Biblioteca RasTa - RastafarI Regna Libri

Biblioteca RasTa - RastafarI Regna Libri Libri, Riviste e Documentazione su RastafarI, Haile Selassie I e l'Etiopia, a disposizione di interessati, studiosi e collezionisti.

Melkam Teklil LehullacchuOpera artistica di Ato K. Robinson.
06/11/2024

Melkam Teklil Lehullacchu

Opera artistica di Ato K. Robinson.

Posters ad alta definizione 30x40 cm per decorare gli spazi.Scrivete INFO se interessati
30/10/2024

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"I crimini del Duce sono stati molti e seri. Essendo stata una delle sue vittime, l'Etiopia vede nel superamento di Muss...
27/10/2024

"I crimini del Duce sono stati molti e seri. Essendo stata una delle sue vittime, l'Etiopia vede nel superamento di Mussolini l'inizio della rivendicazione di quelle forze di giustizia e umanità che egli ha sfidato così brutalmente per 21 anni. Egli porta una pesante responsabilità per i molti crimini commessi sotto i suoi ordini sia in Etiopia che in Italia che al di fuori del suo paese.

Mussolini fu il primo ad introdurre metodi di banditismo nelle politiche Europee del giorno presente. I suoi crimini sono pesanti quanto quelli di Hi**er."

S.M.I. Haile Selassie I

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Questo è un monogramma pittografico composto dalle tre lettere della parola Ge'ez per "Ca****lo" Gemel ገመል. Mostra il po...
25/10/2024

Questo è un monogramma pittografico composto dalle tre lettere della parola Ge'ez per "Ca****lo" Gemel ገመል. Mostra il potere della Lingua Pura di rappresentare le fisionomie naturali delle cose attraverso le forme delle lettere dei nomi. Quest'opera d'arte è stata prodotta dal grande artista Rastafari Ras Jata con la mia assistenza culturale e linguistica.

SE VOLETE APPRENDERE I MISTERI DELLA LINGUA GE'EZ ATTRAVERSO LE NOSTRE LEZIONI, SCRIVETE "INFO" NEI COMMENTI

Strani destinisi chiami salvini che abbandoni quei clandestinipoverisui barconiinoffensivicome salmonie delfinie poi svi...
25/10/2024

Strani destini
si chiami salvini
che abbandoni
quei clandestini
poveri
sui barconi
inoffensivi
come salmoni
e delfini
e poi sviolini
protezioni dei confini
che non dòmini,
manco comandavi
compagini
d'alpini
contro assassini
d'uomini
vere invasioni
militari
e ben altre navi
che non affondavi
scafi pieni
d'Italiani
al porto di Napoli,
evocazioni
di ricordi gravi
quando inviavi
plotoni
d'esecuzioni
a quegli stessi
paesi africani
e gioivi
per i piani
dei demònii,
altro che pellegrini
disgraziati
premeditavi
ladrocini
di mettere le mani
sui rubini
e i giardini
delle madri
malandrini
professionali
che non sgomini,
temi si avvicini
il rinculo degli abomini
di quei soldatini
a te affini
tuoi avi
che replichino
le stesse posizioni
dei crimini
bravi
che perpetravi
e non ti perdoni,
la vita dà lezioni
a certuni
con toni ironici
li hai bombardati
per molti anni
con immersioni
di televisioni
e slogan retorici
te la meni
coi tuoi valori
superiori
economici
e morali
i loro giovani
vogliono tutti
essere condòmini
tuoi pari.

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Il Nord del Mondo - il PotereMi hanno insegnatodel Conte di Cavourdi come ha nutritoil nobile desideriodi liberare il no...
22/10/2024

