31/05/2026
Ivrea, 222° Presidio per la Pace di Sabato 30 maggio 2026
Cronaca e Report fotografico
Pierangelo Monti inizia descrivendo uno scenario mondiale che continua a mostrare guerre che non hanno fine.
Le tregue annunciate non sono sospensioni di bombardamenti ma solo riduzioni.
Anche in questa settimana si sono susseguiti atroci attacchi dell’esercito israeliano contro il Libano. Il ministero della Sanità libanese ha riferito della morte di una donna e due bambini, e il ferimento di 15 persone (tra cui tre bambini e cinque donne) nel raid aereo lanciato due giorni fa dalle forze israeliane a sud di Beirut, per uccidere un membro di Hezbollah.
C’è stato anche un violento assedio su Tiro, una delle città più antiche del Libano, che ha causato 12 morti durante la festa islamica di Eid Al Adha, costringendo 200mila persone a fuggire mentre i bombardamenti colpivano civili e infrastrutture. Un terzo del Libano è ora zona di combattimento. L’esercito israeliano afferma di aver colpito «oltre 135 obiettivi» di Hezbollah a Tiro, nella Beqa’a e nel sud, solo nella giornata di mercoledì.
Un drone dei miliziani di Hezbollah ha attaccato una pattuglia uccidendo un soldato israeliano. In seguito a questo, il ministro israeliano Bezalel Smotrich ha invocato una rappresaglia estrema nel conflitto libanese: la distruzione di 100 edifici a Beirut per ogni singolo soldato ferito.
Questo vergognosa disumana richiesta – afferma Monti - ricorda le richieste di Hi**er che portarono alla strage delle Fosse Ardeatine e mi fa ricordare la Bibbia - Genesi 4, cioè le parole del discendente di Caino Lamech: ”Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura e un ragazzo per un mio livido. Sette volte sarà vendicato Caino ma Lamech settantasette». Che significa una vendetta senza limiti.
A Gaza i raid israeliani hanno causato 7 morti. Il criminale premier Benjamin Netanyahu ha dichiarato: "Ora controlliamo circa il 60% della Striscia di Gaza. Eravamo al 50% e arriveremo al 70%”. La morsa soffocante si stringe sempre più sui due milioni di gazawi, ridotti allo stremo. Questo avviene, nonostante l’accordo di tregua dell’ottobre scorso prevedesse il graduale ritiro delle forze israeliane dall’enclave palestinese.
Il Pontefice ha rivolto parole decise perché tutte le autorità del mondo “assistano il popolo di Gaza che sta soffrendo e non riceve gli aiuti umanitari. Questo – ha detto - sta provocando proteste, difficoltà, anche l'azione di quelli che hanno partecipato alla Flottilla”. “Penso che sia molto importante continuare il dialogo e cercare veramente un’intelligenza artificiale disarmata”.
Racconta Monti che da Beit Ummar, gemellata con Ivrea, arrivano quasi quotidianamente notizie angosciose dell’occupazione israeliana di quel territorio, come di tutto il territorio della Cisgiordania. Ieri è arrivata questa: “Le forze di occupazione hanno imposto il coprifuoco e un duro assedio sulla cittadina di Beit Ummar, impedendo ai cittadini di partecipare alla preghiera del venerdì nelle moschee della città. Le forze di occupazione hanno inoltre chiuso più di 30 strade e vie a Beit Ummar con cumuli di terra e blocchi di cemento. I soldati hanno anche chiuso panifici e farmacie e impedito ai proprietari dei negozi di aprire le loro attività, maltrattando i cittadini soprattutto nel centro della città. Diversi cittadini hanno sofferto di casi di soffocamento a causa dei gas lacrimogeni lanciati dai soldati verso le abitazioni, oltre all’uso di proiettili di gomma e bombe sonore”.
Noi dobbiamo continuare a chiedere che l’Europa e l’Italia sospendano l’accordo di associazione con Israele. Intanto ogni cittadino/a dovrebbe boicottare le aziende e i prodotti israeliani.
Tra Iran e Stati Uniti continuano i colloqui ma nello Stretto di Hormuz ci sono stati attacchi missilistici da entrambe le parti: Le forze aeree americane hanno abbattuto droni iraniani e colpito un sito militare a Bandar Abbas; l'Iran ha aperto il fuoco su quattro navi statunitensi, dopo che queste avevano violato le regole iraniane sul transito dello Stretto di Hormuz.
