12/01/2024
I PRINCIPALI OSTACOLI AL RISVEGLIO
1) Viviamo in uno sgabuzzino e non sappiamo di avere a disposizione un castello.
Il livello di coscienza dell’essere umano è talmente basso che potremmo paragonarlo a una piccola stanza buia, senza finestre e senza servizi igienici. In un posto così, nessuno può soddisfare i propri bisogni, ma soprattutto nessuno può immaginare che basti uscire dalla porta per ritrovarsi in un palazzo di sette piani, lussuosamente arredato e colmo di beni preziosi.
Accade, però, che ogni tanto qualcuno riesca ad uscire e faccia ritorno profondamente cambiato. Allora, racconterà ai suoi amici di aver visto tavole imbandite e soffitti finemente dipinti, acque cristalline, giardini pensili, tappeti pregiati e letti morbidi con lenzuola di seta. Un solo uomo, forse, gli crederà e sarà disposto a seguirlo, ma quasi tutti gli abitanti dello sgabuzzino avranno paura dell’ignoto e inizieranno a trovare scuse per restare dove sono; a volte addirittura, arriveranno anche a condannare chi ha osato disturbare il loro sonno. Ma perché tanta ostinazione? Perché il demone più grande dell’essere umano, assieme all’orgoglio, è la paura. Aprire la porta dello sgabuzzino significa attraversare una soglia, spingersi oltre il limite del conosciuto: in altre parole, superare le nostre Colonne d’Ercole. Chi si spinge oltre quel limite non può più fare ritorno, non perché non possa più rientrare in quella stanza, ma perché non sarà mai più la stessa persona. Chi oltrepassa la soglia della conoscenza, deve essere disposto a morire psichicamente, a perdere il proprio senso di identità, per diventare qualcosa di sconosciuto a se stesso.
Se trasportiamo questa metafora nel lavoro pratico su sé stessi, lo sgabuzzino rappresenta il nostro modo di percepire la realtà e le nostre resistenze sono strettamente connesse agli attaccamenti e all’identificazione con le forme. La coscienza, attraverso l’autosservazione e varie tecniche di meditazione, dovrà abbandonare il conosciuto e iniziare ad espandersi: prima su questo piano, e poi in quelli superiori, dove la percezione della realtà cambia completamente, e dove, al posto delle forme, la coscienza inizierà a percepire l’energia.
Finché siamo pieni di attaccamenti e totalmente identificati con il mondo materiale, la coscienza non può espandersi oltre questo piano di realtà, non può andare oltre al corpo nel quale l’abbiamo confinata e pertanto non può vivere nel palazzo che le appartiene da sempre.
Come accade nella favola di Cenerentola, la coscienza è costretta a rimanere su un piano materiale, dove vive una vita miserabile, schiava delle sorellastre e della matrigna, che rappresentano gli “io” frammentati della personalità. Cenerentola è la figlia legittima del padre, ma la sua condizione di schiavitù non le permette di vivere pienamente l’abbondanza che le spetta. Così la nostra coscienza, che avrebbe in eredità un intero castello, è schiava delle parti della personalità che non le consentono di lasciare la sua stanza buia.
2) Siamo a pezzi, letteralmente.
Abbiamo parlato della matrigna e delle sorellastre. Questi personaggi viziati, capricciosi e crudeli, in realtà sono dentro di noi; sono il risultato della frammentazione: gruppi di IO che si sono formati nel corso della vita dal momento in cui abbiamo dovuto mettere da parte la nostra essenza per adeguarci alle aspettative degli altri o, semplicemente, quando abbiamo dovuto “coprire” una nostra ferita molto profonda. Questi IO, perennemente arrabbiati e bisognosi, si sono cristallizzati nel tempo diventando veri e propri organismi energetici. Ciascuno di essi recita il suo ruolo in modo automatico, quello per cui l’abbiamo inconsciamente programmato, e pretende la sua parte.
La frammentazione degli IO, funziona come una casa degli specchi e ci rimanda un’immagine completamente distorta delle cose. Ogni IO percepisce infatti la realtà secondo il suo punto di vista e noi siamo costretti a fare uso di ammortizzatori psichici per non cadere nella schizofrenia e mantenere un precario senso di unità. Se a questo aggiungiamo poi il fatto che nell’essere umano medio è molto difficile che i tre centri (fisico, emotivo e mentale) lavorino insieme, possiamo ben comprendere quanto sia difficile orientarsi in una casa degli specchi, senza nemmeno una bussola.