Il Nord del Mondo - il Potere

Mi hanno insegnato
del Conte di Cavour
di come ha nutrito
il nobile desiderio
di liberare il nostro Sud
"è l'amour",
così pareva
dal libro a scuola
descriveva Colombo
come una colomba
che vola
portavano la vita
civilizzata
nell’Africa nera
e arretrata
la modernità
come l'unità d'Italia
è fondata
su questa storia,
l'eroico proposito
di chi ha occupato
un territorio
completamente diverso
nel popolo
o remoto
avevamo un regno
un sistema proprio
una lingua che si accordava
al nostro ingegno
ci sviluppavamo secondo
il nostro modello
prima che giungessero
a turbare il sonno
a mettere le catene
al collo,
per quanto tempo
saremo ridicolizzati
il problema del "Mezzogiorno"
"dove li mettiamo?"
mentre cresce
il loro grande politico
a Torino, a Predappio, a Milano
il nostro potere
era il Califfo
e l'Oriente Mediterraneo
le nostre città
le hanno fondate
il Fenicio e l'Arabo
e ancora leggi
Saracena, Morano, Africo
verso il Maghreb
il nostro sguardo
mentre ci hanno forzato
a seguire le tracce
di un cinghiale bianco
e pelato,
ma in Haile Selassie
c'è il riscatto
si ribalta il tavolo
quando il Nero
è al comando
non possono più barare
sul mazzo
ricorderemo 400 anni
di falso
con cui avete costruito
le vostre belle case
e ingrassato Borghezio,
la riparazione
sarà nero su bianco
insieme al calcolo
del danno
non vogliamo
la vostra ca**tà
ma la Corona
che ci avete sottratto
con l’inganno.

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Te Nero Etiope di Alta QualitàSpedizioni Nazionali e InternazionaliScrivete INFO se interessati
21/10/2024

Te Nero Etiope di Alta Qualità
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Israele e Usa condividono gli stessi valori: Prepotenza e Colonialismo.
14/10/2024

Israele e Usa condividono gli stessi valori: Prepotenza e Colonialismo.

"COME AVVENNE CHE GLI ITALIANI FURONO PROTETTI DAGLI ETIOPI Il duro atteggiamento inglese, e i suoi scopi - Un prestito ...
11/10/2024

"COME AVVENNE CHE GLI ITALIANI FURONO PROTETTI DAGLI ETIOPI

Il duro atteggiamento inglese, e i suoi scopi - Un prestito britannico a caro prezzo rifiutato dal governo di Addis Abeba - Connazionali che trovano asilo nel Ghebbì imperiale - Un messaggio di gratitudine ad Haile Selassie

Non dirò che la polizia, grazie a certe esperienze, manifesti sincero entusiasmo per l'arrivo di un giornalista italiano ad Addis Abeba, tuttavia l'ufficio-stampa ha espresso il suo rammarico per non avermi potuto salutare all'aeroporto e l'indomani mattina un funzionario è venuto a prendermi all'albergo in macchina per portarmi al Ghebbì imperiale e darmi modo di assistere alla sfilata dei complementi in partenza per la Corea, che ho già descritto.

Ad Addis Abeba, dopo molte ore di volo che impediscono al viaggiatore di sgranchire le gambe, si arriva un po' stanchi (e le gambe indolenzite la notte, a letto, danno fastidio). In quelle ore si passa dal caldo umido del Cairo e dall'arrostitura di Port Sudan (dove l'apparecchio fa una brevissima sosta) ad oltre 2600 metri e anche di questo ci si risente. Ero salito sull'aereo indossando un abito bianco degno dell'estate romana e dell'egiziana, ma all'aeroporto locale, se non avessi potuto ricoprirmi di un impermeabile per fortuna giustificato dalla pioggia, che attualmente ha qui la sua stagione, avrei forse destato ilarità.

Fare la valigia per Paesi che distano dalla vostra residenza abituale qualche cosa come seimila chilometri è sempre una faccenda problematica: quando andai in Cina, non uno dei capi di vestiario dei quali mi ero accuratamente munito dimostro di corrispondere alle esigenze del clima asiatico. La valigia per Addis Abeba è senza dubbio la più sbagliata che io abbia mai fatto, però attribuisco alle scarpe bianche ed alla punta dei candidi pantaloni che sbucavano di sotto l'impermeabile la rapidità con la quale, all'aeroporto, mi hanno riconosciuto gl'italiani accorsi a salutarmi.