Altre guerre – elenca Monti - continuano in Africa: in Sudan, Congo, Mali, Burkina Faso e Niger, paesi attraversati da violenze jihadiste, colpi di Stato e presenze venefiche di potenze straniere.
Tra Russia e Ucraina la guerra continua da 50 mesi e non sappiamo quante centinaia di migliaia di soldati e di civili hanno perso la vita e quanti sono stati feriti. Le parti in conflitto cercano la vittoria logorando il nemico e alimentando l’economia di guerra. Anche in questa settimana è continuato il lancio di droni che hanno colpito reciprocamente edifici residenziali e non residenziali, infrastrutture civili e petrolifere. Giovedì un drone russo è arrivato a colpire un palazzo in territorio della Romania per fortuna senza fare vittime, ma questo è un episodio grave perché la Russia ha colpito uno stato membro dell’UE. Ieri un attacco di droni ucraini ha ucciso due persone a bordo di un'auto nella regione russa di Belgorod.
E’ chiaro che le tecniche militari avanzate non bastano per evitare disastri e vittime non volute, che possono avere gravi conseguenze di escalation della guerra. Perciò ripudiamo la guerra, ogni guerra, anche di difesa, come diceva il caro vescovo Luigi Bettazzi. E sosteniamo il disarmo, la pace disarmata e disarmante, il dialogo tra le parti in conflitto, l’ascolto delle popolazioni che subiscono le guerre, la fine dell’odio e della spirale di vendette. E crediamo che occorra prevenire le guerre favorendo e alimentando l’amicizia tra i popoli.
Ecco dunque che è bello che ci siano esperienze come quella del Coro Interculturale Eporediese.
Viene presentato il Coro. L’Assessore Gabriella Colosso ringrazia i partecipanti e chiede un applauso a tutti loro per l’impegno.
Giulia Attanasio a nome del Coro ricorda di aver portato avanti questo esperimento prendendosi cura dell’accoglienza di tante persone.
“Noi crediamo tanto – dice - nella musica che ha enormi potenzialità per unire le persone. La nostra idea è di raccogliere canti di luoghi e persone con tante lingue diverse. Oggi canteremo in arabo, salentino e in lingua zulu del Sudafrica”.
LE CANZONI DEL CORO…
Il primo canto è palestinese, Sheel sheel”, ed usa note che richiamano quelle emesse dai droni.
Il secondo è afro brasiliano, portato dalla Nigeria, con la tratta degli schiavi, fino al Sudamerica. Vi è narrata la figura di Nanà, signora della terra paludosa da cui nasce la vita.
Il terzo canto, “Vitti la mia fortuna” è salentino, ed evoca l’immagine di una donna su uno scoglio nero in mezzo al mare che piange per le ingiustizie.
Il quarto canto è un rondò di origine Aquitana.
Infine l’ultimo è sudafricano.
(Le immagini del Coro sono contenute fra quelle del Presidio)
RIPRENDE IL PRESIDIO…
Luca Oliveri ricorda che il 6 giugno si terrà ad Ivrea un incontro pubblico a sostegno di Cuba. Qui di seguito la locandina (che troverete fra quelle del Presidio) ed un testo esplicativo…
GIU’ LE MANI DA CUBA!
NO ALL'AGGRESSIONE MILITARE, NO AL BLOCCO CRIMINALE DEGLI USA CONTRO CUBA!
Da decenni l'isola di Cuba subisce l'ostilità asfissiante degli Stati Uniti che ha impedito di fatto lo sviluppo della sua economia. Oggi però la tensione sta raggiungendo livelli inaccettabili. Le recenti minacce di aggressione militare orchestrate da Washington rappresentano un attacco diretto alla sovranità di un popolo che ha scelto la via dell'autodeterminazione nel pieno rispetto delle norme del diritto internazionale.
LA VERITÀ CONTRO LA PROPAGANDA
Cuba non rappresenta alcun pericolo per la sicurezza degli Stati Uniti. L'attuale strategia aggressiva è il frutto di una feroce campagna mediatica e politica, basata su menzogne sempre più grossolane, orchestrata dalla mafia cubano-americana, che vede tra i suoi principali registi figure come Marco Rubio.
Il loro obiettivo è chiaro: soffocare l'isola, distruggere le conquiste sociali della sua Rivoluzione e cancellarne la storia. Per giustificare questa violenza, gli USA continuano a mantenere l'isola nella cinica ed ipocrita lista dei paesi patrocinatori del terrorismo, un'infamia che serve solo a strangolare l'economia cubana e a bloccare l'afflusso di beni di prima necessità.