Per questa ragione, il lavoro su di sé parte sempre dall’armonizzazione dei centri. Una volta che essi funzionano correttamente, sarà possibile attivare i centri superiori e uscire finalmente dalla casa degli specchi. Percepire la realtà è infatti possibile solo quando riusciamo ad accedere ai centri superiori, quando cioè compare quello che Gurdjieff definiisce l’Uomo Quattro. Dal quel momento le Colonne d’Ercole sono già state oltrepassate e il grande palazzo della conoscenza si dispiega innanzi ai nostri occhi. Da qui parte l’ascesa verso gli altri livelli: il cinque, il sei e il sette.
3) Non parliamo la stessa lingua.
Chi ha già visitato tutte le stanze parla una lingua incomprensibile per chi vive ancora nello sgabuzzino. Questo rende molto difficile la comunicazione tra chi è sveglio e chi ancora dorme. Non solo, anche tra gli abitanti dello sgabuzzino non c’è comprensione reciproca. Ogni persona parla vede le cose dal suo punto di vista, e come accade nell’episodio biblico della torre di Babele, dal momento in cui non ci si comprende diventa semplicemente impossibile costruire qualcosa. Ma soprattutto, la Babele è dentro di noi: i nostri innumerevoli IO parlano lingue diverse, e questo non ci permette di costruire la torre che può portarci verso i piani superiori dell’esistenza.
L’arte oggettiva è stata creata esattamente per questo: per parlare a chi sa comprendere. Nelle chiese gotiche infatti, ogni dettaglio è stato costruito per comunicare qualcosa che va oltre il piano letterale, oltre la lingua conosciuta. Il messaggio, destinato a chi sa decodificare il linguaggio simbolico, è chiamato dal Fulcanelli il linguaggio del gergo, argotique, detto anche la lingua degli uccelli, un linguaggio alchemico per iniziati, da cui si pensa derivi il nome arte gotica.
4) Sanguiniamo da tutte le parti
Non è difficile accorgersi che l’uomo è un essere pieno di ferite. Esse ci accompagnano fin dai primi anni di vita e su di esse abbiamo costruito gran parte della nostra personalità. Se poi abbiamo avuto una vita difficile, è facile identificarci completamente con i nostri traumi e lasciare a loro il timone della nostra esistenza. Così, spesso sono le ferite a scegliere per noi, sulla base di quello che attiva o non riattiva il loro dolore. Scappare dal dolore diventa il primo criterio sulla base del quale prendiamo le nostre decisioni, precludendoci in tal modo di seguire le nostre reali inclinazioni.
Non solo, le ferite pretendono continuamente cerotti. Abbiamo bisogno di vivere emozioni forti, innamoramenti folli, di avere sempre obiettivi entusiasmanti e imprese all’orizzonte che ci proiettino fuori da noi stessi per non ascoltare il nostro dolore.
Questo rende molto difficile il risveglio. Perché il risveglio va esattamente nella direzione opposta: rinunciare agli ammortizzatori e all’adrenalina che ci fa sentire vivi, rinunciare ai cerotti per lasciare la ferita all’aria aperta, in mondo che si possa rimarginare. Questa è la sola strada per la guarigione.
5) Ci raccontiamo un sacco di bugie
Rimanendo in tema di favole, potremmo dire che ognuno di noi assomiglia un po’ a Pinocchio. L’essere umano profondamente addormentato è, infatti, in tutto e per tutto un burattino: guidato, manipolato e destinato a mentire, per condizione esistenziale.
Quando l’uomo ha una percezione distorta della realtà, è costretto a proiettare continuamente i suoi stati d’animo e le sue forme pensiero sulle cose. Questo lo porta a mistificarle e a deviarne il senso originario, mentendo continuamente a se stesso e agli altri. Inoltre, per mantenere un senso di continuità, l’essere umano ha bisogno degli ammortizzatori psicologici, che altro non sono che bugie. Quante volte “ce la raccontiamo”, più o meno inconsapevolmente, per non ammettere che magari, dietro a una nostra buona azione, c’era un’intenzione tutt’altro che altruista. La menzogna è qualcosa che l’essere umano non vede, ma che fa parte della sua vita. Solo risvegliandosi (e diventando, come Pinocchio, un bambino vero) può accorgersi di questa condizione, ma prima di allora...
Continua...
ROBERTO POTOCNIAK