LA SENTINELLA E IL CALZOLAIO

Anche nel nostro mestiere qualche volta ci sarebbe motivo di commuoversi: uno solo sapeva che sarei arrivato e sono venuti in non so quanti, tutti sorridenti, premurosi, cordiali, gente semplice e gente - i semplici non si offendano - importante. Avrebbero ricevuto allo stesso modo qualsiasi altro connazionale, ne sono certo, ma intanto ricevevano me. Nel ringraziarli non debbo essere stato troppo felice. Mi hanno accompagnato in albergo, qualcuno ha assistito alla sostituzione del vestito bianco con un vestito di flanella, poi si è fatta una tavolata e ho vinto la stanchezza ed emozione per non perdere una parola dei racconti. Da quella indimenticabile serata è passato qualche giorno e italiani ho continuato a vederne: ho visto commercianti, camionisti, industriali, professionisti, tecnici e non uno s'è detto e m'è parso infelice o nostalgico, oppure ostile all'Etiopia; può darsi che ce ne siano, ma sinora, ripeto, non ne ho visti. Quanto alla scoperta del segreto dei rapporti fra italiani ed etiopici molto utile è, fra l'altro, la chiave inglese.

Dio mi guardi dall'essere anglofobo: ma se gl'inglesi, eccellenti in molte arti e scienze, hanno trascurato la psicologia sino a mettere nell'imbarazzo quelli che per essi vorrebbero testimoniare amicizia, la loro negligenza non autorizza a dar dell'anglofobo a chi deve tener conto dei fatti. Ora in Etiopia è accaduto che gli etiopici sono stati i protettori degl'italiani e gl'inglesi i persecutori: ecco tutto. Nei sei o sette mesi in cui fecero da padroni, gl'inglesi non solo mirarono a mandar via dall'Etiopia quanti più italiani fosse possibile, ma dimenticando d'essere i 'liberatori' di un Paese al quale dovevano restituire la sovranità si diedero a portar via i beni degli italiani, sui quali se mai, avrebbe dovuto accampar diritti il Governo etiopico.

Incominciarono con gl'impianti delle officine Fiat e avrebbero volentieri smontato, per spedirla nel Kenya o altrove, la centrale elettrica di Addis Abeba, costruita a suo tempo dalla Coniel, poco curandosi del non irrilevante dettaglio che la capitale 'liberata' sarebbe rimasta al buio. Senonchè al buio, potendo aver luce, nessuno resta volentieri, e quel tentativo indusse il Governo etiopico (già irritato perché dall'aerodromo era scomparso qualche hangar e perché erano stati smantellati gli impianti modernissimi della Pirelli) ad alzare la voce e a porre il veto. La centrale elettrica fu quindi rispettata e quasi nello stesso periodo avvenne che un bel mattino l'Istituto italiano per le ricerche batteriologiche, diffidato ad imballare d'urgenza microscopi, alambicchi, provini, boccali e tutto il resto, fu circondato da un cordone di truppe etiopiche incaricato d'impedire che l'ordine dei liberatori venisse eseguito: avvertito dal direttore professor Rizzotti, il palazzo imperiale era intervenuto. Su più modesta scala avvenne che una sentinella etiopica montò la guardia davanti alla bottega di un modesto calzolaio italiano che la potenza di occupazione teneva, inesorabile, ad espellere.

Non essendo possibile asserire che operai, impiegati e commercianti italiani costituissero una minaccia per le forze britanniche (dei militari non c'erano che le famiglie, e donne e bambini non usano impugnare le armi) c'è da chiedere perché mai gli inglese tenessero tanto a mandar via i nostri dal primo all'ultimo, al tempo stesso distruggendo le tracce di ogni nostra opera e attività. Lo scopo era evidentemente duplice: da una parte bandire gli italiani dall'Etiopia per punirli e per schiudere la via alla propria penetrazione, dall'altra ridurre la terra del Negus a condizioni tali da farne una Giordania o un Irak.

E' noto che ad un certo momento l'Inghilterra ha offerto al Governo di Addis Abeba un prestito che è stato rifiutato, perché a titolo di garanzia, si reclamavano controlli sulle dogane e di altro genere. L'Imperatore intervenne a favore degl'italiani e degli istituti e delle aziende dirette dai nostri, avendo temuto per l'avvenire del paese. E sembrerà incredibile - ma è documentato da cento episodi - che mentre il Sovrano agiva nel campo politico, si adoperavano a proteggere ed a nascondere gl'italiani gli stessi etiopici che durante l'avanzata inglese avevano assillato le nostre truppe con la guerriglia.

