14/09/2026
Il capitalismo predatorio dei tempi moderni. Intervista a Arnaud Orain
“Il capitalismo è entrato nell’era della finitudine. Per le elites politiche, economiche e militari è necessario appropriarsi rapidamente delle ultime risorse disponibili”. È la tesi di Arnaud Orain, economista e storico, direttore di studi all'Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi. Il titolo del suo ultimo libro è «La confisca del mondo. Storia del capitalismo della finitudine» (Einaudi). Il capitalismo delle finitudine è predatorio, bellicista, disposto alla guerra pur di accaparrarsi le risorse scarse. Secondo Orain è tutt’altro rispetto al capitalismo liberale e alla sua promessa e utopia di garantire la crescita globale della ricchezza. L'intervista di Raffaele Liguori.
"Il capitalismo liberale - spiega ai nostri microfoni - ha bisogno di alcune condizioni per potersi sviluppare: in particolare della libertà dei mari e di uno Stato egemone disposto a creare istituzioni favorevoli al libero scambio, ad abbassare i dazi doganali, a spezzare i monopoli e a far rispettare il principio della concorrenza. Si è sviluppato a metà del XIX secolo sotto l’egemonia britannica e lo abbiamo visto riaffermarsi dopo il 1945 sotto l’egemonia degli Stati Uniti. Ma, secondo me, questo tipo di capitalismo è piuttosto minoritario nella storia della modernità. Ne definisco un altro, che chiamo capitalismo della finitudine e che nei manuali veniva spesso definito, per descrivere il periodo del XVII e XVIII secolo, mercantilismo. Questo capitalismo si sviluppa nel XVII e XVIII secolo, ma anche alla fine del XIX secolo e fino al 1945. E lo vedo tornare da una decina, forse quindicina d'anni. (...) L’idea è che l’economia sia un gioco a somma zero: ciò che uno guadagna, l’altro lo perde. La dimensione della torta della ricchezza, dunque, non può aumentare. (...) Quindi, è l’opposto del capitalismo liberale. Non promuove il libero scambio, ma al contrario il protezionismo, e persino la guerra e la predazione per appropriarsi delle risorse e dei mercati. Non promuove il principio della concorrenza, ma al contrario monopoli, cartelli e posizioni dominanti delle imprese. E non è favorevole alla decolonizzazione o agli scambi con Paesi indipendenti: al contrario, vuole territorializzare l’economia e quindi colonizzare o ricolonizzare determinati territori. Il capitalismo della finitudine è dunque ancora più predatorio del capitalismo liberale e tende a creare una condizione di non guerra né di pace. Un contesto nel quale l’orizzonte non è affatto quello del «dolce commercio» di Montesquieu. È, al contrario, un commercio belligerante, bellicista, che potrebbe condurre alla guerra". [Continua…]
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