“CUBA NON ESPORTA BOMBE, MA SOLIDARIETÀ”
Mentre le potenze imperialiste esportano armi, guerre e destabilizzazione, Cuba risponde da sempre inviando in tutto il mondo — compresa l'Italia durante i momenti più bui della pandemia — brigate di medici, infermieri e maestri: questa è la vera natura della Rivoluzione Cubana.
IL POPOLO ITALIANO DICE NO!
Non possiamo rimanere in silenzio di fronte al tentativo di schiacciare il popolo cubano.
CHIEDIAMO A GRAN VOCE:
LA FINE DI OGNI MINACCIA di aggressione militare o intervento destabilizzante.
LA CESSAZIONE IMMEDIATA DEL BLOCCO che dura da oltre sessant’anni.
L’ESCLUSIONE IMMEDIATA di Cuba dalla lista illegittima dei paesi patrocinatori del terrorismo.
CUBA VIVE E RESISTE!
Cuba non si tocca, la solidarietà non si blocca!
Contro il blocco e l'aggressione: solidarietà con la Rivoluzione!
Il tempo sta ormai scadendo, per cui Livio Obert non interviene, ma chiede di pubblicare il comunicato stampa del CN di Pax Christi in vista del prossimo 2 Giugno…
“… Ai preti-soldato è richiesta la divisa di ordinanza: veste talare con stellette, fascia, basco nero con fregio dell’Ordinariato militare e guanti neri, come si legge nella comunicazione interna inviata da monsignor Siddi, vicario generale della diocesi castrense, che ha i gradi e il salario di generale di divisione…”
Il Consiglio nazionale di Pax Christi, sconcertato e indignato dalla recente disposizione dell’ordinariato militare che ha comunicato la presenza in grande spolvero dei cappellani militari alla parata del prossimo 2 giugno, condivide a fa propria l’Opinione di don Tonio Dell’Olio oggi, 29 maggio, sulle pagine on line di Mosaico di Pace, rivista promossa dallo stesso Movimento:
Nel Mosaico dei giorni del 22 maggio scorso avevamo riproposto – come facciamo ormai ogni anno – l’idea che la “parata” del 2 giugno venisse smilitarizzata. La Festa della Repubblica, infatti, celebra una Costituzione fondata sul lavoro, non sulle armi. Ma quest’anno quella richiesta aveva un motivo ulteriore e più urgente: l’appello lanciato dalle pagine di Avvenire da un gruppo di amici provenienti da culture ed esperienze diverse, uniti dall’idea che la pace non possa essere evocata mentre si esibiscono strumenti di guerra.
Avevamo anche suggerito che ad aprire simbolicamente una parata civile fossero gli italiani della Global Sumud Flotilla: uomini e donne che rappresentano oggi una delle esperienze più avanzate di presenza nonviolenta nei conflitti, nel Mediterraneo e accanto ai popoli feriti dalla guerra.
Per tutta risposta apprendiamo oggi, da un articolo di Luca Kocci sul Manifesto, che per la prima volta alla parata militare sfilerà anche un drappello di cappellani militari. Una scelta improvvida e profondamente antievangelica. Non solo perché contraddice il richiamo di Papa Leone XIV a una pace “disarmata e disarmante”, ma anche perché ignora il percorso avviato dalla Chiesa italiana per ripensare radicalmente il ruolo dell’assistenza spirituale nelle Forze armate. È scritto nero su bianco nel Documento di sintesi del Sinodo delle Chiese italiane (24, c) e nella Nota pastorale firmata dai vescovi italiani “Educare a una pace disarmata e disarmante” (3, e).
La partecipazione dei cappellani alla parata segna, invece, un’integrazione ancora più marcata dei preti dentro l’apparato militare, nella sua logica e nella sua mentalità. E tutto questo con ingenti risorse pubbliche. È un segnale preoccupante, che occorre invertire con urgenza se vogliamo restare credibili nell’annuncio evangelico della pace: “ Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi” (Gv 14,27).
Cappellani militari alla parata del 2 giugno??? Ma anche NO! - Paxchristi
Rosanna Barzan, dopo aver ribadito quanto già detto da Monti sulle ulteriori prepotenze subite dalla cittadina palestinese di Beit Ummar da parte dei coloni e dell’esercito israeliano, raccoglie firme per il pediatra palestinese Abu Safya arrestato dagli israeliani, di cui non si hanno più notizie.