UNA RINUNZIA SIGNIFICATIVA

Conosco un ministro oggi al potere che una sera si precipitò da amici italiani per invitarli a dormire tutti a casa sua giacché gl'inglesi stavano per arrestarli e potrei nominare gl'italiani che trovarono asilo proprio nel vecchio Ghebbì imperiale. Erano una ventina all'incirca, e in un palazzo di Sua Maestà sarebbero rimasti al sicuro, se un connazionale al servizio dei liberatori non li avesse traditi. Gl'inglesi arrivarono con un grosso autocarro e sfondati i cancelli fecero irruzione: i nostri, avvertiti, avevano aiutato a fuggire il colonnello Frantina, di Napoli, che da militare si sarebbe trovato nella situazione più critica, quindi cercarono dei nascondigli. Alla cattura si sottrassero soltanto due: il costruttore D'Alessandro ed un altro che ebbe la geniale e audace idea di starsene, mentre si svolgeva la razzia, nella cabina di un autocarro, fermo nel cortile.

Risoluti a far partire tutti gl'italiani, gl'inglesi terrorizzarono con queste razzie, aggressioni e sparatorie - come oggi accade in Eritrea - quanti si ostinavano a non muoversi. Distribuiti uomini e donne in attesa di evacuazione in vari campi, fissando l'ordine di partenza dei convogli, incominciarono a lottare con la furberia dei nostri, che riuscivano a provvedersi di tessere di due o tre campi, e così guadagnavano tempo, favoriti - va detto anche questo - da inglesi amici che accordavano proroghe.

Infine, siccome il Governo etiopico si opponeva all'evacuazione totale, fissarono a cinquecento il numero degli italiani che avrebbero potuto rimanere, però convinti che anche questi se ne sarebbero andati. Li riunirono, infatti, e ammonirono che i cinquecento (poi ne rimasero, manco a dirlo, molti di più) avrebbero dovuto sottoscrivere una rinunzia alla protezione britannica: gli italiani risposero che avrebbero sottoscritto non con una, ma con dieci mani. Fu, per la storia della penetrazione europea in Africa, una memorabile giornata; e la pagina non è da strappare, bensì da completare con l'aggiunta che a nessuno dei nostri è stato mai torto un capello da un etiopico e che ritiratisi gl'inglesi il Governo imperiale ristabilì rapidamente l'ordine, togliendo agli ultimi cosiddetti partigiani la voglia di tendere agguati notturni e di sparare a tradimento contro gl'italiani.

Questo spieghi come mai il 23 dello scorso luglio, compiendo Haile Selassie 59 anni, al Sovrano sia stato inviato il breve messaggio che segue: 'Nella ricorrenza del genetliaco di Vostra Maestà Imperiale, noi italiani residenti in Etiopia, sempre grati della generosa ospitalità concessaci e della personale benevolenza di Vostra Maestà, facciamo voti sinceri di augurio per la buona salute di Vostra Maestà Imperiale. Innalziamo viva preghiera a Dio perché Egli, miracoloso e misericordioso, protegga sempre Vostra Maestà e l'Imperiale famiglia'.

Tutti ottimi italiani, i firmatari, e la serie delle firme è aperta dai più colti, dai più autorevoli e più seri. Privi da anni di protezione diplomatica e assistenza consolare, essi parlano del Sovrano come del loro protettore ed amico, e degl'inglesi un po' diversamente."

(LA STAMPA 9 Agosto 1951, Articolo di Italo Zingarelli)

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PERCHE' IMPARARE IL GE'EZ (Etiopico Antico) ?- Perché è la più antica lingua dell'uomo, antica quanto l'omo sapiens che ...
11/10/2024

PERCHE' IMPARARE IL GE'EZ (Etiopico Antico) ?

- Perché è la più antica lingua dell'uomo, antica quanto l'omo sapiens che dall'Etiopia proviene. Essa preserva dunque le parole e le esperienze dei nostri padri ancestrali e ci permette di riconnetterci alle radici più profonde della storia umana.

