La Biblioteca Provinciale francescana del Convento di San Pietro di Silki è nata negli
anni settanta, grazie all’accorpamento dei libri che si trovavano nei vari conventi francescani sardi dove, alla fine del secolo XIX, si era cercato di recuperare i libri che erano sfuggiti al rastrellamento dei beni ecclesiastici perpetrato dallo Stato italiano nel 1867 in seguito alla legge sulla soppressione
degli Enti morali e religiosi. In quella occasione si ebbero certamente molte dispersioni e trafugamenti, alcune delle quali avvennero ad opera degli stessi frati che cercavano di salvare almeno i libri di maggior pregio (è nota la cronaca del ritrovamento del Condaghe di S. Pietro in Silki, custodito per molto tempo dai Frati minori e poi affidato, al tempo della soppressione, ad un frate dopo la cui morte andò a finire nel dimenticatoio per diversi anni, per poi essere, dopo varie vicissitudini, recuperato da Giuliano Bonazzi, direttore della Biblioteca universitaria di Sassari dal 1893 al 1899). Altri volumi andarono ad incrementare le biblioteche private di uomini di cultura; i libri che furono incamerati dallo Stato, un cospicuo numero tra incunaboli, cinquecentine, testi del Seicento e del Settecento, furono destinati, insieme ai libri facenti parte di altre biblioteche ecclesiastiche, quali quelle dei Claustrali, dei Serviti, dei Domenicani, dei Cappuccini e dei Carmelitani, ad accrescere il patrimonio librario della Biblioteca Universitaria. L’elenco dei testi, alcune migliaia di esemplari, fu compilato, tra il 7 luglio 1866 e l’8 luglio 1868, dal Bibliotecario, il cav. Diego Marongio, e si trova tuttora nella Sala manoscritti della Biblioteca Universitaria. Si era così deciso che il patrimonio librario non necessario nei singoli Conventi venisse dirottato in due costituende biblioteche: una parte nella Casa di San Pietro di Silki a Sassari, l’altra nella Casa di San Mauro a Cagliari, il cui materiale librario sarà poi trasferito a quella di Sassari, per essere riordinato, catalogato e messo a disposizione degli studiosi. La nuova biblioteca, che ha raggiunto una consistenza di circa 60.000 volumi, è ospitata al primo piano nei locali del Convento, in ambienti inadeguati, con scaffalature metalliche disposte in modo da sfruttare al massimo il poco spazio a disposizione. Negli anni ’80 vari sono stati gli interventi di riordino, sempre rallentati dall’inadeguatezza dei locali, ubicati al secondo piano del Convento, con l’intento di valorizzare il patrimonio librario e renderlo accessibile anche agli studiosi esterni all’Ordine. Mancando un bibliotecario che ne curasse l’organizzazione, i compiti di conservazione e catalogazione dei libri sono stati affidati dal sovrintendente e ad alcuni volontari che hanno effettuato un lavoro di selezione dei testi per poi catalogarli con l’aiuto di un software di gestione libraria. Si è cercato inoltre di entrare nel circuito delle biblioteche cittadine e regionali, prendendo contatti con la Biblioteca Universitaria e, in ultimo, con la Facoltà di Magistero, per un progetto di catalogazione e pubblicazione del materiale più antico, le Cinquecentine, progetto che non andò in porto per mancanza di fondi. Per il fondo moderno si è cercato di creare un sistema di biblioteche religiose, intraprendendo accordi con il Direttore dell’Istituto Superiore di Scienze religiose di Sassari. A metà degli anni ’80 l’Ufficio dei Beni librari della Sardegna contattò il Responsabile della Biblioteca di San Pietro di Silki per un censimento dei documenti sulla storia locale, finalizzato alla costituzione di un catalogo unico regionale. Il censimento appurò la consistenza del materiale librario in circa 18.000 volumi, individuando l’esistenza di 114 edizioni del XVI secolo, tra le quali un incunabolo rilegato all’interno di un volume miscellaneo, 378 edizioni del XVII secolo, 3.720 del XVIII secolo, 7.610 del XIX secolo, 7.065 del XX secolo, oltre 1.500 edizioni senza data. Parte consistente del materiale documentario è costituita dalla sezione dei periodici, nella quale trovano posto più di 500 riviste non tutte complete. Tra le opere di maggior rilievo possono citarsi gli Annales minorum, seu historia trium ordinum a S. Francisco institutorum del Waddingus, ristampa della prima edizione uscita nel 1731-47, in 32 volumi, pubblicata dal Collegium S. Bonaventurae di Quaracchi; ancora l’Opera omnia di San Bonaventura, quella di Duns Scoto, la Summa Fratri Alexandri, la Bibliotheca scholastica medii aevi e quella Ascetica, il Bullarium franciscanum, e altri. Vi si trovano pure testi di storia dei Cappuccini, varie storie delle missioni francescane, le opere del De Gubernatis. Inoltre vi sono raccolte tutte quelle opere di consultazione attinenti alla teologia dogmatica, alla teologia morale e al diritto canonico, commenti alla Sacra Scrittura, storia della Chiesa. Molti di questi testi, naturalmente, non costituiscono un aggiornamento, ma sono strumenti utili