto insieme. Non viene messo
in discussione un singolo percorso amministrativo nella sua complessità.
Vengono invece improvvisamente, allo scadere del secondo mandato, contestati il
mio carattere, il mio modo di essere, il mio modo di esercitare il ruolo.
Mi si definisce accentratore, dispotico, autoreferenziale, autocratico, poco incline al
dialogo, incapace di ascoltare.
Sono giudizi politici che posso anche accettare di discutere, come ho sempre
accettato il confronto, anche se non li condivido.
Ma c’è un limite che, a mio avviso, non dovrebbe mai essere superato: quello
dell’attacco personale attraverso gli atti istituzionali.
Un atto pubblico non può diventare lo strumento per regolare rapporti personali,
esprimere risentimenti o colpire la persona in quanto avversario politico.
Un atto pubblico appartiene alla Comunità.
E dentro un atto pubblico si discutono scelte amministrative, indirizzi politici, distanze
che riguardano il progetto politico o i risultati, responsabilità e decisioni.
Non si giudicano le persone per ciò che sono o per come vengono percepite nei
rapporti personali.
Questa non è una questione che riguarda soltanto me.
È una questione di rispetto delle istituzioni. Poiché le parole hanno un peso enorme,
possono ferire, ledere la dignità dell'altro e pertanto vanno utilizzate con cura e
attenzione, sapendo distinguere i contesti.
Ed è proprio per questo che ritengo necessario parlarne.
Perché non accetto che un lungo percorso amministrativo venga oggi macchiato o
cancellato attraverso una rappresentazione della realtà nella quale tutto ciò che è
stato fatto bene sarebbe merito di qualcuno, mentre tutto ciò che non funziona
sarebbe responsabilità esclusiva del Sindaco.
Non è così.
Abbiamo amministrato insieme. Abbiamo votato insieme. Abbiamo assunto
responsabilità insieme. Abbiamo sempre condiviso scelte, progetti, risultati e meriti.
E se oggi esistono critiche, è giusto che ciascuno abbia anche il coraggio di
guardare alla propria parte di responsabilità.
In queste settimane ho letto solo accuse nei confronti del sottoscritto e mai un'analisi
obiettiva delle condizioni generali e delle responsabilità dei singoli. Delle loro
mancanze, dei loro limiti, delle loro assenze. Spesso ho dovuto io personalmente
colmare le lacune di altri. Pertanto credo che le ragioni di questa crisi e le parole
dette, siano state utilizzate per nascondere limiti e responsabilità anche personali.
Non ho mai sostenuto che un’Amministrazione debba essere priva di discussioni o di
differenze. Al contrario.
Una maggioranza seria discute, si confronta, si divide anche, quando necessario.
Ma una maggioranza seria sa anche distinguere.
Sa distinguere il dissenso politico dall’attacco personale. Sa distinguere il confronto
sul presente dalle prospettive politiche del futuro. Sa distinguere la dialettica tra
partiti e persone dalla responsabilità istituzionale verso una Comunità.
È del tutto legittimo che qualcuno abbia idee diverse dalle mie sul futuro politico. È
legittimo immaginare percorsi differenti.
È legittimo, persino, prepararsi a nuove esperienze politiche.
Quello che non è legittimo, politicamente e istituzionalmente, è utilizzare il lavoro
amministrativo di oggi come terreno di scontro per ciò che si vuole costruire domani.
Perché il Comune non è un campo di prova per le ambizioni politiche individuali. Il
Comune è la casa di una Comunità.
E quella Comunità oggi ci chiede una cosa molto semplice: lavorare per migliorarla.
Ci sono ancora mesi importanti davanti a noi. Mesi nei quali dobbiamo approvare il
Piano Urbanistico Generale, uno strumento decisivo per il futuro di Leverano.
Dobbiamo aprire il nuovo Mercato dei Fiori, completare i lavori dell’asilo nido e della
scuola dell'infanzia, avviare l’intervento, appena finanziato con 1.130.000 euro, per il
nuovo Parco alla Mennula, lavorare alla realizzazione del poliambulatorio nello
stesso quartiere.
E ci sono molti altri progetti, finanziamenti, opere pubbliche e procedimenti che
richiedono attenzione, responsabilità e continuità amministrativa: dal potenziamento
del sistema idraulico, alla sistemazione delle strade e i marciapiedi, all'ampliamento
della pubblica illuminazione. Tutti progetti ai quali lavoriamo da anni, e che
finalmente, di recente sono stati finanziati e ora sono pronti per essere realizzati.
Questo è il punto. Mentre discutiamo del Sindaco, Leverano aspetta. Si aspettano le
opere. Si aspettano i servizi, le risposte. Si aspetta che i progetti diventino realtà. Per
questo non ho intenzione di trascorrere i prossimi mesi rispondendo ad ogni
provocazione. Ho intenzione di lavorare, come ho fatto in questi anni.
Perché, al di là delle letture personali, una cosa non può essere cancellata: in quasi
dieci anni Leverano è cambiata.
Abbiamo trasformato spazi pubblici, migliorato servizi e infrastrutture, creato nuovi
luoghi di socialità, aumentato il verde urbano, ottenuto finanziamenti, costruito
strumenti di programmazione e avviato opere che guardano al futuro.
Tutto questo non è il risultato del lavoro di una sola persona.
È il risultato di una squadra di amministratori e amministratrici, tecnici, dipendenti
comunali, associazioni, cittadini e cittadine che hanno contribuito, ciascuno per la
propria parte, a questo percorso. Ed è proprio per rispetto di questo lavoro che non
voglio consegnare gli ultimi mesi del mandato alla logica delle contrapposizioni
personali.
Io non cancello le differenze. Non chiedo a nessuno di rinunciare alle proprie idee.
Chiedo semplicemente che ciascuno faccia fino in fondo il proprio dovere. Chi ha
una diversa idea politica la esprima. Chi vuole costruire un diverso percorso politico
lo faccia. Chi ritiene di dover criticare l’Amministrazione lo faccia nel merito.
Ma non si confonda il confronto politico con l’attacco personale e non si sacrifichi il
lavoro amministrativo per ragioni che appartengono alla politica di domani.
Il mandato che abbiamo ricevuto non è ancora finito.
E fino all’ultimo giorno abbiamo una responsabilità precisa: amministrare Leverano.
Io continuerò a farlo. Con la serenità di chi sa di aver lavorato, ogni giorno, per il
proprio paese. Con la disponibilità a discutere delle scelte amministrative. Con la
fermezza necessaria quando vengono oltrepassati i confini del confronto politico. E
soprattutto con la volontà di utilizzare il tempo che ci resta non per dividerci, ma per
consegnare alla nostra Comunità tutto ciò che siamo ancora in grado di realizzare.
Le prospettive politiche personali appartengono al futuro.
Le responsabilità amministrative appartengono al presente.
E il presente di Leverano merita di essere messo al primo posto.