Fabrizio Zanotti richiama due appuntamenti: qui di seguito le locandine… (che troverete fra le immagini del Presidio)
La Consigliera comunale Vanessa Vidano illustra brevemente alcuni progetti di cui daremo notizie nelle prossime cronache, in particolare "Community Matching di UNHCR"…
Monti informa che, in vista della Festa della Repubblica, un gruppo di docenti universitari hanno fatto un appello che condivide, con titolo: “Alla Festa della Repubblica sfili chi genera speranza”. Eccone alcune parti:
… Il prossimo 2 giugno 2026 ricorrono gli 80 an¬ni dal referendum istituzionale del 1946, che ha sancito la nascita della Repubblica italiana e il primo voto esteso alle donne. Questo anniversario cade nel pieno di una fase epocale segnata dal prevalere della politica della forza: il preteso ordine di un mondo sempre più attraversato da stragi senza fine richiede una risposta coerente da parte della Repubblica italiana che ripudia la guerra «come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Il caposaldo dell'articolo 11 della nostra Costituzione ha permesso finora di respingere la richiesta di coinvolgimento diretto nel conflitto armato, mosso da Israele e Usa contro l'Iran. …
È venuto il tempo che la festa della Repubblica sia celebrata con una modalità alternativa a quella della consueta parata militare che prevede l'esposizione delle armi. Vogliamo proporre che la Festa della Repubblica sia una festa di popolo che veda in prima fila la rappresentanza delle scuole e degli ospedali, delle lavoratrici e dei lavoratori, del mondo del volontariato e della cooperazione internazionale.
A Ivrea – continua Monti -il 2 giugno non sfileranno ovviamente le forze armate: ci sono cerimonie programmate nella mattinata dall’amministrazione comunale alle quali sono invitati i cittadini. Anche noi potremo essere presenti con le nostre bandiere per proclamare che l’Italia è Repubblica di pace che ripudia davvero la guerra.
Prima di terminare questo bel Presidio per la Pace si danno altre indicazioni per la prossima settimana.
Mario Beiletti ritorna sul 2 Giugno ricordando che per noi tutti questa data, di cui ricorre quest’anno l’80°, significa il Referendum che sancì la fine della monarchia e la nascita della Repubblica ed il primo voto delle Donne. Vennero anche votat* le Madri e i Padri costituenti che redassero la nostra Costituzione.
Alle 9 del 2 Giugno si inaugurerà nell’Atrio del Municipio la Mostra curata dall’Anpi sul voto delle Donne.
Beiletti ricorda anche che il 4 giugno una delegazione dell’Anpi sarà a Biella per la cerimonia dedicata ai 22 Martiri fucilati nel 1944 dai nazi-fascisti, ed infine il 5 giugno si terrà a cura dell’Anpi nel saloncino CGIL, alle ore 18, una serata con un focus sull’Africa, “l’Etiopia”, con la presenza di Augusta Castronovo.
Monti, per organizzare insieme le attività future, innanzitutto l’incontro nazionale dei “presidi permanenti” con Francesca Albanese, in programma la sera del 19 giugno, invita i partecipanti al nostro Presidio a incontrarci giovedì 4 giugno alle ore 17,30 presso la Casa delle donne, al Meeting Point, Piazza Mascagni 11. Nell’incontro si potrà trattare anche del convegno di pace pensato per metà settembre a Ivrea, poi della campagna di raccolta firme per la legge di iniziativa popolare "Un'altra difesa è possibile", della campagna per l’obiezione di coscienza al servizio militare e eventuale relativa raccolta nei Comuni delle dichiarazioni degli obiettori di coscienza da allegare alle liste di leva da inviare al Ministero della Difesa.
Al termine del Presidio il Coro improvvisa un canto estemporaneo con parole inventate, coinvolgendo tutti i presenti…
(Nel post le immagini del Presidio odierno)
Foto di Rachele Chillemi, Laura Rocchietta e Pierangelo Monti
Chi interviene è soggettivamente responsabile delle proprie parole, letture e citazioni di libri e articoli, nonché delle fonti da cui sono stati tratti. Poiché la Pace dovrebbe interessare tutti, sarebbe auspicabile un più ampio dibattito anche e soprattutto con opinioni diverse.