13/02/2021
"C’è da ricostruire la vera Politica. Quella che oggi delega i propri doveri all’economia ed alla finanza.
La politica in grado di immaginare il futuro delle prossime generazioni, di costruire un paese equo, forte e proiettato verso il futuro, per non rischiare che venga ancora una volta delegato ad altri.
Le forze di centro sinistra giungano ad una scolta autentica e radicale partendo dalle lotte sociali e per il lavoro; assumendo un'interlocuzione con il movimento sindacale di confronto e di azione, offrendo al mondo del lavoro un riferimento nelle istituzioni, cosa che al momento si stenta a vedere."
Non sarà una bella foto di famiglia. Speriamo che sia l'ultima.
Fino a ieri l'arrivo di Draghi è stato salutato dalla stampa con toni trionfalistici, ma oggi quell'entusiasmo si traduce in un senso di smarrimento.
Un po' come quando ordini un capo online e a casa ti ritrovi un "pacco", in tutti i sensi.
Ci sarebbe piaciuto vedere la riconferma di ministri che avevano svolto un lavoro importante, come Peppe Provenzano per il Sud. È lampante che la squadra di ministri, nella sua composizione numerica, relega il Sud nel ruolo marginale - purtroppo - di sempre. Tre ministri su quattro sono del nord e non è meramente numerico il problema, ma ribalta anche visivamente quello che era un taglio di riequilibrio del precedente governo.
Ci sarebbe piaciuto vedere nel governo più donne. L’esecutivo oggi si presenta a forte trazione maschile, soprattutto e purtroppo nel campo del centrosinistra.
Un'ennesima occasione mancata, uno schiaffo che brucia perché Pd e Leu - formazioni che del progressismo e delle lotte per la parità dovrebbero essere alfiere - su quattro ministeri hanno solo uomini. Viene così confermata un'impostazione non nuova. Mai si è puntato su un reale protagonismo delle donne nelle prime linee dei gruppi dirigenti e neanche delle seconde. Se la classe dirigente è specchio del paese significa davvero che siamo molto indietro su più fronti.
In 23 ministeri, ci sarebbe piaciuto leggere una nitida delega allo sport, visto quest’anno difficile e l’importanza che le associazioni hanno nel mantenere viva la socialità e il benessere psicofisico di ragazzi e adulti.
Ma tant’è...
Siamo di fronte a un governo di unità nazionale che dovrà affrontare le emergenze del Paese.
Questo è l'esito dell'accorato appello del Presidente Mattarella e speriamo sia accolto ed attuato e che, stante i rapporti di forza che si sono creati in seno al Governo, il piano di resilienza sia il meno antipopolare possibile.
Non ci resta che attendere la messa in sicurezza del Paese, per poi ritornare al voto.
Che fare quindi? Tanto, tantissimo.
C’è da ricostruire la vera Politica. Quella che oggi ha perso, anche rispetto all’economia ed alla finanza.
La politica in grado di immaginare il futuro delle prossime generazioni, di costruire un paese equo, forte e proiettato verso il futuro, per non rischiare che venga ancora una volta delegato ad altri.
Le forze di centro sinistra giungano ad una svolta autentica e radicale partendo dalle lotte sociali e per il lavoro; assumano un'interlocuzione con il movimento sindacale di confronto e di azione, offrendo al mondo del lavoro un riferimento nelle istituzioni, cosa che al momento si stenta a vedere.
Ora c'è da augurare buon lavoro a questo governo per il bene del Paese, e non tanto per le sorti personali di vecchi e nuovi trasformisti.
Vogliamo, mettendo da parte ogni giudizio politico, esprimere un profondo ringraziamento a Giuseppe Conte per aver rappresentato l’Italia nel momento più drammatico della Storia repubblicana.
Grazie, Presidente.