alle ricerche di carattere storico. Rivestono particolare importanza intere raccolte di legislazione francescana come l’Ordo poenitentiae, utili per approfondire gli studi sui movimenti penitenziali, anche a livello locale, traendo, ad esempio, notizie sui movimenti importati in Sardegna dall’Ordine francescano come i Disciplinati bianchi e Sos battudos. Alcuni settori sono dedicati alle opere di letteratura italiana, tra le quali sono da menzionare le opere di Francesco De Sanctis e varie opere di cultura del primo Novecento, indice di interessamento dei frati per tale produzione letteraria. Non sono da dimenticare, infine, varie opere musicali di esponenti dell’Ordine francescano che in passato hanno frequentato il Conservatorio. Altre opere di notevole interesse sono quelle databili tra il Seicento e il Settecento. Questi libri trattano preminentemente di teologia; ve ne sono alcuni a carattere giuridico, mentre altri sono commenti alla Bibbia. Alcune prime edizioni, preziose e rare, sono state inviate al restauro presso il Monastero di San Pietro di Sorres in quanto bisognose di un intervento conservativo. Di molte opere sono presenti varie edizioni, utili dal punto di vista bibliografico. Vi si trovano, ancora, testi di storia ecclesiastica, libri cosiddetti “predicabili”, ossia manuali per l’insegnamento della religione durante le missioni nei paesi del circondario. Inoltre, testi antichi di morale, corsi teologici, opere fondamentali per lo studio della Sacra scrittura. Infine, sono da mettere in evidenza edizioni ottocentesche dei classici latini e greci, dizionari, testi di storia dell’Ordine francescano, raccolte delle vite dei Santi. È presente al completo la raccolta dell’Osservatore romano. Non può mancare il settore dedicato alle riviste, tutte strettamente attinenti all’Ordine, recuperate per la maggior parte nelle varie Province francescane. Tra queste assumono importanza l’Archivum franciscanum historicum, al completo dal 1908, pubblicato dai Padri di Quaracchi, fondamentale per gli studi dell’Ordine. Ancora, la Vita minorum, rivista ascetico-informativa francescana, che regola e aggiorna i componenti l’Ordine francescano, gli Acta ordinis fratrum minorum vel ad ordinum quoquo modo pertinentia, uscito a Roma nel 1882 e tuttora in continuazione, gli Studi francescani, del 1914, curati dai Frati Toscani, già La Verna dal 1903 al 1913. Sono inoltre da segnalare alcune riviste sarde, da considerare importanti per il loro carattere locale in quanto forniscono uno spaccato della vita sociale e religiosa del periodo, nonostante non abbiano avuto vita molto lunga. Tra queste sono da citare I crociati, rivista dei Francescani apparsa nel 1926 per spegnersi cinque anni dopo e Sardegna serafica, periodico religioso mensile edito ad Oristano nel 1914. Sono presenti, inoltre, un incunabolo, cinquecentine, libri di cultura sarda e alcuni Antifonari del Settecento. L’incunabolo, il Confutatorium errorum contra claves ecclesie nuper editorum di Petrus de Ximenes de Prexano, è datato, nell’explicit, 1478 ed è inserito all’interno di una cinquecentina. Fra le cinquecentine, che sono 114, quasi tutte di argomento religioso, vi sono opere di Bartolomeo da Sassoferrato, San Bonaventura, Sant’Agostino, la Summa teologica di San Tommaso d’Aquino, decreti provinciali, Bibbie e Concordanze, oltre ad opere di Cicerone e Petrarca. Alcune di esse trattano della Sardegna, come il De Sanctis Sardiniae di Giovanni Arca, licenziato a Cagliari nel 1598 per Giovanni Maria Galcerim, e la Descritione di tutta Italia di Leandro Alberti, nel cui secondo volume, datato Venezia, presso Lodovico Avanzi, 1587, vi è la descrizione della nostra Isola. Inoltre, per quanto riguarda l’Ordine francescano, all’interno del De origine seraphicae religionis franciscanae di Francesco Gonzaga, Ministro Generale dell’Ordine, vescovo di Mantova e zio di San Luigi Gonzaga, si trovano alcuni riferimenti alla Sardegna, passata in quella occasione tra le Province ultramontane, al 39° posto tra la Provincia di Valenza e quella di S. Nello Stemma vi è raffigurata la Madonna con il Bambino in braccio e San Francesco ai loro piedi, mentre la dicitura attorno allo stemma, che mette la Sardegna sotto la protezione della Vergine dopo che era stata protetta dai protomartiri Turritani, recita: Santa Maria della Grazia. Parte delle cinquecentine, a giudicare dagli ex libris apposti a mano dagli antichi possessori, provengono dalla originaria Biblioteca di San Pietro in Silki, siglate con S.P.S., oppure con “De la libreria de San Pedro de Sasser”, salvate evidentemente alle requisizioni del periodo della “soppressione” e riemerse in tempi migliori nelle ricostruende biblioteche conventuali. La sezione di sardistica annovera alcuni testi di una certa importanza, come il Codex diplomaticus del Tola e il De Chorographia Sardiniae nell’edizione del 1835 curata dal Cibrario.Gli antifonari settecenteschi sono in tutto una decina.