21/02/2026
Le dichiarazioni rilasciate ieri dal Sindaco di Laives, Seppi, nei confronti della lista civica Uniti per Laives rappresentano un fatto politico di estrema gravità.
Accusare una forza civica di “fare politica etnica contro le associazioni del territorio” significa introdurre nel dibattito pubblico un livello di scontro che non può essere minimizzato né archiviato come semplice polemica. È un’accusa pesante, divisiva e irresponsabile, che colpisce non solo una lista, ma l’intero tessuto associativo e civile della nostra comunità.
A Laives le associazioni sono un patrimonio comune: volontariato, sport, cultura, impegno sociale. Tirarle dentro a una contrapposizione etnica è un errore politico grave e pericoloso. È il modo più rapido per spaccare una comunità che ha invece bisogno di coesione, rispetto e collaborazione.
Queste parole segnano una frattura profonda nei rapporti istituzionali con il Sindaco. Non si può guidare un Comune alimentando sospetti identitari o insinuando logiche di contrapposizione etnica. Chi ricopre il ruolo di primo cittadino ha il dovere di unire, non di dividere.
Ma c’è un punto politico ancora più chiaro che non può essere eluso: com’è possibile che i partiti italiani che governano insieme a questo Sindaco abbiano accettato tali accuse? In che modo la Civica di Gennaccaro, Forza Italia, Fratelli d’Italia e la Lega possono mantenere un rapporto di fiducia con un Sindaco che utilizza argomentazioni di questo tipo?
O si prende le distanze in maniera netta e pubblica, oppure si diventa corresponsabili di una deriva che rischia di trascinare il Comune su un piano populista ed etnico estremamente pericoloso. Non è ammissibile restare in equilibrio tra ambiguità e convenienza politica.
Se le accuse sono infondate, come riteniamo, allora il Sindaco deve essere sbugiardato politicamente con chiarezza. Se invece vengono condivise, lo si dica apertamente ai cittadini, assumendosene la responsabilità.
Le forze di maggioranza italiane devono segnare una linea di demarcazione precisa rispetto a queste dichiarazioni. Il silenzio, in questo caso, equivale a una legittimazione.
Laives ha bisogno di una politica seria, concreta e rispettosa, capace di affrontare i problemi reali dei cittadini: servizi, sicurezza, sviluppo, qualità della vita. Non ha bisogno di slogan divisivi o di accuse che avvelenano il clima istituzionale.
Chi sceglie la strada dello scontro identitario si assume una responsabilità pesante davanti a tutta la comunità. Laives merita equilibrio, responsabilità e chiarezza. Concludendo ricordo inoltre quello che è stato lo slogan della campagna elettorale del sindaco Seppi: "il sindaco che unisce"che è esattamente l'opposto di quello che sta facendo, e gran parte della comunità se ne sta purtroppo accorgendo.