- Perché non si tratta di un linguaggio umano e convenzionale, ma divino e naturale, con cui Dio creò tutte le cose in principio e che insegnò ad Adamo. Le parole del Ge'ez sono evocazione onomatopeica e pittografica delle cose reali, e per mezzo di esse possiamo acquisire una meravigliosa conoscenza logica e naturale.

- Perché la Bibbia Ge'ez è il testo più antico e completo a nostra disposizione, e studiandola è possibile rimuovere tutti i veli di mistificazione e manipolazione che sono stati posti su di essa dal giudaismo e dal cristianesimo romanizzati.

- Perché è costruita secondo un sistema gematrico e cabalistico decisamente più ordinato e coerente di quello ebraico comunemente noto: è il codice che ci permette di interpretare e decifrare la realtà creata, e il "genoma" di Dio che ci rende in grado di conoscerne la Mente e l'Essenza.

- Perché è in sé stessa un miracolo profetico umanamente inspiegabile, che dà solidità e forza alla fede dello studente e nutre la sua vita spirituale con convinzione.

- Perché è la lingua originale di Dio, e il canale di comunicazione privilegiato per invocarLo e adorarLo, e anche per interagire con le forze della natura che sono state create secondo i suoi arcani.

Se siete interessati ad imparare questa lingua tramite le nostre lezioni, in presenza o online, scrivete INFO nei commenti.

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Sciarpa prodotta in Etiopia con il telaio tradizionale, in cotone bianco finissimo, con decorazione verde giallo e rosso...
10/10/2024

Sciarpa prodotta in Etiopia con il telaio tradizionale, in cotone bianco finissimo, con decorazione verde giallo e rosso - i colori nazionali dell' Etiopia.

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Liceali perdono la testacon uno spinellod'erba lerciaridono punkabbestiagettati nell'angolodella strada per terra,l'alto...
08/10/2024

Liceali perdono la testa
con uno spinello
d'erba lercia
ridono punkabbestia
gettati nell'angolo
della strada per terra,
l'alto borghese poi passa
commenta
muove la sua guerra
è certo che fumare
sia frivola sciocchezza
che vuoi che si dibatta
se l'unica visione è quella ?
Senza cultura una mera
materialistica esistenza
libertini e bigotti
coprono il loro intero
spettro d'intelligenza,
ma per il Rasta
non c'è sballo
né l'ipocrisia vecchia
di chi tracanna
farmaci e alcool
e criminalizza
una medicina certa,
c'è chi va fuori
e chi va dentro
quando fuma
ganjah con coscienza
se il corpo
è il nostro tempio
come incenserai
la sua struttura interna ?
Freme il vulcano
sbuffa come p**a d’aria
nella Creazione
ho visto
che il fuoco è essenziale
così come
per la mia anima,
e vogliamo alimentare
quella parte più nascosta
e spirituale
la tradizione mistica
di ogni popolo e religione
conferma la parola
arcana e naturale,
monaci Etiopi
a Zeqwala
sufi disegnano
giravolte
sadu accendono
il Kumbh Mela
buddhisti e cinesi
sanno aprire le porte,
i mourid senegalesi
di Ahmadu Bamba
e la sua p**a di sole
il calumet della pace
tra i pellerossa
libera le strade
della voce,
nei Caraibi
“Haile Selassie
Jah”infiamma
una nuvola
più grossa e veloce
ma non capite
che Salomone
ha lasciato sapienza
sulla sua tomba
e nella prole ?
Le forze della mente
sono evocate
da una torcia
di luce
un candelabro
a sette braccia
proprio come
la sua foglia
settùplice,
Maryam
è roveto ardente
che brucia
e non consuma
la nostra voglia
di elevarci
nella verde pace
nella meditazione
penetrante
che ai nostri padri piace,
da millenni di millenni
che nessuno di loro
ricorda
la "Cura della Nazione"
dice la Bibbia
ben prima
della Cali-fornia,
prima che in Cal-abria
fiorisse rossa
utilizziamo la risorsa
ignorando l’ipocrita
parrocchia,
San Pacomio d’Egitto
raccoglieva canapa
fino alle ginocchia
in essa trovate
fertilità e salute
da asma
e sclerosi multipla,
utilità per costruire
vestire mangiare
svolta economica
ultima.

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